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L.R. Abruzzo 26 giugno 1997, n. 54

L.R. Abruzzo 26 giugno 1997, n. 54 (1)

Ordinamento della organizzazione turistica regionale (2) (3) (4).

 

1) Pubblicata nel B.U. Abruzzo 15 luglio 1997, n. 12.

2) Nel restituire la legge debitamente vistata, il Governo ha osservato:

circa gli articoli 6 quinto comma e 7 quarto comma laddove è previsto che per la copertura delle spese per l'esercizio delle funzioni delegate le Province e i Comuni provvedano tra l'altro anche con fondi propri che la suddetta disposizione va correlata con l'art. 29 laddove è prevista l'istituzione di un apposito capitolo di bilancio per il rimborso agli Enti Locali territoriali delle spese per l'esercizio delle funzioni delegate in materia di turismo e industria alberghiera.

3) Ai sensi dell'art. 13, comma 2, L.R. 18 agosto 2004, n. 30 ogni riferimento alla presente legge contenuto nella normativa regionale è soppresso e sostituito con il riferimento alla suddetta L.R. n. 30/2004. Ai sensi dell'art. 4, L.R. 12 luglio 2007, n. 19 ovunque, nel testo della presente legge, ricorrano le parole "Presidente" o "Consiglio di amministrazione" esse si intendono sostituite con le parole "Direttore generale". Le suddette modifiche non sono state riportate in quanto esse non si conciliano con il dettato della presente legge. Infatti, con l'indicazione generica dei termini "presidente" e "consiglio di amministrazione", e senza la precisazione degli articoli oggetto della modifica, procedendo con le sostituzioni, il testo risultante apparirebbe incomprensibile. Vedi altresì, per le norme transitorie, l'art. 123, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44.

4) Vedi anche la Delib.G.R. 14 giugno 2002, n. 401, la Delib.G.R. 9 agosto 2003, n. 618, la Delib.G.R. 1° giugno 2004, n. 416 e la Delib.G.R. 15 febbraio 2005, n. 80 e la Delib.G.R. 29 marzo 2005, n. 424 con le quali è stato approvato il programma di promozione turistica, rispettivamente per l'anno 2002, per l'anno 2003, per l'anno 2004 e per l'anno 2005. Vedi, altresì, la Delib.G.R. 9 agosto 2003, n. 629, la Delib.G.R. 20 febbraio 2004, n. 108, la Delib.G.R. 29 dicembre 2004, n. 1393, la Delib.G.R. 18 agosto 2005, n. 800 e la Delib.G.R. 29 marzo 2006, n. 260. Con Delib.C.R. 30 maggio 2006, n. 35/9 sono state approvate, ai sensi della presente legge, le linee di sviluppo del turismo in Abruzzo per il triennio 2006­2008. Con Delib.G.R. 31 luglio 2006, n. 858 e con Delib.G.R. 19 febbraio 2007, n. 135 sono state approvate, ai sensi della presente legge, le direttive per il programma di promozione turistica rispettivamente per l'anno 2006 e per l'anno 2007. Con Delib.G.R. 20 giugno 2007, n. 586 con Delib.G.R. 14 gennaio 2008, n. 12, con Delib.G.R. 19 ottobre 2009, n. 594 e con Delib.C.R. 3 agosto 2010, n. 49/4 è stato approvato, ai sensi della presente legge, il programma di promozione turistica rispettivamente, per l'anno 2007 per l'anno 2008, per l'anno 2009 e per il triennio 2010­2012. Vedi, al riguardo, la Delib.G.R. 5 novembre 2007, n. 1053, la Delib.G.R. 7 agosto 2008, n. 729 e la Delib.G.R. 8 febbraio 2010, n. 60.

 

 

TITOLO I

Organizzazione turistica regionale

 

 

Art. 1

Finalità (5).

1. La presente legge disciplina l'organizzazione turistica della Regione Abruzzo e definisce l'attività della Regione e l'esercizio delle funzioni conferite agli Enti locali e agli altri Enti ed organismi interessati allo sviluppo del turismo.

(5) Articolo così sostituito dall'art. 54, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge). Il testo originario era così formulato: «Art. 1. Finalità. 1. La presente legge disciplina l'organizzazione turistica della Regione Abruzzo sulla base delle L. 17 maggio 1983, n. 217, L. 8 giugno 1990, n. 142, e L. 30 maggio 1995, n. 203, definendo l'attività della Regione e l'esercizio delle funzioni attribuite o delegate agli Enti Locali territoriali e agli altri Enti ed organismi interessati allo sviluppo del Turismo.».

Art. 2

Funzioni della Regione (6).

  1. La Regione esercita le seguenti funzioni:
  1. programmazione, coordinamento e controllo delle attività e delle iniziative turistiche, dell'immagine e della comunicazione, anche attraverso l'emanazione di atti di indirizzo nei confronti dei soggetti dell'organizzazione turistica regionale e locale;
  1. promozione in Italia e all'estero dell'immagine unitaria e complessiva dell'offerta turistica regionale, nonché dell'immagine delle sue diverse componenti territoriali ed imprenditoriali;
  1. organizzazione della raccolta, dell'elaborazione e della diffusione delle statistiche regionali del turismo, delle rilevazioni e delle informazioni concernenti l'offerta e la domanda turistica;
  1. istituzione dell'Osservatorio Regionale sul Turismo per assicurare una puntuale conoscenza dell'evoluzione della domanda turistica, una costante informazione agli Enti e agli operatori turistici; l'Osservatorio realizza e pubblica, con cadenza annuale, il rapporto sul turismo in Abruzzo;
  1. promozione dell'associazionismo tra operatori turistici ed Enti locali;
  1. realizzazione di progetti speciali, anche in collaborazione con l'Ente Nazionale Italiano del Turismo (ENIT), con altre Regioni, Enti pubblici, organizzazioni e operatori privati;
  1. vigilanza e controllo degli atti dell'azienda di promozione turistica regionale, in conformità con quanto previsto dallo Statuto della Regione Abruzzo;
  1. incentivazione dell'offerta turistica nei settori della ricettività alberghiera ed extralberghiera di interesse regionale.
  1. Per potenziare le attività promozionali all'estero, la Regione può anche avvalersi della collaborazione delle associazioni e federazioni aventi sede all'estero, riconosciute ai sensi dell'articolo 14 della legge regionale 13 dicembre 2004, n. 47 (Disciplina delle relazioni tra la Regione Abruzzo e le Comunità di Abruzzesi nel Mondo).

3. Nell'ambito delle proprie funzioni di cui al comma 1, la Regione per l'effettuazione di ricerche e per la realizzazione di progetti e di servizi, può affidare specifici incarichi ad istituti universitari, ai sensi dell'articolo 8 della legge 19 novembre 1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari), nonché ad altri Enti, organismi e ad agenzie specializzate nelle materie di intervento regionale.

(6) Il presente articolo, già modificato dall'art. 8, comma 1, L.R. 8 novembre 2001, n. 57, è stato poi così sostituito dall'art. 55, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge). Il testo precedente era così formulato: «Art. 2. Funzioni della Regione. 1. La Regione con il supporto tecnico dell'Aptr di cui al successivo art. 10 e nel quadro delle forme previste dal successivo 2° comma esercita le seguenti funzioni:

  1. programmazione, coordinamento e controllo delle attività e delle iniziative turistiche, dell'immagine e della comunicazione, anche attraverso l'emanazione di atti di indirizzo nei confronti dei soggetti dell'organizzazione turistica regionale e locale;
  1. promozione in Italia e all'estero dell'immagine unitaria e complessiva dell'offerta turistica regionale, nonché dell'immagine delle sue diverse componenti territoriali ed imprenditoriali;
  1. organizzazione della raccolta, dell'elaborazione e della diffusione delle statistiche regionali del turismo, delle rilevazioni e delle informazioni concernenti l'offerta e la domanda turistica;
  1. istituzione dell'Osservazione Regionale sul Turismo per assicurare una puntuale conoscenza dell'evoluzione della domanda turistica, una costante informazione agli Enti e agli operatori turistici; l'Osservatorio realizza e pubblica con cadenza annuale un rapporto sul turismo in Abruzzo;
  1. promozione dell'associazionismo tra operatori turistici ed Enti Locali;
  1. realizzazione di progetti speciali, anche in collaborazione con l'Enit, con altre Regioni, Enti pubblici, organizzazioni e operatori privati;
  1. vigilanza e controllo degli atti dell'azienda di promozione turistica regionale, in conformità con quanto previsto dall'art. 11 dello Statuto della Regione Abruzzo
  1. individuazione delle modalità di coordinamento dell'attività dell'Aptr e dei Centri di Servizi Culturali per l'organizzazione di iniziative turistico­culturali, prevedendo anche forme temporanee o parziali di utilizzazione del personale e delle strutture di detti Centri;
  1. incentivazione dell'offerta turistica nei settori della ricettività alberghiera ed extralberghiera di interesse regionale.
  1. La Regione per l'attuazione del punto b) si avvale dell'Azienda di promozione Turistica Regionale (Aptr) di cui all'art. 10 o interviene a favore di programmi e di progetti proposti dalle Province, dagli Enti Locali o dagli organismi strumentali di cui questi ultimi si sono dotati ai sensi dell'art. 22 della legge n. 142 del 1990 nonché dagli enti regionali strumentali o società partecipate dalla Regione Abruzzo. La Regione si avvale altresì della collaborazione dell'Aptr per la realizzazione delle attività di cui alla lett. c).
  1. Per potenziare le attività promozionali all'estero, la Regione, e quindi l'Aptr, può anche avvalersi della collaborazione delle associazioni e federazioni aventi sede all'estero, riconosciute ai sensi dell'art. 15, terzo comma, punto 4), della legge regionale 28 aprile 1995, n. 79.
  1. Nell'ambito delle proprie funzioni di cui al comma 1, la Regione per l'effettuazione di ricerche e per la realizzazione di progetti e di servizi, può affidare specifici incarichi ad istituti universitari, ai sensi dell'art. 8 della legge 19 novembre 1990, n. 341, e ad altri Enti ed organismi e ad agenzie specializzate nelle materie di intervento Regionale.».

Art. 3

Programmazione regionale (7).

  1. Il Consiglio regionale, con cadenza triennale, approva le linee di sviluppo del turismo in Abruzzo e fissa in particolare gli obiettivi strategici per l'affermazione dell'immagine unitaria della Regione, per la promozione dell'offerta turistica abruzzese, per lo sviluppo delle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere di interesse regionale e per la valorizzazione dello scalo aeroportuale di Pescara (8).
  1. La Giunta regionale approva entro il mese di aprile dell'anno precedente a quello di riferimento ed in attuazione delle linee poliennali di cui al primo comma una direttiva rivolta ai vari soggetti pubblici e privati, interessati allo sviluppo e alla qualificazione del turismo abruzzese, nella quale sono indicati:
  1. gli obiettivi, le priorità e le risorse finanziarie della politica promozionale turistica della Regione per l'anno successivo;
  1. i termini, le modalità e le caratteristiche per la presentazione da parte dei vari soggetti pubblici e privati, dei progetti per l'ammissione alla compartecipazione regionale, nonché l'ammontare delle risorse disponibili;
  1. le modalità di verifica relative all'attuazione dei progetti cui la Regione comparteciperà comprovanti il conseguimento degli obiettivi prefissati;
  1. i limiti di importo della spesa ammissibile, nonché i criteri e l'entità dei finanziamenti;
  1. gli interventi per l'incentivazione dell'offerta turistica alberghiera ed extralberghiera di interesse regionale.
  1. La Giunta regionale delibera entro il mese di ottobre dell'anno precedente a quello di riferimento, sentito il Forum permanente per il turismo di cui all'art. 25, il programma di promozione turistica. Comunica inoltre all'Enit le iniziative promozionali all'estero, che può sviluppare direttamente nell'ambito dei Paesi appartenenti all'Unione Europea (9).
  1. Nel programma annuale di cui al terzo comma vengono indicati i progetti, i criteri e le modalità per l'utilizzazione delle risorse e per la verifica dei risultati. In particolare vengono definite le risorse finanziarie da destinare:
  1. alla promozione regionale, secondo le modalità previste dall'art. 2, secondo e terzo comma;
  1. ai progetti di valorizzazione e di promozione delle risorse turisticamente rilevanti a livello locale, di accoglienza e di intrattenimento dell'ospite, proposti da Province, Comuni, Comunità Montane;
  1. al funzionamento della rete degli uffici Iat di cui all'art. 23;
  1. ai progetti di promozione e commercializzazione proposti dalle imprese e associazioni turistiche di cui all'art. 4;
  1. i progetti strategici relativi alle strutture alberghiere ed extralberghiere di interesse regionale;
  1. vengono, inoltre riportati i progetti presentati dagli enti regionali strumentali o società partecipate dalla Regione Abruzzo e ritenuti ammissibili, da comprendere tra gli interventi di cui all'art. 4 (10).
  1. Vedi, al riguardo, quanto previsto con Delib.G.R. 26 novembre 2004, n. 1160.
  1. Comma così modificato dall'art. 8, comma 2, L.R. 8 novembre 2001, n. 57, come modificato, a sua volta, dall'art. 2, L.R. 29 luglio 2002, n. 17.
  1. Comma così modificato dall'art. 56, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera aggiunta dall'art. 8, comma 3, L.R. 8 novembre 2001, n. 57.

Art. 4

Interventi per l'attività di promozione e commercializzazione delle imprese e associazioni turistiche.

  1. La Regione concorre allo sviluppo delle attività di promozione e di commercializzazione delle imprese turistiche singole o associate, anche temporaneamente, di organismi privati, ivi comprese le associazioni turistiche proloco. A tal fine destina annualmente una quota delle risorse disponibili per la promozione turistica al finanziamento delle iniziative dei privati, secondo le modalità previste dall'art. 3.
  1. Le iniziative di cui al comma precedente devono essere articolate in progetti organici nei quali siano evidenziati:
  1. gli obiettivi da perseguire;
  1. i mercati di intervento e i segmenti di domanda da privilegiare;
  1. le azioni programmate, le modalità, gli strumenti utilizzati e i tempi del loro svolgimento;
  1. i soggetti che partecipano all'iniziativa, ovvero che si sono aggregati per la realizzazione del progetto stesso;
  1. i criteri e le modalità di riscontro dei risultati conseguiti;
  1. un dettagliato piano finanziario con evidenziato l'ammontare delle risorse rese disponibili dai soggetti che attuano l'iniziativa;
  1. il numero delle persone e le professionalità che si intendono utilizzare per la realizzazione del progetto.
  1. La Regione inserisce nel programma turistico annuale i progetti ritenuti ammissibili, proponendo una graduatoria di priorità, privilegiando quelli proposti in forma associata e con particolare attenzione per i progetti proposti da imprese e associazioni costituite da giovani e da donne.
  1. Le associazioni temporanee di imprese, che vogliono partecipare alle iniziative di cui al comma 1, devono essere formalmente costituite secondo la normativa vigente in materia.

Art. 5

Interventi della Regione a favore di progetti di promozione delle risorse turistiche locali, di informazione e accoglienza proposti da Enti Locali.

  1. La Regione concorre a progetti di promozione, informazione e accoglienza proposti da Province, Comuni, Comunità Montane, secondo le modalità stabilite dalla direttiva di cui all'art. 3, secondo comma (11).
  1. Le iniziative di cui al primo comma devono essere articolate in progetti organici nei quali siano evidenziati:
  1. gli obiettivi del progetto;
  1. i mercati di intervento e i segmenti della domanda da interessare;
  1. le azioni programmate, le modalità, gli strumenti utilizzati e i tempi del loro svolgimento;
  1. i soggetti che partecipano all'iniziativa ovvero che si sono aggregati per la realizzazione del progetto stesso;
  1. i criteri e le modalità di riscontro dei risultati conseguiti;
  1. un dettagliato piano finanziario, nel quale sia evidenziato l'ammontare delle risorse rese disponibili dai soggetti che attuano l'iniziativa;
  1. il numero delle persone e le professionalità che si intendono utilizzare per la realizzazione del progetto.
  1. La Regione inserisce nel programma annuale i progetti ritenuti ammissibili, privilegiando quelli proposti dagli Enti Locali, in forma associata o in collaborazione con i privati.

(11) Comma così modificato dall'art. 57, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

TITOLO II

Ruolo delle Province e dei Comuni

Art. 6

Funzioni delle Province.

  1. Le Province esercitano, oltre alle funzioni amministrative già delegate dalla legislazione regionale, nell'ambito del rispettivo territorio, la programmazione e la promozione delle iniziative e attività di interesse turistico provinciale, ai sensi del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
  2. (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) armonizzando i propri interventi con quelli derivanti dall'attuazione delle disposizioni della presente legge (12).
  1. Le Province esercitano inoltre le funzioni amministrative relative a:
  1. [classificazione delle strutture turistiche di cui agli artt. 6 e 7 della legge n. 217 del 1983] (13);
  1. agenzie di viaggio e turismo;
  1. [prezzi e tariffe dei servizi e delle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere] (14);
  1. [tariffe relative alle professioni di cui all'art. 11 della legge n. 217 del 1983] (15);
  1. accertamenti professionali ai fini dell'abilitazione all'esercizio delle professioni di guida turistica, interprete turistico, nonché delle altre professioni turistiche tenuto conto della legislazione in materia (16);
  1. attivazione, coordinamento e gestione di un servizio di statistica provinciale del turismo, in collaborazione con i Comuni (17);
  1. istituzione e tenuta dell'Albo provinciale delle Associazioni Turistiche Pro­Loco;
  1. [istituzione e tenuta dell'elenco provinciale dei direttori tecnici di agenzia di viaggio e turismo] (18);
  1. [istituzione dell'elenco provinciale delle guide turistiche, degli interpreti e degli accompagnatori] (19);
  1. gli interventi per l'incentivazione dell'offerta turistica alberghiera ed extralberghiera di interesse locale o provinciale, nonché la gestione dei fondi comunitari, sulla base delle direttive UE e degli indirizzi e criteri fissati dalla Giunta regionale e sulla base di specifici accordi.
  1. Le Province svolgono le funzioni di vigilanza e controllo nelle materie conferite ed applicano le relative sanzioni amministrative (20).
  1. Le Province assumono iniziative per favorire la gestione associata da parte dei Comuni delle funzioni comunali in materia turistica.
  1. Le Province provvedono alla copertura delle spese per l'esercizio delle funzioni delegate con:
  1. fondi propri;
  1. contributi regionali;
  1. proventi derivanti dall'irrogazione delle sanzioni amministrative di cui al secondo comma;
  1. contributi finalizzati di enti e privati;
  1. eventuali entrate derivanti dalla commercializzazione di attività e servizi turistici.
  1. Le Province presentano alla Giunta regionale, entro il 31 dicembre di ciascun anno, le certificazioni delle spese effettuate per delega della Regione, nonché una relazione sui risultati economici e finanziari raggiunti.
  1. Comma così modificato dall'art. 58, comma 1, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera abrogata dall'art. 130, comma 8, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera abrogata dall'art. 130, comma 8, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera abrogata dall'art. 130, comma 8, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera così sostituita dall'art. 58, comma 2, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge). Il testo originario era così formulato: «e) accertamenti professionali ai fini dell'abilitazione all'esercizio delle professioni di guida turistica, interprete turistico, nonché delle altre professioni di cui all'art. 11 della legge n. 217 del 1983, tenuto conto della legislazione regionale in materia;».
  1. Lettera così modificata dall'art. 58, comma 3, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera abrogata dall'art. 130, comma 8, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera abrogata dall'art. 130, comma 8, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma così modificato dall'art. 58, comma 4, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

Art. 7

Funzioni dei Comuni.

  1. Ai Comuni o su loro delega, alle Comunità Montane compete la valorizzazione turistica del proprio territorio, attraverso la realizzazione di interventi finalizzati alla qualificazione del sistema dell'offerta turistica e dei servizi, ivi compresi quelli di informazione, accoglienza e di intrattenimento degli ospiti.
  1. I servizi turistici di base relativi all'informazione e all'accoglienza turistica possono essere assicurati anche tramite gli Iat, previa convenzione con la Regione (21).

2­bis. Ai Comuni è conferito, oltre all'esercizio delle funzioni già delegate con leggi regionali di settore, l'esercizio delle funzioni amministrative in materia di classificazione delle strutture turisticoricettive alberghiere ed extralberghiere ai sensi della legge regionale 26 gennaio 1993, n. 11 (Strutture ricettive e stabilimenti balneari: prezzi, classifica, statistica, vigilanza e sanzioni. Normativa organica) fatte salve le competenze della Regione (22).

  1. I Comuni svolgono altresì le funzioni di vigilanza e controllo nelle materie conferite, applicano le relative sanzioni amministrative e rilasciano il nullaosta per gli spettacoli di arte varia e per gli artisti extracomunitari (23).
  1. I Comuni provvedono alla copertura delle spese per l'esercizio delle funzioni conferite con (24):
  1. fondi propri;
  1. contributi regionali;
  1. contributi provinciali,
  1. proventi derivanti dall'irrogazione delle sanzioni amministrative di cui al terzo comma;
  1. eventuali proventi di diversa natura.
  1. Comma così modificato dall'art. 59, comma 1, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma aggiunto dall'art. 59, comma 2, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma così modificato dall'art. 59, comma 3, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Alinea così modificato dall'art. 59, comma 3, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

Art. 8

Organismi per la gestione delle funzioni turistiche locali.

  1. Le Province, i Comuni e le Comunità montane possono gestire le rispettive competenze in materia turistica direttamente, o associarsi per svolgere in maniera coordinata funzioni e servizi determinati ai sensi del D.Lgs. n. 267/2000 (25).
  1. [I Comuni, le Province e le Comunità Montane possono associarsi per svolgere in maniera coordinata funzioni e servizi determinati secondo le modalità previste dagli artt. 24, 25 e 27 della citata legge n. 142 del 1990] (26).
  1. La Regione favorisce la partecipazione degli Enti Locali alla determinazione degli obiettivi in materia turistica, alla loro specificazione ed attuazione, secondo quanto disposto dal D.Lgs. n. 267/2000 (27).
  1. Gli organismi istituiti dagli Enti Locali per la gestione delle competenze in materia turistica possono proporre alla Regione progetti di valorizzazione turistica, di promozione, di accoglienza e di informazione secondo quanto disposto dall'art. 5 della presente legge.
  1. Gli stessi organismi, d'intesa con gli Enti Locali referenti e previa convenzione con la Regione, possono gestire direttamente i servizi di informazione e accoglienza turistica (Iat) nel territorio di loro competenza (28).
  1. Comma così sostituito dall'art. 60, comma 1, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge). Il testo originario era così formulato: «1. Le Province, i Comuni e le Comunità Montane possono gestire le rispettive competenze in materia turistica direttamente o con le modalità organizzative previste dall'art. 22 della legge n. 142 del 1990.».
  1. Comma abrogato dall'art. 130, comma 8, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma così modificato dall'art. 60, comma 2, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma così modificato dall'art. 60, comma 3, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

TITOLO III

Azienda di promozione turistica regionale­Aptr

Art. 9

Ambito territoriale turisticamente rilevante (29).

1. Il territorio della Regione Abruzzo è ambito turisticamente rilevante ai fini di una coordinata, complessiva ed unitaria attività di promozione della marca Abruzzo.

(29) Articolo così sostituito dall'art. 61, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge). Il testo originario era così formulato: «Art. 9. Ambito territoriale turisticamente rilevante. 1. Ai sensi dell'art. 4 della legge 17 maggio 1983, n. 217, ai fini di una coordinata, complessiva ed unitaria attività di promozione della marca Abruzzo, è ambito turisticamente rilevante quello costituito dall'intero territorio della Regione Abruzzo.».

Art. 10

Azienda di Promozione Turistica Regionale Aptr (30).

[1. È istituita con sede legale in Pescara, l'Azienda di Promozione Turistica della Regione Abruzzo (Aptr).

  1. L'Aptr assume la denominazione di: «Abruzzo Promozione Turismo».
  1. L'Aptr ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è organismo tecnico, operativo e strumentale della Regione, munita di autonomia amministrativa e di gestione.
  1. L'Aptr agisce con criteri di produttività ed economicità, garantendo la chiusura del bilancio in pareggio.
  1. L'Aptr adotta un proprio regolamento che nell'ambito dei principi fissati dalla legge, stabilisce le norme fondamentali per l'organizzazione dell'Azienda e ne determina l'ordinamento anche sotto il profilo amministrativo e contabile. Il regolamento tiene conto delle peculiari esigenze di funzionamento dell'Azienda, con particolare riferimento alle attività di promozione in Italia e all'estero.

6 La gestione finanziaria si svolge in base al bilancio di previsione approvato dal Consiglio di amministrazione entro il 30 novembre dell'anno precedente a quello al quale si riferisce. Il contenuto e la struttura del bilancio di previsione sono formulati secondo le norme di cui agli artt. 2423 e seguenti del codice civile.

  1. I contratti posti in essere dall'Azienda nell'esercizio delle proprie attività istituzionali sono disciplinati dal diritto privato.
  1. La Giunta regionale approva il regolamento adottato dagli organi dell'Aptr].

(30) Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 11

Funzioni dell'Aptr (31).

[1. All'Aptr vengono attribuiti i seguenti compiti:

  1. attuare il Programma Annuale di Promozione Turistica, di cui all'art. 3, secondo comma, ed in particolare opera per promuovere, coerentemente alle direttive emanate dalla Regione, in Italia e all'Estero l'offerta turistica abruzzese;
  1. fornire servizi turistici a livello locale e in particolare organizzare l'informazione e l'accoglienza turistica, esercitando un controllo sulla qualità dei servizi erogati;
  1. sovrintendere alla tutela dei diritti del turista consumatore;
  1. promuovere la diffusione della cultura dell'ospitalità tra gli operatori pubblici e privati e la popolazione locale, anche attraverso progetti di formazione e aggiornamento professionale;
  1. svolgere funzioni di consulenza e di servizio per le azioni di marketing e di comunicazione delle imprese e delle associazioni turistiche;
  1. ricercare collaborazioni finalizzate al potenziamento delle risorse da impiegarsi per la realizzazione dei progetti di promozione;
  1. fornire un supporto tecnico alla Giunta regionale per la redazione del programma triennale ed annuale di promozione turistica;
  1. realizzare, previo assenso della Regione, progetti promozionali per conto di Enti Locali o di organismi privati;

j) curare la stampa e la distribuzione del materiale informativo e promozionale di livello regionale e locale;

l) realizzare campagne pubblicitarie ed altre azioni di comunicazione di interesse regionale, anche mediante sponsorizzazioni o forme di compartecipazione;

  1. adempiere ad altre funzioni eventualmente affidate dalla Giunta regionale per il raggiungimento di finalità turistiche].
  1. Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 12

Organizzazione deIl'Aptr (32).

[1. Per perseguire al meglio i compiti indicati dall'art. 11, l'Aptr si dota di una organizzazione funzionale al raggiungimento di obiettivi di efficienza ed efficacia, in grado di operare per progetti ed impostare e coordinare un sistema a rete di informazione ed accoglienza turistica.

  1. L'Aptr è strutturata per affermare sia la politica di marca che di prodotto della Regione Abruzzo al fine di valorizzare l'immagine unitaria e complessiva della Regione unitamente alle principali tipologie turistiche presenti nel territorio regionale.
  1. Relativamente alle attività di promozione, accoglienza ed informazione turistica, si individuano altresì tre linee di prodotto regionali così articolate:
  1. montagne e parchi;
  1. mare;
  1. culturale, artistico, religioso, enogastronomico, rurale, termale, affari, congressuali.
  1. A tal fine oltre al direttore della Aptr, il Consiglio di amministrazione nomina, su proposta dello stesso direttore, i tre responsabili per le linee di prodotto indicate nel precedente comma. I predetti opereranno sotto la responsabilità del direttore generale in forma coordinata e con autonomia propositiva.
  1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, d'intesa con la competente Commissione consiliare, individua gli ambiti territoriali ricompresi nelle tre linee di prodotto, attraverso la indicazione dei Comuni.
  1. La promozione turistica relativa ai territori ricompresi nei parchi nazionali e regionali sarà gestita sulla base di apposite convenzioni che la Regione stipulerà con gli Enti Parchi nel termine di mesi sei dalla approvazione della presente legge].

(32) Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 13

Organi dell'APTR (33).

[1. Sono organi dell'APTR:

  1. il Direttore generale;
  1. il Collegio dei revisori].
  1. Articolo così sostituito dall'art. 2, L.R. 12 luglio 2007, n. 19 e poi abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge). Il testo originario era così formulato: «Art. 13. Organi dell'Aptr. 1. Sono organi dell'Aptr:
  1. il Presidente;
  1. il Consiglio di amministrazione;
  1. il Collegio dei Revisori.».

Art. 14

Consiglio di amministrazione (34).

[1. Il Consiglio di amministrazione, nominato dal Consiglio regionale, è costituito tra esperti in materia turistica e/o di marketing, le cui competenze siano desumibili dai curricula formativi e professionali.

  1. Il Consiglio è composto da:
  1. il Presidente;
  1. sei esperti in materia di turismo, anche sulla base di indicazioni fornite dalle principali associazioni degli operatori turistici.
  1. Alle riunioni del Consiglio partecipa il direttore dell'Aptr con voto consultivo obbligatorio in ordine alla legittimità e alla regolarità tecnico­ amministrativa delle deliberazioni].

(34) Articolo abrogato dall'art. 3, L.R. 12 luglio 2007, n. 19.

Art. 15

Attribuzioni del Consiglio di amministrazione (35).

[1. Il Consiglio di amministrazione approva gli atti fondamentali di programmazione e di indirizzo generale della promozione turistica e della gestione dell'Azienda ed in particolare delibera:

  1. il regolamento dell'azienda;
  1. il bilancio di previsione;
  1. il programma di attività, in attuazione dei programmi regionali di cui all'art. 3;
  1. il conto consuntivo;
  1. la pianta organica del personale;
  1. l'istituzione e la soppressione degli Iat, previo nulla osta della Regione;
  1. le convenzioni per l'affidamento della gestione degli Iat agli Enti Locali o agli organismi da essi istituiti ai sensi della legge n. 142 del

1990;

  1. la definizione di standards dei servizi di informazione e accoglienza sul territorio;
  1. la nomina del direttore.
  1. I componenti del Consiglio di amministrazione durano in carica quattro anni. In caso di cessazione dalla carica per qualsiasi motivo dei componenti gli organi dell'Azienda, il Consiglio regionale provvede alla loro sostituzione].

(35) Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 16

Il Presidente (36).

[1. Il Presidente dell'Aptr è nominato dalla Giunta regionale tra i sette membri del Consiglio di amministrazione di cui all'art. 14 e dura in carica quattro anni.

  1. Il Presidente ha la responsabilità dell'andamento, del buon funzionamento dell'Azienda e del raggiungimento degli obiettivi. Stimola la progettualità, dà impulso alla gestione e dà esecuzione ai deliberati del Consiglio di amministrazione. A tal fine adotta tutti gli atti necessari non riservati al Consiglio di amministrazione ovvero espressamente delegati dallo stesso CdA.
  1. Il Presidente ha la rappresentanza legale dell'Azienda; convoca e presiede il Consiglio di amministrazione.
  1. Il Presidente adotta, nei casi di urgenza, provvedimenti di competenza del Consiglio di amministrazione, da sottoporre alla ratifica dello stesso nella seduta immediatamente successiva e comunque non oltre sessanta giorni dalla data di adozione dei provvedimenti. Essi perdono efficacia fin dall'inizio se non sono ratificati nei termini suddetti.
  1. In caso di assenza o impedimento è sostituito dal consigliere anziano].

(36) Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 17

Il direttore dell'Aptr (37).

[1. L'incarico di direttore è conferito, a seguito di contratto di diritto privato, dal Consiglio di amministrazione tra dirigenti regionali con funzioni apicali, in possesso dei necessari requisiti professionali e in considerazione delle esperienze maturate nel settore, ovvero assunto dall'esterno tra persone in possesso di laurea e con riconosciuta professionalità nel settore, con qualificate esperienze di direzione di organizzazioni pubbliche o private, desumibili dai curricula formativi e professionali.

  1. Il contratto è stipulato per non di più di quattro anni ed è rinnovabile.
  1. Per i soggetti inquadrati nei ruoli della Regione il rapporto di lavoro presso l'Amministrazione di provenienza resta sospeso per la durata dell'incarico.
  1. Il direttore è responsabile della correttezza amministrativa e dell'efficienza operativa dell'Azienda di Promozione Turistica. Egli sovrintende al personale e al funzionamento degli uffici; tratta, con rilevanza esterna gli affari di ordinaria amministrazione; dirige e organizza i servizi e le attività gestionali; svolge tutte le altre funzioni attribuite dal regolamento dell'azienda.
  1. Il direttore propone al Consiglio di amministrazione, sulla base di quanto previsto dai precedenti commi 1, 2 e 3, i responsabili di cui all'art.
  1. comma 4].

(37) Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 18

Collegio dei Revisori dell'Aptr (38).

[1. Il Collegio dei Revisori è composto da tre membri, di cui uno con funzioni di Presidente, scelti fra persone iscritte nel registro dei revisori contabili di cui al D.Lgs 27 gennaio 1992, n. 88.

  1. È nominato con decreto del Presidente della Regione su designazione del Consiglio regionale. Dura in carica quattro anni.
  1. Il Collegio dei revisori, che elegge il presidente tra i suoi membri, esercita le seguenti funzioni:
  1. formula il parere sul bilancio di previsione e sul conto consuntivo;
  1. verifica, almeno ogni trimestre, la situazione di cassa, l'andamento finanziario e patrimoniale dell'Azienda;
  1. vigila, attraverso l'esame degli atti e dei documenti contabili, sulla regolarità dell'attività amministrativa, riferendone al Consiglio di amministrazione, al quale formula eventuali rilievi e suggerimenti;
  1. redige, prima dell'approvazione del conto consuntivo e del rendiconto patrimoniale, una relazione sulla gestione e sui risultati economici e finanziari di essa.
  1. I revisori contabili partecipano con voto consultivo alle sedute del Consiglio di amministrazione.

5. Copia dei verbali delle riunioni del Collegio dei Revisori è altresì inviata alla Regione Abruzzo ­ Settore Turismo].

(38) Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 19

Compensi (39).

[1. Al Presidente dell'Aptr viene attribuita un'indennità di funzione adeguata all'importanza e alle caratteristiche di managerialità delle funzioni attribuite, nella misura del 90% dell'indennità lorda spettante ai consiglieri regionali (40).

  1. Ai membri del Consiglio di amministrazione viene attribuita un'indennità di funzione pari al 25% dell'indennità lorda spettante ai consiglieri regionali (41).
  1. Ai Sindaci Revisori viene corrisposto un compenso annuo pari al 20% dell'indennità lorda annua spettante ai consiglieri regionali].
  1. Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).
  1. Per l'interpretazione autentica di quanto disposto dal presente comma vedi l'art. 1, L.R. 5 gennaio 2000, n. 2.
  1. Per l'interpretazione autentica di quanto disposto dal presente comma vedi l'art. 1, L.R. 5 gennaio 2000, n. 2.

Art. 20

Entrate dell'Aptr (42).

[1. Le entrate dell'Aptr regionale sono costituite:

  1. dal contributo ordinario della Regione;
  1. da contributi riferiti alla realizzazione del programma annuale di promozione turistica di cui all'art. 3;
  1. da contributi straordinari della Regione per la realizzazione di progetti finalizzati;
  1. da corrispettivi finanziamenti, contributi e rimborsi da parte degli Enti territoriali, di altri Enti pubblici e di privati committenti, connessi all'esercizio di incarichi affidati all'Aptr e da ulteriori eventuali contributi pubblici e privati e da rendite e proventi patrimoniali e di gestione;
  1. da entrate proprie].
  1. Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 21

Controlli (43).

[1. Le deliberazioni concernenti i programmi generali di attività, i bilanci di previsione annuali e poliennali, le variazioni di bilancio correlate a modifiche dei programmi generali di attività e i conti consuntivi sono sottoposte al controllo della Giunta regionale. Esse diventano esecutive se il suddetto organo, nel termine di novanta giorni dal ricevimento dei processi verbali, non adotta i relativi provvedimenti di controllo.

  1. Le deliberazioni concernenti i bilanci preventivi debbono essere trasmesse alla regione entro il 15 novembre di ogni anno.
  1. Il rendiconto consuntivo, con allegata la relativa documentazione, è presentato alla Regione per l'approvazione entro il 31 marzo dell'anno successivo all'esercizio finanziario a cui si riferisce.
  1. Le deliberazioni non soggette al controllo di cui al primo comma sono immediatamente esecutive.
  1. Il Consiglio regionale può disporre, con provvedimento motivato, lo scioglimento degli organi dell'Aptr in caso di gravi disfunzioni o deficienze amministrative, per gravi violazioni di legge e di regolamenti e per altre gravi irregolarità che compromettano il normale funzionamento dell'azienda stessa.
  1. Il Presidente della Giunta regionale decreta lo scioglimento e nomina contestualmente un Commissario per l'amministrazione dell'Azienda.
  1. I nuovi organi devono essere nominati entro tre mesi.
  1. In caso di omissione o di ritardo nell'adozione di un atto obbligatorio per espressa disposizione, il Presidente della Giunta regionale diffida a compierlo assegnando un termine, trascorso il quale dispone l'invio di un Commissario per il compimento dell'atto stesso.
  1. L'attività di vigilanza della Regione può essere esercitata anche mediante ispezioni].

(43) Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 22

Personale dell'Aptr (44).

[1. Al personale dell'Azienda è attribuito lo stato giuridico e il trattamento economico che compete al personale regionale, in base alle disposizioni regionali in materia e ai contratti collettivi di categoria.

  1. La pianta organica del personale dell'Aptr, recante le qualifiche di appartenenza e i livelli corrispondenti in relazione alle mansioni da svolgere, è determinata dal Consiglio di amministrazione ed è soggetta ad approvazione da parte della Giunta regionale.
  1. Agli Iat è assegnato personale con qualifica non superiore alla settima.
  1. L'Azienda può ricorrere, quando si renda necessario, a competenze professionali qualificate, può conferire incarichi di consulenza e di attività di collaborazione autonoma, nei limiti e con le modalità previste dal regolamento dell'Azienda.
  1. Ai fini del trattamento previdenziale e di quiescenza, il personale dell'Aptr, inquadrato ai sensi della presente legge, ha diritto al trattamento di fine rapporto, determinato ai sensi della legge regionale 5 novembre 1955, n. 90, con iscrizione al fondo di cui all'art. 4 della stessa legge e all'Inpdap].

(44) Articolo abrogato dall'art. 5, comma 1, L.R. 23 agosto 2011, n. 30, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 6, comma 2, della stessa legge).

Art. 23

Servizi turistici locali ­ Iat.

  1. La Giunta regionale, dopo il parere dell'Amministrazione provinciale competente per territorio, istituisce uffici di informazione e accoglienza denominati Iat in località che presentano strutture ricettive significative ed attrattive di particolare rilevanza turistica (45).
  1. Gli Iat sono comunque istituiti, in sede di prima applicazione della presente legge, nelle località sede di aziende di soggiorno, funzionanti o comunque riconosciute con deliberazioni del Consiglio regionale anteriormente all'emanazione della presente legge. Vengono parimenti istituiti Iat nelle località sede di enti provinciali per il turismo, nelle quali non risultano funzionanti aziende di soggiorno.
  1. Lo Iati assicura i seguenti servizi per le località in cui ha la sede e per i comuni limitrofi:
  1. informazione diretta, per via telefonica, postale o telematica, sulle opportunità turistiche offerte dalle località sede, dai Comuni limitrofi e dall'intera Regione e sull'organizzazione dei servizi;
  1. distribuzione di materiale mirato a promuovere le località di cui alla lett. a);
  1. informazione mirata sulla disponibilità ricettiva delle località di riferimento (anche sulla base di apposite convenzioni stipulate dalla Regione con associazioni o consorzi di operatori turistici) (46);
  1. supporto tecnico agli Enti Locali e alle imprese turistiche per la realizzazione di iniziative mirate a migliorare la qualità del soggiorno e ad aumentare la forza di attrazione della destinazione;
  1. gestione di uno sportello reclami e per l'informazione mirata a far conoscere al turista i propri diritti;
  1. assistenza al turista;
  1. predisposizione di itinerari di visita personalizzati;
  1. raccolta ed elaborazione e trasmissione dei dati alla Direzione regionale competente (47);
  1. raccolta dei dati sull'utilizzo dei servizi dello stesso Iati e sulla tipologia delle principali richieste avanzate da parte dei turisti.
  1. La Regione può utilizzare la rete Iati anche per lo svolgimento di altri compiti inerenti la propria attività istituzionale (48).
  1. La Regione disciplina con apposito regolamento il funzionamento degli Iati. Il regolamento definisce inoltre gli standards qualitativi e quantitativi per il funzionamento continuativo o stagionale degli Iati, stabilisce la dotazione numerica del personale e i relativi profili professionali, nonché le forme e le modalità di formazione e aggiornamento professionale (49).
  1. La Regione può stipulare, senza oneri per il proprio bilancio, convenzioni per affidare la gestione degli Iati da essa istituiti, fatto salvo il mantenimento degli standards di cui al comma 5, a (50):
  1. gli Enti Locali, in forma singola o associata;
  1. [gli organismi da essi istituiti ai sensi dell'art. 22 della legge n. 142 del 1990] (51);
  1. le associazioni turistiche Pro Loco;
  1. gli Enti gestori di servizi pubblici ferroviari, aeroportuali e autostradali.
  1. La Regione può stipulare convenzioni con le associazioni degli operatori del ricettivo per l'attivazione negli Iati di servizi mirati a fornire informazioni sulla disponibilità ricettiva delle varie località, compresa l'eventuale prenotazione dei servizi (52).
  1. Il segno distintivo degli Iati è conforme al modello grafico determinato dall'Allegato B della legge regionale n. 4 del 1992.
  1. Comma così sostituito dall'art. 62, comma 1, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge). Il testo originario era così formulato: «1. L'Aptr istituisce, previo nulla osta della Giunta regionale, rilasciato dopo aver sentito il parere dell'Amministrazione provinciale competente per territorio, ai sensi dell'art. 4 della legge n. 217 del 1983, uffici di informazione e accoglienza denominati Iat in località che presentino strutture ricettive significative e attrattive di particolare rilevanza turistica.».
  1. Lettera così modificata dall'art. 62, comma 2, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera così modificata dall'art. 62, comma 3, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma così modificato dall'art. 62, comma 4, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma così modificato dall'art. 62, comma 4, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Alinea così modificato dall'art. 62, comma 4, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera abrogata dall'art. 130, comma 9, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma così modificato dall'art. 62, commi 4 e 5, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

TITOLO IV

Associazioni turistiche Pro Loco.

Art. 24

Pro Loco.

  1. La Regione riconosce, ai sensi della legge regionale 18 agosto 2004, n. 30 (Riorganizzazione e finanziamento delle Associazioni pro­loco), le associazioni Pro Loco quali strumenti di promozione dell'accoglienza turistica, volta in particolare a realizzare (53):
  1. iniziative idonee a favorire la conoscenza, la tutela e la valorizzazione turistica locale;
  1. iniziative atte a migliorare le condizioni di soggiorno dei turisti;
  1. assistenza e informazioni turistiche.
  1. Le Pro Loco che abbiano promosso l'apertura di punti di informazione e accoglienza ai turisti possono ai sensi della L.R. n. 30/2004 usare la denominazione Iati, senza oneri per la Regione, previo nulla osta della Giunta regionale, accompagnato dal parere dell'Aptr (54).
  1. Le Pro Loco possono presentare progetti di promozione, accoglienza e intrattenimento a livello locale, per l'ammissione al contributo regionale, ai sensi dell'art. 4 della presente legge.
  1. Gli Statuti delle Pro Loco devono contenere norme finalizzate ad assicurare l'armonizzazione delle attività turistiche delle associazioni con quelle svolte dalla Regione, dall'Aptr e dagli Enti Locali.
  1. Alinea così modificato dall'art. 63, comma 1, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma così modificato dall'art. 63, comma 2, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

TITOLO V

Forum permanente del turismo regionale

Art. 25

Forum permanente del turismo regionale.

1. Per la predisposizione del proprio programma e per l'esercizio delle competenze di indirizzo e programmazione in materia turistica, la Regione si avvale di un Forum permanente del turismo regionale, firmato da esperti e dai rappresentanti degli enti e organismi, come appresso indicati (55):

  1. l'assessore regionale al turismo;
  2. il Direttore della Direzione regionale competente (56);
  3. quattro Sindaci designati dalla Sezione regionale dell'Anci;
  4. i Presidenti delle Amministrazioni provinciali, o loro delegati;
  5. quattro rappresentanti delle Comunità Montane, designati dalla Associazione regionale delle Comunità Montane;
  6. un rappresentante per ciascun parco nazionale e regionale presente nel territorio regionale;
  7. un rappresentante delle Associazioni Turistiche Pro Loco, designato dall'Associazione regionale delle stesse;
  8. un rappresentante della Confcommercio regionale;
  9. un rappresentante della Confesercenti regionale;
  10. un rappresentante dell'Associazione Albergatori Regionale;
  11. un rappresentante dell'Associazione Agenti di Viaggio;
  12. un rappresentante delle Associazioni dei gestori di campeggio;
  13. un rappresentante degli esercenti stabilimenti balneari,
  14. un rappresentante delle Associazioni dei Consumatori,
  15. un rappresentante dell'Azienda Ferrovie dello Stato;
  16. un rappresentante designato dalla Conferenza Episcopale, esperto di turismo religioso;
  17. un rappresentante delle associazioni e federazioni di emigranti abruzzesi all'estero designati dal Crei;
  18. un rappresentante delle società a partecipazione regionale Arpa e Saga;
  19. un rappresentante della Società Autostrade;
  20. un rappresentante delle Associazioni Agrituristiche;
  21. un rappresentante delle Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori,
  22. un rappresentante delle Associazioni Tempo Libero;
  23. un rappresentante del Coni regionale;
  24. l'assessore regionale all'Agricoltura o un suo delegato;
  25. l'assessore regionale all'Ambiente e parchi o un suo delegato;
  26. l'assessore regionale all'industria, artigianato o un suo delegato;
  27. un rappresentante dell'Associazione Industriali Regionale;
  28. un rappresentante dell'Unione delle Camere di Commercio;
  29. un rappresentante dell'Enit;
  30. il soprintendente per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici per l'Abruzzo;
  31. il soprintendente archeologico per l'Abruzzo.
  1. Il Forum è presieduto dall'assessore regionale al turismo e si riunisce, su convocazione del Presidente, almeno due volte all'anno. Le funzioni di segretario sono svolte da funzionario con qualifica non inferiore alla VII:
  1. per la valutazione dello stato di applicazione e dei risultati del Programma dell'anno in corso e per la consultazione sul programma annuale di promozione turistica per l'anno successivo, entro il mese di settembre;
  1. per fornire alla Regione elementi utili alla formulazione della direttiva annuale di cui all'art. 3, quarto comma, entro il mese di marzo;
  1. Il Forum è insediato dalla Giunta regionale a seguito dell'avvenuta designazione di almeno la metà dei membri di cui al primo comma (57).
  1. Alle riunioni del Forum possono partecipare i consiglieri regionali ed essere invitati esperti e rappresentanti di associazioni, consorzi e cooperative turistiche presenti nel territorio regionale.
  1. La partecipazione alle riunioni del Forum non comporta alcun gettone di presenza o indennità varie.
  1. Alinea così modificato dall'art. 64, comma 1, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Lettera così sostituita dall'art. 64, comma 2, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge). Il testo originario era così formulato: «b) i membri del Consiglio di amministrazione, il Presidente e il direttore dell'Aptr;».
  1. Comma così modificato dall'art. 64, comma 3, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

TITOLO VI

Soppressione degli Enti provinciali per il turismo e delle Aziende autonome di cura, soggiorno e turismo

Art. 26

Soppressione degli Enti e delle Aziende.

  1. Gli Enti provinciali per il turismo e le Aziende autonome di cura, soggiorno e turismo operanti nella Regione, già commissariati ai sensi dell'art. 33 della legge regionale n. 4 del 1992, sono definitivamente soppressi a decorrere dalla data di emanazione del decreto del Presidente della Giunta regionale di cui al sesto comma.
  1. La Regione provvede alla gestione delle iniziative in corso o programmate alla data di soppressione degli Enti, fino al loro esaurimento (58).
  1. Agli adempimenti connessi alla soppressione degli Enti di cui al presente articolo provvede la Giunta regionale, disponendo in ordine agli affari pendenti, alle attività e passività, nonché ai beni mobili e immobili, avvalendosi dei commissari liquidatori nominati ai sensi dell'art. 35 della legge regionale n. 4 del 1992.
  1. I commissari liquidatori provvedono, in particolare:
  1. alla formulazione dello stato di consistenza dei beni di proprietà,
  1. alla ricognizione dei rapporti attivi e passivi;
  1. alla formazione del conto consuntivo e del piano di liquidazione;
  1. allo svolgimento delle attività necessarie per l'adempimento dei compiti connessi con la soppressione.
  1. Entro tre mesi dall'approvazione della presente legge i commissari trasmettono al Settore Turismo della Regione gli atti di cui ai punti a), b) e c) del comma precedente.
  1. Con successivo decreto del Presidente della Giunta regionale, tenuto conto delle specifiche situazioni di fatto dei singoli Enti, viene approvato il piano di liquidazione degli Enti e gli Enti stessi vengono soppressi.
  1. A far data dall'emanazione dei decreti citati al comma precedente, la Regione subentra nella titolarità delle situazioni giuridiche attive e passive degli Enti soppressi.
  1. I beni mobili e immobili degli Enti entrano a far parte del patrimonio della Regione e da questa possono essere assegnati ai Comuni competenti per territorio, in relazione alle specifiche destinazioni d'uso. Entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Consiglio regionale procede alla individuazione di detti beni e dei relativi destinatari (59).
  1. L'effettuazione della consegna dei beni mobiliari e immobiliari è disposta sulla base di un apposito verbale che ha valore di atto pubblico di trasferimento.
  1. Per quanto riguarda il regime delle trascrizioni, iscrizioni e delle volturazioni presso i competenti uffici dello Stato, si applicano le vigenti norme statali che disciplinano la successione dei beni pubblici alle Regioni ed agli Enti Locali territoriali.
  1. Comma così modificato dall'art. 65, comma 1, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).
  1. Comma così modificato dall'art. 65, comma 2, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44 a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

Art. 27

Inserimento nel ruolo unico regionale del personale proveniente dagli Enti soppressi (60).

  1. Il personale di ruolo degli Enti provinciali per il turismo e delle Aziende autonome di cura, soggiorno e turismo, in servizio alla data di scioglimento degli stessi, viene inquadrato nel ruolo unico del personale regionale con assegnazione funzionale all'Aptr che provvede alla sua gestione, mantenendo le qualifiche possedute, l'anzianità di servizio maturata, nonché il trattamento economico in godimento, da porre a carico della Regione, senza soluzione di continuità agli effetti economici, previdenziali, assistenziali e di quiescenza.
  1. A tal fine il commissario di ciascun Ept o Azienda, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge provvede a inviare alla Regione l'elenco del personale in servizio, con indicazione per ciascun dipendente dello stato giuridico e del trattamento economico posseduti, nonché dei dati comunque necessari alla Regione per subentrare nella gestione del personale.
  1. Il personale che, allo stato, è iscritto all'I.N.P.S. in forza di previgenti norme legislative e regolamentari, può mantenere, a domanda, tale iscrizione fino al collocamento in quiescenza, con computo dell'intera pregressa anzianità di servizio maturata.
  1. Con l'entrata in vigore della presente legge si estinguono le polizze accese dagli enti disciolti presso istituti assicurativi per il trattamento di fine rapporto. Analogamente vengono estinti gli eventuali libretti di deposito bancario accesi con la medesima finalità presso istituti di credito.
  1. L'intero ammontare delle somme così accantonate viene posto a disposizione dei bilanci dei rispettivi Enti affinché il competente commissario provveda alla liquidazione di fine rapporto nei confronti degli aventi diritto, sulla base dei servizi complessivi prestati, al netto di eventuali prestiti, acconti, ritenute o anticipazioni.

