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GIUDICE DI PACE DI BRESSANONE; sentenza 23 maggio 2016 – dep. 7 giugno 2016

GIUDICE DI PACE DI BRESSANONE; sentenza 23 maggio 2016 – dep. 7 giugno 2016, n. 29; G.d.P. dott. Giatti; Imp.to S. J.

 

Responsabilità penale – Sci - Lesioni personali colpose - Violazione obblighi cautelari - Sussistenza - Condanna

 

Lo sciatore proveniente da monte, data la sua posizione dominante, con conseguente possibilità di avvistamento e di regolazione della propria velocità e traiettoria, ha l’obbligo di adottare ogni possibile cautela per evitare danni agli sciatori posizionati a valle (Nel caso di specie, l’imputato, mentre effettuava una discesa a forte velocità, nonostante la notevole larghezza del tracciato e la perfetta visibilità presente, omettendo di tenere adeguata distanza in fase di sorpasso, collideva con un minore fermo a bordo pista, provocandogli lesioni personali (frattura clavicola, commozione cerebrale) giudicate guaribili in tempo superiore a 40 giorni).

 

TESTO DELLA SENTENZA

 

Tribunale di Livorno, sentenza 2 maggio 2016

Tribunale di Livorno, sentenza 2 maggio 2016, Giud Arcudi, A.M. (Avv. Cantisani) c. G.V. (Avv.ti Ca. Ci. e Pa. Lu. Pu) e Fondiaria Sai spa (Avv. Pizzo).

 

Responsabilità civile – “Banana Boat” – Organizzazione di gioco acquatico - Attività pericolosa –  Responsabilità del gestore - Non sussiste (Cod. civ., art. 2050)


 
Responsabilità civile – “Banana Boat” - Organizzazione di gioco acquatico - Lesioni al partecipante - Accettazione del rischio – Sussiste - Colpa dell’organizzatore del gioco – Non sussiste (Cod. civ., art. 2043)

 

L’attività di organizzazione del gioco acquatico “banana boat” non può considerarsi pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c., considerato che nell'ambito delle attività pericolose “atipiche” (ossia, quelle che non sono qualificate tali dalla legge di pubblica sicurezza o da altre leggi speciali) rientrano quelle che, per la loro stessa natura o per le caratteristiche dei mezzi adoperati, comportano una rilevante possibilità del verificarsi di un danno per la loro spiccata potenzialità offensiva (nella specie, nell'ambito dell’attività in esame la caduta in acqua dal galleggiante, a seguito dei sobbalzi e dei repentini cambi di direzione della moto d’acqua, non determina di per sé una rilevante possibilità di danni, risultando a tale fine determinante a valutazione dell'età e dello stato di salute dei partecipanti). (1)


L’organizzatore del gioco acquatico “banana boat” non risponde in via extracontrattuale del danno derivante dalla lesioni di un partecipante riportate in esito alla corsa, se egli abbia adottato le cautele necessarie per prevenire eventuali rischi di danni derivanti dalle caratteristiche peculiari di chi vi partecipa o da situazioni anomale ed estranee alla dinamica del gioco stesso (nella specie, l’organizzatore del gioco acquatico “banana boat” non può ritenersi responsabile per le lesioni riportate da un partecipante durante lo svolgimento della corsa, a causa dell’impatto di quest’ultimo con l’acqua, tenuto conto della consapevole accettazione del rischio derivante dal fatto che l'evento potenzialmente dannoso - la caduta in acqua - è non solo accettato ma, addirittura, voluto dal danneggiato) (2)

 

TRIBUNALE DI BOLZANO, SEZIONE PENALE, sentenza 1 aprile 2016 – dep. 8 aprile 2016, n. 663.

TRIBUNALE DI BOLZANO, SEZIONE PENALE, sentenza 1 aprile 2016 – dep. 8 aprile 2016, n. 663.


Responsabilità penale - Slittino - Gestore area sciabile – Posizione di garanzia – Estensione – Pericoli atipici – Bordo esterno pista – Omicidio colposo - Sussiste

 

Responsabilità penale - Maestro di sci – Slittino - Posizione di garanzia – Pericolosità della pista - Omicidio colposo - Sussiste


Incombe sul gestore di impianti sciistici l’obbligo di recintare o comunque proteggere il bordo esterno della pista laddove, in considerazione della conformazione del tracciato, della battitura fino all’orlo e delle condizioni ambientali presenti, vi sia pericolo di uscita (nella specie, il gestore è stato condannato per la morte di un minore che, scendendo lungo il percorso di una strada forestale adibita a pista di slittino, uscendo dal ripido tracciato ghiacciato privo di protezione laterale, impattava contro un ostacolo e cadeva nell’adiacente scarpata, riportando a causa dell’urto, lesioni mortali). (1)


Risponde del reato di omicidio colposo il maestro di sci che accompagni un proprio allievo inesperto su una pista di slittino la cui pericolosità sia a lui nota ove il minore si procuri lesioni mortali (nella specie, la posizione di garanzia del maestro di sci deriva dal contratto di insegnamento della pratica dello sci e, in ogni caso, dal “contatto sociale” instaurato con il minore e perdurante per tutto il periodo dell’affidamento, entrambe fonti dell’obbligo di porre in essere le necessarie cautele per garantire l’incolumità del minore). (2)

CASSAZIONE PENALE, sez. VI, sentenza 8 settembre 2015 – dep. 18 aprile 2016, n. 15957.

