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TRIBUNALE DI UDINE; sentenza 19 novembre 2015

TRIBUNALE DI UDINE; sentenza 19 novembre 2015; Giud. BISCEGLIA; Sutto e Cossio (Avv. PASCOLO) c. Candolini (Avv. COLLODET, BOTTONI) e Assicurazioni Generali S.p.A. (Avv. TRIVELLATO).

 

Responsabilità civile - Alpinismo - Guida alpina - Contratto di accompagnamento alpinistico – Inadempimento – Onere della prova (Cod. civ. art. 1218, 2697)

 

Responsabilità civile - Alpinismo - Guida alpina - Contratto di accompagnamento alpinistico – Incidente occorso al cliente accompagnato – Nesso di causalità con l'errore tecnico della guida - Fattispecie (Cod. civ. art. 1218, 1223)

 

Responsabilità civile - Alpinismo - Guida alpina - Contratto di accompagnamento alpinistico – Incidente occorso al cliente accompagnato – Concorso di colpa del danneggiato - Non sussiste - Fattispecie (Cod. civ. art. 1218, 1227)

 

 

E' onere della guida alpina professionista, impegnatasi contrattualmente all’accompagnamento nell’escursione, dimostrare di aver adempiuto alla sua prestazione con diligenza, prudenza e perizia, ovvero che l’eventuale incidente è dovuto a fatto a lui non imputabile o a caso fortuito o forza maggiore. (1)

 

La guida alpina professionista, obbligata contrattualmente ad accompagnare in un'escursione alpinistica delle persone, risponde del danno occorso a queste ultime durante l'escursione, ove il verificarsi dell'incidente sia causalmente ascrivibile a un errore tecnico da lui compiuto nel curare l'accompagnamento (nella specie, l'incidente occorso alle persone accompagnate era determinato dal cedimento di un sistema di ancoraggio, allestito dalla guida, che aveva collocato un "friend" nella roccia e aveva sfruttato un chiodo rinvenuto in loco già infisso nella roccia, senza ribbatterlo adeguatamente, perchè il professionista non risultava provvisto di un martello da roccia). (2)

 

E' onere della guida alpina professionista che eccepisca il concorso di colpa delle persone accompagnate in una escursione alpinistica e rimaste vittime di un incidente allegare e provare che queste ultime abbiano disatteso gli ordini impartiti dalla guida o l'effettuazione di manovre pericolose. (3)

 

Copia della sentenza

 

 

TRIBUNALE TRENTO; sentenza 29 giugno 2016 – dep. 6 settembre 2016, n. 20

TRIBUNALE TRENTO; sentenza 29 giugno 2016 – dep. 6 settembre 2016, n. 20; Giudice De Donato; Imp.to B.A.

 

Responsabilità penale – Lesioni colpose - Motoslitta – Sosta - Slittino – Scontro – Concorso di colpa – Sussistenza - Condanna

 

Pone in essere condotta imprudente e negligente colui che a bordo di una motoslitta attraversi da destra a sinistra una pista da sci, percorsa in quel momento da alcuni clienti di un rifugio a bordo di slittini e successivamente abbandoni, al lato del tracciato e in prossimità di un dosso, il predetto mezzo, contro il quale andava a collidere la persona offesa, riportando fratture guaribili in 30 giorni. (Nel caso di specie è stata accertata sia la condotta negligente dell’imputato che, in orario notturno, dopo aver attraversato la pista, fermava la motoslitta per soccorrerne un’altra in difficoltà, pur non essendovi particolare urgenza, che l’imprudenza della persona offesa, la quale, pur avendo avvistato l’ostacolo, non riusciva a governare lo slittino per evitare l’impatto).

 

TESTO DELLA SENTENZA 

 

Tribunale Pisa, sentenza 6 giugno 2016

Tribunale Pisa, sentenza 6 giugno 2016, Giud. Maria Samm, M.M. (Avv. Fabrizio Tognato) c. E.T.C. srl (Avv. Andrea Mazzocchi), T. I. srl (Avv. Avv. Simona Di Dia) C. ass.ni (Avv. Alfonso Mazzantini).

 

Responsabilità civile – Acquapark – Infortunio - Responsabilità da cosa in custodia – Mancanza di nesso causale – Fattispecie (Cod. civ., art. 2051)

 

Il gestore di un acquapark  risponde quale custode ex art. 2051 c.c. per l’infortunio riportato da un utente del parco durante l’esecuzione di un’attrazione del parco acquatico, ma egli va esente da responsabilità per difetto di prova del nesso causale tra la condotta del custode e l'evento dannoso, ove il custode dia prova, non contrastata da prova contraria, della conformità della attrazione agli standard di sicurezza, senza che, per converso, alcuna dimostrazione sia offerta dal danneggiato della pericolosità della attrazione, tale da rendere prevedibile per il custode il verificarsi di eventi dannosi (nella specie l’infortunio al danneggiato era occorso fruendo di una attrazione denominata "Space Bowl", una sorta di vortice ad imbuto con sbocco in un tunnel ed uscita finale in una piscina a bordo di un gommone a due posti).

 

Tribunale di Trento, sentenza 1 settembre 2016

Tribunale di Trento, sentenza 1 settembre 2016; Giudice Beghini; H.S. (avv. Vita) c. F. (avv. Pusterla) e A. spa (avv. Cristanelli).