(60) Per l'interpretazione autentica di quanto disposto dal presente articolo vedi l'art. 1, L.R. 22 novembre 2001, n. 59.

Art. 28

Destinazione del personale.

  1. Il personale proveniente dagli Enti disciolti ed inserito nel ruolo di cui all'art. 27 è destinato all'Azienda di Promozione Turistica Regionale e alle Province, anche in relazione alle funzioni delegate o attribuite con la presente legge.
  1. Dopo l'approvazione della pianta organica dell'Aptr, la Giunta regionale procede alla determinazione dei contingenti di personale da trasferire alle Province, in ragione delle deleghe di cui alla presente legge, sentita la Conferenza Regione ­Province di cui all'art. 8 della L.R. 18 aprile 1996, n. 21.
  1. I criteri e le modalità da osservare per la definitiva assegnazione del personale sono stabilite dalla Giunta regionale, previa consultazione delle OO.SS., tenuto conto comunque dell'anzianità di servizio e delle esigenze familiari dei dipendenti.
  1. Esaurite le operazioni di cui al secondo e terzo comma, la G.R. invita il personale dei disciolti Enti a manifestare per iscritto, entro il termine assegnato, la propria determinazione in ordine alle sedi di preferenza e all'ente di destinazione, fornendo gli elementi necessari per la formazione delle relative graduatorie.
  1. In caso di mancata manifestazione di volontà, il dipendente è inserito d'ufficio nelle graduatorie, tenuto conto delle situazioni valutabili acquisite d'ufficio.

6 I provvedimenti della Regione per comandi o trasferimenti sono comunque adottati tenendo conto delle esigenze generali del turismo regionale.

TITOLO VIII

Disposizioni finanziarie

Art. 29

Istituzione nuovi capitoli di bilancio.

  1. A partire dall'esercizio finanziario 1997 vengono istituiti nel bilancio regionale due distinti capitoli di spesa denominati rispettivamente «Contributi a favore dell'Aptr» e «Rimborso agli Enti Locali Territoriali delle spese per l'esercizio delle funzioni delegate in materia di turismo e di industria alberghiera».
  1. Ove necessario l'istituzione dei capitoli di spesa verrà effettuata ai sensi dell'art. 37 della legge regionale di contabilità.

Art. 30

Finanziamento.

1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge provvede, anno per anno, la legge regionale di approvazione del bilancio di previsione.

TITOLO VII

Disposizioni transitorie e finali

Art. 31

Inizio dell'attività dell'Aptr (61).

[1. In sede di prima costituzione, il Consiglio di amministrazione dell'Aptr è insediato dal Presidente della Giunta regionale con decreto da emanarsi entro 30 gg. dall'elezione del Consiglio di amministrazione].

(61) Articolo abrogato dall'art. 130, comma 9, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

Art. 32

Prima organizzazione dell'Aptr (62).

[1. La Regione provvede a mettere a disposizione i locali necessari per l'avvio di operatività dell'Aptr, anche con assegnazione temporanea di personale comandato dalla Regione o proveniente dagli Enti in via di soppressione, fino alla definitiva assegnazione del personale all'Aptr prevista dagli articoli 27 e 28.

  1. Fino alla nomina del direttore, la Giunta regionale attribuisce temporaneamente le funzioni di direttore ad un dirigente regionale, dotato dei requisiti di competenza, professionalità ed esperienza nel settore.
  1. Il Consiglio di amministrazione propone alla Regione il numero e la qualifica dei dipendenti di cui si reputa opportuno il comando, per i quali programma e realizza iniziative straordinarie di aggiornamento professionale].

(62) Articolo abrogato dall'art. 130, comma 9, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

Art. 33

Disposizioni transitorie in materia di personale (63).

[1. In attesa dell'emanazione dei provvedimenti formali di assegnazione di cui agli articoli precedenti, il personale degli Enti in corso di scioglimento continua a prestare servizio nelle sedi occupate alla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Fino ad esaurimento delle relative posizioni, è consentito, a domanda, in deroga a quanto previsto dall'art. 22, terzo comma, il mantenimento presso gli Iati del personale appartenente alla VIII qualifica, già in servizio nelle aziende di soggiorno alla data di entrata in vigore della presente legge].

(63) Articolo abrogato dall'art. 130, comma 9, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

Art. 34

Tempi e modalità per la predisposizione del programma operativo 1997 (64).

[1. I tempi e le modalità previste dalla presente legge per la predisposizione dei programmi regionali diventano operativi a partire dal 1° gennaio 1998].

(64) Articolo abrogato dall'art. 130, comma 9, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

Art. 35

Norme di rinvio (65).

[1. Con successiva legge regionale si provvede entro sei mesi alla riorganizzazione del Settore Regionale del Turismo e al riordinamento della normativa regionale in materia di incentivi allo sviluppo della ricettività alberghiera ed extralberghiera].

(65) Articolo abrogato dall'art. 130, comma 9, L.R. 29 dicembre 2011, n. 44, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 131 della stessa legge).

Art. 36

Abrogazione.

La legge regionale n. 4 del 1992 è abrogata ad eccezione dell'allegato B e degli articoli 30, commi sesto, settimo e ottavo, 31, 32, 35 e 38.

Sono abrogate le norme non computabili con la presente legge.

Art. 37

Norme finali.

1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

La presente legge regionale sarà pubblicata nel «Bollettino Ufficiale della Regione».

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Abruzzo.

L.R. CAMPANIA, 8 agosto 2014, n. 18

L.R. CAMPANIA, 8 agosto 2014, n. 18

Organizzazione del sistema turistico in Campania.

 

Pubblicata nel B.U. Campania 11 agosto 2014, n. 58.

 

IL CONSIGLIO REGIONALE

ha approvato

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

promulga

la seguente legge:

 

CAPO I

Principi e finalità

 

Art. 1 Principi ed oggetto.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. La Regione riconosce il ruolo fondante e primario che il turismo ha storicamente avuto nella maturazione e nell'evoluzione del fenomeno a livello nazionale, europeo e mondiale.

2. La Regione cura e promuove il turismo nell'ambito pubblico e privato. Nell'ambito pubblico la Regione riconosce che il turismo contribuisce alla crescita civile, culturale, sociale e morale delle comunità ospitanti, degli ospiti e dei visitatori; il turismo, in quanto occasione di relazioni aperte e positive tra i popoli, costituisce importante motivo di incremento e di tutela dei patrimoni comuni, ambientali e identitari. Nell'ambito privato la Regione riconosce che il turismo crea consistente valore economico e costituisce fattore produttivo, stimolo ed opportunità di iniziativa imprenditoriale.

3. La presente legge definisce le competenze, le funzioni e le attività della Regione, nonché le funzioni riconosciute alle autonomie degli enti locali e degli altri organismi pubblici e privati in materia di turismo, in raccordo con i principi di:

a) cooperazione e partenariato tra ambito pubblico ed ambito privato;

b) sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, ai sensi dell'articolo 118 della Costituzione;

c) integrazione delle funzioni tra i diversi livelli di governo, garantendo le necessarie forme di cooperazione e le procedure di raccordo e di concertazione.

 

Art. 2 Finalità.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. La Regione interviene per:

a) definire e sostenere le azioni volte al rafforzamento ed alla qualificazione del sistema turistico regionale;

b) sostenere la crescita della competitività del sistema turistico regionale;

c) definire le politiche di valorizzazione coordinata delle risorse turistiche, tutelando e valorizzando il patrimonio dell'ambiente e dei beni culturali, il patrimonio termale, delle tradizioni locali, il turismo rurale, il turismo religioso, nonché il turismo delle produzioni agricole, enogastronomiche ed artigianali tipiche del territorio regionale;

d) promuovere e consolidare l'immagine unitaria e complessiva del sistema turistico regionale, valorizzando le risorse turistiche dei patrimoni diffusi del territorio regionale anche delle aree interne;

e) valorizzare ed incentivare il sistema delle autonomie locali, il sistema delle imprese e delle autonome espressioni associative, nell'ambito delle comunità territoriali, per assumere le iniziative di sviluppo turistico, in relazione alla diffusa presenza di risorse e del crescente ruolo dell'economia turistica nel territorio regionale;

f) favorire lo sviluppo di attività turistiche dei soggetti ai quali, ai sensi del comma 2, dell'articolo 56 del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modifiche dalla legge 4 aprile 2012 n. 35, sono stati affidati in concessione beni confiscati alla criminalità organizzata, attribuendo titolo di preferenza alle cooperative o ai consorzi di cooperative sociali di giovani di età inferiore a 35 anni;

g) promuovere i marchi che caratterizzano i prodotti ed il territorio regionale;

h) promuovere la qualità complessiva del sistema turistico regionale, dei prodotti e dei servizi turistici;

i) favorire il rafforzamento strutturale e competitivo dell'offerta turistica regionale attraverso il miglioramento della qualità dell'organizzazione delle strutture e dei servizi turistici, sostenendo il ruolo delle imprese operanti nel settore turistico, in collaborazione con gli istituti secondari superiori ed il sistema universitario italiano ed europeo, anche attraverso l'istituzione di borse di studio e di stage formativi;

l) promuovere azioni di formazione professionale per la qualificazione degli operatori e per l'alta formazione al servizio del complessivo comparto turistico;

m) favorire lo sviluppo dei servizi basati sull'utilizzo di tecnologie innovative dell'informazione e della comunicazione nella fruizione delle attrazioni delle destinazioni turistiche e nella garanzia di efficace assistenza globale al turista;

n) promuovere l'immagine turistica della Campania in ambito nazionale ed internazionale;

o) accrescere la qualità dell'accoglienza turistica e l'incremento dell'accessibilità, la tutela dei diritti di pari opportunità ed il rispetto dei doveri degli operatori e degli utenti.

 

CAPO II

Competenze degli enti territoriali

 

Art. 3 Attribuzioni della Regione.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. La Regione esercita le competenze in materia di turismo, provvedendo allo svolgimento delle seguenti funzioni amministrative:

a) la partecipazione alla definizione delle politiche e della programmazione turistica nazionale ed europea mediante la partecipazione alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, alla Conferenza unificata, al Comitato permanente di coordinamento in materia di turismo, nonché alle riunioni e all'attività dell'Enit- Agenzia nazionale del turismo;

b) la definizione delle politiche turistiche regionali;

c) la programmazione delle attività a sostegno del turismo nella Regione, favorendo le iniziative ed il coordinamento dei soggetti che operano sui territori;

d) la definizione della disciplina relativa alle imprese e alle professioni turistiche, nel rispetto dei principi generali della normativa statale in materia;

e) la definizione delle modalità di accesso, per i soggetti pubblici e privati, ai finanziamenti di diversa natura;

f) la promozione dell'immagine della Regione, delle comunità locali, del patrimonio materiale ed immateriale, delle risorse naturali, delle produzioni e dei servizi in Italia ed all'estero;

g) il riconoscimento dei poli turistici locali, di seguito denominati PTL, e la correlata vigilanza sull'attuazione dei programmi di attività dei medesimi;

h) la tutela dei diritti degli ospiti e dei visitatori;

i) l'istituzione, la regolamentazione ed il coordinamento dei servizi di informazione e di accoglienza turistica, di seguito denominati SIAT, in collaborazione, se presenti, con le associazioni di categoria degli operatori turistici maggiormente rappresentative a livello nazionale;

l) l'incentivazione ed il sostegno alle azioni di riqualificazione e di ammodernamento dei beni, degli impianti e dei servizi gestiti dalle imprese operanti per il turismo, anche con le misure dirette a favorire forme di aggregazione di imprese turistiche;

m) la determinazione e la regolamentazione degli standard di qualità delle strutture ricettive e dei servizi offerti dai soggetti operanti per il turismo migliorativi dei livelli minimi previsti dalla normativa vigente;

n) la vigilanza sulla qualità dei servizi per il turismo offerti nel territorio regionale e l'esercizio dei relativi poteri ispettivi, la tenuta, l'aggiornamento dell'elenco e la vigilanza delle associazioni senza scopo di lucro con finalità ricreative, culturali e sociali, operanti a livello nazionale con sedi operative nel territorio regionale;

o) l'impianto ed il continuo aggiornamento del sistema informativo regionale per il coordinamento della raccolta dei dati per l'elaborazione e la diffusione delle informazioni dei servizi pubblici e privati utili al turismo;

p) la regolamentazione in materia di gestione del demanio marittimo con finalità turistico-ricreative;

q) la pubblicazione annuale dell'elenco regionale delle agenzie di viaggi e turismo nel bollettino ufficiale della regione Campania.

2. La Giunta regionale provvede, entro il 31 marzo dell'anno antecedente a quello di riferimento, previo parere della Commissione consiliare competente, all'approvazione dell'atto triennale di indirizzo della Regione per il turismo, proposto dall'Assessore regionale delegato in materia di turismo entro il termine del 31 gennaio.

3. La Giunta regionale provvede, entro il 31 ottobre dell'anno antecedente a quello di riferimento, previo parere della Commissione consiliare competente, all'approvazione del programma annuale della Regione per il turismo, previsto dall'articolo 21.

4. La Regione organizza presso la scuola regionale di polizia locale percorsi formativi di polizia turistica per gli agenti di polizia locale e provinciale.

 

Art. 4 Attribuzioni delle Province e della Città metropolitana.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Le Province e la Città metropolitana esercitano le competenze in materia di turismo, provvedendo allo svolgimento dei seguenti compiti e funzioni:

a) la partecipazione alla formazione dell'atto triennale di indirizzo della Regione per il turismo previsto dall'articolo 3 comma 2;

b) la promozione dei PTL anche attraverso la partecipazione ai medesimi previsti dall'articolo 8.

 

Art. 5 Attribuzioni dei Comuni.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. I Comuni esercitano le competenze in materia di turismo, provvedendo in particolare allo svolgimento dei seguenti compiti e funzioni:

a) la promozione dei PTL anche attraverso la partecipazione ai medesimi;

b) la partecipazione all'attivazione dei SIAT;

c) l'armonizzazione per l'erogazione dei servizi pubblici in funzione delle esigenze dei flussi turistici;

d) l'organizzazione dei servizi turistici di base relativi all'accoglienza;

e) l'attuazione delle procedure amministrative in materia di strutture ricettive e di agenzie di viaggi e turismo;

f) la trasmissione alle strutture competenti dei dati relativi all'offerta turistica disponibile nel territorio comunale.

 

Art. 6 Tavolo istituzionale per le politiche turistiche.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Il tavolo istituzionale delle politiche turistiche è istituito con decreto del Presidente della Giunta regionale.

2. Il tavolo istituzionale delle politiche turistiche svolge l'attività di natura consultiva per gli atti aventi rilevanza in materia di politiche turistiche, sottoposti dall'Assessore regionale delegato in materia di turismo.

3. Il tavolo istituzionale per le politiche turistiche è composto dal Presidente della Giunta regionale o suo delegato, che lo presiede, dagli Assessori regionali delegati nelle materie della cultura, dei rapporti con gli enti locali, dei trasporti, dell'ambiente e dell'agricoltura, dal Presidente della commissione consiliare competente in materia di turismo o suo delegato, da un rappresentante per ciascun PTL, da un rappresentante per ciascuna associazione di categoria degli operatori turistici maggiormente rappresentativa a livello nazionale, dal Presidente regionale dell'Unione nazionale pro loco d'Italia (Unpli) e dal Presidente regionale dell'Associazione nazionale Comuni Italiani (Anci) e dal Presidente regionale dell'Associazione Nazionale Piccoli Comuni d'Italia (ANPCI) (2).

4. La partecipazione ai lavori del tavolo istituzionale è a titolo gratuito.

 

CAPO III

Istituzione e competenze dei poli turistici locali

 

Art. 7 Ambiti territoriali turistici omogenei.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Gli ambiti territoriali turistici omogenei sono aree delimitate nelle quali, per storia turistica o per chiara potenzialità, sono organizzate ed ottimizzate le offerte dei servizi pubblici e privati per il turismo e dove sono integrati il patrimonio umano, ambientale, produttivo e culturale del territorio.

2. La Giunta regionale, con deliberazione da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere della competente Commissione consiliare competente in materia di turismo, sentito il tavolo istituzionale per le politiche turistiche previsto dall'articolo 6, individua nel territorio della Regione, coerentemente con le previsioni della pianificazione territoriale regionale, gli ambiti territoriali turistici omogenei.

3. In ciascun ambito territoriale turistico omogeneo è prevista ed incoraggiata dalla Regione la progettazione di un PTL previsto dall'articolo 8.

 

Art. 8 Poli turistici locali.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Sono definiti poli turistici locali (PTL) le forme associative di soggetti pubblici e privati che operano per il turismo all'interno degli ambiti turistici territoriali omogenei previsti dall'articolo 7.

 

Art. 9 Finalità dei PTL.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. L'attività dei PTL ha le seguenti finalità:

a) la redazione del programma annuale dei servizi e delle attività di promozione turistica del PTL;

b) l'attuazione di interventi per il miglioramento della qualità dei servizi turistici, dell'accoglienza, dell'accesso e della ricettività, attuati o gestiti da soggetti pubblici o privati;

c) il sostegno all'attuazione di interventi, anche infrastrutturali, necessari alla qualificazione ed alla diversificazione dell'offerta turistica dell'ambito territoriale di riferimento, nonché alla riqualificazione urbana e territoriale delle località appartenenti al medesimo PTL;

d) l'inserimento di interventi di valorizzazione delle risorse locali per fini turistici all'interno degli strumenti di pianificazione e di programmazione regionale;

e) il sostegno delle attività e dei processi d'integrazione tra soggetti pubblici o privati nell'ambito del settore turistico;

f) il sostegno alla crescita della cultura dell'ospitalità nelle comunità residenti e della professionalità degli operatori del comparto.

 

Art. 10 Costituzione dei PTL (3).

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Gli enti locali ed i soggetti privati, in forma associata, maggiormente rappresentativi sul territorio nel settore turistico, che operano in un ambito territoriale turistico omogeneo, progettano e propongono alla Regione la costituzione del PTL.

2. La partecipazione congiunta di soggetti pubblici e privati alla costituzione del PTL è condizione necessaria per ottenere il riconoscimento da parte della Regione.

3. La Regione riconosce la costituzione di un PTL per ciascun ambito territoriale turistico omogeneo.

4. La costituzione dei PTL è conclusa obbligatoriamente in sede di prima applicazione, entro centoventi giorni dalla data dell'individuazione degli ambiti territoriali turistici omogenei.

5. Se in ciascun ambito territoriale turistico omogeneo gli enti pubblici ed i soggetti privati non avviano alcuna attività di concertazione per la costituzione del PTL, entro il termine previsto dal comma 4, la Regione, in raccordo con le Province, la Città metropolitana, i Comuni e le Unioni di Comuni dello stesso ambito territoriale promuove le iniziative per la sua costituzione.

6. Ai PTL possono aderire gli enti locali, i soggetti pubblici, le imprese del settore turistico nelle forme e con le modalità previste dal presente articolo, le associazioni o i consorzi di soggetti privati, ovvero i consorzi di soggetti pubblici e privati operanti nel settore turistico e culturale, che hanno sede o esercitano le proprie attività nell'ambito territoriale interessato.

7. La scelta della forma associativa, delle modalità d'intesa e della governance del PTL spetta all'autonomia dei soggetti che lo costituiscono, individuata e disciplinata nel rispetto della normativa vigente.

8. Le forme associative o gli accordi che disciplinano il PTL devono prevedere, in ogni caso, l'equilibrio tra i soggetti pubblici ed i soggetti privati.

9. La disciplina di dettaglio dei PTL, previsti dall'articolo 8, è contenuta in apposito regolamento previsto dall'articolo 29 comma 2.

 

Art. 11 Procedimento di istituzione dei PTL.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Ai fini del riconoscimento del PTL il promotore presenta apposita istanza alla struttura amministrativa regionale competente in materia di turismo, corredata da:

a) l'elenco dei soggetti costituenti ed aderenti al PTL;

b) l'atto costitutivo del PTL;

c) il piano economico-finanziario per il funzionamento gestionale e per le attività del PTL.

2 La Giunta regionale delibera il riconoscimento dei PTL, sentito il parere del tavolo istituzionale previsto dall'articolo 6 ed il parere della Commissione consiliare competente e dispone la pubblicazione degli atti nel bollettino ufficiale della regione.

3. Il parere previsto dal comma 2 si ritiene acquisito se non è espresso entro trenta giorni dalla data della richiesta della Giunta regionale.

 

Art. 12 Programma annuale dei servizi e delle attività dei PTL.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Ciascun PTL, riconosciuto ai sensi dell'articolo 11, definisce il programma annuale dei servizi e delle attività; il programma contiene i seguenti elementi:

a) l'analisi dell'ambito territoriale di riferimento, nonché degli specifici strumenti di pianificazione ed i progetti di sviluppo già in corso o in via di definizione;

b) il piano di gestione dei servizi dell'accoglienza;

c) i finanziamenti attivati e programmati nell'ambito territoriale turistico omogeneo;

d) le linee di intervento ed il dettaglio delle attività;

e) le criticità rilevate, gli obiettivi da perseguire ed i risultati attesi;

f) la sostenibilità sociale ed ambientale di ciascun intervento;

g) la connessione tra le proposte del PTL e gli interventi già previsti da altri soggetti istituzionali;

h) il piano finanziario con indicazione delle forme e delle fonti di finanziamento;

i) il cronoprogramma delle attività.

2. Il programma annuale dei servizi e delle attività dei singoli PTL deve essere coerente con l'atto triennale di indirizzo della Regione per il turismo previsto dal comma 2 dell'articolo 3. Ciascun PTL approva il programma annuale dei servizi e delle attività entro il 30 giugno dell'anno antecedente a quello di riferimento e lo trasmette alla Regione entro trenta giorni dalla sua approvazione.

 

Art. 13 Attività di controllo ed obblighi dei PTL.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. La Regione verifica la coerenza dei programmi annuali dei servizi e delle attività dei PTL, in relazione all'atto triennale di indirizzo della Regione per il turismo previsto dall'articolo 3 comma 2.

2. La Regione svolge le funzioni di controllo nell'attuazione dei programmi annuali dei servizi e delle attività dei singoli PTL ed in particolare verifica lo stato di avanzamento dei programmi, gli aspetti finanziari ed economici, la tempistica degli interventi e la rispondenza delle attività svolte in relazione a quanto programmato.

3. Ai fini della verifica prevista dal comma 2, ogni PTL, entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, presenta alla Giunta regionale una relazione consuntiva dettagliata sulle attività svolte e sui risultati conseguiti nell'anno precedente, corredata dal rendiconto di ordine finanziario e contabile.

 

Art. 14 Revoca del riconoscimento dei PTL.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale delegato in materia di turismo, revoca il riconoscimento dei PTL nei seguenti casi:

a) il mancato svolgimento della propria attività;

b) l'accertata inadempienza rispetto alle finalità istitutive o ai comportamenti e alle attività in contrasto con le medesime finalità;

c) la difformità delle attività realizzate rispetto al programma annuale dei servizi e delle attività previsto dall'articolo 12;

d) l'irregolarità nel funzionamento o nella gestione del PTL;

e) il recesso di oltre la metà dei soggetti costituenti il PTL;

f) la sopravvenuta carenza dei requisiti costitutivi previsti dall'articolo 10.

2. In caso di revoca del riconoscimento del PTL, le finalità di competenza sono perseguite dalla Regione. La Regione non subentra in alcun rapporto contrattuale ed in alcun onere finanziario del disciolto PTL.

 

CAPO IV

Agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali della Campania

 

Art. 15 Agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali della Campania.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. È istituita l'agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali della Campania, di seguito denominata agenzia, ente pubblico non economico, strumentale, dotato di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale e contabile.

2. Lo statuto ed il regolamento dell'agenzia sono emanati dal Presidente della Giunta regionale, previa deliberazione della Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

3. L'agenzia svolge le attività di interesse regionale in materia di promozione del turismo e dei beni culturali della Regione, a supporto delle finalità previste dalla presente legge, nel rispetto degli atti di indirizzo e di programmazione regionale, nonché delle direttive degli organi di indirizzo della Regione.

4. L'agenzia organizza ogni attività ed iniziativa, in Italia ed all'estero, per favorire la promozione del turismo e dei beni culturali della Regione, garantendo l'unitarietà, il coordinamento e l'efficacia degli interventi.

5. L'agenzia opera per alimentare e diffondere l'immaginario turistico-culturale della Regione e per raccogliere, armonizzare, aggiornare e rendere accessibili i flussi di informazione dei servizi del turismo, della cultura e dei beni culturali intesi come inscindibile patrimonio culturale della Regione (4).

6. L'agenzia aggiorna i contenuti e gli strumenti della comunicazione dell'offerta turistica con i sistemi avanzati della conoscenza scientifica e tecnologica, anche nell'ambito della cultura e dei beni culturali (5).

7. L'agenzia gestisce le attività dei club di prodotto nell'ambito delle politiche turistiche regionali; svolge le attività di promozione e di marketing territoriale, anche attraverso il raccordo delle azioni dei singoli PTL; assicura il monitoraggio dei flussi turistici in Campania; verifica le variazioni quali-quantitative dei servizi; verifica le principali variabili economiche e sociali che influenzano la domanda e l'offerta turistica; rileva disservizi e reclami; esegue indagini conoscitive sulla qualità dei servizi; fornisce il supporto conoscitivo alla programmazione delle attività promozionali e degli investimenti; propone alla Regione l'attuazione di interventi in funzione delle tendenze della domanda turistica nazionale ed internazionale. L'agenzia supporta la Regione nel coordinamento delle azioni delle fondazioni culturali cui l'Ente partecipa al fine della promozione del territorio regionale inteso come complessivo distretto turistico-culturale (6).

8. L'agenzia annualmente, sulla base delle indicazioni provenienti dalle istituzioni locali e centrali, predispone l'avviso pubblico per la selezione di progetti che prevedono l'avvio di attività turistiche promosso dai soggetti previsti dal comma 2, dell'articolo 56 del decreto legge n. 5/2012, convertito con modifiche dalla legge n. 35/2012, attribuendo titolo di preferenza alle cooperative o ai consorzi di cooperative sociali di giovani di età inferiore ai trentacinque anni.

 

Art. 16 Organi dell'agenzia.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Sono organi dell'agenzia:

a) il Consiglio di indirizzo;

b) il Direttore generale;

c) il Collegio dei revisori dei conti.

 

Art. 17 Consiglio di indirizzo dell'agenzia.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Il Consiglio di indirizzo dell'agenzia, presieduto dal Presidente della Giunta regionale o suo delegato, è nominato dal Consiglio regionale ed è composto da:

a) cinque esperti nel settore turistico e culturale, nominati dal Presidente della Giunta regionale, su proposta dell'assessore delegato in materia di turismo, dei quali uno designato dall'Unione regionale delle camere di commercio e tre dalle associazioni di categoria del settore turistico ed agrituristico, facenti riferimento alle confederazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale (7);

b) cinque esperti nelle materie della cultura, del turismo, del marketing territoriale, della comunicazione, dell'economia e gestione dei beni e attività culturali, della ricerca scientifica applicata alla cultura (8).

2. Il Consiglio di indirizzo dell'agenzia resta in carica per l'intera legislatura e fino all'insediamento della nuova Giunta regionale.

3. La partecipazione al Consiglio di indirizzo dell'agenzia è a titolo gratuito.

4. Alle riunioni del Consiglio di indirizzo partecipa, con funzione consultiva, il direttore generale dell'agenzia. Il Consiglio di indirizzo si riunisce, su convocazione del Presidente, almeno due volte l'anno.

5. Al Consiglio di indirizzo sono attribuiti i seguenti compiti:

a) definisce le linee programmatiche in base alle quali il direttore generale elabora il piano esecutivo delle attività dell'agenzia previsto dall'articolo 18 comma 3 lettera c). Le proposte devono essere coerenti con l'atto triennale di indirizzo della Regione per il turismo, previsto dall'articolo 3 comma 2 e con il programma annuale della Regione per il turismo, previsto dall'articolo 21;

b) verifica l'attuazione degli indirizzi con particolare riferimento alle scelte strategiche dell'ente ed alla realizzazione dei programmi operativi.

 

Art. 18 Direttore generale dell'agenzia.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Il Direttore generale dell'agenzia è nominato dal Presidente della Giunta regionale, su proposta dell'assessore delegato in materia di turismo e dei beni culturali, previo parere della Commissione consiliare competente ed è scelto tra i soggetti iscritti nel ruolo del personale dirigente della pubblica amministrazione ovvero tra esperti e professionisti esterni all'amministrazione regionale, in possesso dei seguenti requisiti:

a) diploma di laurea del vecchio ordinamento, diploma di laurea magistrale o diploma di laurea specialistica;

b) esperienza di direzione tecnica o amministrativa in enti, aziende, strutture pubbliche o private nei settori del turismo, della cultura e dei beni culturali (9).

2. Il direttore generale resta in carica per tre anni, salvo conferma.

3. Il direttore generale:

a) ha la rappresentanza legale dell'agenzia;

b) predispone lo statuto ed il regolamento dell'agenzia previsti dall'articolo 15 comma 2, da trasmettere alla Giunta regionale per l'approvazione;

c) propone, entro il 30 aprile dell'anno antecedente a quello di riferimento, in coerenza con l'atto triennale di indirizzo della Regione per il turismo, previsto dall'articolo 3 comma 2, e con il programma annuale della Regione per il turismo, previsto dall'articolo 21, il piano esecutivo delle attività dell'agenzia, da trasmettere alla Giunta regionale per l'approvazione;

d) redige i bilanci preventivi ed i conti consuntivi dell'agenzia, nel rispetto delle disposizioni previste dall'articolo 5 della legge regionale 30 aprile 2002, n. 7 (Ordinamento contabile della regione Campania, articolo 34, comma 1 decreto legislativo 28 marzo 200, n. 76) da trasmettere alla Regione per l'approvazione;

e) è responsabile dell'organizzazione e della gestione del personale dell'agenzia;

f) svolge le attività previste dallo statuto e dal regolamento dell'agenzia; trasmette alla Giunta regionale e alla Commissione consiliare competente, con cadenza semestrale, la relazione delle attività dell'agenzia, dei flussi turistici e degli obiettivi previsti dall'articolo 15 comma 7 (10);

g) trasmette alla Giunta regionale ed alla Commissione consiliare competente con cadenza semestrale, la relazione delle attività dell'agenzia, dei flussi turistici e degli obiettivi previsti dall'articolo 15 comma 7.

4. Il trattamento economico del direttore generale dell'agenzia è commisurato al trattamento economico previsto per i direttori generali del personale del ruolo della Giunta regionale.

 

Art. 19 Collegio dei revisori dei conti dell'agenzia.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Il Collegio dei revisori dei conti dell'agenzia, composto da tre membri effettivi e due membri supplenti, scelti, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, lettera e) del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo) convertito, con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011 n. 148 mediante estrazione da un elenco i cui iscritti siano in possesso dei requisiti previsti dai principi contabili internazionali, abbiano la qualifica di revisori legali di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 (Attuazione della direttiva 2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica la direttiva 78/660/CEE e la direttiva 83/349/CEE), e che abroga la direttiva 84/253/CEE.), e siano in possesso di specifica qualificazione professionale in materia di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria anche degli enti locali, secondo i criteri individuati dalla Corte dei Conti, è nominato dal Consiglio regionale.

2. I revisori restano in carica per tre anni e conservano la carica fino alla nomina del nuovo collegio.
Il mandato dei revisori dei conti può essere rinnovato per non più di una sola volta consecutiva.

3. Il Collegio dei revisori dei conti provvede a:

a) esprimere il parere sulle proposte del bilancio di previsione, delle variazioni di bilancio e del conto consuntivo dell'agenzia;

b) vigilare sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione dell'agenzia relativamente all'acquisizione delle entrate, all'effettuazione delle spese, all'attività contrattuale, all'amministrazione dei beni, alla correttezza dei bilanci, alla completezza della documentazione, agli adempimenti fiscali e alla tenuta della contabilità;

c) riferire alla Regione sulle gravi irregolarità di gestione;

d) verificare, con cadenza trimestrale, la situazione di cassa dell'agenzia;

e) predisporre la relazione di accompagnamento al bilancio consuntivo e previsionale;

f) svolgere ogni altro compito ad esso attribuito dallo statuto.

4. Gli atti del collegio dei revisori sono trasmessi alla Giunta regionale.

 

Art. 20 Personale dell'agenzia.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. La Giunta regionale, su proposta del direttore generale, approva la dotazione organica dell'agenzia.

2. La dotazione organica dell'agenzia è composta dal personale proveniente dai disciolti enti.

 

Art. 21 Programma annuale della Regione per il turismo.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. La Giunta regionale, su proposta dell'assessore delegato in materia di turismo e in coerenza con il bilancio regionale, previo parere della Commissione consiliare competente in materia di turismo, entro il 31 ottobre di ciascun anno, approva il programma annuale della Regione per il turismo, in coerenza con l'atto di indirizzo triennale della Regione per il turismo, previsto dall'articolo 3 comma 2.

2. Il programma annuale della Regione per il turismo comprende il piano esecutivo delle attività dell'agenzia ed i programmi dei servizi e delle attività proposti dai PTL.

3. Con la medesima delibera la Giunta regionale stabilisce le risorse destinate al sostegno del piano esecutivo delle attività dell'agenzia, di cui all'articolo 18, comma 3 lettera c) e dei programmi annuali dei servizi e delle attività dei PTL, previsti dall'articolo 12.

4. Il programma annuale, sulla base delle risorse nazionali, regionali ed europee disponibili, prevede le indicazioni per le forme di sostegno e di incentivazione contenute nell'avviso pubblico di cui all'articolo 15, comma 8 per la selezione di progetti che prevedono l'avvio di attività economiche connesse al turismo promossi da soggetti, singoli o associati, con la partecipazione di giovani, ai quali sono stati affidati beni confiscati alla criminalità organizzata.

 

Art. 22 Procedure per lo scioglimento degli enti provinciali per il turismo e delle aziende autonome di cura, soggiorno e turismo.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Le procedure per lo scioglimento degli enti provinciali per il turismo e delle aziende autonome di cura, soggiorno e turismo sono portate a compimento entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. La Regione subentra nei rapporti giuridici attivi e passivi dei disciolti enti previsti dal comma 1, con esclusione di quelli relativi al personale.

3. Il personale dei disciolti enti di cui al comma 1, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, è trasferito nei ruoli del personale della costituenda agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali della Campania con le qualifiche e le anzianità di servizio possedute alla medesima data, senza soluzione di continuità e fatto salvo la determinazione dei rapporti di lavoro con il personale che afferisce alle competenze dirette della Giunta regionale.

4. Allo stesso personale è riconosciuto il mantenimento del trattamento economico fondamentale in godimento all'atto dell'inquadramento nell'organico della Regione Campania; eventuali differenze tra la retribuzione fondamentale in godimento presso l'ente di provenienza e quella spettante a seguito del trasferimento nei ruoli del personale regionale, saranno corrisposte a titolo di assegno personale riassorbibile in sede di applicazione di futuri miglioramenti contrattuali, discendenti da rinnovi del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto regioni ed autonomie locali.

5. Fino alla data dell'effettivo esercizio dell'agenzia regionale gli enti provinciali per il turismo e le aziende continuano ad esercitare le loro funzioni presso l'attuale sede.

6. Il personale previsto dal comma 3 può essere altresì, assegnato ai Comuni a domanda e previa intesa con i medesimi enti locali interessati, per la cura delle attività di informazione e di accoglienza turistica previste dagli articoli 3 e 5.

7. Nelle procedure di liquidazione la Regione adotta ogni atto per l'acquisizione e la conservazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, culturale ed archivistico degli enti e delle aziende disciolte di cui al comma 1, e dispone la revoca immediata delle concessioni, delle autorizzazioni e delle convenzioni con terzi in essere, a qualsiasi titolo adottate.

8. Per lo svolgimento delle funzioni connesse alla soppressione e alla gestione degli enti in liquidazione, il Presidente della Giunta regionale nomina per ciascun ente, con proprio decreto e su proposta dell'assessore competente in materia, il commissario liquidatore scelto tra il personale di ruolo della Regione.

9. Per quanto previsto ai commi 7 e 8, entro il termine indicato al comma 1, il commissario liquidatore provvede:

a) all'inventario dei beni mobili ed immobili di proprietà dell'ente;

b) alla ricognizione dei rapporti giuridici attivi e passivi e dei procedimenti di contenzioso eventualmente pendenti;

c) alla formazione del conto consuntivo e del piano di liquidazione;

d) allo svolgimento di ogni altra attività necessaria per l'assolvimento dei compiti connessi alla soppressione degli enti.

10. Il commissario liquidatore sottopone all'approvazione della Giunta regionale l'elenco delle eventuali situazioni giuridico-patrimoniali da liquidare e l'inventario dei beni.

11. Gli atti posti in essere dal commissario liquidatore nell'esercizio delle proprie funzioni sono sottoposti al controllo della Giunta regionale.

 

CAPO V

Associazioni Pro loco

 

Art. 23 Associazioni Pro loco.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. La Regione valorizza il ruolo delle associazioni pro loco nelle diverse ed autonome espressioni culturali e riconosce il valore sociale delle medesime liberamente costituite e delle loro attività come espressione di partecipazione, di solidarietà e di pluralismo.

2. La Regione riconosce il ruolo di coordinamento dell'Unpli, di tutte le associazioni di settore rappresentative di associazioni Pro Loco, regolarmente costituite e con sedi in tutte le province campane e nella Città metropolitana di Napoli, nelle sue articolazioni regionali e provinciali, come associazione rappresentativa delle pro loco attive sul territorio campano (11).

 

Art. 24 Albo regionale delle pro loco (12).

In vigore dal 26 agosto 2014

1. È istituito l'albo regionale delle associazioni pro loco.

2. Le modalità di gestione dell'albo ed i requisiti necessari alle associazioni pro loco per la relativa iscrizione sono disciplinati da apposito regolamento.

3. L'albo regionale delle pro loco è pubblicato ed è aggiornato annualmente in apposita sezione del sito della Regione.

 

Art. 25 Contributi in favore delle associazioni pro loco e dell'Unpli (14).

In vigore dal 26 agosto 2014

1. La Regione, nei limiti delle risorse attribuite con legge di bilancio, incentiva le attività delle associazioni pro loco e dell'Unpli, di tutte le associazioni di settore rappresentative di associazioni Pro Loco, regolarmente costituite e con sedi in tutte le province campane e nella Città metropolitana di Napoli, mediante contributi assegnati in relazione ai programmi di attività redatti in coerenza con la programmazione regionale in materia di turismo e con la programmazione del PTL di riferimento, secondo le modalità stabilite da apposito regolamento (13).

 

CAPO VI

Servizi di informazione ed accoglienza turistica e diritti del turista

 

Art. 26 Servizi di informazione ed accoglienza turistica.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. I SIAT svolgono le attività di informazione e di accoglienza turistica, assicurando i seguenti servizi essenziali:

a) le informazioni e la distribuzione di materiale promozionale;

b) le informazioni sull'organizzazione dei servizi, sulla disponibilità ricettiva e sulla ristorazione;

c) le informazioni sull'offerta di servizi turistici, di itinerari di visita e di escursioni personalizzate;

d) la collaborazione alla raccolta e alla trasmissione dei dati richiesti dai PTL, dagli enti pubblici territoriali e dalla Regione;

e) l'assistenza del turista per i servizi turistici locali.

2. Per assicurare i servizi previsti dal comma 1 la Regione promuove l'informatizzazione dei SIAT.

3. I SIAT sono organizzati e coordinati dall'agenzia con la collaborazione dei Comuni, delle associazioni pro loco, dei PTL e delle associazioni del settore turistico.

4. I servizi prestati dalle strutture SIAT sono a titolo gratuito per gli utenti e per le imprese.

 

Art. 27 Carta dei servizi turistici.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. L'agenzia predispone ed aggiorna per le aree di competenza la carta dei servizi turistici regionali, contenente:

a) la presentazione dei siti turistici e degli attrattori culturali;

b) l'indicazione delle strutture ricettive, delle strutture fieristiche, dei centri congressuali, dei servizi di ristorazione, delle strutture sanitarie, dei sistemi di trasporto, delle principali attività commerciali e delle attrezzature sportive e del tempo libero;

c) la descrizione dei prodotti enogastronomici ed artigianali tipici dell'area territoriale;

d) l'elenco delle principali manifestazioni culturali, musicali, fieristiche e congressuali;

e) l'indicazione dei numeri telefonici utili.

2. La carta dei servizi turistici regionali definisce il livello essenziale dei servizi garantiti, le relative modalità e gli standard di qualità. ed è redatta con la collaborazione dei SIAT, ove esistenti, dei PTL in almeno quattro lingue, ed è distribuita presso gli uffici SIAT, le associazioni pro loco, le stazioni ferroviarie e marittime, gli aeroporti, i principali esercizi commerciali e le agenzie di viaggio e turismo.

 

Art. 28 Carta dei diritti del turista.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. L'agenzia predispone ed aggiorna la carta dei diritti del turista contenente le informazioni obbligatorie, definisce e riconosce i diritti essenziali che sono garantiti al turista come consumatore e fruitore di prodotti e di servizi del territorio.

2. La carta dei diritti del turista, indica le modalità di esercizio e le corrispondenti tutele dei diritti ed è redatta in almeno quattro lingue.

 

Art. 29 Regolamenti attuativi.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Il Presidente della Giunta regionale emana, previa deliberazione della Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i regolamenti attuativi previsti dagli articoli 15, 24 e 25.

2. Il Presidente della Giunta regionale emana, previa deliberazione della Giunta regionale, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il regolamento attuativo previsto dall'articolo 10.

3. Il Presidente della Giunta regionale emana, previa deliberazione della Giunta regionale, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il regolamento attuativo per la disciplina del turismo rurale, definendo le tipologie dei servizi, le modalità di esercizio dell'attività e le caratteristiche strutturali e dimensionali degli immobili.

 

Art. 30 Abrogazioni.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogate le seguenti leggi regionali:

a) legge regionale 9 novembre 1974, n. 62 (Istituzione dell'azienda autonoma di cura, soggiorno e turismo delle isole di Ischia e di Procida);

b) legge regionale 29 marzo 1984, n. 24 (Interventi promozionali per l'incremento in Campania delle correnti turistiche italiane ed estere);

c) legge regionale 7 dicembre 1993, n. 41 (Assetto normativo degli enti turistici periferici a seguito della soppressione del Ministero del turismo, sport e spettacolo);

d) legge regionale 25 gennaio 1995, n. 3 (Ulteriore proroga delle funzioni attribuite ai Commissari di cui agli articoli 2 e 3 della legge regionale 7 dicembre 1993, n. 41, concernente l'assetto normativo degli enti turistici periferici a seguito della soppressione del Ministero del turismo, sport e spettacolo).

2. A decorrere dalla data di istituzione dell'albo regionale delle pro loco, previsto dall'articolo 24, sono abrogate le seguenti leggi regionali:

a) legge regionale 9 novembre 1974, n. 61 (Istituzione albo regionale delle Associazioni pro loco);

b) legge regionale 15 febbraio 2005, n. 7 (Modifica della legge regionale 9 novembre 1974, n. 61 avente ad oggetto l'istituzione dell'albo regionale delle associazioni pro loco).

 

Art. 31 Norma finanziaria.

In vigore dal 26 agosto 2014

1. Al finanziamento della presente legge concorrono, nei limiti delle disponibilità finanziarie di bilancio:

a) le risorse provenienti da fondi dell'Unione Europea;

b) le risorse statali;

c) le risorse regionali;

d) le risorse provenienti da altri soggetti del settore pubblico o privato.

2. Per l'anno 2014, nel rispetto ed in applicazione dell'articolo 9 del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, la copertura finanziaria, ivi compresi gli oneri per il trasferimento del personale degli enti provinciali per il turismo e delle aziende cura soggiorno e turismo nei ruoli del personale della costituenda agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali della Campania, nonché gli oneri per la gestione transitoria prevista fino alla completa attuazione della presente legge, è assicurata dalle risorse appostate nella Missione 07, Programma 01, Titolo 1, per un importo complessivo pari ad euro 9.625.000,00, destinati al finanziamento dei predetti enti.

3. Per gli anni successivi per quanto riguarda le risorse regionali, fatta salva la spesa per il funzionamento dell'agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali della Campania, si fa fronte alla spesa destinata alle associazioni pro loco ed all'Unpli, nonché alla spesa destinata al cofinanziamento degli interventi relativi al programma annuale di sviluppo turistico regionale, con l'utilizzo delle risorse previste nella Missione 07, Programma 01, Titolo 1 nei limiti delle disponibilità finanziarie previste dall'annuale legge di bilancio.

4. Agli adempimenti previsti dalla presente legge si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie già previste a legislazione vigente.

La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

È fatto obbligo a chiunque spetti, di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Campania.

L.R. LIGURIA 4 ottobre 2006, n. 28

L.R. LIGURIA 4 ottobre 2006, n. 28 (1)

Organizzazione turistica regionale (2) (3).

 

 

(1) Pubblicata nel B.U. Liguria 4 ottobre 2006, n. 14, parte prima.

(2) Con Delib.Ass.Legisl. 15 luglio 2008, n. 31 è stato approvato il piano turistico regionale 2008-2010, ai sensi della presente legge.

(3) Ai sensi dell'art. 7, comma 1 e comma 2, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 la figura del Presidente dell'Agenzia "In Liguria" di cui alla presente legge è soppressa e le relative funzioni sono svolte dal Direttore generale dell'Agenzia stessa, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

 

Il Consiglio regionale ha approvato.

Il Presidente della Giunta

promulga la seguente legge regionale:

 

 

Capo I - Organizzazione Turistica Regionale

 

Art. 1

Finalità ed ambito di applicazione.

1. La Regione riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio ligure e per la crescita culturale e sociale della persona e della collettività.

2. Per i fini di cui al comma 1 la presente legge, in osservanza delle disposizioni contenute nel Titolo V della Costituzione e nel rispetto del principio di economicità, sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, disciplina l'organizzazione turistica regionale, definendo, a tal fine, le funzioni esercitate dalla Regione, dalla Città metropolitana di Genova (di seguito denominata Città metropolitana), dai comuni e dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA), dall'Agenzia di promozione turistica "In Liguria" di cui al Capo IV (di seguito denominata Agenzia) (4).

3. La presente legge valorizza e promuove la partecipazione dei soggetti pubblici e privati interessati allo sviluppo e alla qualificazione del turismo ligure e la sussidiarietà dell'azione pubblica a sostegno dell'iniziativa imprenditoriale privata e del migliore utilizzo degli investimenti pubblici (5).

(4) Comma così sostituito dall'art. 29, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «2. Per i fini di cui al comma 1 la presente legge, in osservanza delle disposizioni contenute nel titolo V della Costituzione e nel rispetto del principio di sussidiarietà, disciplina l'organizzazione turistica regionale, definendo inoltre le funzioni attribuite alla Regione, alle Province e ai Comuni.».

(5) Comma così sostituito dall'art. 29, comma 2, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «3. La presente legge, inoltre, valorizza e promuove la partecipazione dei soggetti, pubblici e privati, interessati allo sviluppo e alla qualificazione del turismo ligure, nonché il ruolo dei Sistemi Turistici Locali (di seguito denominati STL), di cui alla legge 29 marzo 2001, n. 135 (Riforma della legislazione nazionale sul turismo).».

Art. 2

Competenze della Regione (6).

1. La Regione esercita le seguenti funzioni in materia di turismo:

a) la programmazione turistica regionale di cui all'articolo 7;

b) la promozione in Italia e all'estero dell'immagine unitaria e complessiva della Liguria, anche mediante l'Agenzia;

c) la cura dei rapporti con gli organi centrali dello Stato, con l'Unione Europea ed il coordinamento con le altre regioni italiane ed europee;

d) la studio dei mercati, lo sviluppo di ricerche sull'innovazione e la qualificazione dell'offerta turistica, anche mediante l'Osservatorio turistico regionale, in collaborazione con il sistema delle camere di commercio mediante la stipula di appositi accordi;

e) l'incentivazione, l'innovazione e l'internazionalizzazione dell'offerta turistica ligure, anche mediante l'assegnazione di finanziamenti alle imprese turistiche e/o alle loro aggregazioni;

f) la determinazione, l'assegnazione, il monitoraggio e le verifiche delle risorse finanziarie da destinare alla promozione ed accoglienza turistica, effettuata dagli uffici di informazione ed accoglienza turistica (IAT) gestiti da enti pubblici;

g) la compartecipazione ad iniziative turistiche di interesse regionale sulla base di criteri approvati con deliberazione della Giunta regionale;

h) la creazione, l'istituzione e la gestione di marchi di promozione e valorizzazione del patrimonio turistico regionale, nonché, mediante l'attività dell'Agenzia, di marchi sub regionali, del territorio e dei prodotti tipici, di iniziative e di eventi sul territorio, effettuate dalla Città metropolitana, dai comuni e da altri soggetti;

i) lo sviluppo del sistema informatico-informativo turistico regionale con particolare riguardo al portale turistico regionale, la cui gestione è affidata all'Agenzia che rappresenta il punto comune di accesso dei servizi offerti e delle attività svolte dai soggetti operanti nella regione Liguria nel settore turistico;

l) l'accertamento dei requisiti per l'esercizio delle professioni turistiche e della professione di guida alpina;

m) le procedure per l'apertura e l'esercizio delle attività delle agenzie di viaggio e turismo, nonché delle associazioni senza scopo di lucro per l'attività di organizzazione e intermediazione di viaggi e soggiorni turistici;

n) il riconoscimento delle associazioni Pro loco ai sensi della normativa regionale;

o) la classificazione e il controllo delle strutture ricettive;

p) la raccolta e l'elaborazione dei dati statistici sulle strutture ricettive e sul movimento turistico, anche mediante specifico sistema informatico regionale;

q) le funzioni e le attività che si rendano necessarie per esigenze di carattere unitario o straordinario ai sensi della normativa vigente.

(6) Articolo così sostituito dall'art. 30, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «Art. 2. Competenze della Regione. 1. La Regione esercita le seguenti funzioni in materia di turismo:

a) la promozione in Italia e all'estero di un'immagine unitaria e complessiva della Liguria;

b) la programmazione turistica regionale;

c) la determinazione, il coordinamento e l'assegnazione delle risorse finanziarie da destinare alla promozione ed accoglienza turistiche del territorio ligure ed alle iniziative turistiche di interesse regionale;

d) la cura dei rapporti con gli organi centrali dello Stato, con l'Unione Europea ed il coordinamento con le altre Regioni;

e) l'incentivazione e l'innovazione dell'offerta turistica ligure fondata principalmente sui STL;

f) lo sviluppo di una puntuale conoscenza dei mercati di studi e ricerche sull'innovazione e la qualificazione dell'offerta turistica, anche mediante l'Osservatorio turistico regionale, in collaborazione con il sistema delle Camere di Commercio anche attraverso la stipula di apposite convenzioni;

g) la creazione, l'istituzione e la gestione di marchi di promozione e valorizzazione del patrimonio turistico regionale;

h) la gestione e lo sviluppo del sistema informatico-informativo turistico regionale con particolare riguardo al Portale turistico regionale, che rappresenta il punto comune di accesso dei servizi offerti e delle attività svolte dai soggetti operanti in Liguria;

i) il monitoraggio delle azioni promozionali effettuate da terzi per le attività alle quali la Regione contribuisce;

l) il riconoscimento dei STL;

m) le funzioni e le attività che si rendano necessarie per esigenze di carattere unitario o straordinario ai sensi della normativa vigente.».

Art. 3

Competenze delle Province (7).