CASSAZIONE PENALE, SEZIONE VI, sentenza 8 settembre 2015 – dep. 18 aprile 2016, n. 15957.


Responsabilità penale – Esercizio abusivo di professione – Maestro di sci - Insussistenza – Assoluzione

La configurabilità del reato previsto e punito dall'art. 348 c.p., integrato dallo svolgimento, da parte di un soggetto non abilitato, di attività rientranti tra quelle tipiche o comunque riservate ad una specifica professione, per il cui esercizio occorre essere muniti di un titolo abilitante, richiede, altresì, la verifica, in termini di pregiudizialità, della sussistenza e della commissione in concreto di un atto professionale tipico e, soprattutto, delle specifiche ed effettive modalità con cui lo stesso risulta posto in essere. Di talché, il delitto in parola non può intendersi integrato ove non vi sia prova che l'agente abbia concretamente svolto uno o più atti tipicamente propri di una determinata condotta professionale (nella specie quella di maestro di sci), quanto piuttosto un'attività agevolmente praticabile da qualunque persona dotata di semplice ed elementare esperienza in materia (nella specie accompagnamento di alcuni bambini su una pista da sci).

 

Tribunale di Trento, sentenza 20 novembre 2015

Tribunale di Trento, sentenza 20 novembre 2015; Giud. Fermanelli; D.S., B.S., R.S. (avv. Eccher) c. Comitato Organizzatore Grandi Eventi Val di Sole (avv. Amadori, Baggia), Soc. I.M. (avv. Sandri), C.R.I. (Avvocatura di stato), S.p.a. I.A. (avv. Rossi)

 

Responsabilità civile – Rafting – Organizzazione di competizione agonistica - Attività pericolose –  – Accettazione da parte degli atleti del rischio sportivo tipico – Sussiste - Responsabilità degli organizzatori - Non sussiste (Cod. civ., art. 2050)

 

Responsabilità civile – Rafting – Attività sportiva a livello agonistico - Condotta colposa dell’organizzatore della competizione – Morte dell’atleta – Non sussiste (Cod. civ., art. 2043)

 

L’attività di organizzazione di competizioni agonistiche di rafting non può considerarsi pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c., posto che ogni attività agonistica implica l'accettazione del rischio a essa inerente da parte di coloro che vi partecipano e sempre che risulti che gli organizzatori della competizione sportiva abbiano predisposto la gara in modo da contenere il rischio nei normali limiti confacenti alla specifica attività sportiva, apprestando le opportune cautele nel rispetto dei  regolamenti sportivi applicabili. (1)

 

L’organizzatore di una competizione di rafting a livello agonistico non risponde in via extracontrattuale del danno derivante dalla morte dell’atleta nel corso della gara, se il danneggiati non provano la condotta colposa tenuta dall’organizzatore e il nesso causale corrente tra la condotta colposa e la verificazione dell’evento dannoso. (Nella specie, il Comitato organizzatore del campionato europeo di rafting non risponde ai sensi dell’art 2043 del cod. civ. per il decesso di un’atleta durante la competizione dovuto al capovolgimento del raft e al trascinamento dell’atleta alla deriva, posto che la perizia dedotta in giudizio dai familiari della vittima non appare idonea a delineare una condotta colposa dell’ente organizzatore, che ha appaltato a un ente qualificato per il soccorso fluviale quale la C.R.I. e che ha offerto la prova che le misure di intervento e soccorso in caso di situazione di criticità erano state disposte con la diligenza, la prudenza e la perizia richieste dal peculiare settore sportivo) (2)

GIUDICE DI PACE DI TIONE; sentenza 1 luglio 2015 – dep. 13 luglio 2015, n. 35

GIUDICE DI PACE DI TIONE; sentenza 1 luglio 2015 – dep. 13 luglio 2015, n. 35; G.d.P. dott. Parolini; Imp.ta A.

 

Responsabilità penale – Sci - Lesioni personali colpose - Violazione obblighi cautelari - Sussistenza - Condanna

 

Lo sciatore proveniente da monte, data la sua posizione dominante, con conseguente possibilità di avvistamento e di regolazione della propria velocità e traiettoria, ha l’obbligo di adottare ogni possibile cautela per evitare danni agli sciatori posizionati a valle (Nel caso di specie, l’imputata per imperizia consistita nel non aver tenuto una condotta adeguata rispetto alle caratteristiche della pista (classificata "nera") e alla situazione ambientale (uscendo da un dosso), impattava contro altro sciatore, posizionato più a valle ed intento a seguire una lezione dai sci, procurandogli "trauma cranico-facciale con frattura scomposta orbito. malare sx e frattura V metacarpo mano sx", giudicate guaribili in gg. 20).