Responsabilità civile – Sci – Gestore di un rifugio – Risalita dal rifugio al tracciato mediante funi trainate da un gatto delle nevi – Lesioni subite da uno sciatore durante la risalita –  Contratto di trasporto – Configurabilità – Responsabilità del gestore del rifugio – Sussiste

 


Responsabilità civile – Sci – Gestore di un rifugio – Risalita dal rifugio al tracciato mediante funi trainate da un gatto delle nevi – Lesioni subite da uno sciatore durante la risalita – Concorso di colpa dello sciatore – Esclusione – Fattispecie

Assicurazione – Sci – Gestore di un rifugio – Risalita dal rifugio al tracciato mediante funi trainate da un gatto delle nevi – Lesioni subite da uno sciatore durante la risalita – Domanda di manleva proposta nei confronti dell’istituto assicurativo –  Operatività della polizza assicurativa – Esclusione – Fattispecie

 

Il gestore di un rifugio in quota, che offra un servizio di traporto attuato trainando gli sciatori con un gatto delle nevi munito di funi riservato ai soli utenti che abbiano consumato cibi o bevande nel rifugio, risponde dei danni cagionati  loro durante la fase di trasporto, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno, atteso che il rapporto va inquadrato nei termini di un contratto di trasporto. (1)


Non è configurabile il concorso di colpa dello sciatore, che s’infortuni avvalendosi di un servizio di trasporto apprestato dal gestore di un rifugio, per agevolare la salita degli utenti del rifugio mediante un gatto delle nevi munito di funi trainanti, ove risulti che prima del trasporto il gestore non abbia fornito ai trasportati adeguate informazioni  in ordine alle effettive modalità della risalita. (2)


Non può trovare accoglimento la domanda di manleva proposta dal gestore di un rifugio all’assicuratore della r.c. per i danni prodotti a terzi dall'attività di un gatto delle nevi, in caso di danni occorsi a uno sciatore mentre veniva trainato dal mezzo per raggiungere il rifugio in quota, attesa l’inoperatività della polizza discendente dalla considerazione che i tracciati sciistici non possono considerarsi strada od area ad uso pubblico o a questa equiparata, aperta a un numero indeterminato di persone, e che il trasporto per trascinamento a fune degli sciatori effettuato dal gatto delle nevi identifica un impiego del mezzo del tutto improprio. (3)

GIUDICE DI PACE DI BRESSANONE; sentenza 23 maggio 2016 – dep. 7 giugno 2016

GIUDICE DI PACE DI BRESSANONE; sentenza 23 maggio 2016 – dep. 7 giugno 2016, n. 29; G.d.P. dott. Giatti; Imp.to S. J.

 

Responsabilità penale – Sci - Lesioni personali colpose - Violazione obblighi cautelari - Sussistenza - Condanna

 

Lo sciatore proveniente da monte, data la sua posizione dominante, con conseguente possibilità di avvistamento e di regolazione della propria velocità e traiettoria, ha l’obbligo di adottare ogni possibile cautela per evitare danni agli sciatori posizionati a valle (Nel caso di specie, l’imputato, mentre effettuava una discesa a forte velocità, nonostante la notevole larghezza del tracciato e la perfetta visibilità presente, omettendo di tenere adeguata distanza in fase di sorpasso, collideva con un minore fermo a bordo pista, provocandogli lesioni personali (frattura clavicola, commozione cerebrale) giudicate guaribili in tempo superiore a 40 giorni).

 

TESTO DELLA SENTENZA

 

Tribunale di Livorno, sentenza 2 maggio 2016

Tribunale di Livorno, sentenza 2 maggio 2016, Giud Arcudi, A.M. (Avv. Cantisani) c. G.V. (Avv.ti Ca. Ci. e Pa. Lu. Pu) e Fondiaria Sai spa (Avv. Pizzo).

 

Responsabilità civile – “Banana Boat” – Organizzazione di gioco acquatico - Attività pericolosa –  Responsabilità del gestore - Non sussiste (Cod. civ., art. 2050)


 
Responsabilità civile – “Banana Boat” - Organizzazione di gioco acquatico - Lesioni al partecipante - Accettazione del rischio – Sussiste - Colpa dell’organizzatore del gioco – Non sussiste (Cod. civ., art. 2043)

 

L’attività di organizzazione del gioco acquatico “banana boat” non può considerarsi pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c., considerato che nell'ambito delle attività pericolose “atipiche” (ossia, quelle che non sono qualificate tali dalla legge di pubblica sicurezza o da altre leggi speciali) rientrano quelle che, per la loro stessa natura o per le caratteristiche dei mezzi adoperati, comportano una rilevante possibilità del verificarsi di un danno per la loro spiccata potenzialità offensiva (nella specie, nell'ambito dell’attività in esame la caduta in acqua dal galleggiante, a seguito dei sobbalzi e dei repentini cambi di direzione della moto d’acqua, non determina di per sé una rilevante possibilità di danni, risultando a tale fine determinante a valutazione dell'età e dello stato di salute dei partecipanti). (1)


L’organizzatore del gioco acquatico “banana boat” non risponde in via extracontrattuale del danno derivante dalla lesioni di un partecipante riportate in esito alla corsa, se egli abbia adottato le cautele necessarie per prevenire eventuali rischi di danni derivanti dalle caratteristiche peculiari di chi vi partecipa o da situazioni anomale ed estranee alla dinamica del gioco stesso (nella specie, l’organizzatore del gioco acquatico “banana boat” non può ritenersi responsabile per le lesioni riportate da un partecipante durante lo svolgimento della corsa, a causa dell’impatto di quest’ultimo con l’acqua, tenuto conto della consapevole accettazione del rischio derivante dal fatto che l'evento potenzialmente dannoso - la caduta in acqua - è non solo accettato ma, addirittura, voluto dal danneggiato) (2)