[1. Sono attribuite alle Province le seguenti funzioni amministrative:

a) l'accertamento dei requisiti professionali per lo svolgimento delle attività di cui alla legge regionale 23 dicembre 1999, n. 44 (Norme per l'esercizio delle professioni turistiche);

b) l'autorizzazione delle attività delle agenzie di viaggio e turismo e delle associazioni senza scopo di lucro, ai sensi della legge regionale 24 luglio 1997, n. 28 (Organizzazione e intermediazione di viaggi e soggiorni turistici) e successive modificazioni;

c) il riconoscimento delle associazioni Pro loco e la concessione di contributi ai sensi della legge regionale 11 aprile 1996, n. 17 (Disciplina delle Associazioni Pro Loco) e successive modificazioni;

d) la classificazione, la gestione delle tariffe e la raccolta dati per l'Enit delle strutture ricettive;

e) la raccolta e l'elaborazione dei dati statistici sulle strutture ricettive e sul movimento turistico, anche mediante specifico sistema informatico regionale. I titolari delle strutture ricettive sono tenuti a fornire i dati di cui alla presente lettera secondo le modalità definite con apposito atto della Giunta regionale;

f) la concessione e l'erogazione di contributi, sia in conto capitale che in conto interessi, in materia di incentivazione dell'offerta turistica sulla base dei programmi regionali ed in conformità alla legge regionale 17 marzo 2000, n. 19 (Incentivi per la qualificazione e lo sviluppo dell'offerta turistica);

g) l'accoglienza turistica tramite gli IAT, nel rispetto dei principi di omogeneità stabiliti con linee-guida approvate dalla Regione, di concerto con il Comitato di coordinamento di cui all'articolo 7 e con i STL; per quanto riguarda il territorio comunale genovese l'accoglienza e la promozione locale sono delegate al Comune di Genova. Le Province ed il Comune di Genova subentrano nella gestione degli IAT ubicati nei propri territori che, al momento della soppressione delle APT, dipendono direttamente da queste. Per gli altri IAT, le Province ed il Comune di Genova garantiscono attraverso convenzioni la loro continuità, se ne sussistono le esigenze turistico-informative;

h) la promozione locale, del territorio e dei prodotti tipici, ovvero le iniziative e gli eventi sul territorio, atti a migliorare ed arricchire l'accoglienza, in coordinamento con i Comuni ed i STL;

i) ogni altra funzione già svolta dalle APT e non espressamente attribuita ad altro ente dalla presente legge.

2. Le Province, per quanto concerne le attività di cui alla lettera e) del comma 1, trasmettono i dati raccolti alla Regione, ai fini della implementazione dell'Osservatorio turistico regionale di cui all'articolo 2, comma 1, lettera e).

3. Le Province concorrono alla valorizzazione del proprio territorio, promuovono e coordinano i STL, favorendone la reciproca collaborazione, al fine di realizzare iniziative omogenee di carattere provinciale coerenti con la programmazione turistica regionale].

(7) Articolo abrogato dall'art. 31, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge.

Art. 4

Disposizioni per l'esercizio delle funzioni attribuite alle Province (8).

[1. Le Province sono tenute a fornire alla Regione informazioni e dati relativi alle funzioni attribuite dalla presente legge e, annualmente, una relazione sull'andamento delle funzioni stesse.

2. La Regione mette a disposizione delle Province ogni utile elemento conoscitivo in suo possesso.

3. Per il costo del personale addetto agli uffici IAT, nell'ambito dell'esercizio delle funzioni attribuite ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera g), sono assegnate annualmente specifiche risorse finanziarie alle Province e al Comune di Genova compatibilmente con le disponibilità di bilancio. La Regione attribuisce inoltre alle Province e al Comune di Genova risorse finanziarie per le altre spese di funzionamento degli IAT gestiti direttamente e per quelle sostenute a titolo di convenzione o di contribuzione per gli IAT gestiti da terzi. Le risorse di cui al presente comma sono attribuite dalla Regione compatibilmente con le disponibilità di bilancio (9).

4. Per l'esercizio delle funzioni di cui all'articolo 3, comma 1, lettera h), la Regione attribuisce annualmente alle Province e al Comune di Genova risorse, compatibilmente con le disponibilità di bilancio, tenendo conto dei contributi regionali assegnati alle APT nel corso dell'esercizio 2006 per le attività di promozione locale. Per le Province il costo del personale addetto alla promozione locale è calcolato nell'ambito delle risorse di cui al comma 6 (10).

5. Per i contributi alle Associazioni Pro loco la Regione assegna annualmente alle Province gli stanziamenti previsti dall'articolo 5 della legge regionale 11 aprile 1996, n. 17 (Disciplina delle associazioni pro loco) e successive modificazioni.

6. Per l'esercizio delle ulteriori funzioni attribuite alle Province dall'articolo 3, sono assegnati alle stesse i finanziamenti pari al costo della dotazione organica necessaria all'espletamento di dette funzioni, approvata dalla Giunta regionale previo confronto con le Amministrazioni provinciali. Il totale dei fondi assegnati è determinato dalla Regione compatibilmente con le disponibilità di bilancio, tenendo conto di quanto assegnato alle Province per analoghe finalità nel 2007. I finanziamenti vengono, comunque, adeguati ai costi per il personale previsti dai contratti collettivi nazionali di comparto (11).

7. Annualmente la Giunta regionale adegua il costo di cui al comma 6, qualora intervengano variazioni nelle funzioni attribuite che comportino modifiche dei carichi di lavoro].

(8) Il presente articolo, già modificato dall'art. 11, comma 1, L.R. 3 aprile 2007, n. 14, è stato poi così sostituito dall'art. 1, comma 1, L.R. 1° agosto 2008, n. 29 e, successivamente, abrogato dall'art. 32, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge n. 15/2015.

(9) Comma così modificato dall'art. 26, comma 1, L.R. 24 dicembre 2010, n. 22, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 32 della medesima legge) e dall'art. 14, L.R. 21 dicembre 2012, n. 50, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 27 della medesima legge).

(10) Comma così modificato dall'art. 26, comma 2, L.R. 24 dicembre 2010, n. 22, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 32 della medesima legge).

(11) Comma così modificato dall'art. 26, comma 3, L.R. 24 dicembre 2010, n. 22, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 32 della medesima legge).

Art. 5

Competenze della Città metropolitana, dei comuni e degli enti Parco regionali liguri (12).

1. La Città metropolitana, i comuni e gli enti Parco regionali liguri valorizzano le risorse turistiche del proprio territorio in armonia con la programmazione turistica regionale. A tal fine:

a) promuovono i prodotti tipici e le qualità del proprio territorio;

b) realizzano, anche in collaborazione con altri soggetti, pubblici e privati, iniziative e manifestazioni di valenza turistica;

c) possono gestire, anche in compartecipazione, gli IAT ubicati nel proprio ambito territoriale di competenza.

2. Gli enti Parco collaborano allo sviluppo turistico dei territori di competenza, svolgendo un ruolo di coordinamento a servizio dei comuni ubicati nell'ambito dei propri territori, con lo scopo di concorrere alla promozione di ambiti territoriali omogenei.

(12) Articolo così sostituito dall'art. 33, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «Art. 5. Competenze dei Comuni e delle Comunità montane. 1. I Comuni e le Comunità montane valorizzano le risorse turistiche del proprio territorio e partecipano con altri soggetti pubblici e privati alla costituzione e all'attività dei STL.

2. I Comuni:

a) promuovono i prodotti tipici e le qualità del proprio territorio, in coordinamento con gli IAT e le Province;

b) realizzano, anche in collaborazione con altri soggetti, pubblici e privati, iniziative e manifestazioni di valenza turistica;

c) possono concorrere alla raccolta dei dati statistici sul movimento turistico, coordinandosi con le Province di riferimento e con l'Osservatorio turistico regionale di cui all'articolo 10.

3. Le Comunità montane collaborano, mediante le previsioni dei propri piani di sviluppo, alla programmazione dello sviluppo turistico dei Comuni montani che le costituiscono, svolgendo un ruolo di coordinamento a servizio dei Comuni stessi, dei STL ivi presenti e delle Province cui appartengono, concorrendo alla promozione di un territorio omogeneo.».

Art. 6

Ruolo delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.

1. La Regione riconosce il ruolo delle CCIAA nel settore del turismo, nell'ambito delle funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese, con l'obiettivo del loro consolidamento e della crescita qualitativa e quantitativa.

2. La Giunta regionale e le CCIAA, attraverso intese e convenzioni, specificano le funzioni in riferimento alle attività di:

a) promozione e sostegno di nuove imprese;

b) formazione e aggiornamento degli imprenditori;

c) programmi per la qualità e lo sviluppo sostenibile dell'attività imprenditoriale.

3. Le CCIAA svolgono le funzioni relative alla tenuta di albi ed elenchi di attività di impresa nel comparto turistico.

4. La Regione stabilisce forme di collaborazione con le CCIAA per le modalità e le procedure della raccolta ed elaborazione dei dati sull'attività turistica e per lo svolgimento dell'attività dell'Osservatorio Turistico.

Capo II - Interventi per la programmazione e la promozione turistica regionale

Art. 7

Programmazione turistica regionale (13) (14).

1. Per l'attuazione delle funzioni di cui all'articolo 2, la Giunta regionale propone al Consiglio regionale Assemblea Legislativa della Liguria il Programma turistico regionale che ha durata pari a quella della Legislatura di riferimento. Il Programma deve essere proposto dalla Giunta entro l'anno successivo al proprio insediamento. Fino all'approvazione del nuovo Programma, continua comunque a trovare applicazione quello precedente.

2. Il Programma turistico regionale contiene:

a) la valutazione della precedente programmazione e dei risultati acquisiti, nonché l'analisi dello stato e delle tendenze in atto del turismo ligure, con riguardo alle imprese turistiche, allo sviluppo dei prodotti, alla qualità a supporto delle diverse tipologie dell'offerta turistica e alle dinamiche dei flussi turistici;

b) l'individuazione degli obiettivi e delle priorità per gli interventi di settore e per i progetti da attuare;

c) le finalità cui deve conformare la propria attività l'Agenzia regionale di cui al Capo IV e gli indirizzi agli enti locali e agli altri organismi operanti nella Regione a favore del turismo, anche per favorirne il coordinamento;

d) il piano finanziario, con l'individuazione delle fonti di finanziamento e con l'indicazione dei fondi che si prevede di destinare al turismo nelle sue diverse articolazioni.

3. Gli atti di attuazione del Programma sono adottati dalla Giunta regionale.

4. Il Programma può essere aggiornato nel corso della vigenza con le medesime procedure previste per la sua adozione.

(13) Atricolo così sostituito dall'art. 59, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «Art. 7 - Programmazione regionale. 1. Per l'attuazione delle funzioni di cui all'articolo 2, la Giunta regionale propone al Consiglio regionale il Piano turistico regionale triennale. I piani successivi devono essere proposti almeno centoventi giorni prima della scadenza del piano vigente.

2. Il Piano turistico regionale contiene:

a) la valutazione dell'attività di programmazione svolta e dei risultati acquisiti, nonché l'analisi dello stato e delle tendenze in atto del turismo ligure, con riguardo alle imprese turistiche, allo sviluppo dei prodotti e della qualità e di supporto alle diverse tipologie dell'offerta turistica e alle dinamiche dei flussi e delle presenze turistiche;

b) l'individuazione degli obiettivi e delle priorità per gli interventi di settore e per i progetti da attuare, nonché il ruolo, i compiti e le responsabilità delle strutture regionali; le finalità cui deve conformare la propria attività l'Agenzia regionale di cui al capo IV; gli indirizzi agli Enti locali e agli altri organismi operanti nella Regione a favore del turismo anche atti a favorirne il coordinamento;

c) un Piano finanziario, articolato nelle sue destinazioni e con l'individuazione delle fonti di finanziamento, con l'indicazione dei fondi che si prevede di destinare al turismo nelle sue diverse articolazioni.

3. Gli atti di attuazione del Piano triennale sono adottati dalla Giunta regionale.

4. Il Piano ha durata triennale e può essere aggiornato nel corso del triennio.».

(14) Con Delib.Ass.Legisl. 27 novembre 2012, n. 24 è stato approvato, ai sensi del presente articolo, il piano turistico regionale 2013-2015.

Art. 8

Tavolo di concertazione. (15)

1. Al fine della partecipazione alla formazione della programmazione turistica, compresa quella dell'Agenzia, e per la verifica e collaborazione alla sua realizzazione, è istituito il Tavolo di concertazione per il turismo, di seguito denominato Tavolo, con il compito di esprimere un parere sugli atti di programmazione turistica della Regione e sul Piano annuale dell'Agenzia prima che essi siano formalmente approvati.

2. Il Tavolo è composto:

a) dall'Assessore regionale al Turismo, che lo presiede;

b) da un rappresentante della Città metropolitana e da uno per ogni Provincia;

c) da un rappresentante per ogni Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura ligure;

d) da quattro rappresentanti dell'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (ANCI);

e) da un rappresentante dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia (UNPLI);

f) dal Direttore generale del Dipartimento regionale competente in materia turistica;

g) dal Direttore generale dell'Agenzia regionale di cui al Capo IV;

h) da un rappresentante del Coordinamento Regionale Aree Protette della Liguria;

i) da un rappresentante per ognuna delle organizzazioni sindacali del settore, maggiormente rappresentative a livello regionale;

j) da un rappresentante per ognuna delle associazioni imprenditoriali del settore, maggiormente rappresentative a livello regionale.

3. Le designazioni debbono pervenire entro trenta giorni dalla richiesta della Regione. Il Presidente della Giunta regionale costituisce comunque il Tavolo qualora le designazioni pervenute siano almeno la metà più uno dei componenti, fermo restando la successiva integrazione. Le sedute del Tavolo sono valide se è presente la maggioranza dei membri nominati. I pareri che il Tavolo esprime sono assunti con il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

4. I membri del Tavolo partecipano alle riunioni a titolo gratuito.

(15) Articolo modificato dall'art. 11, comma 2, L.R. 3 aprile 2007, n. 14 e dall'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 e poi così sostituito dall'art. 60, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «Art. 8 - Comitato di Coordinamento. 1. Il Comitato di Coordinamento, già istituito con legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 (Organizzazione turistica regionale. Modifica della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15), partecipa alla formazione della programmazione turistica regionale e favorisce il coordinamento delle attività promozionali degli enti e organismi operanti nel settore.

2. Il Comitato di cui al comma 1 è composto:

a) dall'Assessore regionale al Turismo, che lo presiede;

b) da cinque componenti, uno per ciascuno dei territori ricompresi nelle APT, nominati dalle Province liguri e dal Comune di Genova;

c) da quattro rappresentanti nominati uno per ogni Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura ligure;

d) da tre rappresentanti dell'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (A.N.C.I.);

e) da un rappresentante dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia (U.N.P.L.I.);

f) da un rappresentante dell'Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti montani (U.N.C.E.M.);

g) dal Direttore generale del Dipartimento regionale competente in materia turistica;

g-bis) dal Presidente dell'Agenzia regionale di cui al capo IV;

h) dal Direttore generale dell'Agenzia regionale di cui al capo IV;

i) da una rappresentante del Coordinamento Regionale Aree Protette della Liguria.

3. Le designazioni debbono pervenire entro trenta giorni dalla richiesta. Il Presidente della Giunta regionale nomina comunque il Comitato qualora le designazioni pervenute siano almeno la metà più uno dei componenti, ferma restando la successiva integrazione. Le sedute del Comitato sono valide se è presente la maggioranza dei membri.

4. Il Comitato, sulla base delle peculiarità dell'offerta turistica ed economica ligure e dei piani dei STL, formula alla Giunta regionale proposte per la predisposizione del Piano Turistico Regionale ed esprime parere sul Piano annuale predisposto dall'Agenzia di cui al capo IV.».

Art. 9

Consulta regionale sul turismo. (16)

[1. È istituita la Consulta regionale sul turismo, di seguito denominata Consulta, quale organismo che ha la finalità di rendere partecipi soggetti sociali ed istituzionali alla definizione della politica turistica della Regione; in particolare la Consulta esprime valutazioni e formula proposte sugli atti della programmazione turistica regionale, prima che essi siano formalmente deliberati.

2. La durata in carica della Consulta coincide con la durata della legislatura.

3. Per la costituzione della Consulta si applica quanto previsto dall'articolo 8, comma 3.

4. La Consulta è composta da:

a) cinque componenti, uno per ciascuno dei territori ricompresi nelle APT, nominati dalle Province liguri e dal Comune di Genova;

b) quattro rappresentanti nominati uno per ogni Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura ligure;

c) tre rappresentanti dell'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (A.N.C.I.);

d) un rappresentante dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia (U.N.P.L.I.);

e) un rappresentante per ogni STL riconosciuto;

f) un rappresentante per ognuna delle organizzazioni sindacali del settore, maggiormente rappresentative a livello regionale;

g) un rappresentante per ognuna delle associazioni imprenditoriali del settore, maggiormente rappresentative a livello regionale;

h) un rappresentante dell'Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti Montani (U.N.C.E.M.);

i) un rappresentante del Coordinamento Regionale Aree Protette della Liguria.

5. Ai lavori della Consulta partecipano, senza diritto di voto, i membri del Comitato di cui all'articolo 8, non componenti della Consulta.

6. Nella sua prima seduta, la Consulta nomina tra i suoi componenti il Presidente e il Vice Presidente (17).]

(16) Articolo abrogato dall'art. 61, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29.

(17) Ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 tutti i riferimenti al Presidente di intendono riferiti al Direttore generale.

Art. 10

Osservatorio turistico regionale.

1. Al fine di creare una rete informativa turistico-regionale e di fornire un'aggiornata informazione degli operatori turistici e degli enti pubblici operanti nel settore e di una puntuale conoscenza dei mercati della domanda turistica, anche attraverso una costante analisi comparativa delle componenti dell'offerta turistica delle altre Regioni e dei Paesi esteri, è istituita presso la struttura regionale competente, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, una sezione dell'Osservatorio socio-economico di cui all'articolo 19-bis della legge regionale 5 aprile 1994, n. 18 (Norme sulle procedure di programmazione), quale Osservatorio turistico regionale.

Capo III - Uffici di informazione e accoglienza turistica (18)

Art. 11

Sistemi Turistici Locali - STL (19).

[1. I STL vengono costituiti per concertare ed attuare progetti per lo sviluppo di prodotti turistici completi del territorio di competenza, secondo le linee individuate dalla Regione in accordo con il Comitato di Coordinamento di cui all'articolo 8. Il STL ha la funzione di integrare ed arricchire l'offerta turistica ligure di prodotti turistici, seguendo le esigenze del mercato e valorizzando le risorse del territorio.

2. Il STL, ai fini di cui al comma 1, è il soggetto che realizza la collaborazione fra pubblico e privato nella formazione di un prodotto turistico a livello territoriale sulla base di un piano di sviluppo complessivo e di progetti specifici.

3. Il STL è costituito da un ambito turistico omogeneo o integrato caratterizzato dall'offerta dei beni culturali, ambientali e delle attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici dell'agricoltura e dell'artigianato locali, o dalla presenza diffusa di imprese singole o associate.

4. Sono comunque riconosciuti dalla Giunta regionale i STL promossi dai Parchi Nazionali e che abbiano presentato domanda ai sensi della L.R. n. 14/2004.

5. Ai STL possono partecipare le Province, i Comuni, le Comunità Montane, i Parchi regionali e nazionali, le Camere di Commercio, le Pro Loco, i privati singoli o associati, che operano nel settore turistico e che intendono concorrere allo sviluppo turistico del proprio territorio].

(18) Rubrica così sostituita dall'art. 34, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «Sistemi Turistici Locali».

(19) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

Art. 12

Riconoscimento dei STL (20).

[1. La Regione riconosce i STL.

2. Ai fini della concessione del riconoscimento, su cui la Giunta regionale si esprime, con propria deliberazione, entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta, i STL devono essere costituiti da soggetti pubblici e privati e i proponenti devono specificare la natura giuridica del sistema, mediante l'invio alla Regione dell'atto costitutivo. I STL devono soddisfare i requisiti definiti negli atti di indirizzo attuativi della programmazione turistica regionale. I requisiti attengono al rispetto di parametri minimi concernenti i seguenti elementi:

a) numero, ubicazione e rilevanza dei Comuni partecipanti, con specifico riferimento alla consistenza demografica, all'estensione territoriale, nonché all'aggregazione, nell'ambito di un medesimo STL, tra aree della costa ed aree dell'entroterra anche non contigue;

b) consistenza della ricettività alberghiera ed extralberghiera e numero delle presenze turistiche;

c) partecipazione dei soggetti privati al cofinanziamento dei progetti contenuti nel Piano di sviluppo turistico di cui al comma 4.

3. Possono essere ammesse deroghe ai parametri minimi di cui al comma 2 per aree di riconosciuta valenza turistica, previo il parere positivo della competente Commissione consiliare.

4. Entro i sei mesi successivi al riconoscimento, a pena di revoca dello stesso, i proponenti devono presentare alla Regione un Piano di sviluppo turistico di durata triennale che precisi gli obiettivi e le strategie per il territorio di riferimento, nonché i tempi di realizzazione. Ai fini del riconoscimento è, inoltre, presentato un piano finanziario relativo al primo anno di programmazione, nel quale risultino specificate le risorse di cui si avvarrà il Sistema. Il Piano finanziario è rinnovato annualmente ed inviato alla Regione.

5. Il Piano deve, altresì, contenere una dettagliata ricognizione delle risorse turisticamente rilevanti, disponibili nell'area di riferimento, con particolare riguardo ai seguenti elementi:

a) caratteristiche e consistenza del tessuto imprenditoriale coinvolto direttamente e indirettamente nella produzione dell'offerta turistica;

b) valori ambientali e paesaggistici che formano la specificità del territorio;

c) emergenze culturali ed artistiche, testimonianza della storia della comunità locale;

d) tradizioni enogastronomiche e prodotti tipici;

e) tradizioni artigianali ovvero attività economiche caratteristiche che concorrono a costituire l'identità locale.

6. Il Piano è approvato dalla Giunta regionale entro sessanta giorni dalla ricezione, ferma restando la possibilità di richiedere, con interruzione dei termini, delucidazioni ed integrazioni. Ai fini della conferma del riconoscimento dei STL, la Giunta regionale tiene conto dei seguenti elementi:

a) adeguatezza delle risorse conferite dai proponenti per la copertura, a regime, delle spese di funzionamento dei STL;

b) idoneità del Piano a promuovere, attraverso specifici progetti o iniziative, la valorizzazione turistica del territorio, con particolare riferimento all'entroterra;

c) parere della Provincia competente, ove questa non partecipi al STL medesimo.

7. La Giunta regionale, d'intesa con le altre Regioni interessate, riconosce i STL interregionali sulla base dei criteri determinati con atti di indirizzo della programmazione turistica regionale].

(20) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

Art. 13

Compiti dei Sistemi Turistici Locali (21).

[1. I STL svolgono compiti di impulso delle attività turistiche del proprio territorio, attraverso la predisposizione e l'attuazione di progetti.

2. I STL, al fine di garantire l'accesso alle informazioni turistiche locali da qualsiasi ambito regionale, aderiscono e alimentano il sistema informatico-informativo regionale, nonché il portale turistico regionale, utilizzandone direttamente le funzioni e interfacciando i propri sistemi informatici.

3. La Regione attiva forme di collaborazione con i STL, anche al fine del coordinamento delle loro iniziative, delle Province e delle Camere di Commercio].

(21) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

Art. 14

Rinnovo e revoca del riconoscimento (22) (23).

[1. La Giunta regionale, con appositi atti di indirizzo attuativi della programmazione turistica, stabilisce i criteri e le modalità per il riconoscimento ed il rinnovo dei STL (24).

2. La Giunta regionale può revocare il riconoscimento concesso quando, nel periodo previsto, i STL non abbiano realizzato gli obiettivi indicati nel Piano di sviluppo. Negli indirizzi emanati dalla Giunta regionale sono indicate le condizioni di maggiore gravità, in presenza delle quali si procede alla revoca del riconoscimento].

(22) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

(23) Con Delib.G.R. 24 gennaio 2007, n. 60 sono state approvate le linee di indirizzo per il riconoscimento e il finanziamento dei sistemi turistici locali, ai sensi del presente articolo.

(24) Vedi, al riguardo, quanto disposto dalla Delib.G.R. 30 settembre 2010, n. 1127 e dalla Delib.G.R. 29 dicembre 2010, n. 1615.

Art. 15

Finanziamento ai Sistemi Turistici Locali (25) (26).

[1. La Regione assegna ai STL riconosciuti ai sensi dell'articolo 11, finanziamenti per la realizzazione di progetti conformi agli indirizzi della programmazione regionale (27).

2. La Regione assegna apposite risorse ai STL in relazione ad eventuali compiti e servizi di natura istituzionale da questi svolti, previa apposita convenzione e per lo sviluppo iniziale degli stessi.

3. La Giunta regionale, con propria deliberazione, stabilisce i criteri e le modalità per la concessione dei finanziamenti di cui al presente articolo.

4. La Giunta regionale dispone la revoca ai STL dei finanziamenti erogati alle imprese partecipanti ai progetti nei confronti delle quali sia stata accertata la violazione della normativa in materia di lavoro, previdenza sociale e sicurezza sul lavoro.

5. I STL hanno titolo a presentare domande in qualità di beneficiari per le leggi regionali che prevedono la concessione di contributi a favore di privati, singoli o associati.

5-bis. I finanziamenti a favore dei Sistemi turistici locali, qualora si configurino quali aiuti alle imprese, sono concessi nei limiti e con le modalità della disciplina del regime "de minimis", secondo quanto previsto dalla normativa comunitaria relativa all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE agli aiuti di importanza minore ("de minimis") (28)].

(25) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

(26) Con Delib.G.R. 18 luglio 2008, n. 862 sono state approvate le linee di indirizzo per il co-finanziamento dei progetti presentati dai sistemi turistici locali, ai sensi del presente articolo.

(27) Vedi, al riguardo, quanto previsto dalla Delib.G.R. 28 dicembre 2012, n. 1706.

(28) Comma aggiunto dall'art. 3, L.R. 11 maggio 2009, n. 16.

Art. 16

Uffici di informazione e accoglienza turistica, rete IAT regionale, aree d'interesse turistico e comuni turistici (29).

1. Con deliberazione della Giunta regionale i soggetti pubblici e privati che lo richiedono, possono essere autorizzati all'utilizzo della denominazione IAT per i propri uffici di informazione ed accoglienza turistica e del logo approvato con deliberazione della Giunta regionale. A tal fine, nella richiesta, il soggetto gestore deve dare atto che lo IAT garantisce i seguenti requisiti minimi:

a) dotazione informatica ed utilizzo del web anche al fine di fornire informazioni all'utenza mediante ricerche on line;

b) informazione e distribuzione di materiale promozionale, anche in lingue straniere, sulle attrattive turistiche locali, sugli ambiti territoriali limitrofi e sull'intera Liguria;

c) informazione sull'organizzazione dei servizi, sull'offerta ricettiva e di ristorazione;

d) informazione dell'offerta di servizi turistici, di itinerari di visita ed escursione anche personalizzati;

e) eventuali ulteriori servizi stabiliti da linee di indirizzo approvate dalla Giunta regionale. Nel caso di richiesta fatta da soggetti privati la domanda deve pervenire tramite il Comune competente che esprime il proprio parere, in relazione all'opportunità turistica dell'iniziativa.

2. I soggetti di cui al comma 1 possono richiedere, sulla base dei criteri e delle procedure definite dalla Giunta regionale, il riconoscimento, deliberato dalla Giunta regionale, di area d'interesse turistico regionale.

3. I requisiti minimi necessari per l'ottenimento del riconoscimento di cui al comma 2 sono:

a) gestione della rete IAT dell'area di riferimento secondo uno specifico piano gestionale presentato nella richiesta di riconoscimento;

b) attività d'interfaccia con l'Agenzia, ai fini della promozione coordinata dell'area per cui si chiede il riconoscimento.

4. Tutti i comuni che fanno parte delle aree d'interesse turistico regionale, riconosciute ai sensi del comma 2, sono inseriti nell'elenco dei comuni turistici regionali di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 (Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale) e successive modificazioni e integrazioni.

5. Le aggregazioni d'imprese turistiche operanti nelle aree d'interesse turistico regionale possono richiedere, ai sensi e secondo le modalità di cui al decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (Semestre Europeo. Prime disposizioni urgenti per l'economia) convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, il riconoscimento di Distretto turistico.

6. Lo IAT riconosciuto, ai sensi dei commi 1, 2, 3, 4 e 5, è inserito in un apposito elenco che costituisce la rete degli IAT regionali.

7. Lo IAT può svolgere attività di prenotazione e vendita di servizi turistici e di prodotti tipici liguri nel rispetto delle normative commerciali in materia.

8. La Giunta regionale, in base ai fondi stanziati a bilancio, può assegnare ai comuni e ad altri enti pubblici contributi per la gestione degli IAT di cui al comma 1, in base a criteri stabiliti dalla stessa che diano priorità agli IAT che svolgono un servizio a favore di un'area vasta comprendente più comuni, che si inseriscono nella strategia turistica coordinata indicata dalla programmazione regionale, che svolgono un ruolo di interfaccia tra l'Agenzia e il territorio di competenza e che forniscono anche altre funzioni di informativa al pubblico. (30)

8-bis. Ai comuni di cui al comma 8, in base ai criteri stabiliti con la deliberazione di Giunta regionale di cui al medesimo comma, può essere distaccato personale regionale e dell'Agenzia regionale di cui al Capo IV per prestare servizio presso gli IAT. Il personale prescelto deve esprimere parere favorevole al distacco. (31)

(29) Articolo così sostituito dall'art. 35, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «Art. 16. Uffici di informazione ed accoglienza turistica - IAT. 1. Gli uffici di informazione ed accoglienza turistica (IAT) svolgono attività di informazione ed accoglienza turistica assicurando i seguenti servizi minimi:

a) informazione e distribuzione di materiale promozionale sulle attrattive turistiche dell'ambito locale, degli ambiti territoriali limitrofi, della provincia e dell'intera Liguria;

b) informazione sull'organizzazione dei servizi, sulla disponibilità ricettiva e di ristorazione;

c) informazione dell'offerta di servizi turistici, di itinerari di visita ed escursione personalizzati.

2. Gli IAT possono svolgere attività di prenotazione di servizi turistici.

3. Il Comitato di Coordinamento di cui all'articolo 8 può definire specifiche modalità ed accordi gestionali per l'istituzione di IAT presso i varchi di accesso internazionali aeroportuali, stradali e ferroviari della Liguria.

4. L'uso della denominazione IAT può essere consentito agli Uffici di Informazione e Accoglienza Turistica allestiti e promossi dai STL, dagli Enti locali, dagli Enti Parco e dalle Pro Loco iscritte nell'albo regionale, previo nulla osta della Giunta regionale che valuta l'opportunità turistica dell'iniziativa.

5. La richiesta di nulla osta deve pervenire alla Regione tramite la Provincia competente o il Comune di Genova, in caso la richiesta riguardi una località nel territorio di sua competenza, con il parere di detti enti.».

(30) Comma così modificato dall'art. 62, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29.

(31) Comma aggiunto dall'art. 62, comma 2, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29.

Capo IV - Agenzia regionale per la promozione turistica

Art. 17

Agenzia regionale per la promozione turistica.

1. L'Agenzia regionale per la promozione turistica "In Liguria", già istituita con legge regionale 27 marzo 1998, n. 15 (Agenzia regionale per la promozione turistica), di seguito denominata Agenzia, persegue la finalità di promuovere l'immagine unitaria dell'offerta turistica della Liguria per favorirne la commercializzazione e per la realizzazione di iniziative speciali.

Art. 18

Compiti dell'Agenzia.

1. L'Agenzia è ente strumentale della Regione, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, di autonomia amministrativa, patrimoniale e gestionale, soggetto alla normativa vigente in materia di enti regionali.

2. L'Agenzia svolge le seguenti funzioni:

a) predisposizione, previo parere del Tavolo di concertazione di cui all'articolo 8, del Piano annuale, in conformità a quanto previsto dalla programmazione turistica regionale; (32)

b) individuazione ed attuazione delle azioni utili alla promozione dell'offerta turistica ligure sui diversi mercati in conformità con gli indirizzi regionali;

c) proposizione di tematiche per gli studi e le ricerche dell'Osservatorio turistico regionale;

d) attuazione degli incarichi operativi affidati dalla Regione;

e) monitoraggio e supporto all'attività promozionale attuata dai STL, anche al fine di attivare forme di collaborazione e di assistenza;

f) collaborazione con la Regione nelle attività di natura promozionale da attuarsi mediante il sistema informatico-informativo turistico regionale;

g) collaborazione con i soggetti pubblici e privati operanti nel comparto per lo sviluppo turistico della Regione.

3. Il Piano di cui al comma 2, lettera a) è approvato dall'Agenzia entro il 30 settembre di ogni anno ed è valido per l'anno successivo.

4. L'Agenzia collabora, per la parte di competenza, alla predisposizione della programmazione turistica regionale.

(32) Lettera così modificata dall'art. 63, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29.

Art. 19

Organi.

1. Sono organi dell'Agenzia:

a) [il Presidente] (33);

b) il Direttore generale;

c) il Collegio dei revisori dei conti.

(33) Lettera soppressa dall'art. 7, comma 2, lettera a), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

Art. 20

Presidente (34).

[1. Il Presidente:

a) rappresenta, anche legalmente, l'Agenzia;

b) cura i rapporti dell'Agenzia con la Regione e con i soggetti pubblici e privati operanti in campo turistico.

2. Il Presidente è nominato e revocato dalla Giunta regionale e decade automaticamente al termine della legislatura.

3. Il Presidente è scelto tra persone con esperienza adeguata alla qualità e specificità dell'incarico.

4. Al Presidente è corrisposta una indennità determinata dalla Giunta oltre al rimborso delle spese sostenute per l'esercizio della funzione.

5. In caso di assenza, impedimento, decadenza o cessazione per qualunque causa, il Presidente è sostituito temporaneamente dal Direttore generale].

(34) Articolo soppresso dall'art. 7, comma 2, lettera a), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

Art. 21

Direttore generale.

1. Il Direttore generale:

0a) rappresenta, anche legalmente, l'Agenzia (35);

0b) cura i rapporti dell'Agenzia con la Regione e con i soggetti pubblici e privati operanti in campo turistico (36);

a) approva gli atti necessari a garantire la gestione dell'Agenzia;

b) approva il Piano di cui all'articolo 18, comma 2, lettera a);

c) è responsabile della corretta ed economica gestione delle risorse attribuite ed introitate;

d) garantisce l'imparzialità ed il buon andamento dell'azione amministrativa;

e) approva la dotazione organica dell'Agenzia, inviandola alla Regione per il controllo di cui all'articolo 24.

2. Il Direttore generale è nominato dalla Giunta regionale per un periodo, rinnovabile, non superiore a cinque anni. La nomina è effettuata con riguardo a titoli ed esperienze professionali adeguati alla qualità e alla specificità dell'incarico. Non si applica la procedura di cui alla legge regionale 14 dicembre 1993, n. 55 (Norme in materia di nomine di competenza della Regione).

3. Il rapporto di lavoro del Direttore Generale è a tempo pieno, regolato da contratto di diritto privato, stipulato dal Presidente della Giunta regionale (37).

4. Al Direttore generale viene corrisposto un trattamento economico omnicomprensivo determinato dalla Giunta regionale, avendo come riferimento le retribuzioni apicali della dirigenza pubblica ed i valori medi di mercato.

5. La Giunta regionale, previa formale diffida e acquisite eventuali controdeduzioni, revoca il Direttore generale, provvedendo alla sua sostituzione, per gravi violazioni di legge o di regolamento, per persistenti inadempienze in relazione ad atti dovuti, per gravi irregolarità nell'azione amministrativa, per la persistenza di negativi risultati conseguiti nella gestione dell'ente o nell'attuazione delle iniziative promozionali.

6. Qualora vengano meno le condizioni previste dalla presente legge per la nomina, il Direttore generale è dichiarato decaduto dalla Giunta regionale.

7. A seguito della dichiarazione di revoca o di decadenza, il contratto di lavoro del Direttore generale è risolto dal Presidente della Giunta regionale (38).

8. In caso di assenza, impedimento, decadenza o cessazione per qualunque causa, il Direttore generale è sostituito temporaneamente dal Dirigente più alto in grado in servizio presso l'Agenzia.

9. Nel caso in cui il posto si renda definitivamente vacante la nomina del Direttore generale deve essere effettuata nel termine perentorio di quarantacinque giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

(35) Lettera aggiunto dall'art. 7, comma 2, lettera b, L.R. 24 febbraio 2014, n. 2, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

(36) Lettera aggiunto dall'art. 7, comma 2, lettera b, L.R. 24 febbraio 2014, n. 2, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

(37) Ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 tutti i riferimenti al Presidente di intendono riferiti al Direttore generale.

(38) Ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 tutti i riferimenti al Presidente di intendono riferiti al Direttore generale.

Art. 22

Norme sul personale.

1. L'Agenzia dispone di personale proprio al quale si applicano lo stato giuridico, il trattamento economico, di previdenza e quiescenza previsti per il personale della Regione Liguria.

2. L'Agenzia applica le norme di reclutamento previste dalla contrattazione collettiva e dalla normativa statale e regionale vigente in materia.

3. Per i posti vacanti della propria dotazione organica del personale non dirigente trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 8 della legge regionale 24 gennaio 2006, n. 1 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2006) estese anche a favore di lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato o con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. I concorsi di cui al presente comma devono essere banditi entro e non oltre tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

4. Nei concorsi pubblici per il personale non dirigente indetti dall'Agenzia a decorrere dalla soppressione delle APT e per i successivi tre anni, si applicano le procedure e le regole previste dall'articolo 9 della L.R. n. 1/2006, a favore del personale non di ruolo che ha prestato servizio nelle APT.

Art. 23

Finanziamenti dell'Agenzia.

1. Le entrate dell'Agenzia sono costituite:

a) da un fondo annuale assegnato dalla Regione per le spese di funzionamento;

b) da un fondo annuale assegnato dalla Regione per l'attività promozionale;

c) da specifici contributi dell'Unione Europea e della Regione per la realizzazione di iniziative d'elevato interesse turistico;

d) da sovvenzioni e contributi erogati dalle Camere di Commercio e da soggetti pubblici e privati nonché dai corrispettivi ottenuti per l'attività svolta.

Art. 24

Atti soggetti a controllo.

1. La Giunta regionale verifica la conformità alle leggi statali e regionali nonché ai propri indirizzi e direttive dei seguenti atti:

a) bilancio economico di previsione;

b) bilancio di esercizio;

c) determinazioni relative alla dotazione organica e successive variazioni;

d) Piano annuale delle attività; (39)

e) regolamenti;

f) approvazione di contratti collettivi decentrati.

2. Gli atti di cui al comma 1, a pena di decadenza, sono inviati entro dieci giorni dalla loro approvazione alla Giunta regionale. La Giunta regionale può annullare gli atti entro quaranta giorni dal loro ricevimento. Decorso tale termine gli atti si intendono approvati. La Giunta può comunque formulare, se ritenuto necessario, specifiche raccomandazioni. (40)

3. Il termine di cui al comma 2 è interrotto una sola volta se prima della scadenza vengono chiesti chiarimenti o elementi integrativi di giudizio, che devono pervenire, a pena di decadenza dell'atto, entro trenta giorni dalla data di ricezione della richiesta. (41)

4. La Giunta regionale può annullare in qualunque tempo, d'ufficio o su denuncia, atti illegittimi dell'ente. A tale fine, il Presidente della Giunta regionale può richiedere l'invio di atti non soggetti a controllo ai sensi della presente legge (42).

(42) Ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 tutti i riferimenti al Presidente di intendono riferiti al Direttore generale.

(39) Lettera così sostituita dall'art. 64, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «d) programma annuale;».

(40) Comma così sostituito dall'art. 64, comma 2, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «2. Gli atti di cui al comma 1, a pena di decadenza, sono inviati entro dieci giorni dalla loro approvazione alla Giunta regionale. La Giunta regionale può annullare gli atti, entro quarantacinque giorni dal loro ricevimento; trascorso tale termine gli atti si intendono vistati.».

(41) Comma così sostituito dall'art. 64, comma 2, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «3. Il termine di cui al comma 2 è sospeso una sola volta se prima della scadenza vengono chiesti chiarimenti o elementi integrativi di giudizio all'Agenzia. In tal caso, dal momento della ricezione degli atti richiesti, che devono pervenire entro trenta giorni a pena di decadenza, il termine per l'annullamento riprende a decorrere. ».

Art. 25

Vigilanza della Giunta.

1. La Giunta regionale esercita la vigilanza sull'amministrazione dell'Agenzia mediante sostituzione, tramite Commissario ad acta, previa diffida all'organo esecutivo a provvedere, entro congruo termine, all'adozione di atti obbligatori per legge o regolamento, quando se ne ritardi o rifiuti l'adempimento.

2. Per l'esercizio delle funzioni di vigilanza, la Regione può disporre ispezioni e formulare richieste agli organi dell'Agenzia.

Capo V - Disposizioni finali e transitorie

Art. 26

Uffici territoriali.

1. In ogni Provincia e nel Comune di Genova, alla data di soppressione delle APT, sono costituiti uffici territoriali dipendenti dall'Agenzia operanti sino al 31 dicembre 2007. Tali uffici sono ubicati negli ambiti territoriali di ciascuna delle APT. La localizzazione, l'assetto e la gestione degli uffici sono oggetto di apposite intese tra la Regione e le Province territorialmente competenti. L'assetto e la gestione dell'ufficio territoriale nel comune di Genova sono oggetto di apposita intesa tra la Regione e il Comune di Genova.

2. Gli uffici territoriali hanno la funzione di collegamento e coordinamento delle iniziative tra l'Agenzia e i soggetti pubblici e privati presenti sul territorio. Detti uffici curano anche la predisposizione degli atti conseguenti alla soppressione delle APT, fermo restando l'adozione degli atti necessari da parte del Direttore generale dell'Agenzia che, a tal fine, assume la funzione di commissario liquidatore delle APT. Gli atti conseguenti la liquidazione si concludono entro il 31 dicembre 2008 (43).

3. Alla data di cui al comma 1, la dotazione organica dell'Agenzia "In Liguria" è diminuita dei posti assegnati per gli Uffici territoriali. Previo accordo con le Organizzazioni sindacali di cui all'articolo 28, comma 3, il personale applicato a detti uffici è inserito nella dotazione organica dell'Agenzia a fronte di posti vacanti ovvero trasferito alle Province e al Comune di Genova per l'esercizio delle funzioni previste dall'articolo 3. In tal caso, ai suddetti enti sono assegnate le connesse risorse finanziarie (44).

(43) Periodo così modificato dall'art. 29, L.R. 28 aprile 2008, n. 10. La modifica ha riguardato la sostituzione dell'originario termine del 31 dicembre 2007 con quello attuale del 31 dicembre 2008.

(44) Comma così sostituito dall'art. 11, comma 3, L.R. 3 aprile 2007, n. 14. Il testo originario era così formulato: «3. Alla data di cui al comma 1, le funzioni ed il personale degli uffici territoriali sono trasferiti alle Province e al Comune di Genova. A decorrere dalla medesima data a tali enti sono trasferite inoltre le risorse finanziarie impegnate nel corso dell'esercizio 2006 per le finalità connesse.».

Art. 27

Successione nei beni e nelle attività.

1. La Regione, alla data di soppressione delle APT, subentra nella titolarità dei beni mobili ed immobili e dei rapporti giuridici attivi e passivi delle soppresse APT, salvo diversa destinazione decisa con atto della Giunta regionale in relazione alle attribuzioni di competenza stabilite dalla presente legge. Gli atti adottati dalla Giunta regionale in applicazione delle disposizioni di cui al presente comma costituiscono titolo per la trascrizione nei relativi registri immobiliari.

2. Al momento della soppressione delle APT, la Giunta regionale concede alle Province e al Comune di Genova la disponibilità dei beni mobili ed immobili delle soppresse APT, utili allo svolgimento delle attività degli IAT.

3. La disponibilità degli altri immobili può essere concessa dalla Giunta regionale ai Comuni per comprovate finalità turistico-ricreative.

Art. 28

Trasferimento del personale.

1. Alla data di soppressione delle APT il personale dipendente dalle stesse, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, è trasferito:

a) alle Province ed al Comune di Genova per l'attività degli IAT, nonché per funzioni di controllo nel settore turistico;

b) all'Agenzia di cui al capo IV che provvede, se necessario, all'adeguamento della propria dotazione organica;

c) ad altre pubbliche amministrazioni.

2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ciascun Commissario straordinario delle APT compila l'elenco del personale in servizio con l'indicazione delle qualifiche, dei livelli del trattamento economico in atto, del trattamento di quiescenza e previdenza. Nei trasferimenti, al personale sono assicurate le condizioni acquisite.

3. I trasferimenti di cui al comma 1 sono disposti dalla Giunta regionale, sentiti i Commissari straordinari delle APT e previo accordo con le organizzazioni sindacali di categoria firmatarie del vigente C.C.N.L. del comparto Regione-Autonomie locali.

4. I dipendenti trasferiti conservano la posizione giuridica ed economica, ivi compresa l'anzianità già maturata acquisita all'atto del trasferimento; nei confronti di tali dipendenti trova applicazione, ai fini del trattamento di previdenza, la legge regionale 28 maggio 1980, n. 26 (omogeneizzazione del trattamento di previdenza del personale regionale) e successive modificazioni ed integrazioni.

5. In fase di avvio, gli uffici territoriali di cui all'articolo 26 si avvalgono del personale proveniente dalle APT. I dirigenti in servizio presso le APT svolgono, dalla data di soppressione delle stesse, la funzione di dirigenti degli uffici territoriali dell'Agenzia, anche al fine di curare gli adempimenti conseguenti alla soppressione delle APT.

Art. 29

Norma transitoria.

1. L'Agenzia "In Liguria" adotta il regime di contabilità generale economico-patrimoniale secondo quanto previsto dall'articolo 24 a partire dall'anno 2008.

Art. 30

Sanzioni amministrative (45).

1. La Regione esercita le funzioni di vigilanza in relazione alle attività di cui alla presente legge e l'irrogazione delle relative sanzioni amministrative, ai sensi della legge regionale 2 dicembre 1982, n. 45 (Norme per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di competenza della Regione o di enti da essa individuati o subdelegati) e successive modificazioni e integrazioni.

2. La Regione può affidare ai comuni l'esercizio della vigilanza.

(45) Articolo modificato dapprima dall'art. 71, commi 1 e 2, L.R. 12 novembre 2014, n. 32 e poi così sostituito dall'art. 37, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge n. 15/2015. Vedi, anche, le disposizioni transitorie di cui all'art. 69 della citata legge n. 32/2014. Il testo precedente era così formulato: «Art. 30. Sanzioni amministrative. 1. Alle Province sono attribuite le funzioni di vigilanza in relazione alle attività di cui alla presente legge e l'irrogazione delle relative sanzioni amministrative, ai sensi della legge regionale 2 dicembre 1982, n. 45 (Norme per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di competenza della Regione o di enti da essa individuati o subdelegati).

2. Le Province possono affidare ai Comuni l'esercizio della vigilanza.

3. I proventi derivanti dall'applicazione delle sanzioni amministrative sono attribuiti agli enti che esercitano la funzione.

4. Il titolare di una struttura ricettiva è soggetto all'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 15,00 ad euro 90,00 per omissione della comunicazione dei dati giornalieri relativi al movimento turistico di cui all'articolo 3, comma 1, lettera e).

4-bis. La sanzione si riferisce ad ogni singola giornata per la quale è omessa la comunicazione dei dati giornalieri. Le modalità di verifica della comunicazione da parte delle Province sono stabilite con delibera della Giunta regionale.».

Art. 31

Norma finanziaria.

1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge si provvede mediante:

a) gli stanziamenti iscritti nello stato di previsione della spesa del bilancio regionale - Area XVII "Turismo" alle Unità Previsionali di Base 17.101 "Attività di promozione turistica" e 17.201 "Interventi promozionali per il turismo";

b) riduzione di euro 465.000,00 in termini di competenza e di cassa dello stanziamento iscritto all'U.P.B. 18.103 "Spesa per le deleghe a enti locali" e contestuale aumento di euro 465.000,00 in termini di competenza e di cassa dell'U.P.B. 17.101 "Attività di promozione turistica" per gli oneri derivanti dall'articolo 4;

c) gli stanziamenti iscritti nell'U.P.B. 18.104 "Spesa per il sistema informativo policentrico" per gli oneri derivanti dall'articolo 3.

2. Agli oneri per gli esercizi successivi si provvede con legge di bilancio.

Art. 32

Abrogazioni e modificazioni di norme.

1. Alla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogate le seguenti disposizioni:

a) l'articolo 4 della legge regionale 9 gennaio 1995, n. 3 (Riordino dell'organizzazione turistica regionale e ristrutturazione degli enti);

b) la legge regionale 27 marzo 1998, n. 15 (Agenzia regionale per la promozione turistica);

c) la legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 (Organizzazione turistica regionale. Modifica della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15), ad esclusione dell'articolo 14;

d) la legge regionale 1° dicembre 2005, n. 18 (Disposizioni in materia di organizzazione turistica regionale. Modifiche della legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 e della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15), ad esclusione dell'articolo 3.

2. Alla data di soppressione delle APT sono abrogate le seguenti disposizioni:

a) la legge regionale 7 settembre 1988, n. 50 (Organizzazione turistica regionale);

b) la legge regionale 9 gennaio 1995, n. 3 (Riordino dell'organizzazione turistica regionale e ristrutturazione degli enti);

c) l'articolo 14 della legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 (Organizzazione turistica regionale. Modifica della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15);

d) l'articolo 3 della legge regionale 1° dicembre 2005, n. 18 (disposizioni in materia di organizzazione turistica regionale. Modifiche della legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 e della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15).

2-bis. È altresì abrogata la legge regionale 22 luglio 1991, n. 13 (Contributi alle Amministrazioni provinciali per il finanziamento delle deleghe in materia turistica previste dalle vigenti leggi regionali) (46).

3. Alla data di soppressione delle APT, l'articolo 5 della L.R. n. 17/1996 è sostituito dal seguente:

"Articolo 5

Contributi alle Pro Loco.

1. Le Pro Loco iscritte all'albo regionale beneficiano di contributi assegnati dalla Provincia di competenza, secondo i criteri stabiliti da appositi regolamenti.

2. Per le finalità di cui al comma 1, la Regione assegna alle Province uno stanziamento in proporzione al numero delle Pro Loco riconosciute.".

La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Liguria.

(46) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 2, L.R. 1° agosto 2008, n. 29.

L.R. PUGLIA 11 febbraio 2002, n. 1

L.R. PUGLIA 11 febbraio 2002, n. 1 (1)

Norme di prima applicazione dell'art. 5 della L. 29 marzo 2001, n. 135 riguardanti il riordino del sistema turistico pugliese (2).

 

________________________________________

(1) Pubblicata nel B.U. Puglia 15 febbraio 2002, n. 23.

(2) Vedi anche la Delib.G.R. 19 marzo 2002, n. 291, la Delib.G.R. 20 dicembre 2012, n. 2873 e la Delib.G.R. 29 gennaio 2013, n. 41.

 

 

 

TITOLO I

Organizzazione turistica regionale

Art. 1

Finalità.

1. La presente legge disciplina l'organizzazione turistica della Regione Puglia sulla base dello Statuto regionale e della legge 29 marzo 2001, n. 135, definendo l'attività della Regione e l'esercizio delle funzioni attribuite agli altri enti o organismi interessati allo sviluppo del turismo.

 

 

 

Art. 2

Funzioni della Regione.

1. La Regione esercita le seguenti funzioni:

a) programmazione e coordinamento delle attività e delle iniziative turistiche, anche attraverso l'emanazione di atti di indirizzo nei confronti dei soggetti dell'organizzazione turistica regionale e locale;

b) promozione in Italia e all'estero dell'immagine unitaria e complessiva dell'offerta turistica regionale, nonché dell'immagine delle diverse componenti dell'offerta turistica presenti sul territorio regionale;

c) organizzazione della raccolta, della elaborazione e della comunicazione delle statistiche regionali del turismo, delle rilevazioni e delle informazioni concernenti l'offerta e la domanda turistica, nell'àmbito del sistema statistico regionale di cui al decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322;

d) istituzione dell'Osservatorio regionale sul turismo nell'àmbito del sistema informativo regionale, ai fini di una puntuale conoscenza dei mercati della domanda turistica e di una costante informazione agli enti e agli operatori turistici;

e) realizzazione dei progetti speciali, anche in collaborazione con l'Ente nazionale italiano turismo (E.N.I.T.), con altre Regioni, con altri enti pubblici, con organizzazioni e con operatori privati.

