BLOG

Tribunale di Salerno, sentenza 13 febbraio 2015

Tribunale di Salerno, sentenza 13 febbraio 2015, n. 677/15; Giudice Fiorillo; A.A. (Avv.ti Esposito) c. M.G. titolare della ditta Centro sub C. A. (Avv. Bardi), Soc. Ass. Generali terzo chiamato.

 

Responsabilità civile – Imprenditore/Armatore – Pratica di attività pericolosa – Responsabilità ex art. 2050 c.c. - Assenza di rimedi antisdrucciolo nella zona destinata allo sbarco - Omissione qualificata –– Prova liberatoria - Non assolta

 

Responsabilità civile – Imprenditore/Armatore – Caduta nella zona destinata allo sbarco - Pratica di attività pericolosa– Immersioni subacquee - Responsabilità ex art. 2050 c.c. dell’imprenditore/armatore – Sussiste

 

 

La responsabilità dell’imprenditore/armatore esercente l’attività di trasporto e noleggio della motobarca e dell’equipaggio, per sinistri occorsi in pregiudizio dei clienti che utilizzino i mezzi e l’organizzazione posta a loro disposizione, soggiace alla disciplina della responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2050 c.c.; ne consegue che grava sul convenuto l'onere di dimostrare l'esistenza di aver adottato tutte misure offerte dalla tecnica e a propria disposizione secondo le circostanze del caso, non essendo sufficiente la prova negativa di non aver commesso alcuna violazione delle norme di legge o comunque di prudenza.

 

Nell’ambito di applicabilità dell’art. 2050 c.c. possono inquadrarsi anche gli eventi collegati ad una condotta omissiva, a condizione che si tratti di omissione qualificata, come nel caso in  cui il soggetto non adotti le misure preventive rispetto al verificarsi dei danni alle quali sia tenuto per legge o per contratto.

 

(Nel caso in esame il Tribunale giudica in ordine alla responsabilità dell’imprenditore/armatore, per un episodio in cui un cliente, mentre si trovava a bordo della motobarca, presa a noleggio con equipaggio per escursioni subacquee, e condotta dal proprietario/armatore, scivolava mentre si dirigeva a poppa della barca a causa della presenza di acqua sul fondo e della mancanza di misure di sicurezza antiscivolo. Il giudice ha inquadrato il caso alla luce dell’art. 2050 c.c., ritenendo che l’incidente si sia prodotto nella pratica di uno sport (immersioni subacquee) qualificabile come attività pericolosa, tenuto conto che nell’ambito applicativo dell’art. 2050 c.c. possano inquadrarsi anche eventi dannosi connessi a un comportamento omissivo qualificato. Il Giudice accoglie la domanda attorea, riscontrando il mancato assolvimento dell’onere probatorio a carico del convenuto. Nello specifico il convenuto non ha dimostrato di aver adottato tutte le misure offerte dalla tecnica e a propria disposizione, non essendo sufficiente la prova negativa di non aver commesso alcuna violazione di legge o comunque di prudenza).

Tribunale di Reggio Emilia, sentenza 22 aprile 2015

Tribunale di Reggio Emilia, sentenza 22 aprile 2015, n. 676/15; Giudice Marini; Ma. St. (Avv. Silingardi) c. Circolo T. A. srl (Avv. Tarquini), Soc. Ass. Milano terzo chiamato.

 

Responsabilità civile – Pratica di attività sportiva su un campo di beach volley – Allenamento – Infortunio di minore – Responsabilità ex art. 2048 c.c. – Sussiste 

 

Responsabilità civile – Pratica di attività sportiva su un campo di beach volley - Concorso di colpa del danneggiato ex art. 1227 c.c. – Rilevabilità di ufficio – Fattispecie 

 

Risponde ex art. 2048 c.c. il circolo tennis che organizzi attività ginnica su un campo di beach volley ove s’infortuni una minore in allenamento sotto la supervisione di un istruttore dipendente del circolo, posto che, in caso di danni cagionati nei confronti di soggetti incapaci (ivi compresi i minori), la ratio della disposizione di cui all'art. 2048 c.c. deve essere ricercata nell'inadempimento di un obbligo di vigilanza assunto dal responsabile in relazione a particolari categorie di soggetti, che per presunzione di legge, non sono totalmente capaci di rapportarsi correttamente con la realtà esterna; e che in tale ipotesi l'obbligo di vigilanza si deve conformare all'età dei soggetti affidati, dal momento che maggiore è la capacità di autodeterminarsi e minore dovrà essere l'impegno di vigilanza in capo ai soggetti affidatari, atteggiandosi in una pluralità di forme e modi, che vanno dalla predisposizione di locali idonei ad ospitare i minori, all'individuazione di un livello conforme di sorveglianza in termini di presenza e numero degli operatori, fino alla programmazione di attività compatibili con le capacità degli allievi accolti.

