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Tribunale Reggio Emilia, sentenza 28 aprile 2017

Tribunale Reggio Emilia, sentenza 28 aprile 2017, Giud. Chiara Zompi, X (Avv. Della Valle) c. Y (Avv. Nardomarino), Volo Club Alfa (Avv. Neri), Inps (Avv. Barusi).

 

Responsabilità civile – Volo sportivo – Deltaplano - Infortunio al trasportato - Responsabilità per l’esercizio di attività pericolosa del proprietario-conducente - Sussiste (Cod. civ., art. 2050)

 

Responsabilità civile – Volo sportivo – Responsabilità per l’esercizio di attività pericolosa del proprietario-conducente - Prova della pericolosità – Sussiste (Cod. civ., art. 2050)

 

Il proprietario di un deltaplano che si pone alla guida del velivolo, privo del necessario attestato di idoneità al pilotaggio e dell’abilitazione al volo con passeggero a bordo, risponde quale esercente un’attività pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c. delle lesioni cagionate al trasportato in esito a un incidente occorso durante la fase di atterraggio del volo. (1)

 

Perché si abbia responsabilità per l’esercizio di attività pericolosa nel caso di navigazione aerea, occorre accertare in concreto se il trasporto aereo si è svolto in condizioni ordinarie o in condizioni anomale, per verificare se abbia o meno costituito un’attività pericolosa, ponendo a carico di colui che  esercita detta attività la presunzione di responsabilità per i danni cagionati nello svolgimento di dell’attività medesima, con l'onere di provare di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno (Nella specie, il pilota, privo del prescritto attestato di idoneità al pilotaggio VDS - DPR 133 del 9.7.2010, art. 7, e degli ulteriori requisiti necessari per l'abilitazione all'uso di apparecchi biposto con passeggero a bordo, non ha fornito la prova di aver posto in essere tutte le misure idonee ad evitare il danno). (2)

Corte di Cassazione, sentenza 24 marzo 2017, n. 14606

Corte di Cassazione, sezione IV penale, sentenza 24 marzo 2017, n. 14606; Pres. Bianchi, Est. Tanga; Annulla App. Trento 2 dicembre 2015, n. 377/15.

 

Responsabilità penale – Sci – Omicidio colposo – Gestore dell'area sciabile – Decesso di uno sciatore a causa di un impatto contro una pietra ubicata all'esterno del tracciato – Obbligo di mettere in sicureza l'area adiacente del tracciato – Condizioni – Fattispecie

 

Il gestore di una pista di sci deve prevenire quei pericoli fisicamente esterni alle piste, ma a cui si può andare incontro in caso di uscita di pista solamente qualora la situazione dei luoghi renda altamente probabile che si fuoriesca dalla pista battuta, per la conformazione naturale del percorso. Se, però, è vero che l’obbligo di protezione riguarda anche i pericoli atipici, cioè quelli che lo sciatore non si attende di trovare, diversi quindi da quelli connaturati a quel quid di pericolosità insito nell’attività, deve escludersi che un tale obbligo di protezione si possa dilatare sino a comprendervi i c.d. pericoli esterni non quelli derivanti da una fuoriuscita altamente probabile dalla pista (nel caso di specie, uno sciatore, durante una discesa, perde il controllo della propria traiettoria, fuoriuscendo dal tracciato e impattando con il capo contro una masso. Tratto a giudizio per il reato di omicidio colposo, il legale rappresentante dell'area sciabile, nonché responsabile della sicurezza, è dichiarato colpevole in entrambi i giudizi di merito. La Suprema Corte, passando in rassegna le ragioni logico-giuridiche che condussero alla declaratoria di condanna, annulla la sentenza di secondo grado rinviandola alla Corte di Appello).

 

GIUDICE DI PACE DI CLES; sentenza 11 luglio 2016 – dep. 14 ottobre 2016, n. 3

GIUDICE DI PACE DI CLES; sentenza 11 luglio 2016 – dep. 14 ottobre 2016, n. 3; G.d.P. dott. Orpello; Imp.to M. E.

  

Responsabilità penale – Lesioni personali colpose – Sci - Violazione obblighi cautelari - Sussistenza - Condanna

 

Lo sciatore proveniente da monte, data la sua posizione dominante, con conseguente possibilità di avvistamento e di regolazione della propria velocità e traiettoria, ha l’obbligo di adottare ogni possibile cautela per evitare danni agli sciatori posizionati a valle (Nel caso di specie, l’imputato per imprudenza, negligenza e imperizia, non adottando una condotta adeguata rispetto alle caratteristiche della pista classificata "rossa" e alla situazione ambientale - tracciato ghiacciato e affollato - , impattava contro due maestri di sci fermi al lato della pista ed intenti ad impartire una lezione, provocando loro lesioni personali colpose diagnosticate in “rachialgia post-traumatica” per A. e “trauma rachide cervicale e toraco-dorsale” per B., e giudicate guaribili rispettivamente in complessivi gg. 19 e 17).

 

Laurea Magistrale MaST

La Laurea Magistrale “Management della sostenibilità e del turismo” (MaST), che nell’A/A 2017-2018 inizia il terzo ciclo, ha l’obiettivo di formare esperti in grado di pianificare e gestire processi sostenibili in organizzazioni, istituzioni e imprese operanti in diversi settori della produzione e dei servizi, con particolare riguardo al turismo.

Disegno di legge "Berger" di modifica della legge 363/2003

Si pubblica di seguito il testo della relazione di accompagnamento del Disegno di Legge Disegno di Legge n. 2648, presentato al Senato il 17 gennaio 2017 dal Senatore Berger, recante "Modifiche alla legge 24 dicembre 2003, n. 363, in materia di sicurezza nella pratica non agonistica degli sport invernali da discesa e da fondo".

 

Diritto degli sport del turismo pubblicherà prossimamente alcune impressioni di lettura sul provvedimento. La redazione, qualora contattata, è lieta di pubblicare interventi ragionati a commento del testo qui di seguito presentato.

 

ONOREVOLI SENATORI. – La legge 24 dicembre 2003, n. 363, è stata a suo tempo approvata per offrire una base giuridica comune e uniforme alla disciplina delle pratiche sportive legate alla neve e allo sci nelle sue varie declinazioni, tanto più utile quanto più tali attività sono diventate fenomeno di massa e, come tali, a rischio di incidentalità con ripercussioni sulla spesa sanitaria.

Antropizzazione delle aree montane, valanghe e diritto penale

Antropizzazione delle aree montane, valanghe e diritto penale

 

di Stefania Rossi

 

Il forte rischio di scaricamenti nevosi che ha interessato l’arco appenninico in questo inizio 2017 impone una rinnovata riflessione sui fenomeni valanghivi, collegati all’aumento dell’antropizzazione delle aree montane, soprattutto per lo svilupparsi del turismo invernale.