2. Per le attività di programmazione, indirizzo e coordinamento delle iniziative regionali in materia di turismo è costituito un Comitato consultivo, del quale fanno parte l'Assessore regionale competente, un rappresentante regionale dell'UPI, dell'ANCI e i rappresentanti di categorie operanti nel settore turistico. Il Comitato è convocato e presieduto dall'Assessore regionale al turismo (3).

________________________________________

(3) Comma così modificato dall'art. 1, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

 

 

 

Art. 3

Programmi regionali.

1. La Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 25 della legge regionale 25 settembre 2000, n. 13, con cadenza triennale approva le direttive generali e il piano regionale di promozione turistica nel quale sono indicati:

a) gli obiettivi dell'intervento regionale sui diversi mercati della domanda in Italia e all'estero;

b) le risorse comunitarie, statali e regionali che si prevede di destinare alla promozione regionale e alla promozione locale.

2. La Giunta regionale, entro il mese di dicembre dell'anno precedente a quello di riferimento, approva il piano regionale annuale degli interventi per la promozione turistica locale, la cui realizzazione è affidata all'Agenzia regionale del turismo (A.RE.T.), prevista dall'articolo 6, nonché agli enti locali e/o operatori privati che presentino specifici progetti finalizzati allo sviluppo del turismo locale.

3. Ai fini della predisposizione dei piani di cui al comma 2, la Regione può affidare specifici incarichi di studio, ricerca e progettazione a istituti universitari, ad altri enti e organismi e agenzie specializzate nelle materie di intervento regionali.

4. Entro trenta giorni dalla data di approvazione del bilancio regionale dell'anno di riferimento, la Giunta delibera l'assegnazione all'A.RE.T. delle risorse vincolate da destinarsi specificatamente:

a) alla realizzazione dei progetti di intervento previsti dal piano annuale di promozione turistica locale;

b) al funzionamento dell'A.RE.T.

 

 

 

TITOLO II

Norme regionali di recepimento della legge 29 marzo 2001, n. 135

Art. 4

Valorizzazione e sviluppo del sistema turistico regionale.

1. La Regione Puglia persegue la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico regionale considerando il turismo strategico per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio regionale e quale strumento per la crescita culturale e sociale della persona nelle relazioni collettive e tra popoli diversi.

2. La Giunta regionale, entro nove mesi dalla data di emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 2, comma 4, della legge n. 135/2001, con regolamento dà attuazione ai princìpi e agli obiettivi stabiliti dalla suddetta legge e a quelli contenuti nel citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

 

 

 

Art. 5

Sistemi turistici locali.

1. La Regione, nell'àmbito delle proprie funzioni di programmazione, riconosce i sistemi turistici locali promossi dagli enti locali o da soggetti privati, singoli o associati, al fine di favorire l'integrazione armonica e compatibile tra le politiche del turismo, quelle del Governo per il territorio e quelle dello sviluppo economico.

2. La Giunta regionale, con apposito regolamento (4), definisce le modalità e la misura dei finanziamenti dei progetti di sviluppo dei sistemi turistici locali, nei limiti delle risorse rivenienti dal fondo di cofinanziamento dell'offerta turistica istituito presso il Ministero dell'industria e con riferimento alle seguenti finalità:

a) sostenere attività e processi di aggregazione e di integrazione tra le imprese turistiche, anche in forma cooperativa, consortile e di affiliazione;

b) attuare interventi intersettoriali e infrastrutturali necessari alla qualificazione dell'offerta turistica e alla riqualificazione urbana e territoriale delle località ad alta intensità di insediamenti turistico - ricettivi;

c) sostenere l'innovazione tecnologica degli Uffici di informazione e di accoglienza ai turisti (IAT), con particolare riguardo alla promozione degli standard dei servizi al turista, di cui all'articolo 2, comma 4, lettera a), della legge n. 135/2001;

d) sostenere la riqualificazione delle imprese turistiche con priorità per gli adeguamenti dovuti a normativa di sicurezza per la classificazione e la standardizzazione dei servizi turistici, con particolare riferimento allo sviluppo di marchi di qualità, di certificazione ecologica e di qualità, e di club di prodotti, nonché alla tutela dell'immagine del prodotto turistico locale;

e) promuovere il marketing telematico dei progetti turistici tipici, per l'ottimizzazione della relativa commercializzazione in Italia e all'estero.

________________________________________

(4) Vedi, al riguardo, il Reg. reg. 9 marzo 2009, n. 4. Vedi poi il Reg. reg. 4 luglio 2011, n. 14, con cui è stato riformulato il suddetto Reg. reg. n. 4/2009 e poi il Reg. reg. 1° agosto 2011, n. 19 (il cui art. 18 ha abrogato il Reg. reg. n. 14/2011).

 

 

 

TITOLO III

Agenzia regionale del turismo (A.RE.T.)

Art. 6

Organizzazione dell'A.RE.T.

1. Con decreto del Presidente della Giunta regionale è istituita, con sede legale in Bari, l'A.RE.T. quale organismo tecnico operativo e strumentale della Regione.

2. L'A.RE.T. ha personalità giuridica di diritto pubblico e opera quale azienda dei servizi per la promozione turistica locale, dotata di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica.

3. La gestione finanziaria dell'A.RE.T. è improntata a criteri di imprenditorialità ed economicità, con l'obbligo della chiusura del bilancio annuale in pareggio.

4. L'organizzazione, il funzionamento e la contabilità dell'ARET sono disciplinati dal regolamento adottato dalla Giunta regionale sentita la Commissione competente, su proposta dell'Assessore al turismo. Il regolamento definisce le norme di contabilità dell'ARET nel rispetto dei principi contenuti nelle norme di contabilità regionale (5) (6).

________________________________________

(5) Comma così sostituito dall'art. 2, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo originario era così formulato: «4. L'organizzazione, il funzionamento e la contabilità dell'A.RE.T. sono disciplinati dal regolamento adottato dal Direttore generale entro novanta giorni dalla nomina e sottoposto all'approvazione della Giunta regionale su proposta dell'Assessore al turismo. Il regolamento definisce le norme di contabilità dell'A.RE.T. nel rispetto dei princìpi contenuti nelle norme di contabilità regionale.».

(6) In attuazione del presente comma vedi il Reg. reg. 13 maggio 2011, n. 9.

 

 

 

Art. 7

Compiti dell'ARET (7).

1. L'ARET, che assume la denominazione di "Pugliapromozione", è lo strumento operativo delle politiche della Regione in materia di promozione dell'immagine unitaria della Puglia, fa riferimento alla programmazione regionale e opera in raccordo con gli enti locali nell'ottica dello sviluppo sostenibile e dei valori dell'accoglienza e dell'ospitalità. Ferme restando le funzioni della Regione in materia di indirizzo e programmazione, rapporti con gli enti locali, regolamentazione, monitoraggio, vigilanza e controllo degli interventi in materia turistica, Pugliapromozione, in qualità di strumento operativo delle politiche regionali:

a) promuove la conoscenza e l'attrattività del territorio, nelle sue componenti naturali, paesaggistiche e culturali, materiali e immateriali, valorizzandone le eccellenze;

b) sulla base di specifici obiettivi definiti dalla Regione favorisce lo sviluppo di occupazione stabile nell'ambito del turismo, alimenta iniziative di sensibilizzazione al fine di contrastare il lavoro sommerso e irregolare, promuove raccordi con il sistema della formazione professionale e con le università in funzione di un complessivo processo di qualificazione del mondo degli operatori e degli addetti del settore;

c) promuove e qualifica l'offerta turistica dei sistemi territoriali della Puglia, favorendone la competitività sui mercati nazionali e internazionali e sostenendo la cooperazione tra pubblico e privato nell'ambito degli interventi di settore; promuove inoltre l'incontro fra il sistema di offerta regionale e i mediatori dei flussi internazionali di turismo;

d) promuove lo sviluppo del turismo sostenibile, slow, giovanile, nonché di quello sociale e la valorizzazione degli indotti connessi;

e) sviluppa e coordina gli interventi a fini turistici per la fruizione e la promozione integrata a livello territoriale del patrimonio culturale, delle aree naturali protette e delle attività culturali, nel quadro delle vocazioni produttive dell'intero territorio regionale;

f) attiva e coordina, anche in collaborazione con altri enti pubblici e privati, iniziative, manifestazioni ed eventi, nonché progetti di arte urbana, che si configurino quali attrattori per il turismo culturale e per la promozione delle eccellenze enogastronomiche e naturalistiche del territorio;

g) favorisce la diffusione di un'ampia cultura dell'ospitalità tra gli operatori pubblici e privati e la popolazione locale anche attraverso la rimozione, nei sistemi di ospitalità, di ogni orientamento e condotta direttamente o indirettamente discriminatori sotto il profilo dei diritti soggettivi, della privacy e delle condizioni personali;

h) promuove la cultura della tutela dei diritti del turista consumatore;

i) assicura alle strutture regionali strumenti operativi a supporto del coordinamento delle attività e delle iniziative dei sistemi turistici locali, fornendo altresì supporti di consulenza tecnico-amministrativa;

j) esercita le funzioni e i compiti amministrativi già assegnati alle Aziende di promozione turistica (APT) assicurandone l'articolazione organizzativa e l'efficacia operativa nelle sei province; coordina il sistema a rete degli IAT, anche nel loro raccordo con le pro loco;

k) collabora con il sistema delle camere di commercio e, ai fini della predisposizione di specifici studi, piani e progetti, può avvalersi della collaborazione di istituzioni universitarie e di ricerca, amministrazioni, enti pubblici, organismi e agenzie specializzate;

l) svolge ogni altra attività a essa affidata dalla normativa, dagli indirizzi strategici e dagli strumenti programmatori della Regione Puglia, anche in riferimento a leggi nazionali e a programmi interregionali e comunitari.

________________________________________

(7) Articolo così sostituito dall'art. 3, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo originario era così formulato: «Art. 7. Compiti dell'A.RE.T. 1. L'A.RE.T. svolge attività di promozione locale, di qualificazione e di sviluppo turistico del territorio regionale.

2. In particolare l'A.RE.T.:

a) realizza progetti promozionali su incarico della Regione o su proposta degli enti locali e di operatori privati, nonché progetti integrati di promozione turistica, valorizzazione e fruibilità di beni culturali, nel rispetto delle procedure previste dalla vigente normativa nazionale e regionale;

b) mediante accordi di programma, adottati ai sensi dell'articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, provvede all'istituzione e al coordinamento a livello regionale di un sistema a rete di IAT. A tal fine restano validamente operanti gli IAT già istituiti ai sensi dell'articolo 9 della legge regionale 23 ottobre 1996, n. 23;

c) svolge attività di consulenza tecnico - amministrativa per la predisposizione e la realizzazione di programmi di promozione proposti da altri soggetti pubblici e privati;

d) svolge attività di assistenza a favore degli operatori turistici locali;

e) raccoglie ed elabora, secondo le direttive impartite dalla Regione Puglia, i dati statistici concernenti la domanda e l'offerta turistica regionale, nonché provvede alla raccolta e alla elaborazione dei dati statistici relativi al flusso del movimento turistico regionale;

f) svolge attività di tutela e di assistenza ai turisti operando in conformità a quanto stabilito dall'articolo 6;

g) collabora con l'Assessorato regionale al turismo al fine della realizzazione e del funzionamento dei sistemi turistici locali secondo quanto stabilito dall'articolo 4;

h) provvede alla raccolta e alla istruttoria delle denunce e dei prezzi delle strutture di cui alla precedente lettera g) sulla base delle previsioni della legge regionale 5 settembre 1994, n. 29;

i) provvede all'istituzione e tenuta dell'Albo regionale delle associazioni turistiche pro loco e quant'altro stabilito dalla legge regionale 11 maggio 1990, n. 27;

j) esercita le funzioni di vigilanza e di controllo su tutte le attività turistiche;

k) provvede all'accertamento dei requisiti di idoneità per l'abilitazione all'attività di agenzia di viaggi e turismo nonché alla tenuta e aggiornamento del Registro regionale dei direttori tecnici;

l) provvede alla gestione della banca dati del Centro servizi turismo culturale collegato in rete telematica con i Centri di altre Regioni;

m) provvede ad attuare ogni altro compito assegnato dalla Regione.».

 

 

 

Art. 8

Organi dell'A.RE.T.

1. Sono organi dell'A.RE.T.:

a) il Direttore generale;

b) il Collegio sindacale.

1-bis. Il Direttore generale è affiancato da un Comitato tecnico-consultivo composto da sei esperti di accertata competenza nei settori della promozione turistica e del marketing territoriale e nominato dalla Giunta regionale, sentite le Amministrazioni provinciali, con il compito di valorizzare e integrare le competenze necessarie a promuovere l'immagine dei diversi territori della Puglia. Le funzioni specifiche e l'organizzazione di tale organo, fermo restando quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 6 della legge 30 luglio 2010, n. 122 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), sono indicati nel regolamento di cui all'articolo 6, comma 4. Ai componenti del Comitato spetta il rimborso delle spese sostenute (8).

________________________________________

(8) Comma aggiunto dall'art. 5, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

 

 

 

Art. 9

Il Direttore generale.

1. Il Direttore generale di Pugliapromozione è nominato dal Presidente della Regione Puglia su conforme deliberazione della Giunta regionale. Il Direttore è scelto a seguito di procedura di evidenza pubblica tra esperti di comprovata competenza che abbiano maturato una esperienza almeno triennale, in enti pubblici e/o in aziende private, in materia di programmazione, coordinamento, organizzazione, gestione di attività complesse per la promozione e la valorizzazione territoriale e nella realizzazione di progetti e grandi eventi volti a promuovere l'attrattività territoriale, anche in una proiezione di carattere internazionale. È richiesta la laurea magistrale o la laurea vecchio ordinamento e una esperienza almeno triennale in materia di progettazione e di gestione di attività finanziate dall'Unione europea, la conoscenza del territorio pugliese e la padronanza della lingua inglese (9).

2. Valgono per il Direttore generale dell'Agenzia le norme sulla incompatibilità previste per gli amministratori e i dipendenti regionali.

3. L'incarico del Direttore generale dura quattro anni, è rinnovabile ed è disciplinato da contratto di diritto privato che prevederà modalità per l'espletamento di tale servizio, ivi compresi gli aspetti della risoluzione anticipata dello stesso contratto.

4. Il Direttore generale ha la responsabilità organizzativa e gestionale dell'A.RE.T., assume la rappresentanza legale della stessa e risponde alla Giunta regionale della sua attività.

5. Al Direttore generale compete un trattamento economico fissato dalla Giunta regionale.

________________________________________

(9) Comma così sostituito dall'art. 6, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo originario era così formulato: «1. Il Direttore generale è nominato dal Presidente della Giunta regionale, su conforme deliberazione della medesima adottata su proposta dell'Assessore al turismo. Il Direttore generale è scelto tra esperti di riconosciuta competenza in materia di direzione, programmazione, organizzazione e gestione di servizi e in possesso dei seguenti requisiti:

a) diploma di laurea;

b) attività di direzione in enti o aziende di medie o di grandi dimensioni svolta per almeno cinque anni nel corso degli ultimi dieci anni.».

 

 

 

Art. 10

Il Collegio sindacale.

1. Il Collegio sindacale è composto da tre membri, di cui uno con funzioni di Presidente nominati dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore al turismo, tra coloro che sono iscritti nel registro dei revisori contabili di cui al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88.

2. Il Collegio sindacale è insediato con provvedimento del Direttore generale dell'Agenzia entro e non oltre dieci giorni dalla nomina di cui al comma 1.

3. I sindaci durano in carica quattro anni e non possono essere nominati per due mandati consecutivi. Ai sindaci spetta un compenso fissato dalla Giunta regionale.

4. Il Collegio sindacale verifica la regolare tenuta della contabilità e controlla la gestione economica e finanziaria dell'A.RE.T. provvedendo, inoltre, a trasmettere alla Giunta regionale, per il tramite dell'Assessore al turismo, apposite relazioni annuali sull'attività svolta.

5. Il Collegio si riunisce, ordinariamente, a cadenza periodiche. I componenti del Collegio possono effettuare, anche singolarmente, attività di verifica in preparazione e in relazione a quelle delle sedute ordinarie.

6. I componenti del Collegio dei revisori decadono allorché perdono i requisiti base ai quali sono stati nominati e non intervengono a tre sedute consecutive del Collegio senza giustificato motivo.

 

 

 

Art. 11

Controllo sugli atti dell'A.RE.T.

1. Il controllo sugli atti dell'A.RE.T. è esercitato in conformità alle vigenti disposizioni della legge regionale 22 giugno 1994, n. 22 in materia di controllo sugli atti degli enti strumentali della Regione. La Giunta regionale, per il tramite dell'Assessore regionale al turismo, esercita le funzioni di vigilanza e controllo sul funzionamento dell'A.RE.T.

 

 

 

Art. 12

Finanziamenti.

1. La dotazione finanziaria dell'A.RE.T. è determinata da:

a) apposito stanziamento per il suo funzionamento previsto in specifico capitolo dello stato di previsione della spesa del bilancio regionale, stabilito in relazione al piano di attività assegnato;

b) proventi derivanti dall'attività svolta in favore di soggetti pubblici e privati;

c) donazioni e lasciti, accettati con deliberazione della Giunta regionale e destinati all'Agenzia;

d) finanziamenti ottenuti per l'esecuzione di programmi di ricerca proposti da enti nazionali e internazionali, nell'àmbito delle materie di competenza dell'A.RE.T.

 

 

 

TITOLO IV

Soppressione delle aziende di promozione turistica di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto

Art. 13

Soppressione delle Aziende di promozione turistica di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto.

1. Le Aziende di promozione turistica (A.P.T.), già istituite ai sensi dell'articolo 7 della L.R. n. 23/1996, sono soppresse e poste in liquidazione con l'applicazione delle norme del codice civile.

2. Il Direttore generale dell'Azienda regionale turismo (ARET) è commissario liquidatore delle Aziende soppresse ed entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge regionale di approvazione del bilancio di previsione 2012 presenta alla Giunta regionale il rapporto sullo stato della liquidazione. Il rapporto contiene almeno:

a) la ricognizione analitica della situazione finanziaria delle aziende di promozione turistica (A.P.T.);

b) i rendiconti finanziari sulla base dell'accertamento rispetto all'ultimo bilancio approvato;

c) la ricognizione della situazione patrimoniale delle APT e dei rapporti attivi e passivi non esauriti;

d) l'elenco dei beni immobili con i riferimenti catastali;

e) l'elenco dei contenziosi in atto;

f) l'elenco dei programmi comunitari di competenza delle APT e ancora in atto (10).

2-bis. Successivamente all'approvazione del rapporto sullo stato della liquidazione e alla sottoscrizione dei verbali di cui all'articolo 14, comma 1, con decreto del Presidente della Giunta regionale è dichiarata l'estinzione delle Aziende di promozione turistica di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto e la cessazione delle funzioni del Commissario liquidatore (11).

2-ter. La Regione Puglia succede alle APT nei rapporti giuridici attivi e passivi non esauriti alla data di approvazione del rapporto di cui al comma 2 e alla gestione ed estinzione degli stessi procedono gli uffici regionali secondo la ripartizione di competenze definita dalla Giunta regionale con la menzionata delibera di approvazione. Fanno eccezione i programmi di cui alla lettera f) del comma 2 che sono trasferiti all'ARET. Nell'espletamento degli adempimenti previsti dal presente comma, gli uffici regionali incaricati si coordinano con il Direttore generale dell'ARET (12).

2-quater. La Regione Puglia succede alle APT ai sensi dell'articolo 110 del Codice di procedura civile nei contenziosi di cui alla lettera e) del comma 2, esclusi quelli concernenti i programmi di cui alla lettera f) dello stesso comma, nei quali succede l'ARET, con i limiti previsti dall'articolo 111 del Codice di procedura civile (13).

3. Alla data di entrata in vigore della presente legge, gli IAT validamente costituiti e operanti ai sensi dell'articolo 9 della L.R. n. 23/1996 passano alle dipendenze funzionali dell'A.RE.T. e i loro compiti vengono ridefiniti con atto del Direttore generale dell'Agenzia, d'intesa con gli enti partecipanti agli accordi di programma istitutivi.

4. Sono istituiti altresì, nei comuni di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto, IAT con gli stessi compiti definiti dal provvedimento del Direttore generale di cui al comma 3.

4-bis. In riferimento a quanto disposto dall'articolo 2, comma 1, lettera d) e dall'articolo 5, comma 2, lettera c), la Giunta regionale adotta apposite linee-guida riguardanti compiti, funzioni, criteri, procedure, ambiti operativi e territoriali degli uffici IAT (14).

5. [Gli IAT dei comuni di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto svolgono funzioni di coordinamento tra gli IAT delle rispettive province] (15).

________________________________________

(10) Comma così sostituito dall'art. 23, comma 1, lettera a), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo originario era così formulato: «2. Il Direttore generale dell'A.RE.T. è commissario liquidatore delle Aziende soppresse ed entro nove mesi dal suo insediamento presenta alla Giunta regionale distinti piani di liquidazione. Successivamente all'approvazione dei piani di liquidazione e della estinzione dei rapporti giuridici curati dal Commissario liquidatore, con decreto del Presidente della Giunta regionale è dichiarata l'estinzione delle Aziende di promozione turistica di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto.».

(11) Comma aggiunto dall'art. 23, comma 1, lettera b), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

(12) Comma aggiunto dall'art. 23, comma 1, lettera b), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

(13) Comma aggiunto dall'art. 23, comma 1, lettera b), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

(14) Comma aggiunto dall'art. 7, comma 1, lettera a), L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

(15) Comma soppresso dall'art. 7, comma 1, lettera b), L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

 

 

 

Art. 14

Destinazione dei beni delle Aziende di promozione turistica (16).

1. I beni immobili di proprietà delle Aziende di promozione turistica (A.A.P.T) elencati nei rapporti sullo stato di liquidazione approvati dalla Giunta regionale sono acquisiti al patrimonio della Regione Puglia con la sottoscrizione dei processi verbali di consegna di cui all'articolo 13, che costituiscono titolo per le trascrizioni, volture e ogni altro adempimento necessario derivante dalla successione.

2. Ai fini della valorizzazione dei beni immobili, la Regione Puglia può avvalersi della collaborazione di istituzioni universitarie e di ricerca, amministrazioni ed enti pubblici, organismi e agenzie specializzate.

3. I beni mobili di proprietà delle A.A.P.T. elencati nei rapporti sullo stato di liquidazione approvati dalla Giunta regionale sono acquisiti al patrimonio della Regione Puglia con la sottoscrizione dei relativi processi verbali di consegna che costituiscono titolo per il carico e il discarico dei beni dalle scritture contabili.

4. Fino alla sottoscrizione dei processi verbali di consegna, il Commissario liquidatore cura la gestione ordinaria e straordinaria dei beni delle A.A.P.T.

5. La Giunta regionale può concedere in comodato all'Agenzia Puglia promozione, per le finalità della presente legge, i beni delle A.A.P.T.

6. I beni mobili delle AA.P.T. non aventi valore artistico e considerati come universalità indistinta, così come classificati negli inventari allegati ai rapporti sullo stato di liquidazione delle AA.P.T, sono trasferiti a titolo gratuito all'Agenzia Regionale dei Turismo "Puglia promozione", in quanto strumentali allo svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 7, comma 1, lettera j).

7. I beni mobili delle AA.P.T. aventi valore artistico, così come classificati negli inventari allegati ai rapporti sullo stato di liquidazione delle AA.P.T, possono essere trasferiti previa deliberazione della Giunta regionale e a titolo gratuito, ai musei e alle pinacoteche pugliesi pubbliche, dando preferenza a quelli territorialmente competenti, per lo svolgimento di attività finalizzate al conseguimento di preminenti interessi pubblici collettivi.

8. In deroga al comma 1 dell'articolo 33 della legge regionale 26 aprile 1995 n. 27 (Disciplina del demanio e del patrimonio regionale) sono trasferiti a titolo gratuito ai comuni territorialmente competenti per l'espletamento dei loro compiti e servizi istituzionali, i beni immobili di seguito elencati:

a) Ostello della gioventù sito nel territorio comunale di Brindisi, di proprietà dell'AA.P.T di Brindisi;

b) complessi immobiliari siti nel territorio comunale di Fasano (Selva di Fasano e Torre Canne), di proprietà dell'AA.P.T di Brindisi;

c) complesso immobiliare del parcheggio e dei servizi pubblici antistanti la Grotta Zinzulusa sito nel territorio comunale di Castro, nonché cabina elettrica ricadente nel territorio dello stesso comune di proprietà dell'AA.P.T. di Lecce.

________________________________________

(16) Articolo già modificato dall'art. 8, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere da giorno stesso della sua pubblicazione, dall'art. 23, comma 1, lettere c) e d), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere da giorno stesso della sua pubblicazione e poi così sostituito dall'art. 1, comma 1, L.R. 22 ottobre 2015, n. 30, a decorrere da giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo precedente era così formulato: «Art. 14. Assegnazione beni all'A.RE.T. 1. I beni immobili inseriti nell'elenco di cui alla lettera e) del comma 2 dell'articolo 13, dopo l'approvazione del rapporto sullo stato della liquidazione da parte della Giunta regionale, sono trasferiti alla Regione Puglia mediante la sottoscrizione di processi verbali di consegna, che costituiscono titolo per il carico e il discarico dei beni dalle scritture contabili e per la trascrizione del cambiamento di titolarità dei beni immobili. Fino alla sottoscrizione dei predetti verbali il Commissario liquidatore di cui all'articolo 13 cura la gestione ordinaria e straordinaria dei suddetti beni.

2. La Giunta regionale può concedere in comodato all'A.RE.T., per le finalità delle presente legge, i beni delle A.P.T.

2-bis. Per la valorizzazione dei beni di cui al presente articolo, la Regione Puglia può avvalersi della collaborazione di istituzioni universitarie e di ricerca, amministrazioni, enti pubblici, organismi e agenzie specializzate.».

 

 

 

Art. 15

Personale.

1. Il personale di ruolo già appartenente alla dotazione organica delle A.P.T. di cui all'articolo 26, comma 2, della L.R. n. 23/1996 è trasferito nel ruolo organico dell'A.RE.T., definito con atto del Direttore generale e per la prima volta con quello adottato ai sensi del precedente articolo 6.

2. Il personale trasferito a norma delle presente legge conserva la posizione giuridica ed economica in godimento nonché 1'anzianità già maturata all'atto del trasferimento.

3. Lo stato giuridico e il trattamento economico del personale dell'A.RE.T. è disciplinato dalla legge regionale 4 febbraio 1997, n. 7 e sue successive modifiche e integrazioni, nonché dai Contratti di lavoro dei dipendenti delle Regioni e degli enti pubblici da essa dipendenti.

 

 

 

Art. 15-bis

Conferimento di funzioni ai STL (17).

1. All'avvio dell'Agenzia di Pugliapromozione, in relazione alle procedure in atto riguardanti costituzione e riconoscimento dei Sistemi turistici locali (STL) di cui all'articolo 5, la Giunta regionale può valutare e disporre il conferimento di funzioni in tema di turismo agli stessi STL, sentito il partenariato istituzionale e sociale.

2. La direzione dell'Area competente dispone l'aggiornamento delle richieste presentate ai sensi degli articoli 11 e 17 del Reg. reg. 9 marzo 2009, n. 4, secondo criteri all'uopo individuati che tengano conto di quanto indicato al comma 1.

________________________________________

(17) Articolo aggiunto dall'art. 10, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

 

 

 

TITOLO V

Disposizioni finanziarie e finali

Art. 16

Norme finanziarie.

1. All'onere annuo derivanti dall'applicazione della presente legge quantificato in euro 516.456,90 (lire 1 miliardo) per il corrente esercizio si farà fronte con lo stanziamento previsto dal capitolo di spesa n. 4310.

2. Per gli esercizi successivi si provvederà in sede di approvazione dei rispettivi bilanci di previsione.

 

 

 

Art. 17

Abrogazione.

1. La L.R. n. 23/1996 avente ad oggetto "Riordinamento dell'amministrazione turistica regionale in attuazione dell'articolo 4 della legge 17 maggio 1983, n. 217", è abrogata a decorrere dal trentesimo giorno successivo all'insediamento del Direttore generale dell'A.RE.T.

 

 

L.R. VENETO 14 giugno 2013, n. 11

L.R. VENETO 14 giugno 2013, n. 11 (1).

Sviluppo e sostenibilità del turismo veneto (2).

 

 

(1) Pubblicata nel B.U. Veneto 18 giugno 2013, n. 51.

(2) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 809, la Delib.G.R. 10 giugno 2014, n. 940, la Delib.G.R. 12 agosto 2014, n. 1519 , la Delib.G.R. 27 novembre 2014, n. 2275, la Delib.G.R. 29 ottobre 2015, n. 1501 , la Delib.G.R. 19 novembre 2015, n. 1656 , il D. Dirett. reg. 24 novembre 2015, n. 147 , la Delib.G.R. 19 aprile 2016, n. 499, la Delib.G.R. 27 maggio 2016, n. 780 e la Delib.G.R. 22 giugno 2016, n. 953.

 

 

 

IL CONSIGLIO REGIONALE

ha approvato

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

promulga

la seguente legge regionale:

 

 

 

 

TITOLO I

Disposizioni generali

Capo I

Finalità e risorse turistiche

 

Art. 1 Finalità.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione del Veneto:

 

a) riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico ed occupazionale del Veneto, nel contesto nazionale e internazionale;

b) si attiva per promuovere iniziative atte a stimolare positive relazioni con l'organizzazione turistica nazionale e con le altre regioni e province autonome.

2. Nell'ambito di quanto previsto dal comma 1, la Regione del Veneto disciplina, indirizza e organizza lo svolgimento delle attività economiche del turismo, con le seguenti finalità:

 

a) promozione dello sviluppo economico sostenibile, nell'ambito della valorizzazione delle risorse turistiche, e garanzia della fruizione del patrimonio culturale, storico, artistico, territoriale ed ambientale;

b) accrescimento della qualità dell'accoglienza turistica e incremento dell'accessibilità, della tutela dei diritti e del rispetto dei doveri degli operatori e degli utenti;

c) crescita della competitività delle singole imprese e della complessiva attrattività del Veneto quale meta turistica, anche avvalendosi di società a partecipazione o controllo regionale ai sensi della vigente normativa (3);

d) innalzamento degli standard organizzativi dei servizi e delle infrastrutture connesse all'attività turistica e del livello della formazione e della qualificazione degli operatori e dei lavoratori;

e) elaborazione di nuovi prodotti, sviluppo della gamma di prodotti, di attività ed aree turistiche e miglioramento della qualità delle destinazioni turistiche;

f) promozione del Veneto quale marchio turistico a livello nazionale e del marchio "Veneto/Italia" a livello internazionale e sviluppo di una politica di marchio regionale;

g) sostegno alle imprese turistiche, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese;

h) sviluppo della qualità e dell'innovazione di processo e di prodotto e delle moderne tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

i) sviluppo di una gamma completa ed efficiente di strumenti economico finanziari a supporto dello sviluppo delle imprese del settore.

3. La Regione, nella realizzazione delle iniziative in materia di turismo, adotta e applica il principio della sussidiarietà e attua il confronto con gli enti locali, le autonomie funzionali e con le parti economiche e sociali.

 

 

 

(3) Lettera così modificata dall'art. 13, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 2 Definizioni.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Ai fini della presente legge e dei provvedimenti ad essa relativi, si intende per:

 

a) attività turistica: l'attività economica svolta dalle imprese turistiche destinata a soddisfare le esigenze di viaggio, di soggiorno e di svago dei turisti;

b) beni a finalità turistica: gli immobili, i fabbricati, gli impianti, i macchinari e le attrezzature nella disponibilità e gestione delle imprese destinati all'attività turistica;

c) destinazione turistica: la località o l'ambito territoriale nel quale ha sede un complesso di risorse, infrastrutture e servizi connesse con un prodotto turistico o una gamma di prodotti di cui all'articolo 4;

d) aree di montagna: il territorio montano, così come individuato dalla normativa regionale vigente;

e) imprese turistiche: le imprese così definite dalla vigente legislazione statale;

f) associazioni di rappresentanza: le organizzazioni imprenditoriali e dei lavoratori regionali aderenti alle organizzazioni nazionali che sottoscrivono il contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti di imprese del settore turismo, o loro organismi a livello regionale delegati dalle medesime;

g) attività ricettiva: la fornitura, a pagamento, al turista di alloggio temporaneo e di servizi durante il soggiorno del cliente nelle strutture ricettive;

h) struttura ricettiva: struttura aperta al pubblico, dotata dei requisiti minimi previsti dalla presente legge, per fornire ai turisti, a pagamento, alloggio temporaneo non residenziale ed altri servizi durante il soggiorno del cliente ai limitati fini di cui all'articolo 27-bis, sono, altresì, strutture ricettive, non aperte al pubblico, gli alloggi dati in locazione esclusivamente per finalità turistiche ai sensi dell'articolo 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 "Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo", senza prestazione di servizi (4);

i) sede operativa: l'immobile ove vengono forniti beni o prestati servizi a favore dei turisti;

l) sede secondaria dell'agenzia di viaggio: qualunque filiale, succursale, punto vendita o luogo in cui si svolge, anche temporaneamente, attività di agenzia di viaggio, diversa dalla sede principale;

m) case per villeggiatura: gli edifici a destinazione abitativa non aperti al pubblico, destinati al soggiorno temporaneo di persone aventi stabile residenza in altro comune;

n) titolare della struttura ricettiva: il titolare dell'impresa che organizza, nella struttura ricettiva, l'offerta di alloggio temporaneo e di servizi durante il soggiorno del cliente, con facoltà di affidare la gestione di uno o più servizi durante il soggiorno del cliente a terzi;

o) promozione turistica: l'attività e le iniziative destinate ad accrescere nei turisti la conoscenza e la notorietà dei prodotti delle destinazioni turistiche;

p) commercializzazione turistica: l'attività e le iniziative in grado di incrementare la vendita di attività turistiche sia in termini di ricettività che di fornitura di beni e servizi ai turisti.

 

 

(4) Lettera così modificata dall'art. 1, comma 1, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 7, comma 1, della medesima legge).

 

 

 

Art. 3 Risorse turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Sono risorse turistiche del territorio veneto: il mare, la montagna, i laghi, i fiumi, le terme, le città d'arte, i beni e i luoghi culturali, storici, religiosi ed enogastronomici, le aree protette e quelle di interesse naturalistico, nonché ogni altro bene, manifestazione e servizio in grado di generare flussi turistici a livello locale nonché di provenienza nazionale o estera.

 

2. Chiunque utilizzi o usufruisca delle risorse turistiche del Veneto è tenuto ad atti e comportamenti che consentano la preservazione e il mantenimento fisico, naturale, storico e patrimoniale delle risorse stesse.

 

 

 

 

 

 

Art. 4 Prodotto turistico e gamma di prodotti.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il prodotto turistico è costituito dall'organizzazione dell'insieme delle risorse turistiche e dal coordinamento dell'insieme delle offerte culturali, sia strutturali sia per eventi, che avranno effetto sul territorio regionale secondo le modalità e i criteri stabiliti dalla Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare.

 

2. La gamma di prodotti è costituita dalla preparazione, organizzazione ed offerta sul mercato e sui segmenti di utenza nazionale ed internazionale di più prodotti turistici tra loro coerenti.

 

3. La promozione e la comunicazione in Italia e all'estero delle risorse turistiche e culturali del Veneto hanno come obiettivo la valorizzazione unitaria del prodotto turistico, della gamma dei prodotti e delle connesse destinazioni.

 

4. La Regione concorre, con gli altri enti pubblici e le imprese, allo sviluppo dei club di prodotto e delle destinazioni nell'ambito della gamma di prodotti turistici del territorio regionale.

 

5. La Giunta regionale, in relazione ad eventi e manifestazioni di carattere internazionale o di particolare rilievo nazionale, può stipulare con enti e istituzioni, pubblici e privati, accordi di collaborazione finalizzati alla realizzazione di azioni per la valorizzazione turistica del territorio regionale.

 

 

 

 

 

 

Art. 5 "Veneto" marchio turistico (5).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione adotta una politica di sviluppo e promozione del "Veneto", marchio turistico regionale, come rappresentazione unitaria dei valori distintivi regionali che ricomprendono e rafforzano le diverse identità di territorio, prodotto e destinazione, per fornire al turista un'immagine unica dell'offerta turistica e culturale regionale.

 

2. Nei mercati esteri il marchio "Veneto" di cui al comma 1 è sempre affiancato dalla indicazione "Italia".

 

3. Le amministrazioni pubbliche e i soggetti privati, nella promozione e commercializzazione in Italia e all'estero dell'offerta turistica veneta, promuovono il Veneto come marchio turistico che integra, rispettandone il valore e il ruolo, la pluralità delle destinazioni e dell'offerta turistica regionale.

 

4. La Giunta regionale stabilisce le modalità, i criteri e le condizioni per l'utilizzo del marchio turistico regionale e per il suo inserimento nelle campagne di promozione e commercializzazione, nonché nel materiale di interesse turistico, pubblicitario, illustrativo, segnaletico e di comunicazione al pubblico.

 

5. La Giunta regionale attua altresì le procedure di registrazione del marchio "Veneto", in conformità alle previsioni di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 "Codice della proprietà industriale, a norma dell'articolo 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273" e successive modificazioni.

 

6. La Giunta regionale verifica periodicamente l'utilizzazione e la diffusione del marchio turistico della regione e il suo grado di riconoscibilità da parte del turista.

 

 

 

(5) Ai sensi del punto 1, Delib.G.R. 31 marzo 2015, n. 418 è stato approvato, ai sensi del presente articolo, il marchio turistico regionale per una rappresentazione unitaria dei valori distintivi regionali.

 

 

Capo II

Programmazione ed organismi concertativi

 

Art. 6 Programma regionale per il turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione adotta il programma regionale per il turismo quale strumento di pianificazione, in coordinamento con gli altri strumenti di programmazione comunitaria, statale e regionale, delle strategie regionali per lo sviluppo economico sostenibile del turismo.

 

2. Il programma regionale per il turismo ha durata triennale e comunque fino alla approvazione del successivo ed individua almeno i seguenti aspetti:

 

a) il quadro dell'offerta turistica, delle risorse turistiche regionali e l'analisi della domanda e delle previsioni sull'evoluzione delle potenzialità turistiche;

b) gli obiettivi e le strategie dell'attività regionale, da attuarsi anche mediante piani strategici;

c) le linee di intervento in relazione alle risorse per lo sviluppo dell'offerta turistica regionale e l'incremento dei flussi di domanda turistica in Italia e all'estero;

d) la definizione delle misure necessarie a migliorare la qualità e la competitività delle imprese e dei prodotti turistici;

e) i criteri per la valutazione dell'impatto sulle risorse e le misure per la protezione delle stesse;

f) gli strumenti per la valutazione dei risultati economici, sia in termini qualitativi che quantitativi;

g) gli strumenti per la valutazione dei risultati occupazionali, sia in termini qualitativi che quantitativi.

3. Il programma regionale per il turismo è predisposto dalla Giunta regionale ed approvato dal Consiglio regionale.

 

4. La Giunta regionale può apportare modifiche e integrazioni al programma regionale per il turismo, se le condizioni economiche e sociali, interne ed internazionali, le rendono opportune, previo parere della competente commissione consiliare.

 

 

 

 

 

 

Art. 7 Piano turistico annuale.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. In attuazione del programma regionale per il turismo, la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, approva il piano turistico annuale entro il 30 settembre dell'anno antecedente a quello di riferimento.

 

2. Il piano turistico annuale individua e prevede:

 

a) gli interventi regionali per incrementare la conoscenza della domanda e dell'offerta turistica;

b) le azioni per la promozione, valorizzazione e qualificazione delle risorse turistiche;

c) le iniziative per lo sviluppo dei prodotti turistici e della gamma di offerta delle destinazioni turistiche;

d) le disponibilità complessive di spesa per l'attuazione del piano e i criteri di allocazione delle risorse;

e) il monitoraggio delle attività svolte e la valutazione della loro efficacia;

f) la verifica dell'andamento occupazionale del settore.

3. Il piano turistico annuale individua altresì le linee di azione, i riferimenti programmatici e gli ambiti di operatività a cui devono fare riferimento gli enti locali.

 

4. Nel corso di validità del piano turistico annuale, la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, può apportare modificazioni ed integrazioni al piano stesso.

 

 

 

 

 

 

Art. 8 Elenco regionale delle località turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Sono comuni turistici, ai fini dell'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 "Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale" e successive modificazioni, tutti i comuni del Veneto.

 

 

 

 

 

 

Art. 9 Destinazioni turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione del Veneto riconosce, valorizza e favorisce il governo delle destinazioni turistiche così come definite all'articolo 2, comma 1, lettera c). A tal fine la Giunta regionale riconosce per ciascuna destinazione turistica un'unica organizzazione della gestione.

 

2. Ciascuna organizzazione di gestione della destinazione opererà secondo le moderne forme di presidio delle destinazioni per creare sinergie e forme di cooperazione tra soggetti pubblici e privati coinvolti nel governo delle stesse e nello sviluppo dei prodotti turistici, al fine di un rafforzamento del sistema di offerta e per la gestione unitaria delle funzioni di informazione, accoglienza turistica, promozione e commercializzazione dei prodotti turistici della destinazione, nel rispetto della normativa e della programmazione regionale.

 

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, definisce entro novanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, criteri e parametri per la costituzione delle organizzazioni di gestione della destinazione turistica. La Giunta regionale, tenuto conto del necessario raccordo con i sistemi turistici tematici di cui all'articolo 11, favorisce l'istituzione delle organizzazioni di gestione delle destinazioni anche attraverso confronti con gli enti locali e camerali e con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore.

 

 

 

 

 

 

Art. 10 Comitato regionale per le politiche turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. E' istituito presso la Giunta regionale il Comitato regionale per le politiche turistiche, al fine di contribuire alla definizione delle scelte programmatiche ed operative di maggior valore strategico per il turismo, nell'ambito della programmazione regionale di cui all'articolo 6 e della pianificazione annuale di cui all'articolo 7.

 

2. Il Comitato regionale per le politiche turistiche è convocato dall'Assessore regionale competente in materia di turismo ed è composto da:

 

a) l'Assessore regionale competente in materia di turismo o un suo delegato, che lo presiede;

b) il Presidente dell'unione regionale delle province venete (UPI Veneto) o un suo delegato;

c) un rappresentante dei comuni designato dall'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), sezione regionale, per ciascun sistema turistico tematico, di cui all'articolo 11;

d) il Presidente dell'Unione regionale delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (Unioncamere del Veneto) o un suo delegato;

e) un rappresentante per ciascuna delle associazioni di rappresentanza, come individuate alla lettera f) del comma 1 dell'articolo 2;

f) un rappresentante dei consorzi di imprese turistiche di cui all'articolo 18, per ciascun sistema turistico tematico;

g) il Presidente dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia (UNPLI), sezione regionale o un suo delegato.

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, con il provvedimento di costituzione, determina le regole di funzionamento del Comitato regionale per le politiche turistiche e le modalità di partecipazione di rappresentanti di altre pubbliche amministrazioni su specifici temi, nonché della società consortile, denominata "Veneto Promozione Scpa" di cui all'articolo 5 della legge regionale 24 dicembre 2004, n. 33 e successive modificazioni e di esperti del settore turismo o di problematiche connesse al turismo.

 

 

 

 

 

 

Art. 11 Sistema turistico tematico.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il sistema turistico tematico è l'ambito territoriale omogeneo in termini di tipologie turistiche e specializzato in termini di presenza di risorse turistiche, capace di supportare lo sviluppo e la promozione di una gamma integrata di prodotti turistici ampia e coerente.

 

2. La Regione riconosce i seguenti sistemi turistici tematici e territoriali:

 

a) Venezia e laguna;

b) Dolomiti;

c) Montagna veneta;

d) Lago di Garda;

e) Mare e spiagge;

f) Pedemontana e colli;

g) Terme Euganee e termalismo veneto;

h) Po e suo delta;

i) Città d'arte, centri storici, città murate e sistemi fortificati e ville venete.

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, determina, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge e successivamente modifica gli ambiti territoriali dei sistemi turistici tematici di cui al comma 2 e può istituirne ulteriori, in conformità al programma regionale per il turismo di cui all'articolo 6.

 

 

 

 

 

 

Art. 12 Coordinamento tematico.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il coordinamento tematico è l'organizzazione di coordinamento delle attività finalizzate allo sviluppo del sistema turistico tematico, in coerenza con gli indirizzi regionali del programma regionale del turismo e con le attività del piano turistico annuale.

 

2. L'attività del coordinamento tematico è finalizzata a favorire la cooperazione fra i soggetti pubblici e privati responsabili della promozione e dello sviluppo dell'offerta del sistema turistico tematico.

 

3. La Giunta regionale determina le modalità, le regole di costituzione e di funzionamento di ciascun coordinamento tematico.

 

 

 

 

 

 

Art. 13 Sistema informativo regionale del turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Per fini gestionali, amministrativi e statistici, si fa riferimento al Sistema informativo regionale del turismo (SIRT), quale componente del complessivo sistema informativo regionale del Veneto.

 

2. Il sistema informativo regionale del turismo è in particolare finalizzato:

 

a) alla conoscenza del sistema turistico veneto, anche sotto i profili dell'offerta, della domanda, dei flussi e dell'impatto del turismo sull'economia regionale;

b) al sostegno dell'attività regionale di pianificazione, indirizzo, controllo e valutazione e al conseguimento degli obiettivi di sviluppo del turismo regionale;

c) al supporto dell'attività amministrativa regionale e provinciale.

3. La Regione e gli enti locali concorrono all'implementazione e all'aggiornamento del SIRT, assicurando la disponibilità e la comunicazione dei dati amministrativi e statistici per le finalità di cui al comma 2, secondo le forme e le modalità previste dalla Giunta regionale.

 

4. I dati in materia di turismo previsti per le rilevazioni statistiche comprese nel programma statistico nazionale e regionale sono raccolti e trattati nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322 "Norme sul Sistema statistico nazionale e sulla riorganizzazione dell'Istituto nazionale di statistica, ai sensi dell'art. 24 della L. 23 agosto 1988, n. 400" e successive modificazioni e dalla legge regionale 29 marzo 2002, n. 8 "Norme sul sistema statistico regionale".

 

5. I titolari di strutture ricettive, di sedi ed attività congressuali, di agenzie immobiliari o immobiliari turistiche per le unità abitative ammobiliate ad uso turistico oggetto del loro mandato o di sublocazione, comunicano direttamente alla Regione, esclusivamente per via telematica, tutti i dati turistici richiesti dalla Regione per le finalità del presente articolo, secondo le procedure stabilite dal provvedimento della Giunta regionale di cui al comma 3 (7).

 

6. I comuni comunicano alla Regione, esclusivamente per via telematica, le presenze turistiche relative alle case per villeggiatura, secondo le indicazioni della Giunta regionale (6).

 

7. La Regione e gli enti locali possono diffondere, con le modalità e i criteri definiti dalla Giunta regionale, le informazioni relative all'offerta turistica del territorio di competenza, ivi compresi gli eventi e le manifestazioni, finalizzate alla promozione e valorizzazione del turismo veneto.

 

 

 

(6) Comma così modificato prima dall'art. 2, comma 1, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 7, comma 1, della medesima legge), e poi dall'art. 14, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(7) Vedi, anche, la Delib.G.R. 4 febbraio 2014, n. 66.

 

 

 

Art. 14 Osservatorio regionale per il turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, anche tramite accordi di collaborazione con le università, i centri di ricerca, Unioncamere del Veneto ed altre istituzioni pubbliche e private competenti in materia di turismo, istituisce l'Osservatorio regionale per il turismo e ne disciplina il funzionamento, anche quale punto di scambio, sintesi e divulgazione di informazioni, al fine in particolare di:

 

a) valutare l'attrattività del Veneto quale meta turistica in un contesto europeo e mondiale;

b) conoscere le dinamiche della domanda, con attenzione anche a quella di turismo accessibile e le propensioni dei turisti;

c) analizzare i mercati di riferimento attuali e potenziali;

d) valutare l'andamento economico, sociale ed occupazionale delle imprese e del settore del turismo, con particolare attenzione al valore economico delle attività turistiche, ad integrazione delle rilevazioni statistiche svolte dalla Regione, anche con riferimento agli indirizzi della programmazione comunitaria e all'evoluzione della qualità e dell'offerta turistica regionale in relazione ai moderni strumenti di comunicazione;

e) misurare l'efficacia delle azioni realizzate.

 

 

 

 

 

Art. 15 Informazione e accoglienza turistica (8).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le attività di informazione e accoglienza turistica nei confronti dei turisti sono svolte secondo criteri di imparzialità, omogeneità, trasparenza, qualità, professionalità e pari rappresentatività di tutto il territorio e della sua offerta, fornendo informazioni e servizi, finalizzati alla migliore fruizione delle strutture ricettive, dei trasporti e dell'offerta complessiva delle risorse e dei prodotti del territorio.

 

2. Le funzioni di indirizzo, programmazione e coordinamento in materia di informazione e accoglienza turistica spettano alla Giunta regionale, che disciplina, sentita la competente commissione consiliare:

 

a) gli standard minimi di informazione e di accoglienza turistica, le caratteristiche e i segni distintivi, anche in relazione alla tipologia dei servizi offerti;

b) le modalità di coordinamento, anche informativo e telematico, delle attività fra i soggetti del territorio;

c) l'eventuale concessione di contributi;

d) i requisiti e le caratteristiche dei soggetti anche associati, pubblici e privati, che possono gestire le attività di informazione e di accoglienza turistica.

3. Le attività di informazione ed accoglienza turistica sono svolte nelle singole località in via prioritaria, ove esistenti, dalle organizzazioni di gestione della destinazione turistica e dai soggetti rientranti nelle tipologie individuate con il provvedimento di cui al comma 2, lettera d).

 

 

 

(8) Vedi, anche, la Delib.G.R. 10 dicembre 2013, n. 2287 e l'art. 5, comma 3, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45.

 

 

 

Art. 16 Diritti del turista.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. I turisti sono le persone fisiche che fruiscono delle risorse turistiche e dei prodotti turistici del territorio regionale, sia in forma individuale che collettiva od organizzata, con i diritti riconosciuti dal decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, recante il codice del consumo, nonché dal decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 "Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno" e successive modificazioni e dal decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, recante il codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, nonché i diritti riconosciuti dalla legge 3 marzo 2009, n. 18 di ratifica della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

 

 

 

 

 

 

Art. 17 Le imprese turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le imprese turistiche che esercitano l'attività in conformità della presente legge hanno titolo a:

 

a) essere incluse nei cataloghi, annuari, guide e ogni altro servizio telematico di informazione e comunicazione forniti dalla Regione e dagli enti locali;

b) partecipare, per il tramite delle associazioni di rappresentanza, alla pianificazione e programmazione turistica della Regione in sede di Comitato regionale per le politiche turistiche di cui all'articolo 10;

c) richiedere gli aiuti, le sovvenzioni, i contributi e gli incentivi economici previsti dalle vigenti normative comunitarie, statali e regionali per le proprie strutture e per la partecipazione, in forma aggregata, a programmi di sviluppo delle attività turistiche.

2. Le imprese turistiche sono tenute a:

 

a) informare i turisti sulle condizioni di fornitura dei servizi offerti e di prezzo dei medesimi;

b) collaborare con la Regione e gli enti locali per la fornitura delle informazioni statistiche di cui all'articolo 13 e per la realizzazione di iniziative di informazione e di comunicazione di qualità e ad alta tecnologia;

c) curare la formazione e l'aggiornamento del personale, in conformità alle leggi statali e ai contratti collettivi.