 

Il concorso di colpa del danneggiato di cui all'art. 1227, comma 1, c.c. non concretando un'eccezione in senso proprio, ma una semplice difesa, dev'essere esaminato e verificato dal giudice anche d'ufficio, attraverso le opportune indagini sull'eventuale sussistenza della colpa del danneggiato e sulla quantificazione dell'incidenza causale dell'accertata negligenza nella produzione dell'evento dannoso, indipendentemente dalle argomentazioni e richieste formulate dalla parte.

L'ACQUA. Mari, laghi e fiumi. Il terzo volume del Trattato sulla responsabilità civile e penale degli sport del turismo disponibile in libreria.

L'ACQUA. Mari, laghi e fiumi

 

Il terzo volume del Trattato sulla responsabilità civile e penale degli sport del turismo è in libreria e può essere acquistato online, anche insieme agli altri volumi del Trattato.

 

 

screen-capture-78

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indice

 

Autori

 

Introduzione

Tribunale di Trento, sentenza 6 agosto 2015

Tribunale di Trento, sentenza 6 agosto 2015, n. 788/15; Giudice Tamburrino; A.V. (Avv.ti Cornicello, Ravelli) c. Società Funivie F.M. s.p.a.(Avv. Wegher).

 

Responsabilità civile – Gestore dell’area sciabile – Impatto tra due sciatori seguito da scontro di uno di essi contro un cartello posto fuori pista a lato del tracciato – Responsabilità del gestore dell’area – Responsabilità ex art. 2050 c.c. – Inconfigurabilità – Responsabilità ex art. 2051 c.c. – Inconfigurabilità – Responsabilità contrattuale – Inconfigurabilità – Responsabilità ex art. 2043 c.c. – Configurabilità - Onere della prova – Non assolto.

 

Responsabilità civile – Gestore dell’area sciabile – Impatto tra due sciatori seguito da scontro di uno di essi contro un cartello posto fuori pista a lato del tracciato – Responsabilità ex art. 2043 c.c. del gestore dell’area – Obbligo di mettere in sicurezza i rischi naturali tipici – Non sussiste.

 

La responsabilità del gestore dell’area sciabile, per sinistri occorsi in pregiudizio degli utenti in caso di impatto con segnaletica installata all’esterno del tracciato, soggiace alla disciplina della responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 c.c.; non è configurabile né l’esercizio di attività pericolosa né la responsabilità per cose in custodia. E’ altresì escluso il regime contrattuale derivante dal contratto di skipass. Ne consegue che grava sull’attore l'onere di dimostrare l'esistenza di un fatto illecito addebitabile alla convenuta (anche sotto il profilo della colpa) e dell'esistenza di un nesso causale tra tale preteso fatto illecito e l'evento lesivo.

 

Non è esigibile dal gestore dell’area sciabile l'eliminazione dei rischi naturali c.d. tipici, quali la presenza di zone alberate e di cartelli ai fianchi del tracciato, la mutevolezza del pendio, la presenza di tratti nevosi di differente consistenza, essendo sufficiente la segnalazione nel caso di non immediata percepibilità.

 

(Nel caso in esame il Tribunale giudica in ordine alla responsabilità del gestore dell’area sciabile, per un episodio in cui un utente, a seguito di uno scontro con altro sciatore, si procura lesioni impattando contro un cartello installato fuori pista ai lati del tracciato. Il giudice, escludendo che la gestione dell’area sciabile dovesse essere ricondotta ai regimi di cui agli artt. 1218, 2050 e 2051 c.c., ritiene applicabile alla fattispecie il generale principio del neminem laedere, ma rigetta la domanda attorea, riscontrando il mancato assolvimento dell’onere probatorio a suo carico. Nello specifico l’attore non ha dimostrato la sussistenza di un nesso causale tra la condotta di manutenzione e gestione della pista da parte della convenuta, specie con riferimento al posizionamento del cartello, contro il quale ha urtato ed il relativo danno causato, nonché di una colpa della società Funivie F.M. S.p.A. nella produzione del sinistro. Nel prosieguo della motivazione, il giudicante statuisce che non è esigibile dal gestore dell’area sciabile l'eliminazione dei rischi naturali c.d. tipici, quali la presenza di zone alberate e di cartelli ai fianchi del tracciato, la mutevolezza del pendio, la presenza di tratti nevosi di differente consistenza, essendo sufficiente la segnalazione nel caso di non immediata percepibilità).

