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TRIBUNALE DI BOLZANO, SEZIONE PENALE, sentenza 1 aprile 2016 – dep. 8 aprile 2016, n. 663.

TRIBUNALE DI BOLZANO, SEZIONE PENALE, sentenza 1 aprile 2016 – dep. 8 aprile 2016, n. 663.


Responsabilità penale - Slittino - Gestore area sciabile – Posizione di garanzia – Estensione – Pericoli atipici – Bordo esterno pista – Omicidio colposo - Sussiste

 

Responsabilità penale - Maestro di sci – Slittino - Posizione di garanzia – Pericolosità della pista - Omicidio colposo - Sussiste


Incombe sul gestore di impianti sciistici l’obbligo di recintare o comunque proteggere il bordo esterno della pista laddove, in considerazione della conformazione del tracciato, della battitura fino all’orlo e delle condizioni ambientali presenti, vi sia pericolo di uscita (nella specie, il gestore è stato condannato per la morte di un minore che, scendendo lungo il percorso di una strada forestale adibita a pista di slittino, uscendo dal ripido tracciato ghiacciato privo di protezione laterale, impattava contro un ostacolo e cadeva nell’adiacente scarpata, riportando a causa dell’urto, lesioni mortali). (1)


Risponde del reato di omicidio colposo il maestro di sci che accompagni un proprio allievo inesperto su una pista di slittino la cui pericolosità sia a lui nota ove il minore si procuri lesioni mortali (nella specie, la posizione di garanzia del maestro di sci deriva dal contratto di insegnamento della pratica dello sci e, in ogni caso, dal “contatto sociale” instaurato con il minore e perdurante per tutto il periodo dell’affidamento, entrambe fonti dell’obbligo di porre in essere le necessarie cautele per garantire l’incolumità del minore). (2)

CASSAZIONE PENALE, sez. VI, sentenza 8 settembre 2015 – dep. 18 aprile 2016, n. 15957.

CASSAZIONE PENALE, SEZIONE VI, sentenza 8 settembre 2015 – dep. 18 aprile 2016, n. 15957.


Responsabilità penale – Esercizio abusivo di professione – Maestro di sci - Insussistenza – Assoluzione

La configurabilità del reato previsto e punito dall'art. 348 c.p., integrato dallo svolgimento, da parte di un soggetto non abilitato, di attività rientranti tra quelle tipiche o comunque riservate ad una specifica professione, per il cui esercizio occorre essere muniti di un titolo abilitante, richiede, altresì, la verifica, in termini di pregiudizialità, della sussistenza e della commissione in concreto di un atto professionale tipico e, soprattutto, delle specifiche ed effettive modalità con cui lo stesso risulta posto in essere. Di talché, il delitto in parola non può intendersi integrato ove non vi sia prova che l'agente abbia concretamente svolto uno o più atti tipicamente propri di una determinata condotta professionale (nella specie quella di maestro di sci), quanto piuttosto un'attività agevolmente praticabile da qualunque persona dotata di semplice ed elementare esperienza in materia (nella specie accompagnamento di alcuni bambini su una pista da sci).

 

Tribunale di Trento, sentenza 20 novembre 2015

Tribunale di Trento, sentenza 20 novembre 2015; Giud. Fermanelli; D.S., B.S., R.S. (avv. Eccher) c. Comitato Organizzatore Grandi Eventi Val di Sole (avv. Amadori, Baggia), Soc. I.M. (avv. Sandri), C.R.I. (Avvocatura di stato), S.p.a. I.A. (avv. Rossi)

 

Responsabilità civile – Rafting – Organizzazione di competizione agonistica - Attività pericolose –  – Accettazione da parte degli atleti del rischio sportivo tipico – Sussiste - Responsabilità degli organizzatori - Non sussiste (Cod. civ., art. 2050)

 

Responsabilità civile – Rafting – Attività sportiva a livello agonistico - Condotta colposa dell’organizzatore della competizione – Morte dell’atleta – Non sussiste (Cod. civ., art. 2043)

 

L’attività di organizzazione di competizioni agonistiche di rafting non può considerarsi pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c., posto che ogni attività agonistica implica l'accettazione del rischio a essa inerente da parte di coloro che vi partecipano e sempre che risulti che gli organizzatori della competizione sportiva abbiano predisposto la gara in modo da contenere il rischio nei normali limiti confacenti alla specifica attività sportiva, apprestando le opportune cautele nel rispetto dei  regolamenti sportivi applicabili. (1)