 

 

 

 

 

Art. 18 I consorzi di imprese turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Sono consorzi di imprese turistiche le associazioni, anche costituite nella forma di società consortile, formate da imprese turistiche e da eventuali altri soggetti privati. Le imprese turistiche possono partecipare a un solo consorzio per sistema turistico tematico.

 

2. Il numero minimo di imprese turistiche per consorzio è stabilito in proporzione al numero di strutture ricettive e di presenze turistiche rilevate per ciascun sistema turistico tematico nel triennio 2010-2012.

 

3. Il consorzio di imprese turistiche attua, nell'ambito di uno dei sistemi turistici tematici di cui all'articolo 11, programmi e progetti orientati alla gestione, sviluppo e qualificazione del prodotto turistico e dell'offerta ai fini della commercializzazione turistica delle attività dei propri aderenti.

 

4. I consorzi di imprese di cui al comma 1 hanno sede nel sistema turistico tematico nel quale il consorzio svolge la propria attività prevalente, misurata in termini di numero di imprese turistiche del consorzio medesimo.

 

5. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare ed entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, fissa le proporzioni di cui al comma 2 per ciascun sistema turistico tematico e le procedure di riconoscimento dei consorzi.

 

6. In sede di prima applicazione della presente legge e comunque non oltre diciotto mesi dalla sua entrata in vigore, sono equiparate ai consorzi di imprese turistiche di cui al comma 1 le strutture associate di promozione turistica già disciplinate dalla legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo" e successive modificazioni.

 

7. Decorso il periodo transitorio di cui al comma 6, le strutture associate di promozione turistica di cui alla legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, sono consorzi di imprese se si conformano alle disposizioni del presente articolo.

 

8. I consorzi di imprese e le strutture associate equiparate, che operino in più sistemi turistici tematici, possono beneficiare degli interventi di cui all'articolo 42 comma 4, in proporzione al numero delle imprese turistiche associate con sede nel sistema turistico tematico oggetto dell'intervento.

 

9. Ai fini della partecipazione all'attività regionale di promozione turistica, in conformità al piano turistico annuale di cui all'articolo 7, i consorzi di cui al presente articolo possono raggrupparsi in un solo consorzio tematico per ciascun sistema turistico tematico.

 

 

 

 

 

 

Art. 19 Funzioni della Regione.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione è titolare delle politiche del turismo ed esercita tali funzioni nel rispetto della normativa comunitaria e in coordinamento con le iniziative nazionali di settore.

 

2. Alla Regione in particolare competono:

 

a) la programmazione pluriennale e la pianificazione annuale dello sviluppo turistico, adottando strumenti di coordinamento, indirizzo e concertazione ispirati al principio di sussidiarietà;

b) il miglioramento delle condizioni di conservazione delle risorse turistiche esistenti e la creazione e la valorizzazione di nuove risorse turistiche del territorio regionale;

c) il coordinamento della raccolta, l'elaborazione, la validazione e la diffusione delle rilevazioni e delle informazioni statistiche del turismo, coerentemente con le esigenze e le politiche di promozione e commercializzazione dei sistemi turistici tematici;

d) la concessione di agevolazioni a soggetti pubblici o privati per lo sviluppo dell'offerta turistica e per il sostegno alle attività promozionali e delle iniziative di commercializzazione turistica;

e) la promozione e valorizzazione, in Italia e all'estero, dell'immagine unitaria e complessiva del turismo, dei prodotti turistici e della gamma di prodotti turistici.

3. La Giunta regionale, per lo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, può avvalersi di enti, aziende, agenzie e società a partecipazione pubblica e svolgere altresì le funzioni di indirizzo, di coordinamento e di armonizzazione delle funzioni attribuite agli enti locali dalla presente legge e già disciplinate dalla legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni (9).

 

4. La Giunta regionale, per specifiche iniziative di interesse turistico, può operare, attraverso specifiche intese, congiuntamente con gli enti locali o affidare agli enti locali funzioni di gestione di interventi e di procedimenti relativi anche allo sviluppo e qualificazione dell'offerta turistica.

 

 

 

(9) Vedi, anche, la Delib.G.R. 23 luglio 2013, n. 1327 , la Delib.G.R. 4 febbraio 2014, n. 66 e la Delib.G.R. 10 giugno 2014, n. 941.

 

 

 

Art. 20 Funzioni delle province.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le province, oltre alle funzioni previste nelle specifiche discipline, assicurano:

 

a) lo sviluppo delle attività di promozione turistica dell'area di competenza nell'ambito del territorio regionale;

b) la rilevazione e verifica, nel quadro della legislazione regionale, dei livelli dei servizi offerti dagli operatori turistici;

c) il sostegno di attività di interesse turistico, anche afferenti alle tradizioni locali, favorendo l'integrazione fra le diverse località e fra più prodotti turistici e favorendo l'aggregazione tra enti pubblici e soggetti privati rappresentati collettivamente, al fine di creare organizzazioni di gestione della destinazione turistica.

2. Le attività di promozione devono essere coerenti con le priorità e le linee di azione previste dal programma regionale per il turismo e dal piano turistico annuale.

 

3. Ai fini di un adeguato raccordo e coordinamento, le province svolgono le attività e le funzioni di cui alla presente legge secondo le direttive regionali e sulla base del programma di attività della società consortile di cui alla legge regionale 24 dicembre 2004, n. 33 e successive modificazioni.

 

 

 

 

 

 

Art. 21 Funzioni della Provincia di Belluno (10).

In vigore dal 3 luglio 2013

[1. In attuazione dell'articolo 15 dello Statuto sono conferite alla Provincia di Belluno le funzioni e le risorse necessarie a garantirne l'esercizio, nel settore del turismo.

 

2. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale presenta al Consiglio regionale per l'approvazione l'atto ricognitivo delle funzioni che rimangono in capo alla Regione, in quanto attinenti all'unitario esercizio a livello regionale, agli impegni derivanti da obblighi statali o internazionali e alla necessità di rappresentanza degli interessi regionali presso gli organi nazionali ed europei].

 

 

 

(10) Articolo abrogato dall'art. 19, comma 1, lettera b), L.R. 8 agosto 2014, n. 25, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

 

 

 

Art. 22 Le associazioni Pro Loco. (11)

In vigore dal 3 luglio 2013

[1. La Regione riconosce le attività delle associazioni Pro Loco finalizzate alla valorizzazione delle risorse naturali, culturali e delle tradizioni locali, in particolare quelle relative:

 

a) alle tipicità turistiche e al patrimonio culturale locale ed enogastronomico, folcloristico e delle tradizioni locali;

b) all'animazione delle località turistiche e all'attrazione dei turisti;

c) all'intrattenimento e alla crescita della partecipazione popolare.

2. Le province gestiscono gli albi provinciali delle associazioni Pro Loco già istituiti ai sensi della normativa regionale vigente e provvedono, con proprio regolamento, a definire le modalità per la loro tenuta.

 

3. L'albo provinciale delle associazioni Pro Loco è pubblicato annualmente nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto, nonché nel portale internet della Regione e delle province].

 

 

 

(11) Articolo abrogato dall'art. 11, comma 1, lettera b), L.R. 22 ottobre 2014, n. 34. Per le disposizioni finali e transitorie, vedi quanto previsto dall'art. 12, comma 1, della medesima legge.

 

 

TITOLO II

Disciplina dell'attività ricettiva

Capo I

Strutture ricettive

 

Art. 23 Strutture ricettive.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive sono distinte nelle seguenti tipologie:

 

a) strutture ricettive alberghiere;

b) strutture ricettive all'aperto;

c) strutture ricettive complementari.

2. Le strutture ricettive disciplinate dal presente capo devono essere conformi alle prescrizioni urbanistiche, edilizie, igienicosanitarie e alle norme per la sicurezza degli impianti previste dalle specifiche normative.

 

3. I locali per il pernottamento dei turisti possono essere:

 

a) camera: il locale per il pernottamento nella struttura ricettiva alberghiera e complementare, composto da un vano allestito con uno o più posti letto per i turisti, dotato di un bagno privato o comune;

b) junior suite: il locale per il pernottamento nella struttura ricettiva alberghiera, composto da un unico vano avente una parte allestita a posti letto e una parte allestita a salotto, nonché da almeno un bagno privato;

c) suite: il locale per il pernottamento nella struttura ricettiva alberghiera, composto da almeno una camera, da un salotto e da almeno un bagno privato;

d) unità abitativa: il locale per il pernottamento nella struttura ricettiva alberghiera, complementare e all'aperto, dotato di un servizio autonomo di cucina e di almeno un bagno privato e inoltre composto da almeno una camera e almeno un vano destinato a soggiorno, oppure da almeno una camera destinata in parte anche ad uso di soggiorno e che abbia requisiti dimensionali maggiori di quelli minimi di cui al comma 6;

e) piazzola: area attrezzata per l'installazione degli allestimenti mobili di pernottamento di cui all'articolo 26, comma 2.

4. Si definisce capacità ricettiva:

 

a) totale: il numero di posti letto autorizzati nella struttura ricettiva ad uso dei turisti;

b) prevalente: la situazione in cui il numero di posti letto autorizzati nei locali per il pernottamento di cui al comma 3, è superiore alla metà della capacità ricettiva totale;

c) residuale: la differenza tra capacità ricettiva totale e la capacità ricettiva prevalente.

5. Nelle strutture ricettive all'aperto la capacità ricettiva prevalente è determinata dal rapporto tra il numero di posti letto predisposti dal gestore, in unità abitative fisse o allestimenti mobili di pernottamento ed il numero di turisti ospitabili nelle piazzole, purché muniti di proprio allestimento mobile di pernottamento.

 

6. Il numero di posti letto nei locali di pernottamento rispetta i limiti minimi di superficie e di cubatura dei locali stabiliti dal provvedimento di cui all'articolo 31.

 

 

 

 

 

 

Art. 24 Strutture ricettive alberghiere.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive alberghiere sono strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria, situate in uno o più edifici, dotate di almeno sette locali per il pernottamento dei turisti, di un locale comune per la prima colazione e di un locale comune destinato al servizio di portineria.

 

2. Sono strutture ricettive alberghiere:

 

a) gli alberghi o hotel;

b) i villaggi-albergo;

c) le residenze turistico-alberghiere;

d) gli alberghi diffusi.

3. Nelle strutture ricettive alberghiere con più edifici, si distinguono:

 

a) l'edificio principale, ove è ubicato il locale comune destinato al servizio di portineria;

b) la dipendenza, edificio con ingresso autonomo, composto da uno o più locali per il pernottamento dei turisti.

4. La dipendenza può essere ubicata ad una distanza non superiore a duecento metri in linea d'aria dall'edificio principale ovvero ad una distanza superiore, qualora la dipendenza sia ubicata all'interno dell'area recintata su cui insiste l'edificio principale, fatta salva la peculiare disciplina relativa agli alberghi diffusi di cui al comma 4 dell'articolo 25.

 

 

 

 

 

 

Art. 25 Tipologie di strutture ricettive alberghiere.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Sono alberghi od hotel le strutture ricettive alberghiere, con capacità ricettiva totale o prevalente in camere, suite e junior suite e con eventuale capacità ricettiva residuale in unità abitative.

 

2. Sono villaggi-albergo le strutture ricettive alberghiere, con capacità ricettiva totale in unità abitative ubicate in più edifici all'interno di una stessa area dove insiste l'edificio principale alberghiero.

 

3. Sono residenze turistico-alberghiere le strutture ricettive alberghiere con capacità ricettiva totale o prevalente in unità abitative e con eventuale capacità ricettiva residuale in camere, suite e junior suite (12).

 

4. Sono alberghi diffusi gli alberghi dotati di un edificio principale, dove si trovano l'ufficio di portineria e le aree ad uso comune degli ospiti e di due o più dipendenze alberghiere, ubicate ad una distanza, in linea d'aria, non superiore a quattrocento metri dall'edificio principale, con capacità ricettiva totale o prevalente nelle dipendenze e con eventuale capacità ricettiva residuale nell'edificio principale alberghiero e ubicati:

 

a) nelle aree di montagna;

b) nei centri storici, così come individuati dagli strumenti di governo del territorio, di comuni con popolazione non superiore a cinquemila residenti;

c) nelle isole non collegate da ponti alla terraferma, con popolazione non superiore a cinquemila residenti.

5. La Giunta regionale, su motivata richiesta del comune e al fine di contrastare il fenomeno dello spopolamento, può consentire l'albergo diffuso in borghi o centri storici siti in comuni con popolazione superiore a cinquemila residenti in deroga al limite di cui alla lettera b).

 

6. Le unità immobiliari che compongono l'albergo diffuso possono essere situate solo in edifici già esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

 

7. Nelle strutture ricettive alberghiere il locale di pernottamento può disporre sino a quattro posti letto ed è consentito aggiungere, in via temporanea e solo su richiesta del cliente, un ulteriore posto letto in deroga ai limiti dimensionali stabiliti dalla legislazione in materia, con obbligo di ripristino del numero dei posti letto autorizzato al momento della partenza del cliente.

 

8. Nelle strutture ricettive complementari è consentito aggiungere nel locale di pernottamento, in via temporanea e solo su richiesta del cliente, un ulteriore posto letto, in deroga ai limiti dimensionali stabiliti dalla legislazione in materia, con obbligo di ripristino alla partenza del cliente del numero di posti letto autorizzato.

 

 

 

(12) Comma così modificato dall'art. 15, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 26 Strutture ricettive all'aperto.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive all'aperto sono strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria, che offrono ai turisti, in un'area recintata, alloggio in allestimenti mobili o in unità abitative e si distinguono in villaggi turistici, campeggi e marina resort (13).

 

2. Sono allestimenti mobili gli allestimenti per il pernottamento nella struttura ricettiva all'aperto, installati sulle apposite piazzole dal titolare della struttura ricettiva o dai turisti, quali tende, roulotte, camper, caravan e case mobili.

 

3. Sono villaggi turistici le strutture ricettive all'aperto con capacità ricettiva totale o prevalente in unità abitative o allestimenti mobili installati dal titolare e con eventuale capacità ricettiva residuale in allestimenti mobili installati dai turisti.

 

4. Sono campeggi o camping le strutture ricettive all'aperto con capacità ricettiva totale o prevalente in allestimenti mobili installati dai turisti e con eventuale capacità ricettiva residuale in unità abitative o allestimenti mobili installati dal titolare.

 

4-bis. Sono marina resort le strutture organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all'interno delle proprie unità da diporto, ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezzato, che posseggano i requisiti individuati dalla Giunta regionale con apposita deliberazione che ne definisce altresì modalità di apertura e di esercizio, nonché la relativa classificazione; nella definizione dei requisiti, la Giunta regionale è tenuta a conformarsi a quanto stabilito in materia dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano (14).

 

5. Le strutture ricettive all'aperto sono tenute ad assicurare:

 

a) la sorveglianza continua della struttura ricettiva durante i periodi di apertura;

b) la presenza, in via continuativa, all'interno della struttura ricettiva, del titolare o di un suo delegato.

 

 

(13) Comma così modificato dall'art. 16, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(14) Comma aggiunto dall'art. 16, comma 2, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 27 Strutture ricettive complementari.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive complementari sono le strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria, situate in un edificio con spazi e servizi offerti al turista diversi rispetto a quelli delle strutture ricettive alberghiere.

 

2. Sono strutture ricettive complementari:

 

a) gli alloggi turistici, che sono composti da una a sei camere, ciascuna dotata di un massimo di quattro posti letto;

b) le case per vacanze, che sono composte da un locale soggiorno e da una sala da pranzo entrambi di uso comune e da camere che per più della metà sono dotate di due o più posti letto;

c) le unità abitative ammobiliate ad uso turistico, che sono composte da una o più camere, ciascuna dotata di uno o più posti letto, nonché di servizi igienici e di cucina autonomi;

d) i bed & breakfast, che sono composti da una a tre camere per i turisti, ciascuna dotata di un massimo di quattro posti letto; il titolare deve risiedere nell'unità immobiliare sede del bed & breakfast e deve ivi alloggiare, in una camera a lui riservata, durante il periodo di apertura della struttura. Il servizio di prima colazione è servito ai clienti direttamente dal titolare o dai suoi familiari. Ai fini della presente legge, i bed & breakfast ubicati nei territori dei comuni a bassa presenza turistica, così come individuati dalla Giunta regionale non costituiscono attività d'impresa (15);

e) i rifugi alpini, che sono ubicati in aree di montagna a quota non inferiore a mille metri e sono predisposti per il ricovero e il ristoro di turisti ed escursionisti e per il soccorso alpino. I rifugi, che devono essere custoditi per il periodo di apertura al pubblico, sono composti da camere che per più della metà sono dotate di due o più posti letto ed inoltre da una camera per l'alloggio del titolare durante il periodo di apertura ai turisti. I rifugi alpini, esclusi quelli già classificati come rifugi escursionistici in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, dispongono, durante i periodi di chiusura, di un locale per il ricovero di fortuna, convenientemente dotato, sempre aperto e accessibile dall'esterno anche in caso di abbondanti nevicate e durante il periodo di apertura stagionale il servizio di ricovero deve essere comunque garantito per l'intero arco della giornata (16).

3. I rifugi già classificati come rifugi escursionistici in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, devono modificare la denominazione in rifugio alpino secondo le disposizioni del comma 8 dell'articolo 50.

 

 

 

(15) Lettera così modificata dall'art. 6, comma 4, L.R. 23 febbraio 2016, n. 7, a decorrere dal 27 febbraio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 30, comma 1, della medesima legge).

(16) Vedi, anche, la Delib.G.R. 17 giugno 2014, n. 999.

 

 

 

Art. 27-bis Locazioni turistiche (17) (20)

In vigore dal 31 dicembre 2014

1. Gli alloggi dati in locazione esclusivamente per finalità turistiche, ai sensi dell'articolo 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, senza prestazione di servizi, sono strutture ricettive alle quali, ai fini della presente legge, si applicano solo le disposizioni di cui al presente articolo.

 

2. Coloro che intendono locare gli alloggi ai sensi del comma 1, sono tenuti a comunicare alla Città metropolitana di Venezia o alla provincia competente per territorio nel quale l'alloggio è situato, secondo le procedure definite dalla Giunta regionale (18):

 

a) il periodo durante il quale si intende locare l'alloggio, il numero di camere e di posti letto;

b) gli arrivi e le presenze turistiche, per provenienza.

3. Sono attribuiti al comune la vigilanza, anche mediante l'accesso di propri incaricati alle strutture ricettive di cui al comma 1, e l'accertamento della violazione degli obblighi previsti dal presente articolo, anche su segnalazione della Città metropolitana di Venezia o della provincia competente per territorio dove l'alloggio è situato, nonché l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e il diritto ad introitare le relative somme (19).

 

4. Chiunque dia in locazione gli alloggi ai sensi del comma 1 è soggetto, previa diffida amministrativa ai sensi dell'articolo 2-bis della legge regionale 28 gennaio 1977, n. 10 "Disciplina e delega delle funzioni inerenti all'applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale" e successive modificazioni, per ciascun alloggio:

 

a) in caso di incompleta o omessa comunicazione ai sensi del comma 2, lettera a), alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 3.000,00;

b) in caso di incompleta o omessa comunicazione ai sensi del comma 2, lettera b), alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250,00 a euro 1.000,00 per ciascun mese di omessa o incompleta comunicazione;

c) in caso di ingiustificato rifiuto di accesso all'alloggio, opposto agli incaricati del comune per l'esercizio delle funzioni di vigilanza di cui al comma 3, alla sanzione amministrativa pecuniaria di euro 250,00 per ciascun ingiustificato rifiuto di accesso.

 

 

(17) Articolo aggiunto dall'art. 3, comma 1, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 7, comma 1, della medesima legge).

(18) Alinea così modificato dall'art. 17, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(19) Comma così modificato dall'art. 17, comma 2, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(20) Vedi, anche, la Delib.G.R. 13 luglio 2015, n. 881.

 

 

 

Art. 28 Ospitalità diffusa.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Nelle aree di montagna e del sistema turistico tematico "Pedemontana e colli" e del sistema turistico tematico "Po e suo Delta", le strutture ricettive e le strutture che offrono servizi di interesse turistico possono utilizzare la denominazione aggiuntiva di "ospitalità diffusa", secondo le disposizioni attuative della Giunta regionale, anche al fine di potenziare l'offerta turistica favorendo le sinergie tra imprese turistiche di aree omogenee (21).

 

2. Le imprese che compongono l'ospitalità diffusa, ove le stesse non facciano capo ad un unico soggetto giuridico, devono costituirsi in consorzio, o altra forma associativa, che assume la responsabilità della conduzione dell'ospitalità diffusa e del relativo centro di ricevimento per i turisti.

 

3. Ogni singola struttura ricettiva appartenente all'ospitalità diffusa rimane disciplinata dalla legislazione regionale vigente e i titolari delle singole strutture ricettive rimangono responsabili della conduzione dei servizi forniti dalle stesse.

 

 

 

(21) Comma così modificato dall'art. 18, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 28-bis Alloggio turistico diffuso (22).

In vigore dal 1 luglio 2016

1. Qualora l'ospitalità diffusa di cui all'articolo 28 riguardi una pluralità di alloggi turistici o di altre strutture ricettive complementari, è consentita in alternativa la denominazione di alloggio turistico diffuso.

 

 

 

(22) Articolo aggiunto dall'art. 19, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 29 Denominazioni diverse delle strutture ricettive (23).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive che hanno i requisiti previsti per la propria tipologia dalla presente legge, in aggiunta o in sostituzione alla denominazione assegnata dagli articoli da 24 a 27 possono essere definiti con altre denominazioni, per tenere conto altresì dei vari sistemi e mezzi di comunicazione commerciale, secondo le modalità individuate con deliberazione della Giunta regionale.

 

 

 

(23) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807.

 

 

 

Art. 30 Sedi e attività congressuale.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le sedi congressuali sono strutture aperte al pubblico che dispongono di sale appositamente predisposte per lo svolgimento di riunioni ed eventi, dotate di idonei spazi ed installazioni tecniche ed in grado di offrire personale specializzato.

 

2. Le sedi congressuali sono centri congressi o sedi congressuali alberghiere:

 

a) sono centri congressi gli edifici destinati ad ospitare riunioni, eventi e congressi;

b) sono sedi congressuali alberghiere le strutture ricettive alberghiere che dispongono di sale appositamente predisposte per lo svolgimento di riunioni, convegni e congressi.

 

 

 

 

 

Art. 31 Classificazione delle strutture ricettive e delle sedi congressuali (25).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, individua i requisiti di classificazione delle strutture ricettive e delle sedi congressuali, in conformità alla normativa nazionale vigente (26).

 

1-bis. Con il provvedimento di cui al comma 1 la Giunta regionale definisce una specifica disciplina per la classificazione delle strutture ricettive alberghiere o complementari situate in Ville venete o in altri edifici di pregio storico oggetto dei vincoli del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 "Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137" e successive modificazioni (24).

 

2. In sede di prima applicazione, il provvedimento di cui al comma 1 è approvato entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge; successivamente, i requisiti possono essere modificati ed adattati in relazione all'evoluzione del settore e, se necessario, aumentati.

 

3. Il provvedimento della Giunta regionale di cui al comma 1 definisce, secondo criteri di semplificazione e trasparenza e nel rispetto delle finalità di cui all'articolo 1:

 

a) i livelli di classificazione delle strutture ricettive e delle sedi congressuali, fino a un massimo di cinque classi contrassegnate da uno, due, tre, quattro e cinque segni distintivi, rappresentati da stelle per le strutture ricettive alberghiere, a seconda degli spazi, delle attrezzature, delle installazioni tecniche e dei servizi forniti;

b) le superfici e le cubature minime dei locali per il pernottamento in relazione ai posti letto, nonché le altezze minime dei locali di servizio, tecnici ed accessori all'attività alberghiera;

c) le attrezzature, le dotazioni, le aree comuni ed i servizi di interesse turistico;

d) i documenti da allegare alla domanda di classificazione attestanti i requisiti sanitari, urbanistici, edilizi, di prevenzione incendi e di destinazione d'uso dei locali e degli edifici;

e) il modello regionale della simbologia da utilizzare per esporre il segno distintivo della classificazione delle altre strutture ricettive e delle sedi congressuali (27).

4. Fatta salva la destinazione abitativa dei bed & breakfast, nonché delle case per villeggiatura e degli alloggi locati per finalità esclusivamente turistiche di cui all'articolo 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 "Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo" e successive modificazioni, l'apertura di nuove strutture ricettive è consentita solo in immobili o parti di essi aventi destinazione d'uso turistico-ricettiva conformemente a quanto stabilito dallo strumento urbanistico comunale.

 

5. Le strutture ricettive e le sedi congressuali espongono, in modo visibile all'esterno, il segno distintivo della classe assegnata, compreso quello realizzato in conformità al modello regionale di cui al comma 3, lettera e).

 

 

 

(24) Comma aggiunto dall'art. 20, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(25) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807.

(26) Vedi, anche, la Delib.G.R. 31 marzo 2015, n. 419.

(27) In attuazione di quanto disposto dalla presente lettera, vedi il D. Dirett. reg. 10 giugno 2016, n. 25 e il D. Dirett. reg. 15 giugno 2016, n. 27.

 

 

 

Art. 32 Procedimento di classificazione (28).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il titolare di una struttura ricettiva o di una sede congressuale presenta alla provincia domanda, su modello regionale, di:

 

a) rilascio di classificazione, prima dell'inizio dell'attività della struttura ricettiva o della sede congressuale;

b) modifica della classificazione, a seguito di mutamento dei requisiti di classificazione;

c) rinnovo di classificazione, almeno sessanta giorni prima della scadenza della classificazione in corso.

2. La provincia procede al rilascio, modifica o rinnovo della classificazione, entro sessanta giorni dalla data di presentazione della domanda, completa della documentazione prevista.

 

3. Entro il termine di cui al comma 2, la provincia verifica la completezza della domanda e la coerenza della documentazione allegata e che la denominazione della struttura ricettiva oggetto della domanda eviti omonimie nell'ambito territoriale dello stesso comune, anche in relazione a diverse tipologie di strutture ricettive.

 

4. Decorso il termine di cui al comma 2, si applica il silenzio-assenso di cui all'articolo 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241 "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi" e successive modificazioni.

 

5. La classificazione ottenuta ai sensi del presente articolo è successivamente confermata o modificata con provvedimento dalla provincia sulla base di una verifica della documentazione prodotta dall'istante e con sopralluoghi a campione.

 

6. La classificazione ha validità per un quinquennio decorrente dal suo rilascio, e, nell'ipotesi di modifica di cui al comma 5, dalla data del relativo provvedimento.

 

 

 

(28) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807 e il D. Dirett. reg. 12 giugno 2014, n. 20.

 

 

Capo II

Disposizioni comuni

 

Art. 33 Esercizio dell'attività ricettiva (29).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Chiunque intende esercitare un'attività ricettiva, presenta al comune, dopo aver ottenuto la classificazione di cui all'articolo 32, nel cui territorio è ubicata la struttura ricettiva, la segnalazione certificata di inizio attività, su modello regionale, ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.

 

2. La segnalazione certificata di cui al comma 1 abilita, esclusivamente a favore di persone ivi alloggiate, ai loro ospiti o a persone ospitate in occasione di manifestazioni e convegni organizzati, ad effettuare:

 

a) la vendita di prodotti al dettaglio di cui alla legge regionale 28 dicembre 2012, n. 50 "Politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella Regione del Veneto";

b) la somministrazione di alimenti e bevande di cui alla legge regionale 21 settembre 2007, n. 29 "Disciplina dell'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande" e successive modificazioni;

c) l'installazione di attrezzature e strutture a carattere ricreativo, per le quali è fatta salva la vigente disciplina in materia di sicurezza, di igiene e sanità.

3. Il titolare della struttura ricettiva comunica alla provincia e al comune:

 

a) immediatamente dopo l'evento determinato da causa di forza maggiore, la chiusura temporanea della struttura per un periodo da otto giorni a sei mesi; può altresì comunicare un prolungamento della chiusura temporanea per ulteriori sei mesi con adeguata motivazione;

b) in via preventiva, la chiusura temporanea della struttura per motivi preventivabili e per un periodo massimo di centottanta giorni, anche non consecutivi, nello stesso anno solare.

4. La chiusura definitiva della struttura deve essere comunicata entro tre giorni dalla chiusura alla provincia e al comune.

 

 

 

(29) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807.

 

 

 

Art. 34 Informazioni su prezzi, orari e periodi di apertura (30).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Ai fini della chiarezza e trasparenza dei costi al turista, i prezzi delle strutture ricettive resi pubblici sono comprensivi del costo dell'alloggio, dei servizi necessari alla classificazione della struttura nonché degli oneri e delle imposte, anche con evidenza separata; i medesimi non comprendono comunque il costo degli ulteriori servizi disponibili a richiesta del cliente, anche se necessari ai fini della classificazione.

 

2. Nelle strutture ricettive il prezzo giornaliero della camera, della suite, delle junior suite e dell'unità abitativa è corrisposto per intero anche per un soggiorno inferiore alle ventiquattro ore.

 

3. Nelle strutture ricettive all'aperto le tariffe per piazzola e per unità abitativa, possono essere differenziate nell'ambito della stessa struttura ricettiva, sulla base delle dotazioni delle piazzole e delle unità abitative.

 

4. I prezzi delle strutture ricettive praticati nell'anno sono riepilogati in una tabella esposta in modo ben visibile al pubblico nel luogo di ricevimento, secondo un modulo fornito dalla provincia, sulla base del modello regionale.

 

5. Il prezzo della struttura ricettiva è riportato su un cartellino prezzi esposto in modo ben visibile al pubblico, in ogni camera, unità abitativa o suite, secondo un modulo fornito dalla provincia, sulla base del modello regionale.

 

6. Nei campeggi, in luogo dei cartellini dei prezzi di cui al comma 5, è possibile fornire agli ospiti un prospetto riepilogativo dei prezzi praticati, mentre per le unità abitative rimane l'obbligo di cui al comma 5.

 

7. Il titolare delle strutture ricettive ha facoltà di determinare l'ora entro cui il cliente deve lasciare disponibile l'alloggio, comunque non prima delle ore nove antimeridiane per le strutture ricettive all'aperto e non prima delle ore dieci antimeridiane per tutte le altre strutture ricettive.

 

8. Le strutture ricettive possono avere apertura annuale, per l'intero anno solare, o stagionale, con una apertura non inferiore a tre mesi consecutivi nell'arco dell'anno.

 

9. Le strutture ricettive ad apertura stagionale possono inoltre essere aperte per ulteriori periodi temporanei nello stesso arco dell'anno solare, senza un limite minimo di durata e comunque per un periodo complessivo non superiore a nove mesi.

 

10. I periodi di apertura della struttura ricettiva e l'ora di rilascio dell'alloggio sono indicati nella tabella di cui al comma 4 e nel cartellino di cui al comma 5.

 

11. La copia della segnalazione certificata di inizio attività di cui all'articolo 33 è esposta in modo visibile al pubblico nella struttura ricettiva.

 

 

 

(30) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807, il D. Dirett. reg. 15 ottobre 2015, n. 54 e il D. Dirett. reg. 15 ottobre 2015, n. 55.

 

 

 

Art. 35 Vigilanza e controllo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le funzioni di vigilanza e di controllo sull'osservanza delle disposizioni di cui al presente titolo sono esercitate dai comuni e dalle province nell'ambito delle rispettive competenze.

 

2. I turisti possono presentare alla provincia reclami circostanziati e pertinenti in ordine a eventuali carenze dei servizi e requisiti dichiarati e a inadempienze delle strutture ricettive e delle sedi congressuali.

 

3. La provincia, d'ufficio o su reclamo dei turisti e, previa verifica degli elementi contestati, procede al declassamento delle strutture ricettive o delle sedi congressuali che hanno perso uno o più requisiti di classificazione o all'annullamento della classificazione.

 

4. La provincia effettua annualmente verifiche a campione sulle strutture ricettive e sulle sedi congressuali in una percentuale minima di almeno il 10 per cento del totale di ogni tipologia, definendo per ciascuna i criteri di selezione, le modalità di verifica, anche tramite sopralluogo e i tempi di attuazione dei controlli.

 

5. Ai fini della vigilanza sull'osservanza delle norme della presente legge, gli incaricati della provincia e del comune hanno accesso alle strutture ricettive, ivi compresi i locali di pernottamento nella piena disponibilità del gestore, nonché alle sedi congressuali.

 

5-bis. I comuni, la Città metropolitana di Venezia e le province effettuano i controlli sulle strutture ricettive anche attraverso la verifica delle informazioni pubblicate sui siti internet di prenotazione ricettiva la cui risultanza deve essere pertanto considerata a tutti gli effetti atto di accertamento di cui all'articolo 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689"Modifiche al sistema penale" (31).

 

6. Il titolare di strutture ricettive è tenuto a comunicare preventivamente al comune ogni variazione degli elementi dichiarati in sede di segnalazione certificata di inizio attività.

 

7. Al fine di migliorare e ottimizzare le attività di verifica e controllo, i comuni e le province sono tenuti a fornire reciprocamente le informazioni acquisite nell'esercizio delle rispettive funzioni di vigilanza e a comunicarle, se richieste, alla Giunta regionale.

 

8. Qualora la provincia rilevi la mancanza di presenze turistiche per un anno consecutivo in una struttura ricettiva, il comune, su segnalazione della provincia, verifica il rispetto del periodo di apertura della struttura con apposito sopralluogo.

 

 

 

(31) Comma aggiunto dall'art. 21, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

Capo III

Aree attrezzate per la sosta temporanea

 

Art. 36 Aree attrezzate per la sosta temporanea.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le aree attrezzate per la sosta temporanea sono le aree, ubicate al di fuori delle strutture ricettive all'aperto di cui alla presente legge, riservate esclusivamente alla sosta occasionale, per un massimo di quarantotto ore consecutive, salva diversa decisione dei comuni, di camper, autocaravan, caravan e roulotte, ai sensi dell'articolo 185, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 "Nuovo codice della strada" e successive modificazioni.

 

2. Le aree attrezzate di cui al comma 1 sono istituite dai comuni.

 

3. Le aree attrezzate per la sosta temporanea devono essere realizzate nel rispetto delle dotazioni specifiche e integrative individuate dalla Giunta regionale e delle disposizioni di cui all'articolo 185, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 "Nuovo codice della strada" e successive modificazioni e dell'articolo 378 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 "Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada" e successive modificazioni.

 

 

 

 

 

TITOLO III

Intermediazione di pacchetti turistici

Capo I

Operatori e procedure

 

Art. 37 Agenzie di viaggio e turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le agenzie di viaggio e turismo sono imprese turistiche che organizzano viaggi o vendono pacchetti turistici in conformità agli articoli 32 e seguenti del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79.

 

2. Le agenzie di viaggio e turismo possono esercitare, in via non esclusiva e solo per i clienti dell'agenzia stessa, le funzioni di accompagnatore turistico, effettuate dal titolare, dal direttore tecnico o dai dipendenti qualificati dell'agenzia, aventi un livello pari o superiore al quarto ai sensi del vigente contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto.

 

3. Le agenzie di viaggio e turismo possono esercitare, in via non esclusiva, altre forme di prestazione turistica a servizio dei clienti, come ad esempio la vendita di biglietti per qualsiasi mezzo di trasporto terrestre, in tutte le forme d'uso, o la vendita di prodotti da viaggio, nel rispetto delle eventuali specifiche autorizzazioni o abilitazioni previste dalla legge.

 

4. Sono requisiti per l'apertura di agenzie di viaggio e turismo:

 

a) l'apertura annuale o apertura stagionale non inferiore ad almeno sei mesi consecutivi;

b) un direttore tecnico abilitato, in esclusiva, per ciascuna agenzia di viaggio e turismo;

c) un locale con destinazione d'uso commerciale o direzionale aperto al pubblico, per ciascuna sede, principale o secondaria;

d) l'assicurazione a garanzia dell'esatto adempimento degli obblighi assunti verso i clienti con il contratto di viaggio;

e) una denominazione diversa da quella di altre agenzie già operanti sul territorio nazionale e comunque non coincidente con la denominazione di comuni o regioni italiane.

 

 

 

 

 

Art. 38 Esercizio dell'attività.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Chiunque intende esercitare l'attività di agenzia di viaggio e turismo, presenta alla provincia nel cui territorio è ubicata la sede principale la segnalazione certificata di inizio attività, su modello regionale, ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.

 

2. Il titolare di agenzia di viaggio e turismo è tenuto a comunicare preventivamente alla provincia ogni variazione degli elementi dichiarati in sede di segnalazione certificata di inizio attività.

 

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, disciplina:

 

a) l'importo del massimale e il contenuto minimo obbligatorio dell'assicurazione a cui sono tenuti le agenzie di viaggio e gli organizzatori di viaggi, di cui all'articolo 40, diversi dalle agenzie di viaggio e turismo;

b) la pubblicità degli elenchi delle agenzie di viaggio e turismo, anche sui siti internet istituzionali delle province e gli obblighi informativi nei confronti degli enti pubblici.

4. Le agenzie di viaggio e turismo già legittimate a operare ed aventi la sede principale in Italia, che intendono aprire una sede secondaria, sono tenute a comunicare detta apertura sia alla provincia della sede secondaria sia alla provincia della sede principale.

 

5. Il titolare dell'agenzia di viaggio e turismo deve esporre al pubblico, in ciascuna sede, copia della segnalazione di cui ai commi 1 e 2 nonché della comunicazione di cui al comma 4.

 

6. Le agenzie di viaggio e turismo inviano annualmente alla provincia la documentazione comprovante l'avvenuta copertura assicurativa dell'attività esercitata, in coerenza con le direttive della Giunta regionale di cui al comma 3.

 

 

 

 

 

 

Art. 39 Comunicazione di chiusura temporanea e definitiva.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il titolare dell'agenzia di viaggio e turismo comunica alla provincia:

 

a) immediatamente dopo l'evento determinato da causa di forza maggiore, la chiusura temporanea dell'agenzia per un periodo da otto giorni a sei mesi; può altresì comunicare un prolungamento della chiusura temporanea per ulteriori sei mesi con adeguata motivazione;

b) in via preventiva, la chiusura temporanea dell'agenzia di viaggio e turismo per motivi preventivabili e per un periodo massimo di centottanta giorni, anche non consecutivi, nello stesso anno solare.

2. La chiusura definitiva dell'agenzia di viaggio e turismo deve essere comunicata entro tre giorni dalla chiusura alla provincia e al comune.

 

 

 

 

 

 

Art. 40 Organizzatori di viaggi diversi da agenzie di viaggio e turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le associazioni, comitati o enti senza scopo di lucro, il cui statuto o atto costitutivo prevede come finalità l'organizzazione di viaggi per i propri associati, possono organizzare i viaggi esclusivamente per i propri associati che risultino iscritti da almeno due mesi, nonché per gli associati appartenenti ad associazioni straniere, aventi finalità analoghe senza scopo di lucro e legate all'associazione organizzatrice da accordi di collaborazione.

 

2. Le associazioni, comitati o enti senza scopo di lucro, aventi finalità politiche, culturali, religiose, sportive e sociali, non rientranti nelle previsioni di cui al comma 1, possono organizzare viaggi occasionali esclusivamente a favore dei propri aderenti da almeno sei mesi e per non più di tre volte all'anno se di durata superiore a tre giorni.

 

3. Gli organizzatori di viaggi di cui ai commi 1 e 2 stipulano, in occasione dell'organizzazione di viaggi, una polizza assicurativa di responsabilità civile, a copertura dei rischi derivanti agli associati, agli assistiti o ai sottoscrittori, dalla partecipazione all'attività svolta, per il risarcimento dei danni, di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, con massimale e contenuto minimo definiti dalla Giunta regionale.

 

4. Gli organizzatori di viaggi di cui ai commi 1 e 2 esibiscono la polizza assicurativa di responsabilità civile ai controlli.

 

5. Gli enti locali devono avvalersi per l'organizzazione di viaggi di agenzie di viaggio e turismo autorizzate, fatti salvi i viaggi che rientrano nelle loro attività istituzionali svolte ad esclusivo favore di anziani, minori e disabili, nel qual caso devono essere regolarmente assicurati.

 

 

 

 

 

TITOLO IV

Finanza di impresa e di territorio

Capo I

Principi generali

 

Art. 41 Disposizioni generali in materia di interventi regionali.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione, al fine di sviluppare l'offerta e la domanda turistica, accrescere la competitività delle imprese, migliorare i livelli qualitativi delle strutture ed infrastrutture connesse all'attività turistica, incentivare l'adozione di idonee azioni per lo sviluppo del turismo sostenibile, prevede misure di agevolazione finanziaria a soggetti pubblici e privati, in attuazione del piano turistico annuale e in conformità agli obiettivi e alle strategie stabilite dal programma regionale per il turismo con priorità ai soggetti che aderiscono alle organizzazioni di gestione delle destinazioni turistiche riconosciute.

 

2. La Giunta regionale finanzia iniziative, attività e progetti realizzati da soggetti pubblici e privati, i cui beni a finalità turistica oggetto di intervento sono ubicati nel territorio regionale, finalizzati allo sviluppo delle attività d'impresa e delle reti di imprese, dei prodotti turistici, delle attività di marketing e commercializzazione, alla qualificazione del territorio, alla valorizzazione delle risorse turistiche.

 

3. Per le finalità di cui al comma 2 la Giunta regionale utilizza le seguenti misure anche in forma congiunta: contributi in conto capitale, contributi in conto interessi, finanziamento agevolato tramite fondo di rotazione e partecipazione al capitale di rischio.

 

4. La Regione adotta il principio dell'integrazione e della combinazione degli strumenti comunitari, statali e regionali, prevedendo una finanza di territorio differenziata in grado di ampliare il numero delle imprese finanziate, di ridurre il costo del finanziamento e di accelerare i tempi di erogazione.

 

5. Gli interventi regionali della presente legge sono cumulabili con ulteriori interventi pubblici eventualmente ottenuti per la medesima finalità, nei limiti della vigente normativa comunitaria e statale.

 

6. Gli interventi di cui alla presente legge, ove configurino aiuti di stato, sono concessi nel rispetto delle condizioni previste dal regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d'importanza minore ("de minimis") ovvero in applicazione del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato (regolamento generale di esenzione per categoria).

 

7. Gli stessi interventi possono altresì essere oggetto di notifica ai sensi della normativa comunitaria e subordinati all'acquisizione del parere di compatibilità da parte della Commissione europea, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo terzo, del trattato sul funzionamento della Unione europea e alla pubblicazione del relativo avviso nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

 

8. La Giunta regionale provvede a definire, per ciascuno degli interventi previsti dal presente titolo, le procedure di selezione dei beneficiari, ivi compresi i criteri di assegnazione e le eventuali priorità, nonché le procedure di erogazione e le cause di eventuale riduzione o decadenza.

 

9. Gli enti locali e le Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, nell'eventuale assegnazione di contributi, rispettano gli obiettivi, i principi e i limiti di intensità di aiuto di cui al presente titolo e sono tenuti a coordinare le loro iniziative con quelle analoghe attuate dalla Giunta regionale.

 

 

 

 

 

Capo II

Le attività e iniziative finanziabili

 

Art. 42 Tipologie di interventi regionali.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, allo scopo di favorire il miglioramento qualitativo delle strutture, la promozione della sicurezza e della qualità dell'offerta turistica, la riduzione dei costi e la diversificazione delle attività turistiche, disciplina le misure di agevolazione di cui al comma 3 dell'articolo 41 per le tipologie di beneficiari e di iniziative finanziabili di cui ai commi seguenti.

 

2. Sono finanziabili le imprese turistiche per le seguenti iniziative:

 

a) la costruzione, la ristrutturazione, l'ampliamento, la riconversione e l'innovazione delle strutture ricettive;

b) l'acquisto e l'installazione di impianti e strumenti tecnologici connessi all'attività d'impresa e finalizzati all'innovazione dei processi organizzativi e dei servizi per gli ospiti, ivi comprese le dotazioni informatiche hardware e software e l'attivazione o l'implementazione di sistemi di prenotazione elettronica;

c) il miglioramento delle condizioni per l'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande nonché di vendita dei prodotti;

d) il miglioramento delle condizioni di lavoro, l'adeguamento alle norme di sicurezza, il miglioramento delle condizioni igienicosanitarie;

e) l'acquisizione di impianti e loro pertinenze;

f) l'adeguamento degli impianti per l'introduzione di sistemi di controllo e di gestione della qualità;

g) operazioni finanziarie, tra loro alternative, riservate alle piccole e medie imprese alberghiere e finalizzate alla ricapitalizzazione aziendale, al consolidamento di passività bancarie a breve e al riequilibrio finanziario aziendale;

h) aggregazione, acquisizione e fusione di imprese, incorporazione e acquisizione di rami d'azienda;

i) accordi finalizzati all'integrazione dei processi e dei servizi attinenti la gestione delle strutture ricettive che generino recuperi di efficienza operativa;

l) accordi finalizzati allo sviluppo di prodotti turistici nuovi o innovativi;

m) misure e progetti in grado di creare e sviluppare reti di imprese orientate al presidio strategico dei mercati, alla diversificazione delle attività, all'innovazione di prodotto.

3. Agli effetti del comma 2, lettera m), si considerano le imprese turistiche costituite in rete mediante appositi contratti ai sensi dell'articolo 3, comma 4-ter, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33 e successive modificazioni, che concorrono all'incremento dell'economia turistica, mediante:

 

a) la gestione dei mercati per garantire un rapporto diretto con i turisti, recuperare il valore aggiunto della fase di vendita, fidelizzare i clienti;

b) la gestione della produzione, organizzando le relazioni di filiera e di cooperazione fra imprese turistiche e le altre imprese del territorio cooperanti in termini di prodotti turistici, favorendo l'attività coordinata dalle organizzazioni di gestione della destinazione turistica;

c) la gestione dei meccanismi di rinnovo delle competenze al fine di garantire elevati e costanti livelli di innovazione e sostenibilità dell'attività turistica.

4. Sono finanziabili i consorzi di imprese turistiche di cui all'articolo 18 per i progetti, da selezionare mediante pubblici bandi, rivolti:

 

a) all'attuazione di interventi per lo sviluppo delle attività commerciali delle imprese associate, ivi compresa la fornitura di servizi di consulenza;

b) alla partecipazione a iniziative ed eventi nei mercati nazionali ed internazionali, nel rispetto della programmazione regionale in materia e in accordo con la Giunta regionale;

c) alla realizzazione di iniziative collettive di qualificazione e valorizzazione delle attività turistiche e dei servizi offerti dalle imprese associate (32).

5. Per le iniziative di cui al presente articolo, possono essere concesse le seguenti tipologie di agevolazioni:

 

a) contributi in conto capitale o in conto interessi o finanziamenti agevolati, tramite il fondo di rotazione di cui all'articolo 45, per le iniziative di cui al comma 2, lettere da a) ad f);

b) finanziamenti agevolati, tramite il fondo di rotazione di cui all'articolo 45, per le iniziative di cui al comma 2, lettera g);

c) contributi in conto capitale o in conto interessi, per le iniziative di cui al comma 2, lettere da h) a m);

d) contributi in conto capitale, nella misura massima del 50 per cento della spesa, per le iniziative di cui al comma 4.

6. Nella concessione dei contributi alle piccole e medie imprese sono considerate una o più delle seguenti priorità:

 

a) lo svolgimento di attività ricettiva;

b) la sede operativa nelle aree di montagna;

c) la gestione da parte di imprenditrici e giovani imprenditori;

d) il possesso di certificazioni ambientali e di qualità ai sensi della normativa comunitaria e nazionale;

e) altre priorità indicate nei piani strategici.

7. Sono, altresì, ammesse al fondo di rotazione di cui all'articolo 45 le reti di imprese e, cioè, le imprese che sottoscrivono un atto di associazione, anche a carattere temporaneo, di imprese ovvero le imprese aderenti ad un contratto di rete, ai sensi della vigente normativa, che realizzano progetti strategici di carattere strutturale ed infrastrutturale finalizzate ad attività di particolare interesse per lo sviluppo delle località turistiche, nel rispetto della vigente normativa. I progetti strategici devono, in particolare, creare:

 

a) prodotti turistici innovativi e di particolare interesse per l'area territoriale, anche ai fini della diversificazione dell'offerta turistica e della aggregazione tra attività ricettive e altri servizi turistici;

b) sinergie operative tra diversi comparti turistici della stessa area territoriale anche destinate al prolungamento della stagionalità (33).

8. Per le finalità operative di cui al comma 7 è istituita una apposita sezione del fondo di rotazione di cui all'articolo 45.

 

9. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, stabilisce le condizioni e i criteri per l'individuazione dei progetti strategici di cui al comma 7, fornendo indicazioni operative e applicative al soggetto gestore dei fondi di rotazione, ivi compresa l'eventuale variazione della disponibilità finanziaria delle singole sezioni del fondo di rotazione di cui all'articolo 45.

 

10. Al fine dell'accesso agli interventi descritti dal presente articolo, per i finanziamenti, agevolazioni e contributi, viene data priorità a quei soggetti economici e quelle imprese che applicano ai lavoratori condizioni contrattuali condivise dalle organizzazioni imprenditoriali e dei lavoratori del settore.

 

 

 

(32) Vedi, anche, la Delib.G.R. 23 dicembre 2014, n. 2548.

(33) Vedi, anche, la Delib.G.R. 7 aprile 2015, n. 450.

 

 

 

Art. 43 Interventi per il turismo accessibile.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. In attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva con la legge 3 marzo 2009, n. 18, la Regione assicura che le persone con disabilità motorie, sensoriali e intellettive, possano fruire dell'offerta turistica in modo completo e in autonomia, ricevendo servizi in condizioni di parità con gli altri fruitori senza aggravi di prezzo. Tali garanzie sono estese agli ospiti delle strutture ricettive che soffrono di temporanea mobilità ridotta.

 

2. Ai fini di cui al comma 1, la Regione promuove la fattiva collaborazione tra le autonomie locali, gli enti pubblici, gli operatori turistici, le associazioni delle persone con disabilità e le organizzazioni del turismo sociale.

 

3. E' considerato atto discriminatorio impedire alle persone con disabilità motorie, sensoriali e intellettive, di fruire, in modo completo ed in autonomia, dell'offerta turistica, esclusivamente per motivi comunque connessi o riferibili alla loro disabilità.

 

4. Ai fini del presente articolo sono considerate offerta turistica anche le attività, iniziative e manifestazioni, indirizzate prevalentemente ai non residenti, finalizzate all'uso del tempo libero, al benessere della persona, all'arricchimento culturale, all'informazione, alla promozione e alla comunicazione turistica, fra le quali i parchi a tema e le strutture convegnistiche e congressuali.

 

5. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, per favorire l'abbattimento delle barriere architettoniche ed accrescere la fruibilità turistica ai soggetti di cui al presente articolo, disciplina la concessione di finanziamenti agevolati tramite il fondo di rotazione di cui all'articolo 45, nonché di contributi in conto capitale o in conto interessi, a favore di imprese turistiche per favorire l'accesso alle strutture ricettive e agli altri beni a finalità turistica.

 

6. Per attuare le finalità del presente articolo, la Giunta regionale si avvale del contributo di esperti.

 

 

 

 

 

 

Art. 44 Interventi per il turismo sostenibile.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, al fine di incrementare lo sviluppo sostenibile del turismo, migliorando l'integrità dell'ambiente naturale e valorizzandone le risorse, disciplina la concessione di finanziamenti agevolati tramite il fondo di rotazione di cui all'articolo 45, nonché di contributi in conto capitale o in conto interessi a favore di imprese turistiche, per gli interventi destinati a realizzare:

 

a) azioni che consentono alle imprese di ridurre il consumo idrico, di energia, ridurre o eliminare i rifiuti, le emissioni in atmosfera e l'inquinamento acustico;

b) interventi per conseguire un livello di tutela ambientale superiore a quello stabilito da norme nazionali e comunitarie;

c) misure che consentono la produzione di energia generata tramite processi che si avvalgono prevalentemente di fonti di energia rinnovabile;

d) azioni finalizzate a conseguire certificazioni ambientali in base alle norme comunitarie e nazionali;

e) azioni previste dalla vigente normativa comunitaria per un turismo sostenibile e competitivo.