Tribunale di Trento, sentenza 19 maggio 2015

Tribunale di Trento, sentenza 19 maggio 2015, n. 497/15; Giudice Tamburrino; F.E. + 4 (Avv. Zauli) c. Società Funivie F.M. s.p.a.(Avv. Wegher).

 

Responsabilità civile – Gestore dell’area sciabile – Impatto di uno sciatore contro albero esterno al tracciato – Decesso dello sciatore - Responsabilità del gestore dell’area – Responsabilità ex art. 2050 c.c. – Inconfigurabilità – Responsabilità ex art. 2051 c.c. – Inconfigurabilità – Responsabilità contrattuale – Inconfigurabilità – Responsabilità ex art. 2043 c.c. – Configurabilità - Onere della prova – Non assolto

 

Responsabilità civile – Gestore dell’area sciabile – Impatto di uno sciatore contro albero esterno al tracciato – Decesso dello sciatore - Responsabilità del gestore dell’area ex art. 2043 c.c. - Mancata dimostrazione della colpa omissiva consistente nella mancata adozione di reti di protezione

 

La responsabilità del gestore dell’area sciabile, per sinistro mortale occorso a uno sciatore a seguito di un impatto contro un albero all’esterno del tracciato, soggiace alla disciplina della responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 c.c.; non è configurabile né l’esercizio di attività pericolosa né la responsabilità per cose in custodia. E’ altresì escluso il regime contrattuale derivante dal contratto per la fruizione delle aree sciabili. Ne consegue che grava sull’attore l'onere di dimostrare l'esistenza di un fatto illecito addebitabile alla convenuta (anche sotto il profilo della colpa) e dell'esistenza di un nesso causale tra tale preteso fatto illecito e l'evento lesivo.

 

Le misure di protezione volte ad evitare che lo sciatore possa uscire fuori dalla pista devono essere disposte ove le caratteristiche del percorso predisposto a favore degli sciatori siano tali che, secondo criteri di ragionevolezza e probabilità, possa ritenersi altamente probabile o verosimilmente certa l’uscita degli sciatori in determinate zone della pista che possa ledere la loro incolumità.

 

(Nel caso in esame il Tribunale è chiamato a giudicare in ordine alla responsabilità del gestore dell’area sciabile a seguito di un infortunio mortale occorso a uno sciatore, che aveva intrapreso la discesa di una pista nera, perdendo il controllo della traiettoria e andando a impattare contro un albero ubicato all’esterno del tracciato. Il giudicante, escludendo che la gestione dell’area sciabile sia da ricondursi ai regimi di cui agli artt. 1218, 2050 e 2051 c.c., applica ill generale principio del neminem laedere, rigettando la domanda attorea per mancato assolvimento dell’onere probatorio. Nello specifico non era certa la prova che lo sciatore avesse effettivamente impattato contro l’albero, mancando, pertanto, un fattore determinate nella ricostruzione della dinamica, la cui prova compete all’attore. Nel prosieguo della motivazione, il giudice statuisce che le misure di protezione volte ad evitare che lo sciatore possa uscire fuori dalla pista devono essere disposte ove le caratteristiche del percorso che gli sciatori fanno nel momento in cui percorrono la pista sia tale che, secondo criteri di ragionevolezza e probabilità, possa ritenersi probabile o verosimilmente certa l’uscita degli sciatori in determinate zone della pista che possa minare la loro incolumità).

WINDSURF vs. KITESURF

La redazione di Diritto degli sport del turismo è lieta di pubblicare una riflessione di Rossana Ducato a margine del conflitto che si verifica fra kitesurfisti e windsurfisti in ordine all'utilizzo di specchi d'acqua ove praticare le proprie rispettive discipline sportive.

 

Il titolo del paper evoca una "situazione tragica" ben nota ai giuristi sensibili al ragionamento economico:

 

WINDSURF vs. KITESURF: UNA "TRAGEDIA DEL VENTO COMUNE"?