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Corte di Cassazione, sez. III, sentenza 19 gennaio 2018, n. 1254

Corte di Cassazione, sez. III, sentenza 19 gennaio 2018, n. 1254, Pres. Di Amato; Rel. Frasca; P.V. (Avv. Manzione) c. T.I.

 

Responsabilità civile - Calcio saponato – Danno da cosa in custodia - Infortunio - Responsabilità del custode – Sussiste (Cod. civ., artt. 2051, 1227)

 

Responsabilità civile – Calcio saponato - Danno da cosa in custodia – Nesso causale Rischio elettivo - Interruzione – Non sussiste (Cod. civ., artt. 2051, 1227)

  

La responsabilità del custode di un parco giochi ove si pratichi calcio saponato non è esclusa dalla scelta del danneggiato di utilizzare un’attrezzatura prevista dal regolamento come necessaria per lo svolgimento dell’attività sportiva, anche se il danneggiato possa averne percepito la sua inidoneità a svolgere la funzione protettiva richiesta dalla natura del gioco. (1)

 

La scelta di un giocatore di calcio saponato di utilizzare un casco rivelatosi inidoneo a fungere da protezione, non è riconducibile in modo certo a un c.d. “rischio elettivo”, e non è sufficiente ad interrompere il nesso eziologico tra la fornitura del casco al giocatore e le lesioni da quest’ultimo subite (nella specie, il ricorrente aveva rilevato che il casco fornitogli era "piccolo", ossia che non era del tutto adatto alla misura della sua testa, tuttavia, secondo la Corte, indossare un casco percepito come "piccolo" è circostanza che si può prestare ad una duplice interpretazione, sia a giustificare una percezione di mera mancanza di comodità dell’attrezzatura protettiva, sia a percepire la sua inidoneità ad assolvere la funzione di protezione. Pertanto sul piano della logica comune, non è condivisibile la conclusione che il ricorrente, per il fatto di avere preso parte al gioco con un casco di taglia più piccola del dovuto, abbia colpevolmente accettato di giocare assumendosi il rischio di farlo in difetto di idonee protezioni). (2)

 

ALLOCARE IL COSTO DEGLI INCIDENTI SUI CAMPI DA SCI: ALLA RICERCA DI UN SENSO

E' disponibile on line lo studio ALLOCARE IL COSTO DEGLI INCIDENTI SUI CAMPI DA SCI: ALLA RICERCA DI UN SENSO, di UMBERTO IZZO, pubblicato in id. (a cura di), La montagna, Vol. I, Trattato sulla responsabilità civile e penale negli sport del turismo (a cura di FORNASARI, IZZO, LENTI, MORANDI), Torino, Giappichelli, 2013, pp. 3-106.   

CORTE DI APPELLO DI MILANO; sentenza 29 settembre 2009

CORTE DI APPELLO DI MILANO; sentenza 29 settembre 2009, Pres. Lapertosa; Rel. Spina; Imp. F. F. Conferma G.u.p. Trib Sondrio 10 marzo 2005, n. 1519.

Responsabilità penale - Omicidio colposo - Valanga colposa - Sci alpinismo - Colpa - Sussistenza - Condanna

Sussiste la responsabilità per i reati di valanga colposa e omicidio colposo in capo allo sci alpinista che, effettuando l'ascesa lungo la linea di massima pendenza di un canalone con gli sci ai piedi, determina la rottura del manto nevoso ed una valanga di piccole dimensioni, la quale dà origine ad una valanga di grosse dimensioni, che investe un gruppo di dodici sci-alpinisti provocando la morte di tre di essi (nel caso di specie il bollettino nivometeorologico segnalava la probabilità di distacco valanghe ed era quindi raccomandabile, alla luce di detto bollettino, per la presenza di neve fresca e per la temperatura atmosferica relativamente elevata, una risalita diversa da quella lungo la linea verticale).

CASSAZIONE PENALE, sentenza 8 luglio 2010 – dep. 27 luglio 2010, n. 29615

CASSAZIONE PENALE; sezione III, sentenza 8 luglio 2010 – dep. 27 luglio 2010, n. 29615; Rel. Lombardi; Imp. F. F. Conferma Corte d’Appello di Milano 29 settembre 2009.

Responsabilità penale - Omicidio colposo - Valanga colposa - Sci alpinismo - Colpa - Sussistenza - Condanna

Sussiste la responsabilità per i reati di valanga colposa e omicidio colposo in capo allo sci alpinista che, effettuando l'ascesa lungo la linea di massima pendenza di un canalone con gli sci ai piedi, determina la rottura del manto nevoso ed una valanga di piccole dimensioni, la quale dà origine ad una valanga di grosse dimensioni, che investe un gruppo di dodici sci-alpinisti provocando la morte di tre di essi (nel caso di specie, il bollettino nivometeorologico segnalava la probabilità di distacco valanghe ed era quindi raccomandabile, alla luce di detto bollettino, per la presenza di neve fresca e per la temperatura atmosferica relativamente elevata, una risalita diversa da quella lungo la linea verticale).

CASSAZIONE PENALE, sentenza 8 maggio 2008 – dep. 30 giugno 2008, n. 26116

CASSAZIONE PENALE; sezione IV, sentenza 8 maggio 2008 – dep. 30 giugno 2008, n. 26116; Rel. Amendola; Imp. L. P.

Responsabilità penale - Omicidio colposo - Lesioni personali colpose - Maestro di Sci - Violazione obblighi cautelari -  Colpa - Sussistenza - Condanna

In tema di omicidio colposo e lesioni personali colpose, sussiste la responsabilità del maestro di sci che abbia accompagnato gli allievi in un percorso fuori pista, indicato come pericoloso, in un giorno nel quale era stato segnalato il rischio di distacco valanghe.

CASSAZIONE PENALE, sentenza 8 novembre 2005 – dep. 27 gennaio 2006, n. 3367

CASSAZIONE PENALE; sezione IV, sentenza 8 novembre 2005 – dep. 27 gennaio 2006, n. 3367; Rel. Colombo; Imp. K.K. Conferma Corte d’Appello di Trento, Sezione distaccata di Bolzano; sentenza 2 ottobre 2003 n. 229. 

 

Responsabilità penale - Valanga colposa - Sci - Fuoripista - Presenza di cartelli di pericolo - Colpa - Sussistenza - Condanna

 

Lo sciatore che pratica il fuori pista in una zona dove insistono i cartelli di divieto e provoca una valanga risponde del reato di valanga colposa ex artt. 426-449 c.p. (nel caso di specie, l’imputato, esperto sci alpinista, sciava in fuori pista dove erano presenti cartelli in quattro lingue con l’iscrizione “stop, pericolo valanghe”).