 

 

 

 

Capo III

Gli strumenti di sostegno

 

Art. 45 Fondo di rotazione del turismo (34).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Gli interventi di tipo strutturale e dotazionale di cui agli articoli 42, comma 2, lettere da a) ad f), 43 e 44, nonché le operazioni finanziarie di cui all'articolo 42, comma 2, lettera g), sono finanziati tramite il fondo di rotazione del turismo destinato alle imprese turistiche.

 

2. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, ai fini della operatività del fondo di rotazione:

 

a) può affidare la gestione delle risorse del fondo ad un soggetto pubblico o privato con le modalità previste dalla vigente normativa;

b) definisce le condizioni di operatività del soggetto gestore del fondo, stabilendo le procedure, i termini e i criteri per la valutazione dei progetti in armonia con la programmazione turistica regionale (35).

 

 

(34) Vedi anche quanto dispongono, nelle more dell'attuazione del presente articolo, l'art. 1, comma 1, L.R. 7 novembre 2013, n. 25 e l'art. 27, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18.

(35) Vedi anche l'art. 1, comma 2, L.R. 7 novembre 2013, n. 25.

 

 

 

Art. 46 Sviluppo del sistema delle garanzie (36).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, al fine di favorire l'accesso al credito delle imprese turistiche, promuove e favorisce le attività degli organismi di garanzia collettiva fidi, nonché l'evoluzione organizzativa della rete territoriale degli organismi fidi per migliorare la qualità gestionale delle imprese.

 

2. Gli organismi di garanzia collettiva fidi devono:

 

a) avere sede operativa nel Veneto;

b) avere fini di mutualità tra gli aderenti;

c) essere autorizzati ad operare secondo le condizioni di cui all'articolo 106 e 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 "Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia" e successive modificazioni.

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, disciplina i criteri e la procedura per la concessione agli organismi di garanzia collettiva fidi di cui al comma 2 di contributi regionali in conto capitale destinati all'integrazione dei fondi rischi o del patrimonio di garanzia.

 

 

 

(36) Vedi anche quanto dispone, nelle more dell'attuazione del presente articolo, l'art. 1, comma 1, L.R. 7 novembre 2013, n. 25.

 

 

 

Art. 47 Partecipazione al capitale delle imprese turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Al fine di promuovere nuove e più strutturate attività imprenditoriali, innovare i processi produttivi e di servizio al turista e valorizzare le risorse turistiche, è autorizzata la partecipazione di risorse finanziarie regionali al capitale di rischio delle imprese turistiche.

 

2. L'intervento partecipativo è attuato tramite l'assunzione di partecipazioni societarie alle imprese turistiche, costituite nella forma di società di capitali e iscritte ai pertinenti pubblici registri.

 

3. All'attuazione degli interventi di partecipazione societaria, la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, provvede attraverso la propria società finanziaria a cui indica termini, modalità e limiti della partecipazione al capitale.

 

 

 

 

 

 

Art. 48 Progetti di interesse pubblico.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione al fine di migliorare, qualificare e sviluppare iniziative di sostegno delle attività turistiche realizzate dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici, concede contributi in conto capitale per programmi, progetti ed iniziative di investimento per la diversificazione e il potenziamento delle infrastrutture pubbliche destinate ad un utilizzo a fini turistici, in conformità ai piani strategici.

 

2. Sono ammissibili al contributo, disciplinato con provvedimento della Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, gli interventi strutturali, infrastrutturali e dotazionali dei beni in disponibilità di enti pubblici di supporto all'attività turistica.

 

3. Nella concessione del contributo è accordata priorità ai comuni in possesso di certificazioni ambientali, alla natura degli investimenti, al grado di innovazione degli stessi e all'incidenza proporzionata sui flussi turistici attuali e potenziali.

 

4. Il contributo può essere concesso nella misura massima del 70 per cento della spesa ammessa, elevabile di altri cinque punti percentuali nel caso di interventi realizzati da comuni ubicati in area di montagna.

 

 

 

 

 

 

Art. 48-bis Turismo di montagna (37) (38).

In vigore dal 28 aprile 2015

1. La Regione sostiene il turismo in alta montagna favorendo lo sviluppo delle attività alpinistiche ed escursionistiche attraverso interventi volti a diffondere la conoscenza e la fruizione del patrimonio montano regionale e ad assicurare una corretta e sicura frequentazione della montagna. La Regione riconosce altresì il ruolo e la funzione culturale e sociale svolta dal Club Alpino Italiano (CAI), di cui si avvale per la promozione e diffusione dell'alpinismo, per la conoscenza e valorizzazione dell'ambiente montano e la prevenzione degli incidenti in montagna.

 

2. Sono definiti:

 

a) "sentieri alpini": i percorsi pedonali, appositamente segnalati, che consentono il movimento di escursionisti e di alpinisti in zone montane, al di fuori dei centri abitati, per l'accesso a rifugi, bivacchi fissi o luoghi di particolare interesse alpinistico, turistico, storico, naturalistico e ambientale;

b) "vie ferrate": gli itinerari di interesse alpinistico ed escursionistico, appositamente segnalati, che si svolgono in zone rocciose o particolarmente impervie, la cui percorribilità, per motivi di sicurezza e per facilitarne la progressione, richiede l'installazione di una o più tipologie di impianti fissi quali cavi metallici, scale, pioli e simili;

c) "sentieri attrezzati": i sentieri alpini lungo i quali, per tratti di lunghezza totale significativa, sono installati gli impianti fissi utilizzati per le ferrate;

d) "bivacchi fissi alpini": le strutture di proprietà del CAI e di altri enti senza scopo di lucro, collocate in alta montagna a quote superiori ai 1.600 m, in genere di difficile accesso e non servite da strade aperte al pubblico transito di mezzi motorizzati, predisposte per il riparo e la sicurezza dei frequentatori della montagna, incustodite e aperte tutto l'anno;

e) "bivacchi-casere": le strutture collocate in media-alta montagna, di proprietà pubblica, di uso civico o di proprietà delle Regole, predisposte per il riparo e la sicurezza dei frequentatori della montagna, incustodite e aperte tutto l'anno.

3. Le funzioni amministrative relative alla realizzazione e gestione dei sentieri alpini, nonché alla sorveglianza e manutenzione dei bivacchi fissi alpini spettano alle unioni montane, che si avvalgono del CAI il quale può provvedere, a norma dell'articolo 2, lettera b) della legge 26 gennaio 1963, n. 91 "Riordinamento del Club alpino italiano" e successive modificazioni, al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione dei sentieri alpini. Le funzioni amministrative relative alla realizzazione e gestione delle vie ferrate, nonché delle opere e degli eventuali impianti fissi dei sentieri attrezzati, spettano ai comuni.

 

4. La Giunta regionale, al fine di garantire l'utilizzo efficiente e in sicurezza di un'adeguata rete di sentieri alpini, vie ferrate, sentieri attrezzati e bivacchi fissi alpini, disciplina i criteri e le modalità per sostenere interventi di sorveglianza e manutenzione, mediante trasferimenti alle unioni montane di risorse finanziarie annue per la concessione di contributi, nella misura massima del 100 per cento della spesa ammissibile, sulla base di programmi proposti dalle stesse. Gli interventi di sorveglianza e manutenzione di cui al presente comma sono svolti utilizzando preferibilmente personale di particolare esperienza e competenza disponibile presso le sezioni del CAI e, per le vie ferrate e la parte attrezzata dei sentieri alpini, le guide alpine e aspiranti guida alpina iscritte negli appositi albi professionali.

 

5. La Giunta regionale, al fine di garantire la manutenzione, l'adozione di tecnologie innovative, il risparmio energetico e la sicurezza dei rifugi alpini di proprietà di enti pubblici o senza scopo di lucro, disciplina i criteri e le modalità per la concessione di contributi, nella misura massima del 90 per cento della spesa ammissibile.

 

6. La Regione del Veneto individua nel CAI il principale soggetto di riferimento per la realizzazione di programmi e progetti finalizzati a promuovere la conoscenza, la conservazione e la frequentazione in sicurezza del territorio montano. A tal fine la Giunta regionale disciplina i criteri e le modalità per la concessione al CAI Veneto di contributi annui, nella misura massima dell'80 per cento delle spese ammissibili, finalizzati in particolare a:

 

a) incrementare la conoscenza presso la popolazione del Bene Dolomiti Unesco e delle attività svolte dall'uomo in alta montagna;

b) realizzare presso le Sezioni CAI corsi di formazione e di introduzione all'alpinismo, scialpinismo, escursionismo, speleologia, canyoning;

c) realizzare corsi di aggiornamento tecnico didattico per istruttori di alpinismo, anche attivando iniziative di studio delle tecniche e dei materiali collegati all'alpinismo e scialpinismo e dei problemi fisiopatologici riguardanti l'interazione dell'uomo con l'ambiente montano;

d) promuovere lo studio e la conoscenza del patrimonio socio-culturale, ambientale, storico ed artistico della montagna e delle sue comunità, attraverso l'organizzazione di corsi di formazione, convegni, mostre, rassegne ed altre manifestazioni ed eventi culturali;

e) favorire la diffusione delle cultura alpina e della montagna veneta negli istituti scolastici di ogni ordine e grado;

f) organizzare corsi giovanili di formazione per una corretta e sicura frequentazione dell'ambiente montano;

g) sostenere l'attività di studio, formazione, divulgazione e aggiornamento svolta presso il Centro di Formazione per la Montagna "Bruno Crepaz" al Passo Pordoi di proprietà del Club Alpino Italiano.

7. La Giunta regionale, d'intesa con il CAI Veneto ed il Collegio Veneto delle Guide alpine, istituisce e stabilisce i criteri per la redazione e la tenuta dell'elenco regionale dei sentieri alpini, dei sentieri attrezzati, delle vie ferrate, dei bivacchi fissi alpini e dei bivacchi-casere.

 

8. Sono abrogati l'articolo 5, gli articoli da 110 a 117 e gli articoli da 121 a 123 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo".

 

9. Agli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo, quantificati in euro 300.000,00 complessivi per l'esercizio 2015, si fa fronte:

 

a) per euro 50.000,00 con le risorse allocate nell'upb U0074 "Informazione, promozione e qualità per il turismo" del bilancio di previsione 2015 mediante utilizzo delle risorse di cui all'articolo 19 comma 2, lettera e) della legge regionale 14 giugno 2013, n. 11 (capitolo U/101891);

b) per euro 250.000,00 con le risorse allocate nell'upb U0076 "Interventi di qualificazione, ammodernamento e potenziamento delle imprese turistiche e degli altri soggetti operanti nel comparto del turismo" per euro 185.000,00 mediante utilizzo delle risorse di cui all'articolo 5 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo" (capitolo U/100185) e per euro 65.000,00 mediante riduzione delle risorse allocate all'upb U0074 "Informazione, promozione e qualità per il turismo" (capitolo U/101891) del bilancio di previsione 2015.

 

 

(37) Articolo inserito dall'art. 30, comma 1, L.R. 27 aprile 2015, n. 6, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto disposto dall'art. 71, comma 1 della stessa legge).

(38) Vedi, anche, la Delib.G.R. 29 agosto 2016, n. 1341.

 

 

TITOLO V

Disposizioni sanzionatorie e finali

 

Art. 49 Violazioni e sanzioni amministrative.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il titolare di struttura ricettiva che in sede di controllo risulti avere, nei locali di pernottamento non occupati da turisti, un numero di posti letto superiore a quello massimo consentito, fatta salva la deroga di cui all'articolo 25 commi 7 e 8, è soggetto ad una sanzione amministrativa di euro 100,00 per ogni posto letto in più negli anzidetti locali.

 

2. Il titolare di struttura ricettiva che in sede di controllo risulti ospitare un numero di clienti superiore alla capacità ricettiva massima consentita, fatta salva la deroga di cui all'articolo 25 commi 7 e 8, è soggetto ad una sanzione amministrativa di euro 30,00 moltiplicata per il numero di clienti non autorizzati e per il numero di giornate di permanenza.

 

3. Sono soggetti alla sanzione amministrativa da euro 1.000,00 a euro 2.000,00:

 

a) il titolare di struttura ricettiva che ometta di comunicare preventivamente al comune eventuali variazioni del contenuto della segnalazione certificata di inizio attività ai sensi del comma 6, dell'articolo 35;

b) il titolare di struttura ricettiva che applichi al turista prezzi superiori a quelli massimi pubblicizzati; la sanzione si applica per ciascun turista nei cui confronti non è stato rispettato l'obbligo di cui all'articolo 34;

c) il titolare di struttura ricettiva che rifiuti, in violazione degli accordi assunti, di accogliere nella struttura ricettiva clienti che abbiano prenotato l'alloggio;

d) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che, con scritti, stampati, internet ovvero pubblicamente con ogni altro mezzo, attribuisca alla propria struttura o sede congressuale dotazioni, impianti o attrezzature diversi da quelli esistenti o una denominazione o una classificazione diverse da quelle assentite ovvero attui pubblicità o commercializzazione ingannevole, ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 "Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229" e successive modificazioni, atta ad ingenerare erronea percezione sulla tipologia ricettiva offerta al turista;

e) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che non esponga o esponga in modo non visibile al pubblico il segno distintivo della classe assegnata ai sensi del comma 5 dell'articolo 31;

f) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che ometta di comunicare alla provincia la perdita dei requisiti previsti dalla presente legge per la classificazione della struttura ricettiva o sede congressuale;

g) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che rifiuti ingiustificatamente l'accesso alla propria struttura o sede congressuale agli incaricati del comune e della provincia per l'esercizio delle funzioni di vigilanza, ai sensi del comma 5 dell'articolo 35;

h) il titolare di struttura ricettiva o di agenzia viaggio e turismo che non esponga o esponga in modo non visibile al pubblico la copia della segnalazione certificata di inizio attività della struttura ricettiva o agenzia di viaggio e turismo o la copia della comunicazione di apertura di sede secondaria di agenzia di viaggio e turismo, ai sensi del comma 11 dell'articolo 34 e del comma 5 dell'articolo 38;

i) il titolare di struttura ricettiva o di agenzia viaggio e turismo che non rispetti i periodi di apertura comunicati o ometta la comunicazione di chiusura temporanea o definitiva di cui agli articoli 33 e 39;

l) il titolare di agenzia di viaggio e turismo che con scritti, stampati, internet ovvero pubblicamente con ogni altro mezzo, attribuisca alla propria agenzia una denominazione diversa da quella assentita;

m) il titolare di agenzia viaggio e turismo che ometta di comunicare preventivamente alla provincia eventuali variazioni del contenuto della segnalazione certificata d'inizio attività di cui al comma 2 dell'articolo 38;

n) l'organizzatore di viaggio, l'intermediario ed il venditore di cui all'articolo 33 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, che omettano di comunicare e diffondere le informazioni obbligatorie sui viaggi ai sensi degli articoli 37 e 38 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79;

n-bis) il titolare di struttura ricettiva, nonché il titolare di agenzia immobiliare o immobiliare turistica per le unità abitative ammobiliate ad uso turistico oggetto del suo mandato o di sublocazione, che ometta di comunicare alla Regione i dati relativi al periodo di apertura, nonché al numero di camere totali, posti letto, arrivi, presenze turistiche e camere occupate (39).

4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 50, è soggetto a sanzione amministrativa da euro 3.000,00 a euro 6.000,00:

 

a) chiunque gestisca una struttura ricettiva in mancanza di segnalazione certificata di inizio attività, ai sensi dell'articolo 33;

b) chiunque gestisca una struttura ricettiva o sede congressuale in mancanza di classificazione, ai sensi dell'articolo 32;

c) chiunque gestisca un'agenzia di viaggio e turismo in mancanza di segnalazione certificata di inizio attività od una sua sede secondaria in mancanza di comunicazione di apertura di sede secondaria, ai sensi dell'articolo 38;

d) gli organizzatori di viaggi diversi da agenzie di viaggio e turismo che violino le condizioni di organizzazione dei viaggi di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 40.

5. E' soggetto a sanzione amministrativa da euro 7.000,00 a euro 14.000,00:

 

a) chiunque fornisca false informazioni al comune nella segnalazione certificata di inizio attività ricettiva ai sensi dell'articolo 33;

b) chiunque fornisca false informazioni alla provincia nella domanda di rilascio, modifica o rinnovo di classificazione di struttura ricettiva o sede congressuale ai sensi dell'articolo 32;

c) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che rifiuti in modo illegittimamente discriminatorio di accogliere nella propria struttura o sede i clienti;

d) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che gestisca una struttura ricettiva o sede congressuale in mancanza dei requisiti necessari per la classificazione, ai sensi dell'articolo 31;

e) il titolare di agenzia di viaggio e turismo che fornisca false informazioni nella segnalazione certificata di inizio attività ai sensi dell'articolo 38;

f) il titolare di agenzia di viaggio e turismo e gli organizzatori di viaggi diversi da agenzie di viaggio e turismo che violino gli obblighi in materia di requisiti per l'apertura di agenzia di viaggio e turismo ai sensi dell'articolo 37, nonché gli obblighi in materia di assicurazione previsti dagli articoli 38 e 40.

6. L'accertamento delle violazioni degli obblighi, l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, il diritto ad introitare le relative somme e la competenza all'adozione dei provvedimenti di sospensione e cessazione dell'attività sanzionata nei casi di cui al presente articolo sono attribuiti alla provincia competente per territorio, ad eccezione dei casi di cui al comma 3 lettera a), al comma 4 lettera a) e al comma 5 lettera a), attribuiti al comune competente per territorio.

 

7. L'ente locale che accerta le violazioni e commina le sanzioni può graduare le sanzioni inflitte tenendo conto delle seguenti circostanze:

 

a) l'entità del danno subito dal turista;

b) il numero di turisti danneggiati;

c) il beneficio ottenuto dal trasgressore a seguito della violazione;

d) il maggior livello di classificazione della struttura ricettiva;

e) la reiterazione della violazione entro un anno dalla data in cui si è verificata la prima violazione.

8. In caso di violazione di cui al comma 4 ed al comma 5 lettere a), b), d), e), f), oltre alla sanzione pecuniaria ivi prevista, si aggiunge la cessazione dell'attività sanzionata.

 

9. In caso di reiterazione della violazione di cui ai commi 1, 2, 3, nonché al comma 5 lettera c), alla sanzione pecuniaria ivi prevista si aggiunge la sospensione fino a un massimo di due anni dell'attività sanzionata.

 

10. Il mancato pagamento della sanzione pecuniaria di cui ai commi 1, 2, 3, nonché al comma 5 lettera c), nel termine di sessanta giorni, comporta la sospensione dell'attività sanzionata per un periodo sino a tre mesi e, decorso inutilmente tale termine, la cessazione dell'attività.

 

11. In caso di mancata ottemperanza al provvedimento di cessazione o sospensione dell'attività sanzionata, l'ente locale applica l'articolo 17-ter, comma 5, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 "Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza" e successive modificazioni.

 

11-bis. Le sanzioni previste dal presente articolo si applicano anche a tutte le strutture ricettive che si promuovono mediante le piattaforme digitali (40).

 

 

 

(39) Lettera aggiunta dall'art. 14, comma 1, L.R. 24 febbraio 2015, n. 2.

(40) Comma aggiunto dall'art. 22, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 50 Disposizioni finali e transitorie.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Fatte salve diverse esplicite previsioni, la commissione consiliare competente esprime il proprio parere, ove previsto dalla presente legge, entro quarantacinque giorni dal ricevimento da parte del Consiglio regionale della proposta di provvedimento della Giunta regionale, trascorsi i quali si prescinde dal parere.

 

2. In fase di prima applicazione della presente legge, nelle more di approvazione del programma regionale per il turismo di cui all'articolo 6, la Giunta regionale è autorizzata ad approvare il piano turistico annuale di cui all'articolo 7.

 

3. I livelli di aiuto previsti dalla presente legge per le varie tipologie di intervento si adeguano alla disciplina comunitaria sopravvenuta direttamente applicabile.

 

4. Restano confermate e conservano validità:

 

a) le autorizzazioni all'esercizio di strutture ricettive alberghiere e di strutture ricettive all'aperto, già rilasciate o rinnovate prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

b) le dichiarazioni o segnalazioni certificate di inizio attività relative a strutture ricettive extralberghiere presentate prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

c) le autorizzazioni all'apertura di agenzie di viaggi, già rilasciate o rinnovate prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 38;

d) l'elenco provinciale delle agenzie di viaggio e turismo e l'albo provinciale dei direttori tecnici, già disciplinati, rispettivamente, dagli articoli 74 e 78 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni;

e) i provvedimenti di classificazione a residenza d'epoca, già rilasciati prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

f) limitatamente all'esclusivo ambito della disciplina turistica, la destinazione d'uso edilizia, la capacità ricettiva ed i requisiti dimensionali e strutturali delle strutture ricettive già autorizzati prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

g) limitatamente all'esclusivo ambito della disciplina turistica, la destinazione d'uso edilizia, i requisiti dimensionali e strutturali delle strutture ricettive con progetti di nuova costruzione o ristrutturazione edilizia presentati in comune prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

h) l'albo provinciale delle associazioni Pro Loco, già disciplinato dall'articolo 10 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 (41).

5. Nel caso di progetti di nuova costruzione o ristrutturazione edilizia di strutture ricettive, presentati in comune a partire dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31, i requisiti dimensionali e strutturali previsti dal provvedimento si applicano limitatamente ai nuovi volumi delle strutture ricettive.

 

6. Le sedi congressuali già esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge devono ottenere la nuova classificazione, su domanda, ai sensi della presente legge, entro il termine di ventiquattro mesi, prorogabile di sei mesi con motivata richiesta, dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31; decorso inutilmente tale termine, il comune competente, su segnalazione della provincia, procede alla chiusura delle sedi congressuali non classificate ai sensi della presente legge (42).

 

6-bis. Fatto salvo quanto previsto al comma 8 per i rifugi escursionistici, tutte le strutture ricettive previste dall'articolo 23 già regolarmente esercitate in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 presentano domanda di classificazione ai sensi della presente legge alla Città metropolitana di Venezia o alla provincia territorialmente competente entro il termine perentorio del 31 marzo 2017; decorso inutilmente tale termine, il comune territorialmente competente procede, su segnalazione della Città metropolitana di Venezia o della provincia territorialmente competente, alla chiusura delle suindicate strutture ricettive che non abbiano presentato né la domanda di classificazione, né la richiesta di proroga dei termini di presentazione della domanda di classificazione di cui al comma 7 (43).

 

7. Le strutture ricettive previste dall'articolo 23 possono, entro il termine perentorio del 31 marzo 2017, presentare motivata richiesta di proroga del termine di presentazione della domanda di classificazione ai sensi della presente legge nei seguenti casi: a) per causa di forza maggiore: fino a sei mesi; b) per i procedimenti, iniziati prima del 31 marzo 2017 e non ancora conclusi a tale data, volti al rilascio di autorizzazioni in materia edilizia, ambientale o di prevenzione incendi: fino a ventiquattro mesi; la richiesta deve indicare i procedimenti che motivano la proroga (44).

 

8. I rifugi escursionistici, già classificati in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, devono ottenere la denominazione e la corrispondente classificazione, su domanda, di rifugio alpino, ai sensi della presente legge, entro il termine di dodici mesi, prorogabile di sei mesi con motivata richiesta, dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31; decorso inutilmente tale termine, il comune competente, su segnalazione della provincia, procede alla chiusura del rifugio escursionistico.

 

9. Ai procedimenti amministrativi e di spesa in corso alla data di entrata in vigore della presente legge e fino alla loro conclusione, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui alla legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni.

 

 

 

(41) Per l'abrogazione della presente lettera, vedi l'art. 11, comma 2, L.R. 22 ottobre 2014, n. 34. Per le disposizioni finali e transitorie, vedi quanto previsto dall'art. 12, comma 1, della medesima legge.

(42) Comma prima sostituito dall'art. 31, comma 1, L.R. 27 aprile 2015, n. 6, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto disposto dall'art. 71, comma 1 della stessa legge), e poi così modificato dall'art. 23, commi 1 e 2, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge). Il testo originario era così formulato: «6. Le strutture ricettive già classificate alla data di entrata in vigore della presente legge e le sedi congressuali già esistenti alla stessa data, devono ottenere la nuova classificazione, su domanda, ai sensi della presente legge, entro il termine di dodici mesi, prorogabile di sei mesi con motivata richiesta, dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31; decorso inutilmente tale termine, il comune competente, su segnalazione della provincia, procede alla chiusura delle strutture ricettive o sedi congressuali non classificate ai sensi della presente legge.».

(43) Comma aggiunto dall'art. 23, comma 3, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(44) Comma così sostituito dall'art. 23, comma 4, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge). Il testo originario era così formulato: «7. I bed & breakfast, le foresterie per turisti e le unità abitative ammobiliate ad uso turistico non classificate, già regolarmente esercitate prima dell'entrata in vigore della presente legge regionale, devono ottenere la classificazione, su domanda, ai sensi della presente legge, entro il termine di dodici mesi, prorogabile di sei mesi con motivata richiesta, dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31; decorso inutilmente tale termine, il comune competente, su segnalazione della provincia, procede alla chiusura della struttura non classificata.».

 

 

 

Art. 51 Abrogazioni.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, è abrogato l'articolo 28 della legge regionale 6 aprile 2012, n. 13 "Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2012".

 

2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, la legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo" e successive modificazioni, è abrogata, limitatamente all'articolo 1, all'articolo 2, all'articolo 3, comma 1, lettere a), b), e), f), g), i), all'articolo 6, agli articoli da 9 a 19, all'articolo 91, all'articolo 92, agli articoli da 95 a 108, all'articolo 129 e all'allegato U.

 

3. Sono altresì abrogati:

 

a) dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31 della presente legge, l'articolo 4, comma 1, lettera e) limitatamente al numero 41, gli articoli da 22 a 29, da 31 a 43 e gli allegati B, C, C bis, C ter, D, E, F, G, H, I, L, M, N, O, P, Q, R, della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni;

b) dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 36 della presente legge, l'articolo 44 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33;

c) dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 38 della presente legge, gli articoli da 62 a 76 e da 79 a 81 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni;

d) dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 42 della presente legge, gli articoli 7 e 8 e l'allegato A della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni;

e) decorsi diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'articolo 3, comma 1, lettere c), d), n), nonché gli articoli 20 e 21 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 (45).

 

 

(45) Il termine di cui alla presente lettera è stato differito di mesi nove, ai sensi di quanto stabilito dall'art. 5, comma 1, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45, al 31 gennaio 2015, limitatamente alla funzione provinciale di cui all'art. 3, comma 1, lettera n), L.R. 4 novembre 2002, n. 33, ai sensi di quanto disposto dall'art. 6, comma 2, L.R. 9 ottobre 2015, n. 17 e al 31 dicembre 2016, per la Città metropolitana di Venezia e la provincia di Verona, ai sensi di quanto disposto dall'art. 24, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18.

 

 

 

Art. 52 Norma finanziaria.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Agli oneri di natura corrente derivanti dall'attuazione della presente legge, ed in particolare:

 

a) dalle attività di promozione in Italia e all'estero dell'immagine del turismo veneto;

b) dal finanziamento dei consorzi di imprese turistiche;

c) dall'attività dell'Osservatorio turistico;

quantificati in euro 3.201.346,55 per l'esercizio 2013, si fa fronte mediante l'utilizzo delle risorse allocate nell'upb U0074 "Informazione, promozione e qualità per il turismo" del bilancio di previsione 2013.

2. Alle spese d'investimento derivanti dall'attuazione della presente legge, relative alle agevolazioni per progetti di interesse pubblico quantificate in euro 250.000,00 per l'esercizio 2013, si fa fronte mediante l'utilizzo delle risorse allocate nell'upb U0076 "Interventi di qualificazione, ammodernamento e potenziamento delle imprese turistiche e degli altri soggetti operanti nel comparto del turismo" del bilancio di previsione 2013.

 

La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

 

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione veneta.

 

 

Legge Regionale Toscana, 23 marzo 2000, n. 42

L. R. TOSCANA 23 marzo 2000, n. 42

Testo unico delle Leggi Regionali in materia di turismo.

 

Bollettino Ufficiale n. 15, parte prima del 3 aprile 2000

 

(con le modifiche introdotte dalla l.r. 18 marzo 2016, n. 25) 

 

Titolo I

- IL SISTEMA ORGANIZZATIVO DEL TURISMO

Capo I

- Disposizioni generali

 

Art. 1

- Oggetto

1. Il presente testo unico disciplina il sistema organizzativo del turismo della Regione Toscana, nonché le strutture turistiche ricettive, le imprese e le professioni del turismo.

 

Art. 2

- Funzioni della Regione (107)

1. Nella materia del turismo di cui al presente testo unico sono riservate alla Regione, ferme restando le generali potestà normative, di programmazione, di indirizzo e di controllo, le funzioni e i compiti concernenti:

a) la programmazione dello sviluppo sostenibile e competitivo del turismo e l'innovazione dell'offerta turistica regionale;

b) l'omogeneità dei servizi e delle attività collegate all'offerta turistica regionale;

c) le attività di promozione turistica;

d) la diffusione della conoscenza sulle caratteristiche dell’offerta turistica del territorio regionale;

e) l’attuazione di specifici progetti di interesse regionale definiti ai sensi della legislazione vigente;

f) la formazione e la qualificazione professionale degli operatori turistici.

 

Art. 3

- Funzioni delle Province

Abrogato. (108)

 

Art. 3 bis

- Funzioni della Città metropolitana di Firenze (109)

1. Sono attribuite alla Città metropolitana di Firenze le funzioni amministrative in materia di:

a) accoglienza e informazione relativa all’offerta turistica del territorio della città metropolitana;

b) agenzie di viaggio e turismo;

c) classificazione delle strutture ricettive;

d) istituzione e tenuta dell’albo delle associazioni pro-loco;

e) raccolta ed elaborazione dei dati statistici riguardanti il turismo.

2. Le funzioni di cui al comma 1 sono esercitate su tutto il territorio della Città metropolitana di Firenze.

3. Le funzioni di cui al comma 1, lettera a), sono esercitate nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 4 bis.

 

Art. 4

- Funzioni dei Comuni (110)

1. Sono attribuite ai comuni le funzioni amministrative in materia di:

a) esercizio delle strutture ricettive;

b) esercizio delle attività professionali;

c) accoglienza e informazione relativa all’offerta turistica del territorio comunale.

2. Le funzioni di accoglienza e informazione turistica a carattere sovra comunale sono attribuite ai comuni, che le esercitano in forma associata. L’esercizio in forma associata è svolto fra i comuni di uno o più ambiti territoriali contermini di cui all’allegato A alla legge regionale 27 dicembre 2011, n. 68 (Norme sul sistema delle autonomie locali) e comporta l’adempimento di quanto previsto dall’articolo 4 bis.

3. Fino a quando non sia attivato l’esercizio associato negli ambiti e nelle forme di cui al comma 2, le funzioni di accoglienza e informazione turistica a carattere sovra comunale sono esercitate dai comuni capoluoghi di provincia, con le modalità di cui all'articolo 4, comma 6, della legge regionale 3 marzo 2015, n. 22 (Riordino delle funzioni provinciali e attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”. Modifiche alle leggi regionali 32/2002, 67/2003, 41/2005, 68/2011, 65/2014).

4. In presenza di esercizio associato delle funzioni di accoglienza e informazione turistica di cui al comma 2, il comune capoluogo, previo accordo con l’ente responsabile della gestione, può assegnare a detto comune, a titolo gratuito, personale trasferito ai sensi dell’articolo 13 della l.r. 22/2015. A tal fine, il trattamento economico, ivi compreso quello accessorio, spettante al personale comandato è determinato ed erogato dal comune capoluogo; il trattamento economico accessorio continua a gravare sui fondi per le politiche di sviluppo delle risorse umane e della produttività di cui al contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) 1° aprile 1999 e 23 dicembre 1999, costituito presso il comune capoluogo. In tal caso, l’accordo può prevedere l’utilizzo a titolo gratuito di risorse strumentali e di beni mobili e immobili di cui il comune capoluogo abbia la disponibilità ai sensi dell’articolo 13, comma 9, della l.r. 22/2015. In caso di cessazione dell’esercizio associato, il comando e l’utilizzazione delle risorse e dei beni, disposti in favore del comune responsabile della gestione, cessano di diritto. Resta ferma la volontarietà del comando da parte del dipendente interessato.

5. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non comportano il trasferimento di risorse regionali; resta fermo il trasferimento di risorse regionali che la l.r. 22/2015 prevede in favore del comune capoluogo a seguito del trasferimento di personale.

 

Art. 4 bis

- Obblighi per l’esercizio delle funzioni di accoglienza e informazione turistica(111)

1. L’esercizio delle funzioni di accoglienza e informazione turistica di cui all’articolo 3 bis, comma 1, lettera a), articolo 4, comma 2, e articolo 4 ter, comma 3, comporta:

a) la stipulazione di una convenzione con l’Agenzia regionale di promozione turistica, di cui alla legge regionale 4 marzo 2016, n. 22 (Disciplina del sistema regionale della promozione economica e turistica. Riforma dell'Agenzia di promozione economica della Toscana “APET”. Modifiche alla l.r. 53/2008 in tema di artigianato artistico e tradizionale);

b) la realizzazione del collegamento con la piattaforma informatica regionale;

c) la programmazione e il monitoraggio delle strategie e delle attività turistiche dei territori di destinazione mediante l’ osservatorio turistico di destinazione (OTD).

 

Art. 4 ter

- Funzioni dei comuni capoluoghi (112)

1. Sono attribuite ai comuni capoluoghi di provincia, oltre alle funzioni di cui all'articolo 4, comma 1, le funzioni amministrative, che sono esercitate su tutto il territorio della provincia, in materia di:

a) agenzie di viaggio e turismo;

b) classificazione delle strutture ricettive;

c) istituzione e tenuta dell’albo delle associazioni pro-loco;

d) raccolta ed elaborazione dei dati statistici riguardanti il turismo.

2. Le funzioni di cui al comma 1, lettere a), b) e c), sono esercitate dai comuni capoluoghi di provincia con le modalità dell’articolo 4, comma 6, della l.r. 22/2015. Le disposizioni dell'articolo 14, comma 1, della l.r. 22/2015 si applicano unicamente alle medesime funzioni.

3. Le funzioni di accoglienza e informazione turistica a carattere sovra comunale sono esercitate dai comuni capoluoghi di provincia fino a quando non vi provvedano i comuni ai sensi dell’articolo 4, comma 2, e dell’articolo 4 bis.

4. Per lo svolgimento delle funzioni di cui al comma 3, i comuni capoluoghi di provincia adempiono quanto previsto dall’articolo 4 bis.

 

Art. 5

- Elenchi regionali delle attività disciplinate dal testo unico

1. Presso la Giunta regionale sono tenuti ed aggiornati, a fini di pubblicità e statistica, gli elenchi delle imprese e delle professioni disciplinate dal presente testo unico.

2. A tal fine, i comuni trasmettono alla Giunta regionale le relative informazioni. (113)

 

Capo II

- Informazione, accoglienza e promozione turistica(94)

 

Art. 6

- Finalità(1)

1. Il presente capo:

a) disciplina le funzioni e i compiti della Regione, dei comuni e della città metropolitana (114) in materia di informazione, accoglienza e promozione turistica;

b) promuove il coordinamento delle autonomie locali e degli altri soggetti interessati.

 

Art. 7

- Servizi di informazione e di accoglienza turistica

1. La Regione disciplina i servizi di accoglienza turistica e di informazione sull’offerta turistica locale e sul territorio regionale. (95)

2. L’attività di accoglienza può comprendere la prenotazione, effettuata presso gli uffici di informazione, dei servizi turistici e del pernottamento presso le strutture ricettive; tali servizi possono essere erogati da soggetti abilitati a tale scopo.

3. La prenotazione di strutture ricettive può essere altresì effettuata direttamente dagli uffici di informazione e accoglienza turistica esclusivamente ai turisti che accedono agli uffici medesimi.

4. I servizi di informazione e di accoglienza turistica a carattere locale sono svolti, per i territori di rispettiva competenza, dai comuni, anche in forma associata. (96)

4 bis. La Regione, per esigenze di carattere unitario, può organizzare servizi di informazione e accoglienza turistica di rilievo regionale. (97)

5. Per garantire che i servizi di cui al presente articolo siano svolti con caratteristiche di omogeneità su tutto il territorio regionale, la Regione, con il regolamento di attuazione del presente testo unito, disciplina:

a) le caratteristiche degli uffici di informazione e accoglienza turistica e gli standard dei relativi servizi; (98)

b) i segni distintivi degli uffici di informazione e accoglienza turistica; (98)

c) le condizioni e le garanzie per l’affidamento dei servizi di cui al presente articolo, da parte della Regione, degli Enti locali (99) a soggetti terzi.

 

Art. 8

- Attività di promozione turistica(100)

1. Per attività di promozione turistica s’intendono le iniziative tese alla conoscenza e alla valorizzazione delle risorse e dei servizi turistici da attuare in ambito regionale, nazionale e internazionale nel quadro della programmazione regionale.

2. La Regione esercita le attività di promozione turistica attraverso l’Agenzia regionale di promozione turistica, di cui alla l.r. 22/2016. (115)

3. Abrogato. (116)

4. Nella fase di attuazione degli interventi definiti negli atti di programmazione della promozione turistica, il raccordo fra le esigenze di carattere locale e le attività di competenza regionale è assicurato dalla cabina di regia di cui all’articolo 8 bis. (117)

5. Per l’anno 2011 e comunque fino all’approvazione del PRSE 2011 – 2015, la Giunta regionale definisce con propria deliberazione le modalità del raccordo di cui al comma 4.

 

Art. 8 bis

- Cabina di regia del turismo (118)

1. È istituita presso la Giunta regionale una cabina di regia del turismo, di seguito denominata cabina, al fine di garantire il necessario raccordo fra le esigenze di promozione turistica a livello locale e quelle di interesse regionale.

2. La cabina è composta da:

a) l’assessore regionale al turismo, o un suo delegato, con funzione di presidente;

b) cinque membri in rappresentanza dei comuni designati dal Consiglio delle autonomie locali (CAL);

c) un membro designato dalla Città metropolitana di Firenze;

d) un membro designato dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA);

e) tre membri designati dalle associazioni di categoria delle imprese del turismo;

f) tre membri designati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

3. La cabina:

a) esprime parere consultivo alla Giunta regionale ai fini dell'approvazione delle attività di promozione turistica previste dal piano annuale regionale di promozione;

b) esprime parere consultivo sul regolamento di attuazione della presente legge di cui all’articolo 158;

c) propone lo svolgimento di analisi, ricerche e valutazioni in materia di turismo.

4. La cabina è regolarmente costituita e può operare quando sono effettuate le designazioni che garantiscano la presenza di almeno nove membri.

5. La partecipazione alle sedute della cabina è a titolo gratuito.

6. Con atto della Giunta regionale sono definite l’organizzazione e il funzionamento della cabina.

 

Art. 9

- Razionalizzazione delle attività di competenza degli Enti locali in materia di turismo

Abrogato. (101)

 

Art. 10

- Ambiti turistici

Abrogato. (101)

 

Art. 11

- Agenzie per il turismo

Abrogato. (3)

 

Art. 12

- Organi dell’APT

Abrogato. (101)

 

Art. 13

- Direttore

Abrogato. (101)

 

Art. 14

- Compiti del direttore

Abrogato. (101)

 

Art. 15

- Collegio dei revisori

Abrogato. (101)

 

Art. 16

- Sostituzione degli organi dell’APT

Abrogato. (101)

 

Art. 17

- Comitato turistico di indirizzo (C.T.I.)

Abrogato. (101)

 

Art. 18

- Personale

Abrogato. (119)

 

Art. 19

- Successione nei rapporti delle Aziende di promozione turistica costituite ai sensi dellalegge regionale 23 febbraio 1988 n. 9 "Organizzazione turistica della Regione Toscana"

Abrogato. (101)

 

Art. 20

- Finanziamenti

Abrogato. (101)

 

Art. 21

- Poteri sostitutivi

Abrogato. (120)

 

Art. 22

- Riconoscimento delle Associazioni Pro-loco

1. La Regione riconosce le associazioni Pro-loco quali strumenti di promozione dell’accoglienza turistica. A tal fine, le Pro-loco cooperano con gli Enti locali per:

a) la realizzazione di iniziative idonee a favorire la conoscenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse turistiche locali;

b) la realizzazione di iniziative idonee a favorire la promozione del patrimonio artistico e delle tradizioni e cultura locali;

c) la realizzazione di iniziative atte a migliorare le condizioni di soggiorno, dei turisti;

d) garantire migliori servizi di assistenza e informazione.

2. I comuni capoluoghi di provincia e la città metropolitana istituiscono gli albi delle associazioni pro-loco. (121)

3. La Regione, con il regolamento di attuazione, disciplina le modalità e le condizioni per l’espletamento delle attività di cui al comma 1. (122)

 

Art. 23

- Norme transitorie

Abrogato. (123)

 

Titolo II

- IMPRESE TURISTICHE

 

Capo I

- Strutture ricettive alberghiere, campeggi e villaggi turistici

 

Sezione I

- Disposizioni generali

 

Art. 24

- Oggetto

1. Il presente capo disciplina le seguenti strutture ricettive gestite per la produzione e l’offerta al pubblico di servizi per l’ospitalità:

a) alberghi;

b) residenze turistico - alberghiere;

c) campeggi;

d) villaggi turistici;

e) aree di sosta;

f) parchi di vacanza.

2. Con il regolamento di attuazione, la Regione stabilisce i requisiti delle strutture ricettive di cui al comma 1 e delle loro dipendenze e i criteri per la loro classificazioni.

3. Il regolamento di cui al comma 2 determina caratteristiche tecniche e specifiche modalità di esercizio delle strutture ricettive.

 

Art. 25

- Ripartizione delle competenze e informazioni

Abrogato. (124)

 

Sezione II

- Definizione e caratteristiche delle strutture ricettive

 

Art. 26

- Alberghi

1. Sono alberghi le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico che, ubicate in uno o più stabili o parti di stabili, forniscono alloggio e possono disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.

2. Possono assumere la denominazione di "motel" gli alberghi ubicati nel vicinanze di grandi vie di comunicazione o di porti e approdi turistici, i quali risultino attrezzati per la sosta e l’assistenza delle autovetture e/o delle imbarcazioni. Nei "motel" sono altresì assicurati i servizi di autorimessa, rifornimento carburanti e riparazione.

3. Possono assumere la denominazione di "villaggio albergo" gli alberghi caratterizzati dalla centralizzazione dei principali servizi in funzione di più stabili facenti parte di un unico complesso e inseriti in un’area attrezzata per il soggiorno e lo svago della clientela.

4. Negli alberghi è consentita la presenza di unità abitative, costituite da uno o più locali e dotate di servizio autonomo di cucina, nel limite di una capacità ricettiva non superiore al 40 (8) per cento di quella complessiva dell’esercizio.

 

Art. 27

- Residenze turistico - alberghiere

1. Sono residenze turistico - alberghiere le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico, ubicate in uno o più stabili o parti di stabili, che offrono alloggio in unità abitative arredate, costituite da uno o più locali e dotate di servizio autonomo di cucina. Le residenze turistico-alberghiere possono disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.

2. Nelle residenze turistico - alberghiere i clienti possono essere alloggiati anche in camere, con o senza il vano soggiorno e senza il servizio autonomo di cucina. La capacità ricettiva di tali locali non deve risultare superiore al40 (9) per cento di quella complessiva dell’esercizio.

 

Art. 28

- Dipendenze

1. Salva l’ipotesi del "villaggio albergo" nel caso in cui l’attività ricettiva di cui agliarticoli 26 e27 venga svolta in più stabili o parte di stabili, viene definito "casa madre" lo stabile in cui, oltre ai locali destinati ad alloggio per i clienti, sono ubicati i servizi di ricevimento e portineria nonché gli altri servizi generali a disposizione della clientela. Gli altri stabili sono definiti "dipendenze".

 

Art. 29

- Campeggi(10)

1. Sono campeggi le strutture ricettive a gestione unitaria, aperte al pubblico, attrezzate su aree recintate per la sosta e il soggiorno di turisti provvisti, di norma, di mezzi di pernottamento autonomi e mobili. I campeggi possono altresì disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.

2. E' consentita in non più del 40 per cento delle piazzole l'installazione di strutture temporaneamente ancorate al suolo per l'intero periodo di permanenza del campeggio nell'area autorizzata, allestite dal titolare o gestore e messe a disposizione degli ospiti sprovvisti di mezzi propri di pernottamento.

3. Nei campeggi già esistenti al 5 dicembre 1997 o per i quali a tale data fosse già stata presentata domanda di autorizzazione, è consentito mantenere la presenza di un numero di piazzole, interessate da strutture allestite dal titolare o gestore, fino a un massimo di trenta, ove già autorizzate.

4. Nei campeggi è consentito l'affitto di non più del 40 per cento delle piazzole per l'intera durata del periodo di apertura della struttura.

 

Art. 30

- Villaggi turistici

1. Sono villaggi turistici le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico, attrezzate su aree recintate con strutture temporaneamente o permanentemente ancorate al suolo allestite dal titolare o gestore e messe a disposizione per la sosta e il soggiorno di turisti sprovvisti, di norma, di mezzi autonomi di pernottamento. I villaggi turistici possono altresì disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.

2. Nei villaggi turistici è consentita la presenza di piazzole utilizzabili da clienti forniti di mezzi propri di pernottamento, purché in misura non superiore al 40 (11) per cento del numero complessivo delle piazzole.

3. Abrogato. (12)

4. Nei villaggi turistici è consentito l’affitto di non più dei quaranta per cento delle piazzole per l’intera durata del periodo di apertura della struttura.

 

Art. 31

- Aree di sosta

1. Sono aree di sosta le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico, che hanno un minimo di cinque e un massimo di cinquanta piazzole, destinate alla sosta, per non più di settantadue ore, di turisti provvisti di mezzi di pernottamento autonomo. Le aree di sosta possono disporre di bar e spaccio al servizio delle sole persone ospitate.

 

Art. 32

- Parchi di vacanza

1. Sono denominati parchi di vacanza i campeggi, a gestione unitaria, in cui è praticato l’affitto della piazzola ad un unico equipaggio per l’intera durata del periodo di apertura della struttura.

2. Nei parchi di vacanza è consentito, per non più del quaranta per cento delle piazzole, l’affitto delle piazzole stesse per periodi inferiori a quelli di apertura della struttura.

 

Art. 33

- Divieti di vendita e affitto

1. Nei campeggi, nei villaggi turistici, nelle aree di sosta e nei parchi di vacanza è vietata la vendita frazionata delle piazzole e delle strutture ancorate al suolo che insistono sulla piazzola, ovvero l’affitto delle stesse per periodi pluriennali o indeterminati.

 

Sezione III

- Procedura e criteri di classificazione(13)

 

Art. 34

- Esercizio dell'attività(14)

1. L'esercizio delle strutture ricettive di cui al presente capo è soggetto a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di accesso agli atti), da presentare, esclusivamente in via telematica, allo sportello unico per le attività produttive (SUAP) competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158 e il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. La SCIA può riguardare anche la somministrazione di alimenti e bevande agli alloggiati, ai loro ospiti e a coloro che sono ospitati nella struttura ricettiva in occasione di manifestazioni e convegni organizzati, nonché la fornitura agli ospiti di giornali e riviste, materiale per uso fotografico e di registrazione audiovisiva, cartoline e francobolli.

4. La SCIA può essere presentata da persone fisiche, enti, associazioni, società. Nel caso in cui il segnalante non sia persona fisica è obbligatoria la designazione di un gestore. Il titolare e il gestore possono nominare loro rappresentanti purché in possesso dei requisiti di cui all'articolo 34 bis, commi 1 e 2.

5. Lo SUAP competente per territorio, entro cinque giorni dal ricevimento, trasmette al comune capoluogo e alla Città metropolitana di Firenze copia della SCIA e relative variazioni.

 

Art. 34 bis

- Requisiti(15)

1. Il titolare, il gestore e i loro rappresentanti sono in possesso dei requisiti previsti dagli articoli 11 e 92 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS) approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

2. In caso di società o di organismo collettivo i requisiti di cui al comma 1 sono posseduti da tutti i soggetti per i quali è previsto l’accertamento antimafia ai sensi dell’articolo 85 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136). (125)

3. L'esercizio dell'attività è subordinato altresì all'esistenza, nella struttura ricettiva, dei seguenti requisiti:

a) requisiti obbligatori previsti per il livello minimo di classificazione dal regolamento di cui all'articolo 158 ;

b) superficie minima di 8 metri quadrati nelle camere con un posto letto; è consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per l'alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni;

c) superficie minima di 14 metri quadrati nelle camere con due posti letto, con l'aggiunta di 6 metri quadrati per ogni ulteriore letto fino a un massimo di due; è consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per l'alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni;

d) altezza minima interna utile dei locali posti negli alberghi e nelle residenze turistico-alberghiere, compresi i rapporti areoilluminanti, prevista dalle norme e dai regolamenti igienico-edilizi comunali.

4. Sono fatte salve le autorizzazioni già rilasciate alla data di entrata in vigore del presente testo unico in assenza dei requisiti di cui al comma 3, lettere b), c) e d).

5. L'attività è esercitata nell'osservanza dei contratti collettivi nazionali di lavoro e degli accordi sindacali siglati a livello territoriale.

 

Art. 35

- Classificazione(16)

1. Il regolamento di attuazione di cui all’articolo 158 stabilisce, in conformità a quanto previsto dall’articolo 10, comma 5 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 (Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo), convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, i requisiti obbligatori per il livello minimo di classificazione delle strutture ricettive.

2. In relazione alle caratteristiche delle strutture e dei servizi offerti, sono classificati:

a) gli alberghi e le loro dipendenze, con un numero di stelle variabile da uno a cinque;

b) i campeggi e i parchi di vacanza, con un numero di stelle variabile da uno a quattro;

c) le residenze turistico-alberghiere, le loro dipendenze e i villaggi turistici, con un numero di stelle variabile da due a quattro.

3. La classificazione della struttura e le relative variazioni sono determinate in base ad autocertificazione dell’interessato all’atto della presentazione della SCIA di cui all’articolo 34.

 

Art. 36

- Rettifica della classificazione(17)

1. I comuni capoluoghi di provincia e la Città metropolitana di Firenze in ogni momento verificano d’ufficio la sussistenza dei requisiti della struttura ricettiva corrispondenti alla classificazione attribuita e, qualora accertino che la struttura ricettiva possieda i requisiti di una classificazione inferiore a quella in essere, con provvedimento motivato, da notificare all’interessato, procedono alla rettifica della classificazione.

 

Sezione IV

- Norme particolari

 

Art. 37

- Insediamenti occasionali

1. Non è soggetto alle disposizioni di cui al presente testo unico l’insediamento occasionale di tende o di altri mezzi di soggiorno mobile.

 

Art. 38

- Autorizzazione per campeggi temporanei

1. Il Comune può consentire, in aree pubbliche o private ove siano assicurati i servizi generali indispensabili per garantire il rispetto delle norme igienico-sanitarie, la salvaguardia della pubblica salute e dell’ambiente, campeggi della durata massima di sessanta giorni:

a) per rispondere ad avvenimenti di carattere straordinario;

b) per le finalità educative, ricreative, sportive, culturali, sociali, religiose delle associazioni ed organismi senza scopo di lucro.

2. Il Comune determina i criteri per il rilascio delle autorizzazioni di cui al presente articolo.

2 bis. Abrogato. (18)

 

Art. 39

- Campeggi e villaggi turistici a gestione non lucrativa

1. Gli enti, le associazioni, le cooperative e comunque tutti (19) gli organismi operanti senza scopo di lucro per il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose, sportive, ricreative, possono organizzare e gestire, al di fuori dei normali canali commerciali, campeggi o villaggi turistici riservati ad ospitare esclusivamente i propri associati. Tali disposizioni si applicano anche a enti ed aziende per il soggiorno dei propri dipendenti e loro familiari.