 

L’organizzatore di una competizione di rafting a livello agonistico non risponde in via extracontrattuale del danno derivante dalla morte dell’atleta nel corso della gara, se il danneggiati non provano la condotta colposa tenuta dall’organizzatore e il nesso causale corrente tra la condotta colposa e la verificazione dell’evento dannoso. (Nella specie, il Comitato organizzatore del campionato europeo di rafting non risponde ai sensi dell’art 2043 del cod. civ. per il decesso di un’atleta durante la competizione dovuto al capovolgimento del raft e al trascinamento dell’atleta alla deriva, posto che la perizia dedotta in giudizio dai familiari della vittima non appare idonea a delineare una condotta colposa dell’ente organizzatore, che ha appaltato a un ente qualificato per il soccorso fluviale quale la C.R.I. e che ha offerto la prova che le misure di intervento e soccorso in caso di situazione di criticità erano state disposte con la diligenza, la prudenza e la perizia richieste dal peculiare settore sportivo) (2)

GIUDICE DI PACE DI RIVA DEL GARDA; sentenza 12 luglio 2010 – dep. 23 luglio 2010, n. 52

GIUDICE DI PACE DI RIVA DEL GARDA; sentenza 12 luglio 2010 – dep. 23 luglio 2010, n. 52; Giudice dott. Mancini; Imp.to Z.A.  

 

Responsabilità penale – Attività sportiva non professionale – Scriminanti - Insussistenza - Lesioni personali colpose – Condanna

 

In tema di lesioni colpose gravi verificatesi nel corso di competizione sportiva, la scriminante del consenso dell’avente diritto presuppone che il "rischio" di subire dette lesioni, sia dal partecipante ad essa, preventivato e, dunque, accettato, sicché detta scriminante non è configurabile allorquando le caratteristiche amichevoli o amatoriali della competizione rendano non prevedibile la verificazione di lesioni superiori, per entità e gravità, a quelle normalmente accettabili in un tale contesto.

 

GIUDICE DI PACE DI TIONE; sentenza 1 luglio 2015 – dep. 13 luglio 2015, n. 35

GIUDICE DI PACE DI TIONE; sentenza 1 luglio 2015 – dep. 13 luglio 2015, n. 35; G.d.P. dott. Parolini; Imp.ta A.

 

Responsabilità penale – Sci - Lesioni personali colpose - Violazione obblighi cautelari - Sussistenza - Condanna

 

Lo sciatore proveniente da monte, data la sua posizione dominante, con conseguente possibilità di avvistamento e di regolazione della propria velocità e traiettoria, ha l’obbligo di adottare ogni possibile cautela per evitare danni agli sciatori posizionati a valle (Nel caso di specie, l’imputata per imperizia consistita nel non aver tenuto una condotta adeguata rispetto alle caratteristiche della pista (classificata "nera") e alla situazione ambientale (uscendo da un dosso), impattava contro altro sciatore, posizionato più a valle ed intento a seguire una lezione dai sci, procurandogli "trauma cranico-facciale con frattura scomposta orbito. malare sx e frattura V metacarpo mano sx", giudicate guaribili in gg. 20).

 

GIUDICE DI PACE DI TIONE; sentenza 1 aprile 2015 – dep. 2 maggio 2015, n. 21

GIUDICE DI PACE DI TIONE; sentenza 1 aprile 2015 – dep. 2 maggio 2015, n. 21; G.d.P. dott. Parolini; Imp.ta A.

 

Responsabilità penale – Lesioni personali colpose – Snowboard - Violazione obblighi cautelari - Sussistenza - Condanna

 

Lo sciatore proveniente da monte, data la sua posizione dominante, con conseguente possibilità di avvistamento e di regolazione della propria velocità e traiettoria, ha l’obbligo di adottare ogni possibile cautela per evitare danni agli sciatori posizionati a valle (Nel caso di specie, l’imputata, mentre effettuava una discesa con lo snowboard, perdendo il controllo dello stesso a causa della forte velocità, collideva con una minore che si trovava in prossimità dell’impianto di risalita, in attesa di accedervi. In seguito alla rovinosa caduta la minore subiva "frattura scomposta di diafisi femore dx" guaribile in gg. 54).