2. Le strutture di cui al comma 1 non sono soggette a classificazione. Tali strutture devono possedere almeno i requisiti previsti per i campeggi classificati con una stella ovvero per i villaggi turistici classificati con due stelle.

3. Nella SCIA presentata per l’esercizio delle strutture di cui al comma 1, sono indicate le categorie di soggetti abilitati all’utilizzazione delle medesime. (20)

 

Sezione V

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 40

- Compiti di vigilanza e di controllo

Abrogato. (126)

 

Art. 41

- Cessazione dell'attività(21)

1. Qualora sia accertata la mancanza di alcuno dei requisiti obbligatori per il livello minimo di classificazione previsto dal regolamento di cui all' articolo 158 , il comune dispone la cessazione dell'attività, salvo che fissi un termine entro il quale l'interessato provveda a conformare l'attività stessa alla normativa vigente.

2. Il provvedimento di cessazione di cui al comma 1 si applica anche nel caso in cui il titolare o il gestore di una delle strutture ricettive di cui al presente capo non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti.

3. Il comune dispone la cessazione dell'attività altresì qualora venga meno alcuno dei requisiti previsti dalla legge per il titolare o gestore.

 

Art. 42

- Sanzioni amministrative(22)

1. Chi gestisce una delle strutture ricettive disciplinate dal presente capo, senza aver presentato la SCIA o in mancanza dell’autorizzazione di cui all’articolo 38, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.600,00 euro. (127)

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro:

a) chi contravvenga a quanto previsto dai seguenti articoli:

1) articolo 29 , commi 2, 3, 4;

2) articolo 30 , comma 2; (128)

3) articolo 32 , comma 2;

4) articolo 33 ;

5) articolo 44 , comma 1;

b) chi non fornisce i servizi previsti per il tipo di classificazione.

3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro:

a) chi pubblicizzi, mediante qualsiasi mezzo, un livello di classificazione della propria struttura superiore a quello posseduto;

b) chi, essendosi verificate le condizioni per una classificazione a livelli inferiori della propria struttura, ometta di dichiarare tale circostanza (129);

c) chi doti i locali e gli spazi destinati all'alloggio dei clienti con un numero di posti superiore a quello comunicato con la SCIA (130).

4. E' soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro chi violi gli obblighi di cui al presente capo o della corrispondente parte del regolamento di attuazione non altrimenti sanzionati.

5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Sezione VI

- Norme transitorie

 

Art. 43

- Norma transitoria per i campeggi e villaggi turistici

1. I campeggi e i villaggi turistici già autorizzati in deroga, ai sensi dell’ art. 25, commi 4 e 5,della legge regionale 29 ottobre 1981 n. 79 "Disciplina e classificazione dei campeggi e dei villaggi turistici", che si trovino nell’impossibilità tecnica dell’adeguamento ai requisiti stabiliti dal presente testo unico e dal relativo regolamento di attuazione, mantengono la classificazione già attribuita fino al 31 dicembre 2008.

2. I campeggi e i villaggi turistici già autorizzati alla data dell’entrata in vigore dellalegge regionale 12 novembre 1997, n. 83 "Nuove norme in materia di disciplina e classificazione delle strutture ricettive" devono adeguare le proprie strutture e i propri servizi alle disposizioni previste dal regolamento di attuazione della stessa legge o dal regolamento di attuazione del presente testo unico entro e non oltre il 31 dicembre 2000 e fino a tale data possono mantenere la classificazione in essere.

 

Art. 44

- Norma transitoria per i campeggi stanziali

Abrogato. (131)

 

Capo II

- Altre strutture ricettive

 

Sezione I

- Disposizioni generali

 

Art. 45

- Oggetto

1. Il presente capo disciplina le seguenti strutture ricettive gestite per la produzione e l’offerta al pubblico di servizi per l’ospitalità:

a) strutture ricettive extra - alberghiere per la ospitalità collettiva:

1) case per ferie;

2) ostelli per la gioventù;

3) rifugi alpini;

4) bivacchi fissi;

5) rifugi escursionistici;

b) strutture ricettive extra - alberghiere con le caratteristiche della civile-abitazione:

1) esercizi di affittacamere;

2) case e appartamenti per vacanze;

3) residenze d’epoca;

c) residence.

2. Con il regolamento di attuazione, la Regione stabilisce i requisiti delle strutture ricettive di cui al comma 1.

 

Art. 46

- Ripartizione delle competenze e informazioni

Abrogato. (132)

 

Sezione II

- Definizioni e caratteristiche delle strutture ricettive extra-alberghiere per l’ospitalità collettiva

 

Art. 47

- Case per ferie e rifugi escursionistici

1. Sono case per ferie le strutture ricettive attrezzate per il soggiorno temporaneo, anche in forma autogestita, di persone o gruppi gestite al di fuori di normali canali commerciali, dai soggetti di cui all’articolo 51. (133)

2. Le strutture ricettive che possiedono i requisiti igienico-sanitari delle case per ferie, idonee a offrire ospitalità e ristoro ad escursionisti in luoghi collegati direttamente alla viabilità pubblica, anche in prossimità di centri abitati, possono assumere la denominazione di rifugi escursionistici.

 

Art. 48

- Ostelli per la gioventù

1. Sono ostelli per la gioventù le strutture ricettive attrezzate prevalentemente per il soggiorno ed il pernottamento dei giovani e dei loro accompagnatori.

 

Art. 49

- Rifugi alpini

1. Sono rifugi alpini i locali idonei ad offrire ospitalità e ristoro ad escursionisti in zone ubicate in luoghi favorevoli ad ascensioni raggiungibili a piedi e non collegate direttamente alla viabilità pubblica.

Art. 50

- Bivacchi fissi

1. I locali di alta montagna e di difficile accesso, allestiti con un minimo di attrezzature per il riparo degli alpinisti sono denominati bivacchi fissi.

2. I bivacchi fissi sono incustoditi e aperti in permanenza.

 

Art. 51

- Soggetti legittimati alla gestione

1. Le strutture ricettive di cui alla presente sezione possono essere gestite da privati, soggetti pubblici, associazioni ed enti che operano senza scopo di lucro per il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose, sportive e ricreative.

2. Nel caso in cui il titolare non sia persona fisica è obbligatoria la designazione di un gestore. Il titolare o il gestore possono nominare loro rappresentanti purché in possesso degli stessi requisiti personali richiesti al titolare o gestore. In caso di società o di organismo collettivo i requisiti personali debbono essere posseduti da tutti i soggetti per i quali è previsto l’accertamento antimafia ai sensi dell'articolo 85 del d.lgs. 159/2011. (134)

3. Nel caso di gestione da parte di associazioni, l’attività può essere esercitata solo nei confronti dei soci, fatta eccezione per i rifugi alpini.

4. Abrogato. (24)

 

Art. 52

- Esercizio dell'attività(25)

1. L'esercizio delle strutture ricettive di cui alla presente sezione, salvo il bivacco fisso, è soggetto a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis, commi 1 e 2 e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158 e il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, di igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. La SCIA può riguardare anche la somministrazione di alimenti e bevande agli alloggiati e ai loro ospiti.

4. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 34, commi 4 e 5.

5. È consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per l'alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni.

 

Art. 53

- Norme particolari per case per ferie, rifugi e bivacchi(26)

1. Le case per ferie ospitano esclusivamente le categorie di persone indicate nella SCIA.

2. Per i rifugi alpini con custodia nella SCIA è indicato il nominativo del custode che, qualora non coincida con il gestore, sottoscrive la SCIA per accettazione.

3. Chiunque intenda attivare un bivacco fisso ne dà comunicazione allo SUAP competente per territorio specificandone l'ubicazione.

 

Sezione III

- Definizione e caratteristiche delle strutture ricettive extra-alberghiere con le caratteristiche della civile abitazione

 

Art. 54

- Requisiti

1. I locali destinati alle attività ricettive di cui alla presente sezione devono possedere i requisiti strutturali ed igienico-edilizi previsti per le case di civile abitazione, nonché quelli previsti dal regolamento di attuazione del presente capo.

2. L’utilizzo delle abitazioni per le attività di cui alla presente sezione non comporta modifica di destinazione d’uso degli edifici ai fini urbanistici.

 

Art. 55

- Affittacamere(27)

1. Sono esercizi di affittacamere le strutture composte da non più di sei camere per clienti, con una capacità ricettiva non superiore a dodici posti letto, ubicate nello stesso appartamento, nelle quali sono forniti alloggio e, eventualmente, servizi complementari.

2. Gli affittacamere possono somministrare, limitatamente alle persone alloggiate, alimenti e bevande. Gli affittacamere che oltre all'alloggio somministrano la prima colazione possono assumere la denominazione di "bed & breakfast".

 

Art. 56

- Case e appartamenti per vacanze

1. Sono case e appartamenti per vacanze le unità abitative composte da uno o più locali arredati e dotate di servizi igienici e di cucina autonoma, gestite unitariamente in forma imprenditoriale per l'affitto ai turisti, senza offerta di servizi centralizzati. (28)

2. Nella gestione delle case e appartamenti per vacanze devono essere assicurati i servizi essenziali per il soggiorno degli ospiti come definiti nel regolamento di attuazione.

3. La gestione di case e appartamenti per vacanze non può comunque comprendere la somministrazione di cibi e bevande e l’offerta di altri servizi centralizzati caratteristici delle aziende alberghiere.

4. Agli effetti del presente testo unico si considera gestione di case e appartamenti per vacanze la gestione non occasionale e organizzata di una(29) o più case o appartamenti ad uso turistico.

 

Art. 57

- Locazioni ad uso turistico

Non sono soggette alle disposizioni della presente legge le locazioni concluse ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c) della legge 9 dicembre 1998, n. 431 "Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili ad uso abitativo".

 

Art. 58

- Residenze d’epoca

1. Sono residenze d’epoca le strutture ricettive ubicate in complessi immobiliari di particolare pregio storico - architettonico assoggettati ai vincoli previsti dal decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137 ), (30) che offrono alloggio in camere e unità abitative, con o senza servizio autonomo di cucina, con il limite di venticinque posti letto.

2. Nelle residenze d’epoca possono essere somministrati alimenti e bevande nel rispetto delle normative statali vigenti.

3. I servizi minimi offerti dalle residenze d’epoca sono quelli degli affittacamere e delle case e appartamenti per vacanze.

4. Gli alberghi e le residenze turistico - alberghiere di cui agli articoli 26 e 27, nonché gli alloggi agrituristici di cui alla legge regionale 23 giugno 2003, n. 30 (Disciplina delle attività agrituristiche e delle fattorie didattiche in Toscana), (135) che rispondono ai requisiti di cui al comma 1 relativamente al pregio storico-architettonico, possono assumere la denominazione di "residenze d’epoca", mantenendo gli obblighi amministrativi previsti per gli alberghi, le residenze turistico - alberghiere e gli alloggi agrituristici.

 

Art. 59

- Disposizioni concernenti i soggetti gestori

1. È obbligatoria la designazione di un gestore nel caso in cui il titolare della struttura non sia persona fisica. Il titolare o il gestore possono nominare loro rappresentanti purché in possesso degli stessi requisiti personali richiesti al titolare o gestore.

2. Abrogato. (31)

 

Art. 60

- Esercizio dell'attività (136)

1. L’esercizio delle attività ricettive di cui alla presente sezione è soggetto a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis, commi 1 e 2, dall’articolo 54 e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158, nonché il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. Chi gestisce una delle strutture ricettive di cui alla presente sezione, comunica allo SUAP competente per territorio ogni variazione del numero e delle caratteristiche delle case e degli appartamenti di cui dispone per la gestione.

4. Si applica la disposizione di cui all’articolo 34, comma 5.

 

Art. 61

- Affittacamere in forma non imprenditoriale (137)

1. L’attività di affittacamere svolta in forma non imprenditoriale può essere esercitata esclusivamente nella casa dove la persona fisica ha la residenza e il domicilio.

2. L’esercizio dell’attività è soggetto a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

3. Si applica la disposizione di cui all’articolo 34, comma 5.

 

Sezione IV

- Definizione e caratteristiche dei residence

 

Art. 62

- Residence

1. Sono residence le strutture ricettive costituite da almeno sette unità abitative mono o plurilocali, aventi i requisiti igienico-edilizi previsti per le case di civile abitazione, ciascuna arredata, corredata e dotata di servizi igienici e di cucina, gestite unitariamente in forma imprenditoriale per fornire alloggio e servizi, anche centralizzati.

2. Le unità immobiliari devono essere ubicate in stabili a corpo unico od a più corpi.

 

Art. 63

- Classificazione e revisione della classificazione(35)

1. I residence sono classificati con un numero di chiavi variabili da due a quattro sulla base della tabella di classificazione ad essi relativa prevista nel regolamento di cui all'articolo 158.

2. La classificazione della struttura e le relative variazioni sono determinate in base ad autocertificazione dell'interessato.

3. I comuni capoluoghi di provincia e la Città metropolitana di Firenze verificano d'ufficio la sussistenza dei requisiti della struttura ricettiva corrispondenti alla classificazione posseduta e, qualora accertino che la struttura ricettiva possiede i requisiti di una classificazione inferiore a quella in essere, con provvedimento motivato da notificare all'interessato, procedono alla rettifica della classificazione. (138)

 

Art. 64

- Esercizio dell'attività(36)

1. L'esercizio delle strutture ricettive di cui alla presente sezione, è soggetto a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis, commi 1 e 2, dall’articolo 62 e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158 e il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 34, commi 3, 4 e 5.

4. È consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per l’alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni.

 

Sezione V

- Uso occasionale a fini ricettivi

 

Art. 65

- Uso occasionale di immobili a fini ricettivi

1. È consentito, previo nulla osta del Comune e per periodi non superiori a sessanta giorni complessivi nell’arco dell’anno solare, l’uso occasionale di immobili non destinati abitualmente a ricettività collettiva, da parte di soggetti pubblici o delle associazioni ed enti che operano senza scopo di lucro per il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose, sportive e ricreative.

2. Il Comune concede il nulla osta limitatamente al periodo di utilizzo dopo aver accertato la presenza dei requisiti igienico - sanitari e di sicurezza in relazione al numero degli utenti e al tipo di attività. Al rilascio del nulla osta si applica la procedura del silenzio assenso.(139)

 

Sezione VI

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 66

- Compiti di vigilanza e controllo

Abrogato. (140)

 

Art. 67

- Cessazione dell'attività(37)

1. Qualora sia accertata la mancanza di alcuno dei requisiti obbligatori per il livello minimo di classificazione previsto dal regolamento di cui all'articolo 158, il comune dispone la cessazione dell'attività, salvo che fissi un termine entro il quale l'interessato provveda a conformare l'attività stessa alla normativa vigente.

2. Il provvedimento di cessazione di cui al comma 1 si applica anche nel caso in cui il titolare o il gestore di una delle strutture ricettive di cui al presente capo non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti.

3. Il comune dispone la cessazione dell'attività altresì qualora venga meno alcuno dei requisiti previsti dalla legge per il titolare o gestore.

 

Art. 68

- Sanzioni amministrative.(38)

1. Chi gestisce una delle strutture disciplinate al presente capo senza aver presentato la SCIA (141) è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.600,00 euro.

2. Il superamento della capacità ricettiva consentita, fatto salvo il caso di stato di necessità per i rifugi alpini, comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro.

3. E' soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro:

a) chi ospita all'interno della struttura ricettiva soggetti diversi da quelli indicati nella SCIA (142);

b) chi non fornisce i servizi previsti per il tipo di classificazione, ove prevista.

4. E' soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro chi violi gli obblighi di cui al presente capo o della corrispondente parte del regolamento di cui all'articolo 158 non altrimenti sanzionati.

5. Chi somministra alimenti e bevande in violazione delle prescrizioni del presente capo è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro.

6. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro:

a) chi pubblicizza, con qualunque mezzo, un livello di classificazione di residence superiore a quello posseduto;

b) chi non fornisce i servizi previsti dalla legge e dal regolamento di cui all'articolo 158 per il tipo di struttura.

7. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Capo III

- Stabilimenti balneari

 

Art. 69

- Stabilimenti balneari

1. Sono stabilimenti balneari le strutture poste sulla riva del mare, di laghi o di fiumi attrezzate per la balneazione con cabine, spogliatoi, servizi igienici e docce.

2. Gli stabilimenti balneari possono altresì essere dotati di altri impianti e attrezzature per la somministrazione di alimenti e bevande e per l’esercizio delle attività connesse alla balneazione, come le cure elioterapiche e termali, le attività sportive e la ricreazione, purché in possesso delle relative autorizzazioni.

3. Il comune nel proprio regolamento, sentita l'azienda unità sanitaria locale, determina le deroghe, per eccezionali esigenze ambientali e morfologiche, ai requisiti fissati per gli stabilimenti dal regolamento di cui all'articolo158. (39)

3 bis. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente comma, con il regolamento di cui all’articolo 158, sono stabiliti:

a) le caratteristiche tecniche per l’individuazione delle opere di facile rimozione realizzate su aree demaniali marittime oggetto di concessione per finalità turistico ricettiva;

b) gli indirizzi per lo svolgimento delle attività accessorie degli stabilimenti balneari ai sensi dell’articolo 11, comma 6, della legge 15 dicembre 2011, n. 217 (Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2010). (105)

 

Art. 70

- Esercizio dell'attività(40)

1. L'apertura di stabilimenti balneari è soggetta a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis, commi 1 e 2, dall’articolo 69, commi 1 e 2 e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158, nonché il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. Lo SUAP competente per territorio, entro cinque giorni dal ricevimento, trasmette al comune capoluogo e alla Città metropolitana di Firenze copia della SCIA e relative variazioni.

 

Art. 71

- Compiti di vigilanza e controllo

Abrogato. (41)

 

Art. 72

- Sanzioni amministrative(42)

1. Chi gestisce uno stabilimento balneare senza aver presentato la SCIA (143) è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.600,00 euro.

 

Capo IV

- Disciplina dei prezzi delle strutture ricettive e degli stabilimenti balneari

 

Art. 73

- Oggetto (144)

1. Il presente capo disciplina la comunicazione delle caratteristiche delle strutture ricettive e la pubblicità dei prezzi dei servizi e delle caratteristiche delle strutture ai fini della trasparenza delle prestazioni nonché della loro verificabilità da parte degli utenti.

 

Art. 74

- Attribuzione di funzioni

1. Le funzioni amministrative di cui al presente capo sono esercitate dai comuni capoluoghi di provincia e dalla Città metropolitana di Firenze. (145)

Art. 75

- Modalità e contenuti della comunicazione (146)

1. I titolari o i gestori comunicano ai comuni capoluoghi di provincia e alla Città metropolitana di Firenze le informazioni relative alle caratteristiche delle strutture ricettive.

2. La comunicazione è redatta in conformità del modello approvato dal dirigente della competente struttura della Giunta regionale, contiene la descrizione delle caratteristiche della struttura ricettiva, l’elencazione delle attrezzature e dei servizi ed è presentata entro il 31 ottobre di ogni anno.

3. Non vi è obbligo di comunicazione qualora non ci siano state variazioni rispetto alla precedente comunicazione.

 

Art. 76

- Termine di presentazione della comunicazione

Abrogato. (147)

 

Art. 77

- Informazioni (148)

1. I comuni capoluoghi di provincia e la Città metropolitana di Firenze trasmettono alla Regione, entro il 31 dicembre di ogni anno e con le modalità stabilite con atto della Giunta regionale, le comunicazioni delle caratteristiche delle strutture ricettive.

 

Art. 78

- Pubblicità dei prezzi e informazioni all’interno dell’esercizio

1. Nella zona di ricevimento degli ospiti della struttura deve essere tenuta esposta e perfettamente visibile, anche senza esplicita richiesta del cliente, una tabella secondo il modello approvato dal dirigente del competente ufficio della Giunta regionale, riepilogativa dei prezzi dei servizi praticati nell’anno in corso, nonché delle caratteristiche della struttura. (149)

2. In ogni camera o unità abitativa delle strutture ricettive deve essere esposto, in luogo ben visibile, un cartellino contenente le informazioni relative al prezzo massimo del pernottamento ed ai servizi offerti nell’anno in corso, redatto secondo il modello approvato dal dirigente del competente ufficio della Giunta regionale.

3. Abrogato. (150)

4. La pubblicizzazione con qualsiasi mezzo, di offerte che praticano prezzi inferiori a quelli esposti (151) deve riportare chiaramente il periodo di validità, nonché le eventuali condizioni relative ai soggetti destinatari delle offerte stesse. In assenza di tali indicazioni l’offerta deve intendersi come generalizzata e valida per tutto l’anno.

5. Il trattamento di pensione o di mezza pensione è erogato esclusivamente previa richiesta del cliente, al momento della prenotazione o contestualmente all’arrivo presso la struttura.

 

Art. 79

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (152)

 

Art. 80

- Sanzioni amministrative(45)

1. Abrogato. (153)

2. Chi non espone la tabella di cui all'articolo 78, comma 1, o la espone in modo non visibile, è soggetto alla sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 200,00 euro a 1.200,00 euro. La sanzione è ridotta della metà nel caso della mancata esposizione o dell’esposizione non visibile o della compilazione incompleta del cartellino di cui all'articolo 78, comma 2. 154)

3. Chi viola le disposizioni di cui all'articolo 78, comma 4, è soggetto alla sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 300,00 euro a 1.800,00 euro. (155)

4 . Abrogato. (156)

5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le sanzioni pecuniarie previste sono raddoppiate.

 

Art. 81

- Osservatorio regionale del turismo

Abrogato. (46)

 

Capo V

- Agenzie di viaggio e turismo

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 82

- Definizione e attività delle agenzie di viaggio e turismo

1. Sono agenzie di viaggio e turismo (di seguito definite agenzie di viaggio) le imprese che esercitano le seguenti attività tipiche:

a) produzione e organizzazione di viaggi e soggiorni per singole persone o per gruppi, senza vendita diretta al pubblico;

b) produzione e organizzazione di viaggi e soggiorni per singole persone o per gruppi, intermediazione nei servizi di cui alla lettera a) o di singoli servizi separati con vendita diretta al pubblico;

c) intermediazione di viaggi e soggiorni prodotti e organizzati, per singole persone o per gruppi, dalle imprese di cui alla lettere a) e b) e di singoli servizi separati con vendita diretta al pubblico.

2. Nell’esercizio delle attività tipiche di produzione, organizzazione, vendita e intermediazione di viaggi e soggiorni, le agenzie di viaggio stipulano contratti di viaggio, con i quali viene procurato al cliente il pacchetto turistico, ai sensi degli articoli 32 e seguenti del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 (Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio). (157)

3. Rientrano tra le attività delle agenzie di viaggio:

a) la raccolta di adesioni a viaggi e crociere per l’interno e per l’estero;

b) l’organizzazione e realizzazione di gite ed escursioni individuali o collettive e visite guidate di città;

c) la prenotazione e la vendita di biglietti per conto delle imprese nazionali ed estere che esercitano attività di trasporto ferroviario, automobilistico, marittimo, aereo o altri tipi di trasporto;

d) la realizzazione di punti di informazione al pubblico, l'informazione e l'assistenza ai propri clienti, nonché l'accoglienza degli stessi nei porti, aeroporti, stazioni di partenza e di arrivo di mezzi collettivi di trasporto; (47)

e) la prenotazione dei servizi di ristoro e di strutture ricettive e di agriturismi, ovvero la vendita di buoni di credito per i servizi sopra indicati emessi anche da altri operatori nazionali ed esteri;(47)

f) ogni altra forma di attività connessa con la vendita di servizi, ivi compresa la prenotazione e la vendita di biglietti per attività di pubblico spettacolo. (47)

4. Le agenzie di viaggio di cui al comma 1, lett. a) possono stipulare contratti direttamente con i soggetti di cui all’articolo 92 purché si tratti di viaggi collettivi "tutto compreso", organizzati e prodotti dalle agenzie medesime, con un numero di partecipanti non inferiore a venti. Possono altresì stipulare contratti direttamente con i soggetti di cui all’articolo 90.

 

Art. 83

- Requisiti e obblighi per l’esercizio dell’attività

1. Per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio sono necessari i seguenti requisiti personali, strutturali e professionali:

a) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione, da parte del titolare, ovvero del rappresentante legale e della persona che assume la direzione tecnica dell’agenzia se diversa dal titolare o dal rappresentante legale;

b) requisiti strutturali di cui all’articolo 85 ;

c) requisito professionale di cui all’articolo 88.

2. È inoltre necessario che sia stato assolto l’obbligo della stipula della polizza assicurativa di cui all’articolo 86 ;

3. La denominazione dell’agenzia non può essere uguale o simile ad altre adottate da agenzie già operanti sul territorio nazionale, nè essere quella di Regioni o Comuni italiani.

 

Art. 84

- Esercizio dell'attività (158)

1. L'apertura di un’agenzia di viaggio è soggetta a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta il possesso dei requisiti e l’assolvimento degli obblighi di cui all'articolo 83.

3. Nelle agenzie di viaggio sono esposte in modo ben visibile copia della SCIA e delle comunicazioni di cui ai commi 4 e 5.

4. Ogni variazione relativa alla denominazione dell’agenzia di viaggio, al titolare, alla persona preposta alla direzione tecnica, alla denominazione o ragione sociale della società, alla sede, è comunicata allo SUAP entro trenta giorni.

5. Ogni variazione relativa all’attività esercitata tra quelle di cui all’articolo 82, comma 1, è soggetta a SCIA.

6. L’apertura di filiali, succursali e altri punti vendita di agenzie già legittimate ad operare è soggetta a comunicazione allo SUAP competente per territorio.

7. Le agenzie che svolgono attività stagionale concludono esclusivamente contratti relativi a viaggi da esse organizzati che si svolgono integralmente durante i periodi di apertura delle agenzie medesime.

8. Lo SUAP competente per territorio, entro cinque giorni dal ricevimento, trasmette al comune capoluogo e alla Città metropolitana di Firenze copia della SCIA di inizio attività e relative variazioni.

 

Sezione II

- Norme in materia di esercizio dell’attività e tutela dell’utente

 

Art. 85

- Requisiti strutturali

1. Nei locali di esercizio delle imprese di cui all'articolo 82 è consentito lo svolgimento di attività complementari di cui all'articolo 82, comma 3, nonché di ogni altra attività complementare nell'osservanza delle rispettive normative di settore, purché l'attività di agenzia di viaggio sia prevalente rispetto a tutte le altre. La prevalenza è valutata sulla base del numero di addetti e del fatturato. (48)

2. È fatto divieto alle agenzie di viaggio che non effettuano la vendita diretta al pubblico di operare in locali aperti al pubblico. Eventuali insegne devono comunque contenere l’indicazione del divieto di vendita diretta al pubblico di viaggi e soggiorni.

 

Art. 86

- Garanzia assicurativa

1. Le agenzie di viaggio sono tenute a stipulare polizze assicurative di responsabilità civile a copertura dei rischi derivanti alle persone dalla partecipazione ai programmi di viaggio e soggiorno, nonché a garanzia dell’esatto adempimento degli obblighi verso l’utente dei servizi turistici ai sensi degli articoli 19 e 50 del d.lgs. 79/2011. (159)

2. Le polizze assicurative sono stipulate secondo lo schema tipo approvato dal dirigente del competente ufficio della Giunta Regionale, nel quale sono indicate, tra l’altro, le specifiche clausole volte ad assicurare la più sollecita liquidazione del risarcimento dovuto all’utente dei servizi turistici in conseguenza della mancata o difettosa prestazione di servizi da parte dell’agenzia di viaggio.

 

Art. 87

- Chiusura temporanea dell’agenzia

1. Non è consentita la chiusura dell’agenzia di viaggio per un periodo superiore a otto mesi consecutivi.

2. La chiusura temporanea dell’agenzia di viaggio per un periodo di almeno quindici giorni consecutivi è comunicata allo SUAP competente per territorio. (160)

3. In ogni caso l’agenzia non può procedere alla chiusura fino a che sono in corso di svolgimento i contratti relativi a viaggi da essa organizzati, ovvero fino a quando devono ancora svolgersi i viaggi da essa venduti.

 

Sezione III

- Requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio

 

Art. 88

- Requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio

1. La persona fisica titolare di agenzia di viaggio e turismo o il rappresentante legale in caso di società o in loro vece, il preposto alla direzione tecnica dell’agenzia, deve risultare in possesso dei requisiti professionali.(49)

2. Il possesso dei requisiti professionali (49), è attestato dal ricorrere di una delle seguenti ipotesi:

a) sussistenza delle condizioni previste dall’articolo 4 del DLgs 392/1991 ;

b) superamento dell’esame di cui all’articolo 89 o l’equivalente esame previsto dalle leggi delle altre Regioni.

3. Il possesso dei requisiti professionali è richiesto al momento della presentazione della SCIA per l’apertura di una nuova agenzia o della comunicazione della variazione della persona che ha la direzione tecnica della medesima. (161)

4. Ai fini dell’accertamento delle condizioni di cui al comma 2, lettera a), i titolari individuali di agenzia di viaggio e i loro institori, ovvero i loro soci o rappresentanti legali che abbiano prestato effettiva attività lavorativa in agenzia di viaggio in modo continuativo ed esclusivo sono equiparati ai dirigenti o ai dipendenti di cui al DLgs 392/1991 , sulla base dell’attività svolta e per i periodi di tempo ivi previsti.

5. Ai fini dell’accertamento delle condizioni di cui al comma 2, lettera a), i lavoratori subordinati che abbiano svolto attività continuativa ed esclusiva presso agenzie di viaggio e turismo con responsabilità di almeno un reparto, inquadrati nella posizione di quadri o di primo livello o secondo livello in base al contratto collettivo di lavoro della categoria, sono equiparati ai dirigenti di cui al DLgs 392/1991 .

6. Con deliberazione della Giunta regionale sono stabilite le modalità necessarie a comprovare le attività di cui ai commi 4 e 5.

7. Qualora l’attività della persona preposta alla direzione tecnica di una agenzia di viaggio sia sospesa per un periodo superiore a sessanta giorni continuativi in un anno o venga definitivamente a cessare, il titolare è tenuto a darne immediata comunicazione allo SUAP competente per territorio entro trenta giorni, provvedendo, entro il medesimo termine, alla designazione di altra persona in possesso dei requisiti professionali di cui al comma 1. (162)

8. I soggetti di cui al comma 1 devono prestare la propria attività lavorativa con carattere di esclusività in una sola agenzia.

 

Art. 89

- Esame di idoneità

1. Possono presentare la domanda per sostenere l’esame di idoneità, coloro che intendono acquisire l’idoneità professionale; in tal caso, la domanda deve essere accompagnata dalla dichiarazione di designazione da parte di un titolare di agenzia di viaggio o di un rappresentante legale delle associazioni di cui all’articolo 90. Possono altresì presentare la domanda per sostenere l’esame di idoneità coloro che intendono aprire una nuova agenzia di viaggio ovvero i rappresentanti legali delle associazioni di cui all’articolo 90.

2. Per l’ammissione all’esame di idoneità è necessario che il candidato risulti in possesso del diploma di scuola media superiore.

3. La Giunta regionale, con propria deliberazione, specifica le materie d’esame e determina le modalità per l’effettuazione delle prove.

4. La Regione (163) espleta le prove d’esame almeno ogni quattro mesi, qualora vi siano domande pendenti.

5. Abrogato. (164)

6. La Regione (165) rilascia a chi abbia superato positivamente l’esame un attestato di idoneità.

 

Sezione IV

- Associazioni senza scopo di lucro e uffici di biglietteria

 

Art. 90

- Albo delle associazioni senza scopo di lucro che organizzano viaggi

1. È istituito presso il competente ufficio della Giunta regionale l’albo delle associazioni senza scopo di lucro a carattere regionale, o nazionale con rappresentanza sul territorio regionale, che possono svolgere in modo continuativo, esclusivamente per i propri associati, attività di organizzazione e vendita di viaggi, soggiorni, gite ed escursioni.

2. Possono chiedere l’iscrizione all’albo regionale le associazioni senza scopo di lucro con finalità ricreative, culturali, religiose, sociali che abbiano in Toscana un numero di soci non inferiore a diecimila ovvero una presenza organizzata in almeno tre province, a condizione, in quest’ultimo caso, che le associazioni medesime risultino costituite da almeno tre anni e dimostrino di avere svolto, per lo stesso periodo, attività continuativa; dette associazioni devono possedere, per disposizione statutaria , organi democraticamente eletti.

3. Le associazioni che intendono essere iscritte all’albo regionale devono presentare domanda al competente ufficio della Giunta regionale, nella quale sia specificato:

a) la sede legale dell’associazione;

b) le complete generalità del legale rappresentante dell’associazione;

c) il possesso dei requisiti di cui al comma 2 che costituiscono titolo per l’iscrizione all’albo.

4. Alla domanda deve essere allegato lo statuto dell’associazione.

5. Le associazioni già iscritte all’albo regionale di cui all’articolo 2, comma 7, della legge regionale 9 aprile 1990, n. 36 "Promozione e sviluppo dell’associazionismo", nonché le organizzazioni iscritte al registro regionale di cui all’articolo 4 della legge regionale 26 aprile 1993, n. 28 "Norme relative ai rapporti delle organizzazioni di volontariato con la Regione, gli Enti locali e gli altri Enti pubblici. Istituzione del registro regionale delle organizzazioni di volontariato", sono iscritte all’albo regionale di cui al comma 1 dietro presentazione di una domanda in cui sia specificato solo il possesso del requisito di cui al comma 2 lettera c).

6. L’iscrizione all’albo decorre dal sessantesimo giorno successivo alla presentazione della domanda.

7. Le attività di cui al comma 1 possono essere svolte anche da parte delle articolazioni territoriali delle associazioni iscritte all’albo regionale. A tal fine la domanda di cui al comma 3 deve essere integrata con l’elenco delle articolazioni territoriali accreditate e con l’indicazione del legale rappresentante di ciascuna di esse.

8. Le insegne poste all’ingresso, degli uffici, anche decentrati, nei quali vengono organizzate le attività devono contenere l’indicazione che esse sono riservate ai soli soci dell’associazione.

 

Art. 91

- Esercizio dell’attività di organizzazione di viaggio

1. I soggetti di cui all’articolo 90 sono tenuti a dare preventiva comunicazione dell’inizio delle proprie attività disciplinate dalle norme contenute nel presente capo, al comune capoluogo di provincia competente per territorio o alla Città metropolitana di Firenze (166) specificando:

a) le complete generalità nonché il possesso dei requisiti soggettivi previsti dall’articolo 11 del TUl.p.s. approvato con RD 773/1931, e successive modificazioni, della persona che assume la responsabilità organizzativa delle attività;

b) le attività che si intendono esercitare.

2. La comunicazione deve altresì contenere la menzione dell’avvenuta stipula della polizza assicurativa di responsabilità civile di cui all’articolo 86, per la copertura di rischi derivanti ai soci dalla partecipazione alle attività indicate nella comunicazione medesima. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze accertano d’ufficio l’iscrizione all’albo di cui all’articolo 90, comma 1, nonché il possesso dei requisiti professionali della persona che assume la responsabilità organizzativa delle attività, secondo le modalità stabilite all’articolo 88. (167)

3. Ogni variazione relativa al contenuto della comunicazione di cui al comma 1 è comunicata al comune capoluogo di provincia competente per territorio o alla Città metropolitana di Firenze. (168)

4. Il responsabile organizzativo delle attività deve risultare in possesso dei requisiti professionali di cui all’articolo 88. Tale soggetto è responsabile organizzativo anche delle attività esercitate dalle eventuali articolazioni territoriali di cui all’articolo 90, comma 7; l’attività del responsabile organizzativo, che può essere svolta da un socio, è incompatibile con l’attività di responsabile organizzativo di altra associazione. Al responsabile organizzativo non si applica il disposto dell’articolo 8 8, comma 8.

5. Nell’esercizio delle attività di cui al presente articolo, le associazioni senza scopo di lucro stipulano contratti ai sensi del capo I del titolo I del d.lgs. 79/2011. (169)

 

Art. 92

- Organizzazione occasionale di viaggi

1. L’organizzazione e la realizzazione occasionale, senza scopo di lucro, di viaggi, soggiorni, gite ed escursioni, da parte di enti pubblici e organizzazioni che operano a scopo ricreativo, culturale, religioso e sociale è consentita purché le iniziative non superino il numero di cinque nell’arco di un anno solare ed abbiano durata media non superiore a dieci giorni.

2. Il predetto numero di iniziative può essere superato qualora vengano organizzate gite ed escursioni di durata inferiore alle ventiquattro ore, purché, nell’arco dell’anno solare, sia comunque rispettato il limite massimo complessivo di giorni di attività consentiti.

3. Il soggetto organizzatore è tenuto a stipulare un’assicurazione a copertura dei rischi derivanti ai partecipanti dalla effettuazione di ogni singola iniziativa, secondo lo schema tipo definito dal dirigente del competente ufficio della Giunta regionale. Il soggetto organizzatore è altresì tenuto a dare preventiva comunicazione di ogni singola iniziativa al comune capoluogo di provincia competente per territorio o alla Città metropolitana di Firenze, (170) specificando, tra l’altro, l’assenza di scopo di lucro della iniziativa, le generalità del responsabile e il possesso dei requisiti di cui all’articolo 91 comma 1 lettera a).

4. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze esercitano(171) la vigilanza e il controllo delle attività di cui al presente articolo, sospende l’effettuazione dell’iniziativa quando non sia stato osservato l’obbligo della stipula dell’assicurazione.

 

Art. 93

- Uffici di biglietteria

1. Non è soggetta alle norme contenute nel presente capo l’apertura al pubblico degli uffici delle compagnie aeree e di navigazione, nonché delle altre imprese di trasporto operanti nel territorio della Toscana, purché l’attività delle stesse si limiti alla emissione e alla vendita dei biglietti della compagnia rappresentata e non comporti anche l’organizzazione di viaggi, soggiorni, crociere, gite ed escursioni comprendenti prestazioni e servizi resi oltre il servizio di trasporto; in tal caso dette imprese sono soggette alla disciplina di cui all’articolo 83.

2. Non sono soggetti alla disciplina contenuta nel presente capo gli uffici la cui attività si limiti alla vendita di titoli di viaggio dei servizi di trasporto pubblico.

 

Sezione V

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 94

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (172)

 

Art. 95

- Sospensione e cessazione dell’attività

1. Qualora venga meno uno o più requisiti strutturalio professionali di cui all'articolo 88, (51) o manchi la garanzia assicurativa di cui all’articolo 86, il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze dispongono (173) la sospensione dell’attività di agenzia di viaggio per un periodo massimo di sei mesi, se, a seguito di diffida, non si sia ottemperato entro il termine stabilito nella diffida stessa.

2. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze dispongono (174) la cessazione dell’attività nei seguenti casi:

a) qualora alla scadenza del periodo di sospensione di cui al comma 1, non si sia ottemperato quanto previsto nella diffida;

b) qualora venga meno alcuno dei requisiti soggettivi previsti dalla legge per l’esercizio dell’attività.

3. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze sospendono lo svolgimento delle attività di organizzazione di viaggi da parte delle associazioni di cui all’articolo 90 per un periodo massimo di sei mesi qualora, accertato il venir meno della copertura assicurativa di cui all’articolo 91, comma 2, l’associazione non provveda a ricostituirla entro il termine stabilito. (175)

4. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze dispongono (176) la cessazione dell’attività di organizzazione di viaggio qualora non si sia provveduto alla ricostituzione della copertura assicurativa entro il periodo di sospensione.

 

Art. 96

- Sanzioni amministrative(52)

1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 800,00 euro a 4.800,00 euro:

a) chiunque esercita l'attività di agenzia di viaggio senza aver presentato la SCIA di cui all'articolo 84; (177)

b) chiunque contravviene all'obbligo di stipulare la garanzia assicurativa di cui all'articolo 86;

c) l'associazione iscritta all'albo di cui all'articolo 90 che effettua le attività ivi consentite in favore di non associati, ovvero contravviene all'obbligo di stipulare la polizza assicurativa di cui all'articolo 91, comma 2.

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro:

a) chiunque pubblica o diffonde programmi di viaggio in contrasto con le norme di cui all' articolo 9 del d.lgs. 111/1995 ;

b) colui che non presta effettivamente la propria esclusiva attività presso l'agenzia di viaggio di cui risulti essere titolare, o, in sua vece, chi è preposto alla direzione tecnica ai sensi dell'articolo 83, comma 1, lettera a), ovvero il responsabile organizzativo che viola le norme di cui all'articolo 91, comma 4;

c) l'associazione iscritta all'albo di cui all'articolo 90 che effettua le attività ivi consentite senza la preventiva comunicazione (178) prevista all'articolo 91;

d) il soggetto organizzatore di cui all'articolo 92 che contravviene agli obblighi ivi previsti;

e) chi contravviene agli obblighi previsti dall'articolo 85, comma 2;

f) chi contravviene agli obblighi previsti dall'articolo 84, commi 2 e 6; dall'articolo 87 e dall'articolo 90, comma 8.

3. E' soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 100,00 a euro 600,00 chi violi gli obblighi di cui al presente capo non altrimenti sanzionati.

4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Sezione VI

- Norme transitorie

 

Art. 97

- Norme transitorie

1. Gli esami di idoneità di cui all’articolo 89 continuano ad essere espletati dalla Regione Toscana per un anno dall’entrata in vigore del presente testo unico.

2. I depositi cauzionali di cui all’articolo 15 della legge regionale 8 febbraio 1994, n. 16 , "Nuove norme in materia di disciplina delle attività di organizzazione di viaggi" che non siano stati ancora svincolati, a seguito dell’operatività del Fondo nazionale di garanzia, di cui all’articolo 21 del d.lgs 111/1995 , vengono svincolati dalle Province entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente testo unico.

 

Titolo III

- LE PROFESSIONI DEL TURISMO

 

Capo I

- Guida turistica

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 98

- Definizione dell’attività di guida turistica

1. È guida turistica chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi di persone con lo scopo di illustrare le attrattive storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche, nonché le risorse produttive del territorio.

2. L’esercizio dell’attività è consentito:

a) negli ambiti provinciali per i quali è stata conseguita l’abilitazione;

b) senza limiti territoriali, nella specializzazione in particolari settori tematici, ove la stessa guida turistica abbia conseguito l’ulteriore abilitazione;

c) per la visita di musei, gallerie, opere d’arte, ville, scavi archeologici per i quali sia stata conseguita ulteriore specifica abilitazione.

3. Qualora la guida turistica consegua l’abilitazione in tutti gli ambiti provinciali, assume il titolo di "Guida della Toscana".

 

Art. 99

- Requisiti per l’esercizio della professione

1. Per l’esercizio della professione è necessario il possesso dei seguenti requisiti:

a) diploma di scuola media superiore;

b) abilitazione all'esercizio della professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione professionale e il superamento dell'esame, di cui all'articolo 101; (53)

b bis) titolo di studio universitario tra quelli indicati con regolamento regionale e superamento dell'esame, di cui all'articolo 101; il possesso del titolo di studio universitario sostituisce la frequenza del corso di cui alla lettera b);(54)

c) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione.

2. L'esercizio della professione di guida turistica è soggetto a SCIA da presentarsi, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per il territorio nel quale si intende iniziare l'attività. (179)

3. Abrogato. (180)

4. Il Comune, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede, ai fini della tutela dell’utente, al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (55) La tessera reca l’indicazione degli ambiti territoriali e delle specializzazioni per le quali è stata conseguita l’abilitazione, nonché l’eventuale indicazione del titolo di cui all’articolo 98 , comma 3.

5. Abrogato. (181)

6. La cessazione dell'attività di guida turistica è soggetta a comunicazione da presentare allo SUAP a cui è stata presentata la SCIA. (182)

 

Art. 100

- Esenzioni

1. Le norme contenute nel presente capo non si applicano:

a) ai dipendenti di enti pubblici che svolgono le attività disciplinate dalla presente legge per l’espletamento di compiti istituzionali dell’ente e nell’ambito di iniziative da esso promosse e realizzate, muniti di documento di riconoscimento quali dipendenti;

b) alle attività didattiche svolte da esperti, anche con lezioni sui luoghi oggetto di studio, rivolte alle scuole ed istituti di ogni ordine e grado o svolte nell’ambito di corsi di formazione e iniziative a carattere seminariale;

c) a chi, su incarico del Comune e munito della relativa attestazione, in ragione di conoscenze specialistiche di cui abbia notoriamente possesso, svolga, volontariamente senza scopo di lucro, attività divulgativa del patrimonio di interesse turistico-culturale esistente nel territorio del medesimo Comune.

2. I soggetti che operano in base alle esenzioni di cui al presente articolo non possono fregiarsi della qualifica di guida turistica.

 

Art. 101

- Corsi di qualificazione e specializzazione(56)

1. La Regione (183) riconosce corsi di qualificazione professionale e di specializzazione per guide turistiche, ai sensi della normativa regionale vigente.

2. I corsi di qualificazione assicurano la formazione teorica e pratica della guida turistica con l'acquisizione di conoscenze sugli ambiti territoriali provinciali e si concludono con un esame di abilitazione e il rilascio di un attestato di qualificazione.

3. L'ammissione ai corsi di qualificazione è subordinata al possesso del diploma di scuola media superiore e alla conoscenza di una lingua straniera.

4. I corsi di specializzazione sono finalizzati all'ampliamento delle competenze e all'approfondimento delle conoscenze, comprendono la specializzazione su specifici siti museali e su particolari settori tematici e si concludono con un esame e con il rilascio del relativo attestato di specializzazione.

5. I corsi di cui al comma 4 hanno ad oggetto materie che interessano il territorio regionale. (184)

 

Art. 102

- Modalità e contenuti dei corsi di qualificazione

1. Con deliberazione della Giunta regionale, sentiti i soggetti competenti nei settori disciplinati dalle norme contenute nel presente capo e le organizzazioni dei consumatori, sono determinate la composizione della commissione, le materie oggetto dei corsi di qualificazione, il numero delle ore, le modalità di accesso, la quota parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi ove non finanziati dal Fondo sociale europeo.

2. Nel provvedimento di cui al comma 1, sono determinati i casi di parziale esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione per coloro che dimostrino, mediante il possesso di idonei titoli di studio e di formazione, di aver già acquisito le conoscenze relative a materie che formano oggetto del corso.

 

Art. 103

- Integrazioni dell’abilitazione professionale

1. Le guide turistiche già in possesso di abilitazione possono estendere l’esercizio della professione ad ulteriori lingue straniere. In tal caso possono chiedere di essere sottoposte ad esame nell’ambito degli esami finali dei corsi di cui all’articolo 101. A tal fine, la commissione d’esame è integrata con esperti.

2. Le guide turistiche già in possesso di abilitazione possono estendere l’esercizio della professione ad altri ambiti territoriali provinciali, frequentando il relativo corso di qualificazione limitatamente agli insegnamenti specifici relativi a tali ambiti territoriali.

3. La Regione (185) rilascia apposita certificazione di abilitazione a chi abbia superato l’esame di cui al comma 1.

3 bis. Abrogato. (186)

 

Art. 104

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali delle guide turistiche deve contenere i relativi prezzi.

2. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Art. 105

- Ingresso gratuito

1. Le guide turistiche sono ammesse gratuitamente in tutti i musei, le gallerie, i monumenti di proprietà della Regione e degli enti locali.

 

Sezione II

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 106

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (187)

 

Art. 107

- Sanzioni amministrative(58)

1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00 euro:

a) chiunque esercita l'attività professionale di guida turistica senza aver presentato la SCIA;(188)

b) i soggetti di cui agli articoli 82 e 90 che, per lo svolgimento della propria attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro:

a) la guida turistica che esercita al di fuori degli ambiti per cui ha conseguito l'abilitazione;

b) chiunque, beneficiando delle esenzioni di cui all'articolo 100, comma 1, viola il disposto dell'articolo 100, comma 2;

c) la guida turistica che contravviene al divieto di cui all'articolo 104, comma 2.

3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro:

a) la guida turistica che contravviene al disposto dell'articolo 104, comma 1;

b) la guida turistica che esercita in una lingua per la quale non ha conseguito l'abilitazione.

4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui ai al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

5. Il comune, nei casi di cui al comma 1, lettera b) e al comma 2, lettera b), che assumano particolare gravità oppure siano reiterati nell'anno, può sospendere l'attività fino ad un massimo di trenta giorni.

 

Art. 108

- Divieto di prosecuzione dell’attività

1. La prosecuzione dell’attività professionale di guida turistica è impedita dal Comune qualora l’interessato perda uno dei requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività.

2. In tal caso è ritirata la tessera di riconoscimento.

 

Sezione III

- Norme transitorie

 

Art. 109

- Norme transitorie

Abrogato. (189)

 

Capo II

- Accompagnatore turistico

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 110

- Definizione dell’attività di accompagnatore turistico

1. È accompagnatore turistico chi, per professione, accompagna singole persone o gruppi durante viaggi attraverso il territorio nazionale od estero per curare l’attuazione dei programmi di viaggio e assicurare i necessari servizi di assistenza per tutta la sua durata, fornendo significative informazioni di interesse turistico sulle zone di transito, al di fuori dell’ambito di competenza delle guide turistiche.

2. Non sono soggetti alle disposizioni del presente capo i dipendenti delle agenzie di viaggio nell’esercizio della propria attività lavorativa.

 

Art. 111

- Requisiti per l’esercizio della professione

1. Per l’esercizio della professione è necessario il possesso dei seguenti requisiti:

a) possesso di titolo di studio o di formazione professionale o di idoneità compreso fra quelli indicati all’articolo 112.

b) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione.

2. L'esercizio della professione di accompagnatore turistico è soggetto a SCIA da presentarsi, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per il territorio nel quale si intende iniziare l'attività. (190)

3. Il Comune, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede, ai fini della tutela dell’utente, al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (59)

4. Abrogato. (191)

5. Possono esercitare l’attività di accompagnatore turistico in Toscana i cittadini italiani o di altri stati membri dell’Ue non residenti in Toscana che risultano autorizzati all’esercizio della professione ai sensi della legislazione dello Stato di appartenenza o della legislazione regionale in materia.

6. La cessazione dell'attività di accompagnatore turistico è soggetta a comunicazione da presentare allo SUAP a cui è stata presentata la SCIA. (192)

 

Art. 112

- Titoli

1. Per lo svolgimento dell’attività di accompagnatore turistico, è richiesto il possesso di uno dei seguenti titoli di studio:

a) diploma di maturità di istituto tecnico o professionale per il turismo;

b) diploma di liceo linguistico;

c) diploma di laurea in economia e gestione dei servizi turistici;

d) diploma di laurea in lingue;

e) diploma di istituto superiore per interpreti e traduttori o laurea in scienze della mediazione linguistica; (60)

f) diploma di laurea in lettere.

2. In alternativa a quanto previsto dal comma 1, per l’attività di accompagnatore turistico è richiesto il possesso del relativo attestato di qualifica, riconosciuto ai sensi delle legislazioni regionali vigenti.

3. È altresì riconosciuto valido, per lo svolgimento dell’attività di accompagnatore turistico, il possesso della idoneità conseguita ai sensi delle legislazioni regionali vigenti.

 

Art. 113

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali degli accompagnatori turistici deve contenere i relativi prezzi.

2. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Sezione II

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 114

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (193)

 

Art. 115

- Sanzioni amministrative(61)

1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00 euro:

a) chiunque esercita l'attività professionale di accompagnatore turistico senza aver presentato la SCIA (194);

b) i soggetti di cui agli articoli 82 e90 che, per lo svolgimento della propria attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro l'accompagnatore turistico che contravviene al divieto di cui all'articolo 113 , comma 2.

3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro l'accompagnatore turistico che contravviene al disposto dell'articolo 113 , comma 1.

4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui ai al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

5. Il comune, nei casi di cui ai commi 1 e 2 che assumano particolare gravità oppure siano reiterati nell'anno, può sospendere l'attività fino ad un massimo di trenta giorni.

 

Art. 116

- Divieto di prosecuzione dell’attività

1. La prosecuzione dell’attività professionale di accompagnatore turistico è impedita dal Comune qualora l’interessato perda uno dei requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività.

2. In tal caso, è ritirata la tessera di riconoscimento.

 

Art. 117

- Norma transitoria

Abrogato. (195)

 

Capo III

- Guida ambientale

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 118

- Definizione dell’attività di guida ambientale

1. E' guida ambientale chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi assicurando la necessaria assistenza tecnica, nella visita di ambienti naturali, anche antropizzati, di musei eco-ambientali, allo scopo di illustrarne gli elementi, le caratteristiche, i rapporti ecologici, il legame con la storia e le tradizioni culturali, le attrattive paesaggistiche, e di fornire, inoltre, elementi di educazione ambientale. Sono esclusi quei percorsi che richiedono comunque l'uso di attrezzature e di tecniche alpinistiche. (62)

2. Abrogato. (63)

3. Con deliberazione della Giunta regionale possono essere individuate eventuali articolazioni nell’ambito della specialità, al fine di adeguare la professione al mercato della domanda.

4. Le guide ambientali collaborano:

a) con la Regione e gli Enti locali per la difesa e la tutela degli ambienti naturali, in special modo per il mantenimento della rete escursionistica della Toscana di cui alla legge regionale 20 marzo 1998, n. 17 "Rete escursionistica della Toscana e disciplina delle attività escursionistiche";

b) con gli enti preposti alla promozione del turismo;

c) con le istituzioni scolastiche per affiancare il corpo insegnante nelle iniziative e programmi di educazione ambientale.

 

Art. 119

- Requisiti e obblighi per l’esercizio dell’attività

1. Per l’esercizio della professione è necessario il possesso dei seguenti requisiti:

a) diploma di scuola media superiore;

b) abilitazione all'esercizio della professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione professionale e il superamento dell'esame, di cui all'articolo 121 ovvero abilitazione conseguita in altra regione o Stato membro della Unione europea ovvero abilitazione tecnica di accompagnatore di media montagna di cui all'articolo 22 della legge 2 gennaio 1986, n. 6 (Ordinamento della professione di guida alpina), limitatamente alla specialità escursionistica;(64)

b bis) titolo di studio universitario tra quelli indicati con regolamento regionale e superamento dell'esame, di cui all'articolo 121; il possesso del titolo di studio universitario sostituisce la frequenza del corso di cui alla lettera b).(65)

c) idoneità psico-fisica all’esercizio della professione attestata da certificato rilasciato dalla Azienda unità sanitaria locale del Comune di residenza;

d) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione.

2. È inoltre necessario che sia stato assolto l’obbligo della stipula di una polizza assicurativa di responsabilità civile a copertura dei rischi derivanti alle persone dalla partecipazione alle visite, con massimale non inferiore a quello stabilito con deliberazione della Giunta regionale.

3. L'esercizio della professione di guida ambientale nella specialità prescelta è soggetto a SCIA da presentarsi, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per il territorio nel quale si intende iniziare l'attività.(196)

4. Abrogato. (197)

5. Il Comune, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede, ai fini della tutela dell’utente, al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (66)

6. Abrogato. (67)

7. Abrogato. (198)

 

Art. 120

- Rapporti con le professioni di guida di parco e guida alpina

1. Le guide alpine - maestri di alpinismo e gli aspiranti guide alpine iscritte nell’apposito albo professionale regionale di cui all’articolo 143 possono esercitare la professione di guida ambientale escursionistica.

2. Le guide di parco o di riserva naturale di cui all’articolo 21 della legge regionale 11 aprile 1995, n. 49 "Norme sui parchi, le riserve naturali e le aree naturali protette di interesse locale", possono esercitare la professione di guida ambientale nella specialità attinente. In tal caso i corsi di formazione di cui all’ articolo 21, comma 3, della LR 49/1995 devono garantire la conoscenza generale dell’intero territorio regionale.

3. I soggetti di cui al comma 2 che intendano esercitare la professione di guida ambientale devono possedere i requisiti e sono soggetti agli obblighi di cui all’articolo 119, fatta eccezione per il possesso dell’abilitazione professionale.

4. L’Ente gestore di parco o riserva naturale può rilasciare alle guide ambientali abilitate ai sensi del presente testo unico il titolo di guida di parco o di riserva ovvero valutare la formazione acquisita dalle guide ambientali ai fini dell’esonero parziale dai corsi di formazione di cui all’ articolo 21, comma 3, della LR 49/1995.

 

Art. 121

- Corsi di qualificazione e specializzazione(68)

1. La Regione (199) riconosce corsi di qualificazione professionale e di specializzazione per guide ambientali, ai sensi della normativa regionale vigente.

2. I corsi di qualificazione assicurano la formazione tecnico-pratica e teorica della guida ambientale nella singola specialità, si concludono con un esame di abilitazione e il rilascio del relativo attestato.

3. L'ammissione ai corsi di qualificazione è subordinata al superamento di una prova attitudinale teorico-pratica espletata secondo le modalità stabilite dalla Regione (200).

4. I corsi di specializzazione sono finalizzati all'ampliamento delle competenze e all'approfondimento delle conoscenze; comprendono l'acquisizione di nuove tecniche, l'uso di mezzi e la specializzazione su porzioni di territorio.

5. I corsi di specializzazione sono riservati a coloro che già esercitano l'attività di guida ambientale e si concludono con un esame e con il rilascio di un attestato.

 

Art. 122

- Modalità e contenuti dei corsi

1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, sentiti i soggetti competenti nei settori disciplinati dalle norme contenute nel presente capo e le organizzazioni dei consumatori, determina le materie oggetto dei corsi di qualificazione, di specializzazione,(69) il numero delle ore, le modalità di accesso, la composizione della commissione esaminatrice, la quota parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi, ove non siano finanziati dal Fondo sociale europeo.

2. Nel provvedimento di cui al comma 1, sono determinati eventuali casi di parziale esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione e dalle relative prove attitudinali di ammissione per i soggetti che dimostrino di avere già acquisito le relative conoscenze teoriche o tecnico-pratiche.

 

Art. 123

- Obblighi professionali

1. Le guide ambientali garantiscono lo svolgimento dell'escursione nella sicurezza per i propri clienti graduando la difficoltà dei percorsi alle effettive capacità degli stessi. (70)

 

Art. 124

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali deve contenere relativi prezzi.

2. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Sezione II

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 125

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (201)

 

Art. 126

- Sanzioni amministrative(71)

1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00 euro:

a) chiunque esercita l'attività professionale di guida ambientale senza aver presentato la SCIA; (202)

b) i soggetti di cui agliarticoli 82 e90 che, per lo svolgimento della propria attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).

2. È soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro la guida ambientale che contravviene al divieto di cui all'articolo 124 , comma 2.

3. È soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro la guida ambientale che contravviene al disposto dell'articolo 124 , comma 1.

4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Art. 127

- Divieto di prosecuzione dell’attività

1. Fatto salvo il caso previsto dall’articolo 121 , comma 5, nel caso di mancata presentazione della documentazione di cui all’articolo 119 , comma 6, l’esercizio della professione di guida ambientale è sospeso fino alla presentazione della documentazione e, comunque, per un periodo massimo di tre anni. Decorso tale termine massimo, il Comune vieta la prosecuzione dell’attività.

2. La prosecuzione dell’attività è impedita dal Comune qualora l’interessato perda uno dei requisiti richiesti per l’iscrizione.

3. In caso di sospensione o divieto di prosecuzione dell’attività, è ritirata la tessera di riconoscimento.

 

Art. 128

- Norma transitoria

1. In sede di prima attuazione e comunque non oltre ventiquattro mesi dall’entrata in vigore del presente testo unico, ai corsi di qualificazione, con esame di abilitazione finale, sono ammessi anche coloro che, privi di diploma di maturità, abbiano svolto in Toscana, per un periodo non inferiore a due anni nell’ultimo quinquennio, attività di cui al presente Capo, documentate fiscalmente.

 

Capo IV

- Maestro di sci

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 129

- Definizione dell’attività di maestro di sci

1. È maestro di sci, ai sensi dell’articolo 2 della legge 8 marzo 1991, n. 81 "Legge-quadro per la professione di maestro di sci e ulteriori disposizioni in materia di ordinamento della professione di guida alpina", chi insegna professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, a persone singole ed a gruppi di persone, le tecniche sciistiche in tutte le loro specializzazioni, esercitate con qualsiasi tipo di attrezzo, su piste di sci, itinerari sciistici, percorsi di sci fuori pista ed escursioni con gli sci che non comportino difficoltà richiedenti l’uso di tecniche e materiali alpinistici, quali corda, piccozza e ramponi.

2. Le aree sciistiche ove è prevista l’attività dei maestri di sci sono individuate e delimitate dalle Province, ai sensi della legge regionale 13 dicembre 1993, n. 93 recante "Norme in materia di piste da sci e impianti a fune ad esse collegati".

 

Art. 130

- Albo professionale regionale dei maestri di sci

1. È istituito l’albo professionale regionale dei maestri di sci, nel quale devono essere iscritti tutti i soggetti che intendono esercitare in modo stabile in Toscana la professione di maestro di sci. Si intende esercizio stabile della professione l’attività svolta dal maestro di sci che abbia un recapito in Toscana ai fini dell’offerta delle proprie prestazioni.

2. L’albo è tenuto ed aggiornato dal Collegio regionale dei maestri di sci di cui all’articolo 135 , sotto la vigilanza della Regione che la esercita nelle forme previste dal successivo articolo 140.

3. L’albo professionale regionale dei maestri di sci è suddiviso, per specialità, nelle seguenti sezioni:

a) maestri di sci alpino;

b) maestri di sci di fondo;

c) maestri di sci di "snowboard".

4. L’iscrizione nell’albo professionale ha efficacia per tre anni, è limitata alla sezione in cui il maestro è iscritto ed è mantenuta a seguito di presentazione del certificato di idoneità psico-fisica di cui all’articolo 131 comma 1, lett. a) nonché dell’attestato di frequenza degli appositi corsi di aggiornamento obbligatori di cui all’articolo 132.

 

Art. 131

- Requisiti per l’iscrizione all’albo

1. Possono essere iscritti all’albo professionale regionale dei maestri di sci coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti:

a) idoneità psico-fisica attestata da certificato rilasciato dall’Azienda unità sanitaria locale del Comune di residenza;

b) assolvimento dell’obbligo scolastico;

c) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione;

d) abilitazione all’esercizio della professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione professionale di cui all’articolo 132 ed il superamento dei relativi esami.

1 bis. Il collegio, accertata l'esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (72)

 

Art. 132

- Corsi di qualificazione, aggiornamento e specializzazione

1. La Regione (203) riconosce corsi di qualificazione e di specializzazione professionale per maestri di sci, nonché i corsi di aggiornamento obbligatori di cui all'articolo 130 , comma 4, ai sensi della normativa regionale vigente. (73)

2. Gli interventi formativi sono attuati in collaborazione con il Collegio regionale dei maestri di sci, prevedendo, per le materie di carattere tecnico e didattico, l’impiego di istruttori nazionali della Federazione Italiana Sport Invernali.

3. I corsi di qualificazione professionale devono assicurare la formazione tecnico - pratica e teorica del maestro di sci nella singola specialità. Essi si concludono con un esame e il rilascio del relativo attestato.

4. L’ammissione ai corsi di qualificazione è subordinata al superamento di una prova attitudinale pratica.

5. I corsi di aggiornamento si riferiscono alle stesse materie di insegnamento previste per i corsi di qualificazione. L’attestato di frequenza finale viene rilasciato ai soli soggetti che abbiano assicurato la propria presenza ad almeno il settantacinque per cento delle ore di insegnamento.

6. Il maestro di sci che si trovi nella impossibilità di frequentare il corso di aggiornamento periodico obbligatorio a causa di malattia od altro comprovato motivo di forza maggiore, è tenuto a frequentare il corso di aggiornamento immediatamente successivo alla cessazione dell’impedimento; in tal caso, la validità dell’iscrizione nell’albo professionale, è prorogata fino a quando il corso obbligatorio sia superato ed, in ogni caso, per un periodo massimo d tre anni, fatto salvo l’accertamento dell’idoneità psico-fisica di cui all’articolo 131 , comma 1, lettera a).

7. I corsi di specializzazione sono finalizzati all’acquisizione di particolari tecniche, sono riservati ai soggetti già iscritti all’albo professionale e si concludono con il rilascio del relativo attestato.

 

Art. 133

- Modalità e contenuti dei corsi

1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, sentiti (204) il Collegio regionale dei maestri di sci di cui all’articolo 135 e le organizzazioni dei consumatori, determina le materie oggetto dei corsi di qualificazione, di specializzazione e di aggiornamento, il numero delle ore, le modalità di accesso, la composizione della commissione esaminatrice, la quota parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi, ove non siano finanziati dal Fondo sociale europeo. Le materie e gli argomenti dei corsi sono determinati nel rispetto dei criteri e dei livelli delle tecniche sciistiche definiti dalla Federazione Italiana Sport Invernali.

2. Nel provvedimento di cui al comma 1 sono determinati i casi di parziale esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione e dalle relative prove attitudinali di ammissione per i soggetti che dimostrino di aver già acquisito le relative conoscenze teoriche o tecnico-pratiche.

3. I maestri di sci già abilitati in una specialità che hanno superato la prova attitudinale per l'ammissione ai corsi di qualificazione di altra specialità, sono esonerati dal corso di formazione e dall'esame limitatamente alle materie già oggetto del corso di formazione per il quale è stata ottenuta l'abilitazione. (74)

 

Art. 134

- Maestri di sci di altre regioni e Stati(103)(106)

1. I maestri di sci già iscritti negli albi professionali di altre regioni o province autonome che intendono esercitare stabilmente la professione di maestro di sci anche in Toscana devono richiedere l'iscrizione nell'albo professionale regionale della Toscana.

2. Il Collegio regionale dei maestri di sci provvede all'iscrizione dopo aver verificato la permanenza dei requisiti di cui all'articolo 131.

3. I maestri di sci iscritti negli albi di altre regioni o province autonome che intendono esercitare temporaneamente o saltuariamente in Toscana devono darne preventiva comunicazione al Collegio regionale dei maestri di sci, indicando le località sciistiche nelle quali intendono esercitare ed il periodo di attività.

4. Ai maestri di sci, cittadini di stati membri dell’Unione europea diversi dall’Italia non iscritti in alcun albo regionale che intendono esercitare in Toscana la professione in maniera stabile o in via occasionale e temporanea, si applica la disciplina contenuta nel decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 (Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania).

5. Gli obblighi di cui al comma 3, non si applicano ai maestri di sci provenienti con i loro allievi da altre regioni, province autonome o da altri Stati che esercitano temporaneamente in Toscana.

6. Ai cittadini di Stati non membri dell'Unione europea che vogliono esercitare stabilmente la professione di maestro di sci si applicano le disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394 (Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’art.1, comma 6, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286).

7. L’esercizio stabile della professione dei maestri di sci di stati non appartenenti all’Unione europea è subordinato alla iscrizione nell’albo del Collegio regionale dei maestri di sci della Toscana. L’iscrizione è effettuata a seguito di riconoscimento, da parte della Federazione italiana sport invernali, d’intesa con il Collegio nazionale dei maestri di sci, della equivalenza del titolo professionale acquisito nello stato di provenienza, di verifica della reciprocità di trattamento e della sussistenza dei requisiti soggettivi di cui all’articolo 131.

8. I maestri di sci di stati non membri dell’Unione europea non iscritti in albi professionali italiani possono esercitare temporaneamente in Toscana previa richiesta di nulla osta al Collegio regionale dei maestri di sci della Toscana. Il nulla osta è rilasciato a seguito di riconoscimento, da parte della Federazione italiana sport invernali d’intesa con il Collegio nazionale dei maestri di sci, della equivalenza del titolo professionale acquisito nello stato di provenienza e di verifica della reciprocità di trattamento.

 

Art. 134 bis

- Esercizio abusivo della professione (104)

1. L'esercizio abusivo della professione di maestro di sci è punito ai sensi dell'articolo 348 del codice penale.

 

Art. 135

- Collegio regionale dei maestri di sci

1. È istituito, quale organo di autodisciplina e di autogoverno della professione, il Collegio regionale dei maestri di sci. Del Collegio fanno parte tutti i maestri iscritti nell’albo della Regione, nonché i maestri di sci che abbiano momentaneamente sospeso l’attività oppure l’abbiano cessata.(75)

2. Sono organi del Collegio:

a) l’assemblea, costituita da tutti i membri del Collegio;

b) il consiglio direttivo, i cui componenti sono eletti dalla assemblea con le modalità previste dal regolamento di cui al comma 3, lettera d);

c) il presidente, eletto dal consiglio direttivo al proprio interno.

3. Spetta all’assemblea del Collegio:

a) eleggere il consiglio direttivo;

b) approvare annualmente il bilancio del Colle;

c) eleggere i propri rappresentanti nel Collegio nazionale dei maestri di sci;

d) adottare il regolamento relativo al funzionamento del Collegio, su proposta del consiglio direttivo;

e) pronunciarsi su ogni questione che sia sottoposta dal consiglio direttivo o sulla quale, una pronuncia dell’assemblea sia richiesta da almeno un quinto dei componenti.

4. Spetta al consiglio direttivo del Collegio:

a) svolgere tutte le funzioni concernenti la tenuta dell’albo;

b) vigilare sull’esercizio della professione;

c) applicare le sanzioni disciplinari;

d) collaborare con la Regione, oltre che con le Province, nell’organizzazione delle attività formative di cui agli articoli 132 e133 ;

e) svolgere ogni altra azione diretta a tutelare gli interessi degli iscritti;

f) stabilire le caratteristiche e le modalità d’uso del distintivo di riconoscimento e della divisa di maestro di sci.

5. Il Consiglio regionale, su richiesta di una Regione contigua, sentito il consiglio direttivo del Collegio regionale dei maestri di sci, può deliberare la trasformazione del Collegio regionale in Collegio interregionale.

 

Art. 136

- Scuole di Sci

1. Agli effetti del presente testo unico, per scuola di sci si intende qualunque associazione o società cui fanno capo almeno sei maestri di sci per esercitare in modo coordinato la loro attività professionale. L’organico dei maestri di sci della scuola può essere ridotto a quattro unità, con atto del Comune, nelle stazioni sciistiche minori. Le scuole di sci devono avere sede nelle aree sciistiche di cui all’articolo 129 , comma 2.

2. Le scuole di sci devono disporre di una sede adeguata e stipulare una polizza di assicurazione contro i rischi di responsabilità civile verso terzi conseguenti all’esercizio dell’insegnamento da parte dei maestri di sci aderenti alla scuola con massimale non inferiore a quello stabilito con deliberazione della Giunta regionale.

3. Il legale rappresentante di una associazione o società di maestri di sci che intenda istituire una scuola di sci trasmette la SCIA, esclusivamente in via telematica, allo SUAP in cui intende ubicare la sede della scuola, attestante il possesso dei requisiti e l’assolvimento degli obblighi di cui al presente articolo, nonché l’impegno a prestare opera in interventi straordinari di soccorso sulla neve. (205)

4. Alla SCIA è (206) allegata la copia dello statuto, che deve essere ispirato a criteri di democraticità e di partecipazione effettiva dei maestri di sci alla gestione e all’organizzazione della scuola.

 

Art. 137

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali di maestro di sci deve contenere i relativi prezzi.

2. Le scuole di sci devono esporre nelle loro sedi e negli eventuali recapiti, in modo ben visibile al pubblico, la tabella dei prezzi praticati.

3. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Sezione II

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 138

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (207)

Art. 139

- Sanzioni disciplinari

1. I maestri di sci iscritti nell’albo regionale, che si rendano colpevoli di violazione delle norme di deontologia professionale, ovvero delle norme di comportamento previste dal presente testo unico o dalla legge 81/1991 , sono possibili delle seguenti sanzioni disciplinari:

a) ammonizione scritta;

b) censura;

c) sospensione dall’albo per un periodo compreso tra un mese ed un anno;

d) radiazione.

2. I provvedimenti disciplinari sono adottati dal consiglio direttivo del Collegio regionale a maggioranza assoluta dei componenti; contro di essi è ammesso ricorso al consiglio direttivo del Collegio nazionale, entro trenta giorni dalla notifica. La proposizione del ricorso sospende fino alla decisione l’esecutività del provvedimento.

 

Art. 140

- Vigilanza della Regione sul collegio regionale

1. La vigilanza sul Collegio regionale dei maestri di sci spetta alla Giunta regionale.

2. Al fine di cui al comma 1, il presidente del Collegio regionale dei maestri di sci trasmette alla Giunta regionale, entro il termine perentorio del 30 settembre di ogni anno:

a) copia degli atti concernenti la tenuta dell’albo, corredati della relativa documentazione;

b) i provvedimenti del Collegio regionale in materia di sanzioni disciplinari adottate ai sensi del presente testo unico.

3. La Giunta regionale approva i regolamenti relativi al funzionamento del Collegio regionale.

4. La Giunta regionale delibera lo scioglimento del Consiglio direttivo del Collegio che non sia in grado di funzionare regolarmente, sentito il parere del Collegio nazionale; in tal caso, le funzioni del Consiglio sono affidate ad un commissario straordinario fino alla elezione del nuovo Consiglio, che deve aver luogo entro novanta giorni dallo scioglimento del precedente.

 

Art. 141

- Sanzioni amministrative(76)

1. Fermo restando quanto previsto dalle norme penali, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00 euro:

a) chiunque esercita stabilmente la professione di maestro di sci senza essere iscritto all'albo regionale di cui all' articolo 130 ;

b) il maestro di sci straniero che esercita temporaneamente l'attività senza aver ottenuto il preventivo nulla osta di cui all' articolo 134.

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro il maestro di sci che contravviene alla disposizione dell' articolo 137 , comma 3. La sanzione è raddoppiata nell'ipotesi in cui contravvenga a tale disposizione una scuola di sci.

3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro:

a) il maestro di sci iscritto ad albo regionale, che esercita temporaneamente l'attività senza aver provveduto a darne preventiva comunicazione ai sensi dell'articolo 134, comma 3;

b) il maestro di sci o le scuole di sci che violano l'articolo 137, comma 1 o comma 2.

4. L'esercizio abusivo di scuole di sci, comunque denominate, comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da 800,00 euro a 4.800,00 euro.

5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Sezione III

- Norme transitorie

 

Art. 142

- Norma transitoria

1. I maestri di sci già iscritti nell’albo professionale regionale alla data di entrata in vigore del presente testo unico e che alla stessa data abbiano frequentato corsi di specializzazione inerenti lo "snowboard" possono iscriversi alla sezione c) maestro di sci di "snowboard" dell’albo stesso, senza sottoporsi ad ulteriori corsi od esami.

 

Capo V

- Guida alpina

 

Art. 143

- Definizione dell’attività di guida alpina

1. È guida alpina, ai sensi dell’articolo 2 della legge 2 gennaio 1989, n. 6 "Ordinamento della professione di guida alpina", chi svolge professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, le seguenti attività:

a) accompagnamento di persone in ascensioni sia su roccia che su ghiaccio o in escursioni in montagna;

b) accompagnamento di persone in ascensioni sci-alpinistiche o in escursioni sciistiche;

c) insegnamento delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche, con esclusione delle tecniche sciistiche su piste di discesa e di fondo.

2. La professione si articola in due gradi:

a) aspirante guida,

b) guida alpina - maestro d’alpinismo.

3. L’aspirante guida può svolgere le attività di cui al comma 1, con riferimento ad ascensioni di difficoltà non superiore al sesto grado; detto limite non sussiste nel caso che l’aspirante guida alpina faccia parte di comitive condotte da una guida alpina-maestro d’alpinismo e nelle arrampicate in strutture o palestre attrezzate per l’arrampicata sportiva.

4. L’aspirante guida può esercitare l’insegnamento sistematico delle tecniche alpinistiche o sci-alpinistiche solo nell’ambito di una scuola di alpinismo o di sci-alpinismo.

5. L’aspirante guida deve conseguire il grado di guida alpina-maestro d’alpinismo entro il decimo anno successivo a quello in cui ha conseguito l’abilitazione tecnica all’esercizio della professione. In difetto, il diritto all’iscrizione nell’albo professionale di cui all’articolo 144 decade.

6. Le guide alpine sono tenute, in caso di infortuni in montagna o comunque di pericolo per alpinisti, escursionisti o sciatori, a prestare la loro opera di soccorso, compatibilmente con il dovere di mantenere le condizioni di massima sicurezza per i propri clienti.

 

Art. 144

- Albo professionale regionale delle guide alpine

1. È istituito l’albo professionale regionale delle guide alpine nel quale devono risultare iscritti tutti i soggetti che intendono esercitare in modo stabile in Toscana la professione di guida alpina. L’albo è distinto in due sezioni, nelle quali sono iscritte, rispettivamente, gli aspiranti guide e le guide alpine-maestri di alpinismo. L’albo è tenuto ed aggiornato dal Collegio regionale delle guide alpine di cui al successivo articolo 149, sotto la vigilanza della Regione che la esercita nelle forme previste dall’articolo 153.

2. È considerato esercizio stabile della professione l’attività svolta dalla guida alpina che abbia un recapito, anche stagionale, in Toscana ai fini dell’offerta delle proprie prestazioni.

3. L’iscrizione nell’albo professionale regionale ha efficacia per tre anni ed è mantenuta a seguito di presentazione del certificato di idoneità psico-fisica di cui all’articolo 145, comma 1, lettera b), nonché dell’attestato di frequenza degli appositi corsi di aggiornamento obbligatori di cui all’articolo 146.

4. La guida che si trova nella impossibilità di frequentare il corso di aggiornamento periodico obbligatorio a causa di malattia od altro comprovato motivo di forza maggiore, è tenuta a frequentare il corso di aggiornamento immediatamente successivo alla cessione dell’impedimento; in tal caso, la validità dell’iscrizione nell’albo professionale è prorogata fino a quando il corso obbligatorio sia superato ed, in ogni caso, per un periodo massimo di tre anni, fatto salvo l’accertamento dell’idoneità psico-fisica di cui all’articolo 145, comma 1, lettera b).

5. In caso di mancato rinnovo dell’iscrizione all’albo professionale, permane la facoltà di reiscrizione allo stesso nei successivi sei anni, dietro presentazione delle certificazioni di cui al comma 3.

 

Art. 145

- Requisiti per l’iscrizione all’Albo

1. Possono essere iscritti all’Albo professionale regionale delle guide alpine coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti:

a) età minima di ventuno anni per le guide alpine-maestri di alpinismo;

b) idoneità psico-fisica attestata da certificato rilasciato dall’Azienda Unità Sanitaria Locale del Comune di residenza;

c) assolvimento dell’obbligo scolastico;

d) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione anche temporanea dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione;

e) abilitazione all’esercizio della professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione professionale di cui all’articolo 146 ed il superamento dei relativi esami.

1 bis. Il collegio, accertata l'esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (77)

 

Art. 146

- Corsi di qualificazione e aggiornamento

1. La Regione organizza corsi di qualificazione professionale per aspiranti guide e guide alpine-maestri di alpinismo, nonché i corsi di aggiornamento obbligatorio di cui all’articolo 144, comma 3,ai sensi della normativa regionale vigente. (78)

2. Ai corsi di qualificazione per guide alpine-maestri di alpinismo sono ammessi unicamente gli aspiranti guida che abbiano esercitato la professione per almeno due anni.

3. L’ammissione ai corsi di qualificazione per aspiranti guida è subordinata al superamento di una prova pratica attitudinale.

4. Gli interventi formativi sono attuati in collaborazione con il Collegio regionale delle guide alpine di cui all’articolo 149 ed avvalendosi del Collegio nazionale delle guide alpine di cui all’ articolo 15 della L. 6/1989 .

5. I corsi di aggiornamento obbligatorio di cui all’articolo 144, comma 3, terminano con il rilascio di un attestato di frequenza alle sole guide che abbiano assicurato la propria presenza ad almeno il settantacinque per cento delle ore di insegnamento.

 

Art. 147

- Modalità e contenuti dei corsi

1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, sentiti (208) il Collegio regionale delle guide alpine e le organizzazioni dei consumatori, determina le materie oggetto dei corsi di qualificazione, di specializzazione e di aggiornamento, il numero delle ore, le modalità di accesso, la composizione della commissione esaminatrice, la quota parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi, ove non siano finanziati dal Fondo sociale europeo.

2. Nel provvedimento di cui al comma 1 sono determinati i casi di parziale esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione e dalle relative prove attitudinali di ammissione per i soggetti che dimostrino di aver già acquisito le relative conoscenze teoriche o tecnico-pratiche.

 

Art. 148

- Guide alpine di altre regioni e Stati

1. Le guide alpine già iscritte negli albi di altre regioni che intendono esercitare stabilmente la professione anche in Toscana devono richiedere l’iscrizione nell’albo professionale regionale della Toscana.

2. Il Collegio regionale di cui all’articolo 149 provvede all’iscrizione dopo aver verificato la sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 145.

3. L’esercizio, della professione da parte di guide alpine che provengono dall’estero o da altre regioni italiane e che accompagnano loro clienti non è subordinato all’iscrizione nell’albo.

4. L’iscrizione, per i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea, è subordinata al riconoscimento da parte del Collegio nazionale delle guide alpine dell’equivalenza del titolo rilasciato nello Stato di provenienza.

 

Art. 149

- Collegio regionale delle guide alpine

1. È istituito, quale organo di autodisciplina e di autogoverno della professione, il Collegio regionale delle guide alpine; del collegio fanno parte tutti gli aspiranti guida e le guide alpine-maestri di alpinismo iscritti nell’albo regionale, nonché le guide alpine maestri di alpinismo e le aspiranti guida che abbiano cessato l’attività per anzianità o per invalidità, residenti in Toscana.

2. Sono organi del collegio:

a) l’assemblea, costituita da tutti i membri del collegio;

b) il consiglio direttivo, i cui componenti sono eletti dall’assemblea con le modalità previste dal regolamento di cui al comma 3, lett. d);

c) il presidente, eletto dal consiglio direttivo e scelto fra le guide alpine - maestri di alpinismo componenti il consiglio stesso.

3. Spetta all’assemblea del collegio:

a) eleggere il consiglio direttivo;

b) approvare annualmente il bilancio del collegio;

c) pronunciarsi su ogni questione che sia sottoposta dal consiglio o sulla quale una pronuncia dell’assemblea sia richiesta da almeno un terzo dei componenti;

d) adottare il regolamento relativo al funzionamento del collegio, su proposta del consiglio direttivo.

4. Spetta al consiglio direttivo del collegio:

a) svolgere tutte le funzioni concernenti la tenuta dell’albo;

b) vigilare sull’esercizio della professione ed applicare le sanzioni disciplinari;

c) collaborare con la Regione e con ogni altro ente, anche ai fini della tutela dell’ambiente montano, nonché della promozione dell’alpinismo e del turismo montano;

d) svolgere ogni altra azione diretta a tutelare gli interessi degli iscritti;

e) stabilire le caratteristiche e le modalità d’uso del distintivo di riconoscimento di guida alpina.

 

Art. 150

- Scuole di alpinismo e di sci-alpinismo

1. Agli effetti della presente legge, per scuola di alpinismo e di sci-alpinismo si intende qualunque associazione o società cui fanno capo almeno tre guide alpine per esercitare in modo coordinato la loro attività professionale.

2. Le scuole di sci devono disporre di una sede adeguata e stipulare una polizza di assicurazione contro i rischi di responsabilità civile verso terzi conseguenti all’esercizio dell’attività da parte delle guide alpine aderenti alla scuola con massimale non inferiore a quello stabilito con deliberazione della Giunta regionale.

3. L'istituzione di una scuola di alpinismo e di sci-alpinismo è soggetta a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per il territorio in cui s'intende ubicare la scuola. (209)

3 bis. La SCIA è presentata dal legale rappresentante di un'associazione o società di guide alpine e attesta l'impegno a prestare opera in interventi straordinari di soccorso in montagna. (210)

4. Alla SCIA è (211) allegata la copia dello statuto, che deve essere ispirato a criteri di democraticità e di partecipazione effettiva delle guide alpine alla gestione e all’organizzazione della scuola.

 

Art. 151

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali di guida alpina deve contenere i relativi prezzi.

2. Le scuole di alpinismo e sci-alpinismo devono esporre nelle loro sedi e negli eventuali recapiti, in modo ben visibile al pubblico, la tabella dei prezzi praticati.

3. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Art. 152

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (212)

 

Art. 153

- Sanzioni disciplinari

1. Le guide alpine iscritte nell’albo regionale che si rendano colpevoli di violazione delle norme di deontologia professionale, ovvero dalle norme di comportamento previsto dal presente testo unico o dalla legge 6/1989 , sono passibili delle seguenti sanzioni disciplinari:

a) ammonizione scritta;

b) censura;

c) sospensione dell’albo per un periodo compreso tra un mese ed un anno;

d) radiazione.

2. I provvedimenti disciplinari sono adottati dal consiglio direttivo del Collegio regionale a maggioranza assoluta dei componenti; contro di essi è ammesso ricorso al consiglio difettivo del Collegio nazionale, entro trenta giorni dalla notifica. La proposizione del ricorso sospende fino alla decisione l’esecutività del provvedimento.

 

Art. 154

- Vigilanza della Regione sul Collegio regionale

1. La vigilanza sul Collegio regionale delle guide alpine, istituito ai sensi della presente legge, spetta alla Giunta regionale.

2. Ai fini di cui al comma 1, il presidente del Collegio regionale delle guide alpine trasmette alla Giunta regionale, entro il termine perentorio del 30 settembre di ogni anno:

a) copia degli atti concernenti la tenuta dell’albo, corredati della relativa documentazione;

b) i provvedimenti del Collegio regionale in materia di sanzioni disciplinari adottate ai sensi del presente testo unico.

3. La Giunta regionale approva i regolamenti relativi al funzionamento del Collegio regionale.

4. La Giunta regionale delibera lo scioglimento del Consiglio direttivo del Collegio che non sia in grado di funzionare regolarmente, sentito il parere del Collegio nazionale; in tal caso, le funzioni del Consiglio sono affidate ad un commissario straordinario fino alla elezione del nuovo Consiglio, che deve aver luogo entro novanta giorni dallo scioglimento del precedente.

 

Art. 155

- Sanzioni amministrative(79)

1. Fermo restando quando previsto dalle norme penali, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 2.600,00 euro chiunque eserciti stabilmente la professione di guida alpina senza essere iscritto all'albo regionale di cui all'articolo 144 .

2. È soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro la guida alpina che contravvenga alla disposizione dell'articolo 151 , comma 3. La sanzione è raddoppiata nell'ipotesi in cui contravvenga a tale disposizione una scuola di alpinismo e sci-alpinismo.

3. Sono soggette alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro le guide alpine e le scuole di alpinismo e sci-alpinismo che contravvengono alle disposizioni dell'articolo 151 , commi 1 e 2.

4. L'esercizio abusivo di scuole di alpinismo e sci-alpinismo, comunque denominate, comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da 800,00 euro a 4.800,00 euro.

5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni amministrative pecuniarie sono raddoppiate.

 

Titolo III bis

- VIGILANZA E CONTROLLO (213)

 

Art. 155 bis

- Vigilanza e controllo (214)

1. Le funzioni di vigilanza e controllo sul rispetto delle disposizioni di cui alla presente legge, compresa l’applicazione delle sanzioni amministrative, sono di competenza degli enti cui è attribuita la funzione di amministrazione attiva.

 

Titolo IV

- ABROGAZIONI, RINVII, NORME DI SALVAGUARDIA

 

Art. 156

- Abrogazioni

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:

a) l.r. 10 gennaio 1987, n. 1 "Disciplina delle strutture ricettive extra - alberghiere" come modificata dalle leggi regionali 9 marzo 1988 n. 15, 28 gennaio 1991 n. 5 e 28 gennaio 1993 n. 4, fatta eccezione per quanto disposto dall’articolo 158 comma 2;

b) l.r. 8 febbraio 1994, n. 16 "Nuove norme in materia di disciplina delle attività di organizzazione di viaggi" come modificata dalle leggi regionali 10 agosto 1994 n. 63, 19 luglio 1995 n. 79, 25 gennaio 1996 n. 8;

c) l.r. 19 luglio 1995, n. 80 "Disciplina delle professioni di guida turistica, accompagnatore turistico e interprete turistico";

d) l.r. 14 novembre 1996, n. 83 "Ordinamento delle professioni di maestro di sci e di guida alpina"

e) l.r. 22 gennaio 1997, n. 7 "Semplificazione delle procedure in materia di pubblicità dei prezzi e delle caratteristiche delle strutture turistiche ricettive e degli stabilimenti balneari" come modificata dalla l.r. 14 agosto 1998 n. 69;

f) l.r. 30 luglio 1997, n. 54 "Disciplina della professione di guida ambientale";

g) l.r. 12 novembre 1997, n. 83 "Nuove norme in materia di disciplina e classificazione delle strutture ricettive" come modificata dalla l.r. 14 agosto 1998 n. 69;

h) l.r. 14 ottobre 1999, n. 54 "Norme di riordino delle funzioni amministrative in materia di informazione, accoglienza e promozione turistica locale della Regione Toscana. Istituzione delle Agenzie per il Turismo".

h bis) legge regionale 21 dicembre 1994, n. 102 (Norme in materia di requisiti igienico-sanitari delle strutture ricettive); (80)

h ter) legge regionale 6 aprile 2000, n. 51 (Modifiche della legge regionale 21 dicembre 1994, n. 102 (Norme in materia di requisiti igienico-sanitari delle strutture ricettive). (80)

2. È abrogato l’articolo 21 della legge regionale 1 dicembre 1998, n. 87 concernente "Attribuzione agli enti locali e disciplina generale delle funzioni e dei compiti amministrativi conferiti alla Regione dal DLgs 31 marzo 1998 n. 112 ".

 

Art. 157

- Norme non inserite nel testo unico che restano in vigore

1. L'attività escursionistica resta disciplinata dalla legge regionale 20 marzo 1998, n. 17.

2. L'attività agrituristica è disciplinata dalla legge regionale 23 giugno 2003, n. 30 .(81)

3. (86)I porti e gli approdi turistici restano disciplinati dalla legge regionale 11 agosto 1997, n. 68.

4. Il sistema di rilevazione, elaborazione, analisi e diffusione dei dati statistici necessari alla informazione, programmazione, promozione dell'attività turistica è fornito dal sistema statistico regionale secondo le disposizioni contenute nella legge regionale 2 settembre 1992, n. 43.

5. Alle attività di promozione turistica si applicano le disposizioni contenute nella legge regionale 14 aprile 1997, n. 28 .

6. Abrogato. (82)(87)

 

Art. 158

- Regolamento di attuazione(102)

1. La Regione (83) approva il regolamento di attuazione entro centottanta giorni dall’entrata in vigore del presente testo unico.

2. Fino all’entrata in vigore del regolamento di attuazione del presente testo unico restano in vigore gli articoli 3, 7, 11 della LR 1/1987.

3. Restano in ogni caso in vigore i regolamenti attuativi delle leggi regionali abrogate all’articolo 156 , anche se recano norme non conformi al testo unico.

 

Art. 159

- Rinvii

1. I rinvii contenuti nel presente testo unico a leggi nazionali e regionali si intendono riferiti anche a tutte le successive disposizioni modificative delle stesse.

 

Art. 160

- Modifiche del testo unico

1. Le disposizioni contenute nel presente testo unico non possono essere abrogate, derogate, sospese o comunque modificate se non in modo esplicito, mediante l’indicazione precisa delle norme da abrogare, derogare, sospendere o modificare.

 

Art. 161

- Norma di salvaguardia

1. Sono fatti salvi gli effetti abrogativi, modificativi, di interpretazione autentica prodotti dalle norme abrogate o modificate dal presente testo unico.

 

Allegati:

 

Allegato A

Tabella degli ambiti turistici

Ambito turistico n. 1, comprendente i territori dei Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi,

Massarosa, Pietrasanta, Seravezza, Stazzena e Viareggio;

- Ambito turistico n. 2, comprendente i territori dei Comuni di Campo nell’Elba, Capoliveri, Capraia

Isola, Marciana, Marciana Marina, Portoazzurro, Portoferraio, Rio Marina e Rio nell’Elba;

- Ambito turistico n. 3, comprendente i territori dei Comuni di Buggiano, Chiesina Uzzanese,

Lamporecchio, Larciano, Massa e Cozzile, Monsummano Terme, Montecatini Terme, Pescia,

Pieve a Nievole, Ponte Buggianese e Uzzano;

- Ambito turistico n. 4, comprendente i territori dei Comuni di Cetona, Chianciano Terme,

Montepulciano, Chiusi, Pienza, San Casciano dei Bagni, Sarteano, Sinalunga, Torrita di Siena,

Trequanda;

- Ambito turistico n. 5, comprendente i territori dei Comuni di Bagno a Ripoli, Barberino di Mugello,

Barberino Val d’Elsa, Borgo San Lorenzo, Calenzano, Campi Bisenzio, Capraia e Limite,

Castelfiorentino, Cerreto Guidi, Certaldo, Dicomano, Empoli, Fiesole, Figline Valdarno, Firenze,

Firenzuola, Fucecchio, Gambassi Terme, Greve in Chianti, Impruneta, Incisa Valdarno, Lastra a

Signa, Londa, Marradi, Montaione, Montelupo Fiorentino, Montespertoli, Palazzuolo sul Senio,

Pelago, Pontassieve, Reggello, Rignano sull’Arno, Rufina, San Casciano Val di Pesa, San

Godenzo, San Piero a Sieve, Scandicci, Scarperia, Sesto Fiorentino, Signa, Tavarnelle Val di

Pesa, Vaglia, Vicchio e Vinci;

-- Ambito turistico n. 6, comprendente i territori dei comuni di Campagnatico, Capalbio, Castiglion

della Pescaia, Civitella Paganico, Follonica, Gavorrano, Grosseto, Isola del Giglio, Magliano in

Toscana, Manciano, Massa Marittima, Monte Argentario, Monterotondo Marittimo, Montieri,

Orbetello, Pitigliano, Roccastrada, Scansano, Scarlino, Sorano, Arcidosso, Castel del Piano,

Castell’Azzara, Roccalbenga, Santa Fiora, Seggiano, Semproniano e Cinigiano;(88)

- Ambito turistico n. 7 comprendente i territori dei Comuni di Bibbona, Campiglia Marittima,

Castagneto Carducci, Cecina, Colle Salvetti, Livorno, Piombino, Rosignano Marittimo, San

Vincenzo, Sassetta e Suvereto;

- Ambito turistico n. 8, comprendente i territori dei Comuni di Aulla, Bagnone, Carrara, Casola in

Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Massa, Montignoso, Mulazzo,

Podenzana, Pontremoli, Tresana, Villafranca in Lunigiana e Zeri;

- Ambito turistico n. 9, comprendente i territori dei Comuni di Bientina, Buti, Calci, Calcinaia,

Capannoli, Casale Marittimo, Casciana Terme, Cascina, Castelfranco di Sotto, Castellina

Marittima, Castelnuovo di Val di Cecina, Chianni, Crespina, Fauglia, Guardistallo, Lajatico, Lari,

Lorenzana, Montecatini Val di Cecina, Montescudaio, Monteverdi Marittimo, Montopoli in Valdarno,

Orciano Pisano, Palaia, Peccioli, Pisa, Pomarance, Ponsacco, Pontedera, Riparbella, San Giuliano

Terme, San Miniato, Santa Croce sull’Arno, Santa Luce, Santa Maria a Monte, Terricciola,

Vecchiano, Vicopisano e Volterra;

- Ambito turistico n. 10, comprendente i territori dei comuni di Asciano, Buonconvento, Casole

d'Elsa, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Chiusdino, Colle di Val d'Elsa, Gaiole in

Chianti, Montalcino, Monteriggioni, Monteroni d'Arbia, Monticiano, Murlo, Poggibonsi, Radda in

Chianti, Radicondoli, Rapolano Terme, San Gimignano, San Giovanni d'Asso, San Quirico d'Orcia,

Siena, Sovicille, Abbadia San Salvatore, Castiglione d’Orcia, Piancastagnaio e Radicofani;.(88)

- Ambito turistico n. 11, comprendente i territori dei Comuni di Anghiari, Arezzo, Badia Tedalda,

Bibbiena, Bucine, Capolona, Caprese Michelangelo, Castel Focognano, Castelfranco di Sopra,

Castel San Niccolò, Castiglion Fibocchi, Castiglion Fiorentino, Cavriglia, Chitignano, Chiusi della

Verna, Civitella in Val di Chiana, Cortona, Foiano della Chiana, Laterina, Loro Ciuffenna,

Lucignano, Marciano della Chiana, Montemignaio, Monterchi, Monte San Savino, Montevarchi,

Ortignano Raggiolo, Pergine Valdarno, Pian di Scò, Pieve Santo Stefano, Poppi, Pratovecchio,

San Giovanni Valdarno, Sansepolcro, Sestino, Stia, Subbiano, Talla e Terranuova Bracciolini;

- Ambito turistico n. 12, comprendente i territori dei Comuni di Abetone, Agliana, Cutigliano,

Marliana, Montale, Pistoia, Piteglio, Quarrata, Sambuca Pistoiese, San Marcello Pistoiese e

Serravalle Pistoise;

- Ambito turistico n. 13, comprendente i territori dei Comuni di Altopascio, Bagni di Lucca, Barga,

Borgo a Mozzano, Camporgiano, Capannori, Careggine, Castelnuovo di Garfagnana, Castiglione

di Garfagnana, Coreglia Antelminelli, Fabbriche di Vallico, Gallicano, Giuncugnano, Lucca,

Minucciano, Molazzana, Montecarlo, Pescaglia, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, Porcari, San

Romano in Garfagnana, Sillano, Vagli di Sotto, Vergemoli, Villa Basilica, Villa Collemandina,

Fosciandora;

- Ambito turistico n. 14, comprendente i territori dei Comuni di Cantagallo, Carmignano,

Montemurlo, Poggio a Caiano, Prato, Vernio e Vaiano;

- Ambito turistico n. 15:

 

 

Note del Redattore:

[1]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 1.

[2]

Nota soppressa.

[3]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 3, ed ora abrogato con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 77.

[4-7]

Note soppresse.

[8]

Parola così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 7.

[9]

Parola così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 8.

[10]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 9.

[11]

Parola così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 10.

[12]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 10.

[13]

Rubrica così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 11.

[14]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 12, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 17.

[15]

Articolo inserito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 13.

[16]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 14, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 19.

[17]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art.15, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 20.

[18]

Comma prima aggiunto con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 16, ed ora abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 21.

[19]

Parole inserite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 17.

[20]

Comma prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 17, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 22.

[21]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 18.

[22]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 19.

[23]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 20.

[24]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 21.

[25]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 22, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 29.

[26]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 23, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 30.

[27]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 24.

[28]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 25.

[29]

Parola sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 25.

[30]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 26.

[31]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 27.

[32-34]

Note soppresse.

[35]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 30.

[36]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 31, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 35.

[37]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 32.

[38]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 33.

[39]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 34.

[40]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 35, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 39.

[41]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 36, ed ora abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 40.

[42]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 37.

[43]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 38.

[44]

Nota soppressa.

[45]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 39.

[46]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 40, ed ora abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 50.

[47]

Lettera così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 41.

[48]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 42.

[49]

Parole soppresse con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 43.

[50]

Nota soppressa.

[51]

Parole inserite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 44.

[52]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 45.

[53]

Lettera così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 46.

[54]

Lettera inserita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 46.

[55]

Parole aggiunte con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 46.

[56]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 47.

[57]

Nota soppressa.

[58]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 49.

[59]

Parole aggiunte con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 50.

[60]

Lettera così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 51.

[61]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 52.

[62]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 53.

[63]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 53.

[64]

Lettera così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 54.

[65]

Lettera inserita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 54.

[66]

Parole aggiunte con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 54.

[67]

 

Comma prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 54, ed ora abrogato con l.r. 11 dicembre 2012, n. 74 , art. 3.

[68]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 55.

[69]

Parole soppresse con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 56.

[70]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 57.

[71]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 58.

[72]

Comma inserito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 59.

[73]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 60.

[74]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 61.

[75]

Parole soppresse con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 62.

[76]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 63.

[77]

Comma aggiunto con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 64.

[78]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 65.

[79]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 66.

[80]

Lettera aggiunta con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 67.

[81]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 68.

[82]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 68.

[83]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 69.

[84-85]

Note soppresse.

[86]

v. B.U. 1 aprile 2005, n. 22, Avviso di Rettifica.

[87]

v. B.U. 1 aprile 2005, n. 22, Avviso di Rettifica.

[88]

Allegato A: Ambito turistico sostituito con l.r. 27 luglio 2007, n. 40, art. 11.

[89]

Allegato A: Ambito turistico soppresso con l.r. 27 luglio 2007, n. 40, art. 11.

[90-93]

Note soppresse.

[94]

Parole soppresse con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 74.

[95]

Parole soppresse con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75.

[96]

Comma prima sostituito con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 9.

[97]

Comma inserito con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75.

[98]

Lettera così sostituita con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75.

[99]

Parole soppresse con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75.

[100]

Articolo così sostituito con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 76.

[101]

Articolo abrogato con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 77.

[102]

Regolamento regionale 23 aprile 2001, n. 18/R .

[103]

Articolo così sostituito con l.r. 11 dicembre 2012, n. 74 , art. 1.

[104]

Articolo inserito con l.r. 11 dicembre 2012, n. 74 , art. 2.

[105]

Comma aggiunto con l.r. 7 maggio 2013, n. 21 , art. 1.

[106]

La Corte costituzionale con sentenza n. 282 del 2013 , si è espressa dichiarando non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata nei confronti di questo articolo.

[107]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 1.

[108]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 2.

[109]

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 3.

[110]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 4.

[111]

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 5.

[112]

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 6.

[113]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 7.

[114]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 8.

[115]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 10.

[116]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 10.

[117]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 10.

[118]

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 11.

[119]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 12.

[120]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 13.

[121]

Comma così sostituito l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 14.

[122]

Periodo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 14.

[123]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 15.

[124]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 16.

[125]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 18.

[126]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 23.

[127]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 24.

[128]

Punto così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 24.

[129]

Parole soppresse con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 24.

[130]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 24.

[131]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 25.

[132]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 26.

[133]

Periodo soppresso con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 27.

[134]

Periodo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 28.

[135]

Parole prima sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 26, ed ora così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 31.

[136]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 32.

[137]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 33.

[138]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 34.

[139]

Parole soppresse con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 36.

[140]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 37.

[141]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 38.

[142]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 38.

[143]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 41.

[144]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 42.

[145]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 43.

[146]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 44.

[147]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 45.

[148]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 46.

[149]

Parole soppresse con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 47.

[150]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 47.

[151]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 47.

[152]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 48.

[153]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 49.

[154]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 49.

[155]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 49.

[156]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 49.

[157]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 51.

[158]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 52.

[159]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 53.

[160]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 54.

[161]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 55.

[162]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 55.

[163]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 56.

[164]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 56.

[165]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 56.

[166]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 57.

[167]

Periodo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 57.

[168]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 57.

[169]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 57.

[170]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 58.

[171]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 58.

[172]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 59.

[173]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 60.

[174]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 60.

[175]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 60.

[176]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 60.

[177]

Lettera così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 61.

[178]

Parole soppresse con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 61.

[179]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 62.

[180]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 62.

[181]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 62.

[182]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 62.

[183]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 63.

[184]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 63.

[185]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 64.

[186]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 64.

[187]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 65.

[188]

Lettera così sostituita conl.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 66

[189]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 67.

[190]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 68.

[191]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 68.

[192]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 68.

[193]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 69.

[194]

Lettera così sostituita conl.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 70.

[195]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 71.

[196]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 72.

[197]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 72.

[198]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 72.

[199]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 73.

[200]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 73.

[201]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 74.

[202]

Lettera così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 75.

[203]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 76.

[204]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 77.

[205]

 

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 78.

[206]

 

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 78.

[207]

 

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 79.

[208]

 

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 80.

[209]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 81.

[210]

 

Comma inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 81.

[211]

 

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 81.

[212]

 

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 82.

[213]

 

Titolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 83.

[214]

 

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 84